Gli Usa hanno condotto un raid nel sud dell’Iran «per autodifesa», colpendo nei pressi di Bandar Abbas, sede di una grande base navale vicina allo stretto di Hormuz. Nel mirino, secondo quanto affermato dal Comando Centrale degli Stati Uniti, alcune imbarcazioni che cercavano di collocare mine nel braccio di mare e anche postazioni per il lancio di missili.
We just found out that it is possible to kill 80,000 people, including more than 10,000 children, displaced 2 million people and call it self-defense! https://t.co/0zhgBuvuAR
— IRIB (Islamic Republic of Iran Broadcasting) (@iribnews_irib) May 26, 2026
«Abbiamo appena scoperto che è possibile uccidere 80 mila persone, tra cui più di 10 mila bambini, sfollare 2 milioni di persone e chiamarla legittima difesa»: così la tv di Stato iraniana ha commentato la notizia dei nuovi raid americani.
Un manifesto su Hormuz per le strade di Teheran (Ansa).
Teheran minaccia una «risposta durissima, anche fuori regione»
«Se verremo attaccati, i nostri attacchi saranno più duri, più intensi e più potenti. La nostra risposta andrà oltre la regione. L’obiettivo è già stato individuato ed è pronto. La risposta a qualsiasi nuova aggressione sarà diversa. Se impediranno le nostre esportazioni, l’Iran impedirà al petrolio di lasciare la regione», ha dichiarato Abolfazl Shekarchi, portavoce di alto livello delle Forze Armate iraniane. Nel suo messaggio per l’Hajj, cioè l’annuale pellegrinaggio islamico verso La Mecca, la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha detto che «l’ago della lancetta del tempo non torna indietro e le nazioni e i territori della regione non saranno più uno scudo per le basi americane», aggiungendo: «L’America non avrà più un punto sicuro per le sue malefatte e per l’installazione di basi militari nella regione».
Donald Trump (Ansa).
Trump: «L’uranio arricchito verrà distrutto, in Iran o altrove»
L’attacco è avvenuto poco dopo un nuovo annuncio di Donald Trump sull’approssimarsi di un accordo con Teheran. «L’uranio arricchito (polvere nucleare!) sarà immediatamente consegnato agli Stati Uniti per essere portato qui e distrutto oppure, preferibilmente, in collaborazione e coordinamento con l’Iran, distrutto in loco o in un’altra località accettabile», ha scritto su Truth il presidente Usa, che nel frattempo ha incassato il “no” di Islamabad alla sottoscrizione degli Accordi di Abramo, che normalizzano le relazioni con Israele. «Non credo che dovremmo aderire ad alcuna intesa che contrasti con le nostre ideologie fondamentali», ha dichiarato il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif.
«Marty, dobbiamo tornare indietro!». Solo che sul sedile di questa DeLorean scassata che viaggia sul lungomare Trieste, all’altezza di Palazzo di Città, non c’è lo scienziato pazzo Doc Brown con i capelli elettrici. C’è Vincenzo De Luca, 77 anni, eterno Monarca di Ruvo del Monte, con le portiere ad ali di gabbiano spalancate e lo scarico che fuma risentimento contro legeometrie del Nazareno. Salerno non ha assistito a una normale, grigia tornata di elezioni amministrative, ma a un esperimento di fisica politica applicata, una scarica di corrente da 1,21 giga watt che piega le leggi dello spazio-tempo e incenerisce i sogni di normalizzazione del centrosinistra.
Vincenzo De Luca alla chiusura della campagna elettorale in piazza Portanova a Salerno, 22 maggio 2026 (Ansa).
De Luca è saltato nel passato per riprendersi il presente
Sfrattato da Napoli dopo lo stop della segreteria Elly Schlein al terzo mandato regionale, l’ex governatore si è ritrovato improvvisamente orfano della cabina di regia e delle risorse di Palazzo Santa Lucia. Accerchiato dai veti capitolini, ha fatto l’unica cosa che un animale politico di razza sa fare quando sente l’odore del tramonto: ha impostato i circuiti temporali sul 1993, l’anno esatto del suo primo insediamento con la fascia tricolore, ha premuto a tavoletta l’acceleratore fino a toccare le 88 miglia orarie ed è saltato nel passato per andarsi a riprendere il presente. Il verdetto delle urne spazza via ogni dubbio: il brand personale agguanta un 57,9 per cento al primo turno riportandolo per la quinta volta sullo scranno di sindaco.
Una vittoria schiacciante Nonostante il Pd
Quando i fisici teorici del Pd hanno provato a staccargli la spina, lui ha risposto intercettando il fulmine del voto popolare direttamente dal cruscotto della sua intramontabile autarchia. Il vero capolavoro rock, lo schiaffo a mano aperta (poi trasformatosi in buffetto) impresso ai piani della segreteria romana sta proprio nelle modalità del successo: la vittoria è arrivata correndo senza il simbolo del Partito Democratico stampato sul passaporto elettorale. E Nonostante il Pd, come recita il titolo del suo libro, anche se il partito a livello locale è in mano al figlio Piero. Nelle sezioni cittadine la ditta nazionale è stata letteralmente sfrattata dalle schede per fare spazio alle sette liste civiche. La scommessa di Schlein si è infranta contro il muro di gomma del consenso locale. Il Nazareno era convinto che privando il vecchio leone del marchio ufficiale lo avrebbe prosciugato, costringendolo alla resa o a un umiliante ballottaggio. L’esito dello scrutinio certifica invece il fallimento totale del centralismo romano: il brand personale cancella l’apparato di Roma con la stessa disinvoltura con cui si cancella un graffito sul muro. Nelle terre salernitane non servono le tessere se possiedi il monopolio dell’immaginario collettivo.
Elly Schlein, Vincenzo De Luca e suo figlio Piero (Ansa).
Il gran ritorno del monarca con il lanciafiamme
Mentre lo spoglio blinda un risultato che non ha bisogno di appendici, la galassia dei social viene sommersa dai meme del trionfo. L’iconografia del web si è scatenata all’istante, fondendo la cronaca elettorale con la parodia più spinta: le bacheche sono sature dell’immagine del Sultano del Lungomare che imbraccia il suo leggendario lanciafiamme per fare piazza pulita sul podio dei vincitori, scacciando i «pinguini» e i «fannulloni». Su WhatsApp gira la tavola pseudo-religiosa con la scritta dorata: «A Salerno non esiste altro Dio all’infuori di De Luca». Del resto, Maurizio Crozza ha trasformato questa debordante e spigolosa personalità in uno dei suoi cavalli di battaglia televisivi più epici e longevi. La satira ha regalato all’Italia la caricatura definitiva di un leader che non accetta i limiti fisici, dipingendolo come un monarca assoluto circondato da mascherine tarocche e «fratacchioni». Ma la realtà di questo spoglio ha persino superato la genialità del comico ligure. La celebre imitazione televisiva che risuona sul lungomare da un decennio ha trovato il suo sigillo definitivo nella realtà delle urne: «Vedi Napoli e poi muori, ma con Salerno resusciti». E la profezia si è avverata alla lettera. Liquidati i diktat romani, il Grande Solista è risorto nel proprio feudo d’adozione, dimostrando che per lui la morte politica non è un dato biologico, ma solo un concetto relativo da piegare a colpi di preferenze.
Le percentuali si spiegano con la cinica ingegneria del consenso
Il nucleo profondo di questa elezione non si esaurisce però nella percentuale bulgara ma affonda le radici in un meccanismo di cinica ingegneria del consenso. Per più di 10 anni, Vincenzo De Luca ha amministrato Salerno per procura, muovendo fili dall’alto dell’impero regionale, mentre il sindaco uscente Vincenzo Napoli gestiva l’ordinaria amministrazione. Negli ultimi anni, tuttavia, la macchina del «Sistema Salerno» (ossia quella fitta rete di affidamenti finiti sotto la lente della magistratura per le inchieste sulle cooperative sociali), è stata lasciata vistosamente ingolfare. Tra cumuli di immondizia non raccolta, scippi all’ordine del giorno nei quartieri storici e una cronica paralisi dei servizi, la città è apparsa progressivamente allo sbando. Questo declino si è rivelato il perfetto tappeto rosso steso per il ritorno del Re. Lo scorso gennaio, con una mossa studiata al millimetro, Napoli ha rassegnato le sue dimissioni anticipate parlando genericamente di «mutati scenari politici», aprendo così le porte al commissariamento prefettizio. Un passo indietro orchestrato a tavolino per fare tabula rasa dei fallimenti amministrativi e preparare il terreno per il rientro in pompa magna del titolare del marchio. Lo Sceriffo si è ripresentato ai suoi concittadini come l’unico, insostituibile Salvatore della patria. Ha liquidato i suoi stessi viceré, si è rimesso la tuta da lavoro ed è sceso in piazza a raccogliere le macerie che la sua stessa ombra aveva lasciato accumulare. La paura del caos ha spinto i salernitani a rifugiarsi nell’usato sicuro deluchiano, trasformando una ritirata strategica in un’invocazione di soccorso popolare.
Vincenzo De Luca (Imagoeconomica).
Il flusso canalizzatore ha così funzionato alla perfezione. Il fulmine della torre dell’orologio è stato intercettato, ma il viaggio nel tempo ha comunque i minuti contati dal timer della storia. La “repubblica autarchica di Salerno” è ufficialmente riaperta: una splendida gabbia dorata da cui il vecchio leone continuerà a ruggire e a cannoneggiare contro Roma, consapevole di aver salvato la pelle e l’onore, ma all’interno delle sue sole, storiche ed eterne mura che vanno da via Carmine fino a Fuorni.
AGI - Dimenticate la crema solare come necessaire della sola borsa mare. La pelle non distingue tra giugno e novembre, e vive il calendario sociale di chi la porta in giro. L'aperitivo all'aperto nei fine settimana caldi, il padel del sabato mattina, la riunione in smart-working sul terrazzo, il pranzo veloce nella city: è in questa rivoluzione silenziosa dei tempi di esposizione che il mercato della protezione solare ha smesso di essere stagionale e si è trasformato in una categoria skincare a tutti gli effetti.
Il mercato conferma, con una crescita stimata da 7,86 a 8,27 miliardi di dollari fra il 2025 e il 2026 e un CAGR del 5,2% nel decennio e una soglia che racconta tutto il cambiamento culturale in atto, con oltre il 65% degli utilizzatori di prodotti skincare che oggi dichiara di usare la protezione solare quotidianamente, non solo nelle occasioni speciali (dati Market Growth Reports).
La nuova skincare outdoor
“La nuova generazione di skincare è outdoor, stante la consapevolezza dell’importanza di proteggersi sempre e non solo d’estate e in spiaggia”, spiega il direttore tecnico di Liliana Paduano CosmeticsTeresa Guarino. “Il sole non è più una variabile da gestire due settimane all'anno in vacanza ma la cornice quotidiana di stili di vita che si svolgono sempre più all'aperto. Per questo la protezione solare ha smesso di essere un prodotto stagionale ed è diventata parte della routine, esattamente come il detergente o il siero idratante”.
Dal rischio alla qualità della pelle
Il vero tema, secondo Guarino, è smettere di pensare alla protezione solare per prevenire le malattie, ma per preservare la qualità della pelle nel tempo, esattamente come si farebbe per il resto del corpo. “La letteratura dermatologica è netta: l'esposizione ai raggi ultravioletti UVA e UVB giustifica da sola il 90% dei sintomi dell'invecchiamento epidermico precoce, con un danno che inizia già intorno ai vent'anni ed è direttamente proporzionale al tempo totale di esposizione”.
Il ruolo degli UVA nella vita quotidiana
“E sono soprattutto gli UVA — che costituiscono il 95% delle radiazioni UV che raggiungono la pelle, attraversano i vetri delle finestre e sono i principali responsabili dell'invecchiamento cutaneo con rughe profonde, secchezza e ispessimento — a spostare il discorso dalla spiaggia alla scrivania”, spiega Guarino.
Il sole come fattore beauty
“Quando parliamo di sun aging — prosegue — non parliamo di spaventose malattie come i melanomi ma di luminosità, elasticità, macchie, di quella differenza visibile fra una pelle stressata e una pelle che ha un glow sano. È un tema beauty prima ancora che medico. Il sole non lascia solo i ricordi dell'estate: lascia tracce sulla pelle, e quelle tracce si accumulano ogni giorno”.
Dal anti-age al well-ageing
È in questa chiave che si legge la nuova traiettoria del segmento, sempre più orientato a quella che gli operatori chiamano longevity beauty: non più anti-age, ma well-ageing. La skincare del futuro, in altre parole, non corregge i danni — li previene.
La fotoprotezione come primo gesto
Una direzione confermata anche dai dati industriali, che registrano un aumento del 25% nell'acquisizione di nuovi clienti per i marchi capaci di integrare protezione solare e attivi skincare in formule ibride. “La fotoprotezione quotidiana è oggi il primo gesto di well-ageing. Non si tratta di rallentare il tempo, bensì di accompagnarlo bene. Una pelle protetta a venticinque anni è una pelle che a quaranta avrà ancora tono, uniformità, energia”.