Giani, la vittoria dell’usato sicuro in barba ai populisti

L’inossidabile Eugenio Giani. L’inafferrabile Eugenio Giani. L’intoccabile Eugenio Giani. Hai voglia a dire rottamiamo qui, rottamiamo là, hai voglia a prenderlo in giro per l’abilità di essere ovunque; a inaugurare, a presenziare, a parlare, a stringere mani. Nell’epoca dell’online come surrogato dell’intelligenza naturale, Giani rappresenta la vecchia politica che sta sul territorio, l’esserci come alternativa alla crisi dei partiti.

Giani, la vittoria dell’usato sicuro in barba ai populisti
Eugenio Giani celebra la vittoria alle Regionali (X).

Giani ha convinto tutti. Persino il Pd

Il presidente della Regione Toscana, che lunedì ha vinto le elezioni battendo l’avversario Alessandro Tomasi, è arrivato al secondo mandato e potrebbe per la prima volta governare senza l’urgenza del consenso. D’altronde ha già convinto tutti, persino quelli che fischiettano. Il Pd nazionale. Che fino ad agosto voleva sostituirlo con il primo che passava, magari facendo leva sull’insofferenza del M5s e di Avs, che però non sono stati in grado di tenere alta la tensione nei confronti del candidato proposto dal Pd. Qualcuno ci sperava, tra gli schleiniani; sperava di poter mollare Giani per interposta ostilità populista. E invece il presidente toscano ha mantenuto fede alle regole dello statuto, era pronto a invocare le primarie sapendo che nessuno nel Pd avrebbe mai avuto la forza di sfidarlo, men che meno gli alleati, che avrebbero rimediato una sonora sconfitta. 

Giani, la vittoria dell’usato sicuro in barba ai populisti
Eugenio Giani (Imagoeconomica).

La lista personale colonizzata dai renziani di Casa Riformista

«Il Giani è il Giani», ama ripete lui con un vezzo. Il Giani è un brand, è l’usato sicuro, il Giani si può permettere persino una lista, chiamarla Eugenio Giani Presidente Casa Riformista, metterci il nome e lasciare però che venga colonizzata dai renziani con una marcia in più nelle preferenze. Con il risultato che fa concorrenza al partito di Elly Schlein, soprattutto a Firenze, dove nel collegio 1 (che corrisponde al Comune) il Pd è al 27,76 per cento, il peggiore risultato di tutti i collegi toscani, mentre la lista di Casa Riformista è al 15,25. Così impara il Pd a non fargli fare la lista Giani – 100 per cento Giani – che avrebbe voluto lui. Così impara il Pd a fare il campo largo, lasciando per strada – secondo calcoli di attenti dirigenti dem – ben sette seggi in Consiglio regionale rispetto alle elezioni di cinque anni fa. Stando ai conti che girano nel centrosinistra, al Pd toccherebbero 15 seggi (erano 22 dopo le elezioni del 2020), ad Avs tre seggi, al M5s due, a Casa Riformista quattro.

Giani, la vittoria dell’usato sicuro in barba ai populisti
Eugenio Giani con Matteo Renzi (Ansa).

Il M5s riuscirà a entrare in Giunta con i voti di altri

Giani alla fine potrebbe aver ottenuto tutto quello che voleva. Ha accontentato il Pd schleiniano facendo un’alleanza testardamente unitaria, ha digerito l’accordo con i cinque stelle, che grazie alla generosità del Pd riusciranno a entrare in Giunta con i voti di altri, dal basso del loro 4,34 per cento, che li colloca all’ultimo posto della coalizione. Certo, ora ci sarà da governare, sull’aeroporto di Firenze già ci sono problemi, ma i governisti del Pd puntano sul fatto che tanto è tutto quasi pronto, non si può tornare indietro. I cinque stelle possono adesso governare una Regione che li ha sempre rifiutati, visti come un corpo estraneo, tranne in qualche città, come Livorno, dove sono durati appena un mandato e poi basta, secondo l’adagio che se li conosci li eviti.

Giani, la vittoria dell’usato sicuro in barba ai populisti
Giuseppe Conte (Ansa).

Il flop di Vannacci e la sfida di Tomasi

Dall’altra parte è proprio quello che è accaduto alla Lega del generale in pensione (GiP) Roberto Vannacci, responsabile della campagna elettorale leghista in Toscana. La Lega di Matteo Salvini, un tempo maggioritaria nel destra-centro, è diventata un incidente di percorso. Non sarà tutta colpa di GiP Vannacci, ci mancherebbe, il declino era cominciato prima. Di sicuro il vicesegretario federale con la passione per le incursioni non ha aiutato né la Lega né tantomeno Tomasi, che ora ha quantomeno la possibilità di costruire un’alternativa non berciata a destra. Sempre che il suo partito, Fratelli d’Italia, glielo faccia fare. Già gli hanno tirato la sòla facendogli fare una campagna elettorale ufficiale di un mese e mezzo, già gli hanno dato il compito di fare il coordinatore regionale di un partito, proprio quando lui voleva investire energie maggiori nelle liste civiche che portavano il suo nome (nessuna delle due ha superato il quorum). Epperò Tomasi ha cinque anni a disposizione per imparare il mestiere da Giani: scopra da lui come si fa a tenere a bada il proprio partito quando si fa troppo invadente. 

Giani, la vittoria dell’usato sicuro in barba ai populisti
Roberto Vannacci (Ansa).