Negli ultimi mesi la scena politica italiana ha offerto uno spettacolo paradossale e al tempo stesso inquietante: la destra nazionale tenta di far passare l’idea che l’antisemitismo stia a sinistra, apparentandolo strumentalmente all’impegno dei democratici pro-Palestina. Si tratta di un rovesciamento della logica storica e morale talmente audace da rasentare il grottesco.

Salvini, una carriera politica fondata sull’odio verso l’altro
Come si fa, infatti, a essere di destra e al contempo accusare la sinistra di antisemitismo? Prendiamo alcuni esempi concreti: Israele dichiara «amico» il ministro dei Trasporti dell’attuale governo. Matteo Salvini però ha iniziato la sua carriera politica fomentando odio contro i meridionali italiani, poi contro i migranti, ora contro i palestinesi. Si dichiara contro drogati, ladri, trans, rom e chi più ne ha più ne metta. Sembra immune proprio dall’antisemitismo, ma il suo credo politico continua a essere basato sul rifiuto di chiunque sia “diverso” dai suoi standard ariano-patriarcal-padani.

Meloni e l’eredità razzista e antisemita di Almirante
E la presidente del Consiglio? Guida un partito il cui simbolo conserva la fiamma missina, accesa dai reduci di Salò e dai seguaci di Giorgio Almirante (mica secoli fa), che dal 1938 al 1942 fu segretario del comitato di redazione della rivista antisemita e razzista La difesa della razza, sulla quale per esempio scrisse: «Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti», «altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei». Sarà andata anche lei a Fiuggi, a depurarsi? Intanto accusa di antisemitismo la sinistra, storicamente internazionalista, democratica, senza tutti quegli imbarazzanti scheletri nell’armadio.

Chi eredita simboli e retoriche – idee, slogan come “Dio Patria e famiglia” – apertamente legati a regimi fascisti, tenta con spavalda noncuranza questo ribaltamento, mentre chi ha sempre difeso l’uguaglianza e la giustizia tra i popoli viene additato come pericoloso e ostile agli ebrei. Sarà il mondo al contrario di Roberto Vannacci?
La fretta della destra di affrancarsi da un turpe passato
Ma mettiamo che questi personaggi che ci governano, variamente compromessi col fascismo di una volta – che, comunque, dicono oggi di rifiutare – per via delle loro idee reazionarie, dei busti di Benito Mussolini che tengono in salotto, della partecipazione applauditissima a comizi di partiti spagnoli apertamente franchisti e quindi fascisti, mettiamo che siano tutti antisemiti veri, col bollino doc. Diamogli – ma è difficile capacitarsene – questo credito, nonostante i loro pensieri e le loro azioni alimentino forti dubbi. Non dovrebbero almeno tacere, invece di sbraitare e accusare gli altri di antisemitismo? Il problema è che purtroppo hanno fretta, ed è la fretta che li tradisce.

Si deve a questa ansia di affrancarsi rapidamente da un turpe passato la ragione per la quale la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità Eugenia Roccella ha avventatamente rilasciato una dichiarazione sulle gite scolastiche ad Auschwitz, durante un convegno organizzato dall’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei) al Cnel di Roma. Secondo Roccella, queste gite «servivano a dirci che l’antisemitismo era qualcosa che riguardava un tempo ormai collocato nella storia, e collocato in una precisa area: il fascismo». Mentre, come tutti sanno e come Meloni e Salvini ripetono in stereofonia, a cui ora si è aggiunta Roccella, «l’antisemitismo è anche di sinistra».
Gite per incentivare l’antifascismo: e se anche così fosse?
La senatrice a vita Liliana Segre ha risposto subito: «Stento a credere che una ministra della Repubblica, dopo avere definito “gite” i viaggi di istruzione ad Auschwitz, possa avere detto che sono stati incoraggiati per incentivare l’antifascismo. Quale sarebbe la colpa?». Già: e se così fosse? Il Partito democratico ha definito le parole della ministra «deliranti» e un «insulto alla memoria storica», sottolineando non tanto la necessità, ma piuttosto l’ovvietà di riconoscere le responsabilità nazifasciste nell’Olocausto.

Roccella, ministra dal passato Radicale, approdata alla destra più conservatrice e antiabortista, si fa oggi paladina della retorica che vuole confinare l’antisemitismo in un passato storicizzato, perché ora, secondo lei, l’antisemitismo sarebbe diventato di sinistra, quindi sarebbe inutile portare i ragazzi a toccare con mano gli orrori che i nazifascisti pianificarono per uccidere oltre sei milioni di ebrei.
Roccella non ha fatto nessuna gaffe, è un piano preciso
Nel suo passaggio da pannelliana alla destra meloniana non ci era apparsa, a dire il vero, granché lucida. Questa sua dichiarazione non è «infelice», come subito alcuni commentatori si sono affrettati a dichiarare. Roccella non si è espressa male, non ha fatto nessuna gaffe: ha svelato il tentativo messo in atto da un po’ di tempo dalle destre, e cioè quello di allargare il campo e la definizione di antisemitismo, così da mettere sullo stesso piano chi, a destra, caricava gli ebrei sui treni, li mandava nei campi e li sterminava nelle camere a gas e chi, a sinistra, critica Israele (ma senza nessun convincimento antiebraico).

Nel solco del disegno di legge di Gasparri sull’antisemitismo
Quello che ha detto Roccella non è sorprendente: è del tutto in linea con la narrazione attuale, della quale il recente disegno di legge di Gasparri è la rappresentazione più veritiera: un disegno di legge presentato dal parlamentare Maurizio Gasparri, ex militante delle giovanili del Movimento sociale italiano di Almirante e poi, con la svolta di Fiuggi, dirigente di Alleanza nazionale, oggi in Forza Italia, intitolato “Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo”. Tra le altre cose, coinvolge anche le scuole, con censure, sospensioni fino a sei mesi e conseguenze penali per i docenti, mentre i dirigenti sono chiamati a vigilare. Secondo opposizioni e sindacati si tratta di una «pericolosa criminalizzazione del diritto di critica», con sanzioni e minacce alla libertà di insegnamento.

Pura e inqualificabile propaganda contro chi difende la memoria storica
Insomma, Roccella pensa davvero che andare ad Auschwitz sia una gita da archiviare: questa parola – “gita” – l’ha ripetuta tre volte, per denigrare l’impegno di scuole e docenti per tener viva la memoria dell’Olocausto. Il paradosso è evidente: chi eredita simboli, retoriche e slogan fascisti accusa per pura e inqualificabile propaganda chi difende la memoria storica. Auschwitz non è un concetto da reinterpretare e la responsabilità morale non può essere messa da parte per convenienza elettorale. La storia non si riscrive, ministra Roccella: che l’antisemitismo sia di sinistra è tutto da dimostrare, i sei milioni di ebrei invece furono sterminati dai nazifascisti.
