Cina, al via il IV Plenum: la modernizzazione secondo Xi

Stabilità, sicurezza, autosufficienza. Saranno probabilmente queste le parole chiave dell’attesissima sessione plenaria dei vertici politici cinesi. Dal 20 al 23 ottobre Pechino ospiterà il IV Plenum del XX Comitato centrale del Partito comunista, un appuntamento che si annuncia cruciale per la traiettoria politica ed economica del Paese.

La Cina punta su autosufficienza tecnologica e innovazione

In questa sessione, Xi Jinping e la leadership del Partito metteranno a punto la bozza definitiva del XV Piano quinquennale (2026-2030), il documento che definirà la rotta della Cina verso la «modernizzazione socialista di alto livello» entro il 2035. Si tratta di un momento strategico, non solo per l’economia interna, ma per l’intero equilibrio geopolitico mondiale: la seconda economia del Pianeta dovrà ridefinire la propria posizione nello scontro tecnologico e commerciale con gli Stati Uniti, mentre affronta i nodi interni di crescita, demografia, debito e transizione energetica. Le anticipazioni provenienti dal Politburo e dal Quotidiano del Popolo delineano un messaggio di continuità politica e flessibilità tattica. Xi ha ribadito che la Cina deve «usare la certezza dello sviluppo di alta qualità per fronteggiare l’incertezza esterna», puntando su autosufficienza tecnologica, sicurezza delle catene di approvvigionamento e capacità di innovazione interna. Il IV Plenum si colloca inoltre in un momento di transizione politica: con la possibilità che Xi prepari il terreno per un quarto mandato nel 2027, l’appuntamento di ottobre rappresenta anche una verifica del suo controllo sul Partito e della solidità della sua visione di «modernizzazione con caratteristiche cinesi».

Cina, al via il IV Plenum: la modernizzazione secondo Xi
Xi Jinping (Ansa).

Le tre direttrici del XV Piano quinquennale

Ci si attende che il XV Piano quinquennale si fonderà su tre direttrici centrali. Primo: innovazione tecnologica e nuove forze produttive di qualità. Pechino intende consolidare la leadership industriale in settori come l’energia verde, i veicoli elettrici, la robotica, i semiconduttori e soprattutto l’intelligenza artificiale, che dovrà penetrare il 70 per cento dell’economia entro il 2027 e il 90 per cento entro il 2030. Il concetto chiave introdotto da Xi — «nuove forze produttive di qualità» — lega la crescita alla produttività totale dei fattori, puntando a innovazioni originali e alla trasformazione industriale locale. Seconda direttrice: autosufficienza e resilienza economica. La Cina vuole ridurre le vulnerabilità emerse con la crisi immobiliare e con la dipendenza da importazioni critiche (terre rare, chip, energia). L’obiettivo è costruire catene di approvvigionamento integrate e “sicure”, unificando il mercato interno e rafforzando il ruolo delle imprese locali nella ricerca e nello sviluppo. Terza direttrice: riforme strutturali e rilancio della domanda interna. Le autorità intendono rompere il “circolo vizioso” tra consumi deboli e redditi stagnanti. Le riforme proposte includono una redistribuzione più equa dei redditi, una riforma fiscale a favore delle amministrazioni locali e nuove politiche per sostenere i consumi delle famiglie. La casa torna al centro: la stabilizzazione del mercato immobiliare è vista come un «punto di svolta» per riattivare investimenti e fiducia.

Cina, al via il IV Plenum: la modernizzazione secondo Xi
Una foto aerea di Pechino (Ansa).

Gli ostacoli alla modernizzazione

Per riuscire nell’intento, Pechino deve però provare a intervenire su diversi squilibri strutturali da correggere tra il 2026 e il 2030. Innanzitutto, sul fronte industriale, con la necessità di sostituire i vecchi motori di crescita — costruzioni e immobili — con nuove industrie pilastro. C’è poi un atavico problema di squilibrio interno, con le zone costiere molto più ricche di quelle interne: secondo molti analisti cinesi bisognerebbe passare da un riequilibrio geografico “Est-Ovest” a uno più fine, fondato su poli di sviluppo locali e nuove zone di crescita. Va inoltre affrontato il serio problema demografico: contenere il calo della popolazione e la pressione di milioni di laureati in cerca di occupazione qualificata è una delle priorità del Partito. Un altro tema centrale del Plenum sarà la campagna contro l’«involuzione» (cioè la competizione esasperata e improduttiva in settori come fotovoltaico o auto elettriche). L’obiettivo non è frenare la concorrenza ma evitare guerre di prezzi distruttive e proteggere l’ecosistema delle piccole e medie imprese. Non sarà semplice. Il mercato immobiliare, dopo anni di crisi, rimane il principale ostacolo alla ripresa della fiducia. Pechino punta a un nuovo equilibrio tra ruolo pubblico e ruolo del mercato, riconoscendo il valore patrimoniale delle abitazioni ma frenando la speculazione. Stabilizzare la casa — attraverso tassi più bassi, rimozione dei vincoli all’acquisto e politiche urbane più flessibili — è considerato essenziale per rilanciare consumi, investimenti e finanze locali. Il recente piano speciale per il rilancio dei consumi dimostra l’intenzione di rafforzare la fiducia interna. Sin qui i segnali di ripresa sono stati timidi, ma Pechino ha urgentemente bisogno di passi in avanti, anche per ridurre la dipendenza dalle tradizionali fonti di crescita del Pil, a partire dalle esportazioni.

Cina, al via il IV Plenum: la modernizzazione secondo Xi
La popolazione della Cina sta diventando sempre più vecchia (Getty Images).

L’obiettivo è lo sviluppo di alta qualità

Sul fronte istituzionale, il nuovo Piano quinquennale dovrebbe prevedere una riforma fiscale e amministrativa per riequilibrare i rapporti tra centro e periferia, rafforzare le entrate locali e migliorare la gestione del debito. Si parla anche di «mercato nazionale unificato», che elimini barriere tra province e renda più efficiente la circolazione di beni, servizi e capitali. Ma passare dalle parole ai fatti non sarà così semplice. Dal punto di vista internazionale, il IV Plenum arriva in un clima di concorrenza strategica crescente con Washington. Le politiche industriali cinesi — dal sostegno ai semiconduttori alla sovraccapacità del fotovoltaico — saranno osservate con attenzione da Stati Uniti, Europa e Giappone, preoccupati per gli effetti sul commercio globale. Ma Pechino intende proseguire la propria strada: «Sviluppo di alta qualità» come scudo contro l’incertezza e «autonomia tecnologica» come leva per la sicurezza nazionale. Il piano sarà infine approvato formalmente alle “Due Sessioni” di marzo 2026, ma il IV Plenum di ottobre 2025 ne rappresenterà l’architrave politica e ideologica: una tappa decisiva verso la «modernizzazione socialista» prevista per il 2035.

Cina, al via il IV Plenum: la modernizzazione secondo Xi
Xi Jinping (Getty Images).

Il turnover nel Comitato centrale e il rimpasto del Consiglio di Stato

Oltre al contenuto economico, il IV Plenum avrà una forte valenza politica. Secondo le anticipazioni della stampa di Hong Kong e di testate come il South China Morning Post, questa sessione potrebbe registrare il più alto tasso di turnover nel Comitato centrale degli ultimi otto anni, con una serie di sostituzioni legate sia a pensionamenti sia a epurazioni di figure cadute in disgrazia. Alcune assenze eccellenti — di funzionari già sospesi per «violazioni disciplinari gravi» — potrebbero essere ufficialmente ratificate, mentre nuovi quadri provinciali e tecnocratici saliranno nei ranghi centrali, consolidando ulteriormente il controllo di Xi sul Partito. Tra i possibili ingressi si segnalano profili con background tecnico-scientifico o legati ai settori strategici — innovazione, sicurezza nazionale, energia e intelligenza artificiale — coerenti con la priorità data al rafforzamento tecnologico e industriale del Paese. Si parla, inoltre, di un rimpasto del Consiglio di Stato in vista del congresso del 2027, con la promozione di giovani quadri formatisi nelle regioni chiave dello sviluppo industriale (Guangdong, Zhejiang, Chongqing). Il IV Plenum servirà dunque anche a ridefinire gli equilibri interni della classe dirigente e a preparare, in prospettiva, il terreno per il quarto mandato di Xi, rafforzando la linea di continuità e centralizzazione del potere che caratterizza l’attuale fase del socialismo con caratteristiche cinesi.