Google, Meta e i controversi corsi per (non) fare usare i social ai bambini

I colossi tecnologici americani Google e Meta, società madri di piattaforme come YouTube e Instagram, fanno ancora discutere. Questa volta le critiche riguardano le costose collaborazioni con celebri marchi per l’infanzia come Sesame Street, Girl Scouts e Highlights Magazine, iniziate tra il 2024 e il 2025 e che nel frattempo hanno raggiunto oltre 1 milione di studenti. Con il sostegno finanziario dei due giganti tech, i brand sono stati coinvolti nella realizzazione di lezioni sull’uso responsabile della tecnologia, diffuse attraverso personaggi colorati, riviste illustrate e jingle facilmente riconoscibili. Secondo molti, però, questa strategia rischia di trasformarsi nell’ennesimo strumento per incentivare l’utilizzo dei social media tra i più giovani.

Google, Meta e i controversi corsi per (non) fare usare i social ai bambini
Bambina che usa un tablet (foto Unsplash).

I marchi scelti per queste partnership si rivolgono principalmente a bambini intorno ai 12 anni. Un’età che, secondo molti pediatri, è ancora troppo precoce per il possesso e l’uso abituale di uno smartphone. Un’iniziativa presentata come educativa e orientata al benessere digitale che si contrappone, però, al modello di business di aziende come Google e Meta, fondato proprio sulla massimizzazione del tempo trascorso dagli utenti sui dispositivi digitali.

Le collaborazioni: dal badge al sacco a pelo per lo smartphone

Secondo quanto riportato da Reuters, parte del materiale promosso da Meta e Google punta a fornire istruzioni sulla sicurezza digitale, includendo suggerimenti per creare password efficaci ed evitare truffe online. Nella collaborazione con le Girl Scouts, per esempio, viene proposto un percorso di alfabetizzazione digitale che consente alle ragazze di ottenere un badge dedicato. Nel 2024, una campagna simile prevedeva il conseguimento di un distintivo che aveva anche il logo di Google.

La partnership iniziata nel 2024 con la rivista per l’infanzia Highlights presenta invece un elemento singolare: in un’edizione speciale sponsorizzata da Google viene spiegato ai bambini come creare un “sacco a pelo” per il proprio smartphone, un’attività che, secondo i detrattori, contribuirebbe a normalizzare il possesso e la personalizzazione del dispositivo già in età molto precoce. Iniziative di questo tipo rischiano di trasformarsi in una sorta di preparazione psicologica all’ingresso dei bambini nel mondo dei social media una volta raggiunta l’età minima consentita.

Google e Meta a processo per aver creato dipendenza nei giovani

Le polemiche sulle collaborazioni con i marchi per l’infanzia si inseriscono in un contesto già particolarmente delicato per i due colossi. Nel marzo 2026, infatti, una giuria californiana ha condannato Meta e Google a risarcire con sei milioni di dollari una ventenne americana, ritenendo le aziende responsabili dei danni psicologici legati alla dipendenza da Instagram e YouTube. Si tratta del primo processo di questo tipo arrivato a sentenza negli Stati Uniti.

Google, Meta e i controversi corsi per (non) fare usare i social ai bambini
Mark Zuckerberg a Los Angeles per il processo a Google e Meta (foto Ansa).

Il problema principale, indicato dal giudice, risiederebbe nella negligenza progettuale delle aziende e nella mancata tutela degli utenti più vulnerabili, in particolare adolescenti e bambini. Durante il processo, gli avvocati dell’accusa hanno sostenuto che Meta e Google avessero deliberatamente cercato di attrarre utenti sempre più giovani, privilegiando il profitto rispetto alla sicurezza.