A Roma, nella sede del Cnel, mausoleo della burocrazia dove l’economia va a morire e il lavoro a farsi imbalsamare, si è celebrato l’anniversario della strage del 7 ottobre con un convegno dal titolo altisonante: “La storia stravolta e il futuro da costruire”. Sul palco, un trio da commedia dell’assurdo: Renato Brunetta in versione anfitrione, la ministra della Famiglia Eugenia Roccella in modalità “gita scolastica” (ma solo se il pullman non fa tappa ad Auschwitz) e, soprattutto, Incoronata Boccia, direttrice dell’Ufficio stampa Rai, che della prudenza ha fatto un peccato mortale.
Boccia aveva definito l’aborto «un omicidio» quando era al Tg1
Già famosa per aver definito l’aborto «un omicidio» quando era al Tg1 – un’uscita che aveva lasciato di stucco perfino i conduttori più schierati – Boccia ha rilanciato: «Non esiste una sola prova che l’esercito israeliano abbia mitragliato civili inermi. Vergogna per il suicidio del giornalismo. Ad Hamas dovrebbero dare l’Oscar per la miglior regia». Una dichiarazione così equilibrata che, al confronto, i titoli di Libero sembrano tratti da Famiglia Cristiana.
Il paradosso è servito: Brunetta, ex ministro e attuale guardiano del Cnel, organizza un dibattito sul Medio Oriente. È come se il ministero dell’Agricoltura promuovesse un simposio sulla meccanica quantistica. Forse l’idea era ricordare agli italiani che il Cnel esiste ancora, anche se solo come sfondo ideale per le conferenze più improbabili del Paese.
A questo punto tanto vale ribattezzarlo “Ufficio opinioni personali”
Ma il vero cortocircuito è altrove: nella Rai. Perché se la direttrice dell’Ufficio stampa del servizio pubblico, che dovrebbe incarnare equilibrio, misura e istituzionalità, si lancia in un comizio da talk show sovranista, allora il problema non è più di linea editoriale, ma di identità aziendale. A questo punto tanto vale ribattezzarlo “Ufficio opinioni personali”.
Il protagonismo dilaga e la Rai si trasforma in un’arena di smisurate vanità
Certo, c’è chi invocherà la libertà d’espressione. Ma la differenza tra libertà e irresponsabilità è la stessa che separa il Cnel dalla sua missione originaria: siderale. Così, mentre un imbarazzato Brunetta ascolta Roccella sostenere che i viaggi ad Auschwitz non devono essere «gite antifasciste», in Rai si registrano smottamenti degni di un sismografo: la neutralità evapora, il protagonismo dilaga e il servizio pubblico si trasforma in un’arena di smisurate vanità.









