Bitcoin Atm, come funzionano i bancomat delle criptovalute e dove sono

Pur presentando dati in calo negli ultimi 12 mesi, il mercato crypto in Italia è ancora fiorente. Stando alle ultime analisi dell’organismo agenti e mediatori (Oam), nel nostro Paese sono più di 2 milioni i proprietari di Bitcoin o di un’altra criptovaluta per un valore complessivo di 1,9 miliardi. Per poterli acquistare, è sufficiente creare un wallet o portafoglio digitale su uno degli exchange, le piattaforme apposite per le operazioni con asset digitali. In alternativa, su tutto il territorio nazionale sono diffusi anche i Bitcoin Atm o Btm (Bitcoin Teller Machine), ossia dei bancomat dedicati alle monete virtuali. Nel 2025 ve ne sono 229, con Milano a fare da apripista. Ecco tutto quello che bisogna sapere per usarli al meglio.

Bitcoin Atm, cosa sono e come funzionano

Bitcoin Atm, come funzionano i bancomat delle criptovalute e dove sono
Un Bitcoin Atm (Imagoeconomica).

I Bitcoin Atm non solo altro che terminali fisici che consentono di scambiare denaro contante con le criptovalute o viceversa. Funzionano esattamente come i tradizionali Atm, solo che a differenza di legarsi a un conto bancario si intrecciano con un wallet crypto. Il primo della storia nacque, secondo quanto afferma Coinbase sul proprio sito ufficiale, a Vancouver, in Canada, il 29 ottobre 2013. Attivo all’interno di un café per appena due anni (venne smantellato nel 2015 per troppi errori operativi), ha tracciato la strada per una rapida diffusione che ha portato dopo 10 anni a una stima di circa 30 mila macchine in tutto il mondo, il 90 per cento delle quali negli Stati Uniti d’America. Nati solamente per il Bitcoin, permettono oggi di operare anche con Ethereum e Xrp oltre che su molte stablecoin, tra cui Tether.

Bitcoin Atm, come funzionano i bancomat delle criptovalute e dove sono
Una ragazza utilizza un Bitcoin Atm (Imagoeconomica).

Il funzionamento è molto semplice. L’utente deve solamente selezionare l’importo in denaro reale che vuole convertire in criptovalute e scansionare il Qr code del proprio portafoglio digitale, aperto precedentemente su un exchange. Non è necessario possedere un conto con la società che gestisce l’Atm, anche se alcuni operatori richiedono una registrazione preventiva. A questo punto, non si deve far altro che inserire le banconote nella macchina e, in pochi secondi, veder caricate sul wallet le monete digitali. Esistono anche le versioni “two-way”, che permettono ossia anche la vendita di criptovalute per incassare contanti. Ciascuna transazione avviene, ovviamente, su blockchain e per essere effettuata richiede l’applicazione di procedure Know your customer o Kyc, in base alle quali è richiesto di fornire documenti di identità e altre informazioni personali, che possono variare da un operatore a un altro.

Dove si trovano in Italia e quali sono gli operatori

Come detto, in Italia vi sono 229 Bitcoin Atm o Btm, concentrati soprattutto nelle grandi città. Dopo Milano, che secondo i dati CoinAtmRadar guida la classifica con 26 macchine, vi sono appaiate Roma e Bologna con 17. Seguono Torino con 16 e, ben più staccate, Napoli e Firenze con cinque. Presenti tuttavia anche sportelli in centri di medie e piccole dimensioni come Cagliari e Bolzano, simbolo di una diffusione sempre più capillare sull’intero territorio. Per quanto riguarda gli operatori attivi nel nostro Paese, si segnalano CryptoLocalAtm, Bitomat e Rothbard, oltre all’internazionale Coinflip che ne possiede migliaia in Nord America.

Occhio alle commissioni: sono più care di quelle degli exchange

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Un Bitcoin Atm a Milano (Imagoeconomica).

Prima di rivolgersi a un Atm, è opportuno tenere presente che le commissioni applicate sono più alte di quelle previste da broker ed exchange online. In media, come riporta un’analisi del Corriere della Sera, oscillano tra il sette e il 12 per cento ma possono superare, in particolare negli States, anche il 20 per cento. Coinflip, per esempio, sottolinea che le commissioni di transazione per l’acquisto di criptovalute presso i suoi Atm possono arrivare fino al 15,99 per cento, senza specificare i criteri in base a cui vengono applicate. L’operatore fa pagare anche una commissione di rete che, riporta sul sito, «è solitamente di 2,49 dollari, ma può aumentare a seconda del tipo di criptovaluta acquistata e del livello di congestione della blockchain». Un dato non irrilevante se si considera che i broker applicano solitamente una cifra fra l’1 e il 2 per cento.