Se l’autoritarismo da talk show diventa la comfort zone della Sinistra

C’è un riflesso condizionato nel centrosinistra: appena succede qualcosa di grave, si affaccia lo spettro della deriva autoritaria. Dopo l’esecrabile attentato a Sigfrido Ranucci, Elly Schlein ha tirato fuori la formula di rito, «la democrazia è in pericolo», e l’ha declinata come fosse un rosario civile. Bersaglio: il governo Meloni, accusato di alimentare un clima d’odio e di intolleranza di cui la bomba indirizzata al conduttore di Report è l’epitome. 

Il melonismo e l’idea estetica di comando

Ora, sarebbe da sprovveduti negare che certe pulsioni esistano. Il melonismo vive di un’idea estetica del comando: la gerarchia come valore, l’ordine e la disciplina come aspirazione, la critica come lesa maestà, la stampa come fastidio. Se potessero, molti esponenti di questa destra riscriverebbero volentieri il manuale delle libertà, magari con tanto di elenchi di chi può parlare e chi deve tacere. Ma il punto è che non possono. Non ancora, almeno. Non avendo né i mezzi né la forza per costruire un autoritarismo vero, si accontentano di parodiarlo: conferenze stampa senza domande, cronisti trattati da nemici, giornali bollati come “di sinistra” solo se osano dubitare delle magnifiche sorti di questa maggioranza. Ma è un autoritarismo da talk show, più pittoresco che pericoloso. Parafrasando Flaiano, non bisognerebbe mai dimenticarsi che da noi rivoluzioni e colpi di Stato sono impossibili perché ci conosciamo tutti. 

Se l’autoritarismo da talk show diventa la comfort zone della Sinistra
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

La denuncite della Sinistra italiana

Il guaio è che la Sinistra, anziché smontare questo teatrino, irriderne la pochezza di cultura che lo alimenta, ci si adatta perfettamente. Trasforma ogni eccesso verbale in una prova di regime, ogni scivolone ministeriale in un attacco alla libertà di stampa. È la sua comfort zone: non serve proporre nulla, basta denunciare tutto. La deriva autoritaria come alibi dietro cui nascondere la propria inconsistenza.

La vera deriva si consuma negli Usa

Nel frattempo, la vera deriva si consuma altrove, negli Stati Uniti che della democrazia sono stati una culla, la polarizzazione è diventata un’arte e la libertà di espressione un campo minato. Lì sabato scorso milioni di persone sono scese in piazza contro la tentazione di Donald Trump di trasformarsi in monarca assoluto, nel segno di una restaurazione rabbiosa: la rivincita di chi ha vissuto con rancore gli anni del politicamente corretto e ora vuole farla pagare a chi se n’era fatto interprete. È una vendetta piena di risentimento e potere. Una guerra civile senza fucili ma con microfoni, giornali e giornalisti messi all’indice, tribunali e algoritmi pronti a delegittimare. 

Schlein sogna la Resistenza, ma non trova il regime

In Italia, per fortuna o per pigrizia, siamo ancora alla messinscena. Meloni ha preso ad alzare la voce, ma più che per convinzione (il vasto consenso di cui gode le suggerisce di dormire sonni tranquilli) per non farsi scavalcare dai “vannaccismi” che allignano nella sua coalizione. Schlein sogna la Resistenza, ma non trova il regime. Entrambe recitano il copione di una feroce contrapposizione tra le parti, dove l’unica cosa davvero in pericolo è la serietà del dibattito costretto da un appuntamento elettorale al mese ad alzare i toni per trasformarsi in propaganda. 

Se l’autoritarismo da talk show diventa la comfort zone della Sinistra
Elly Schlein (Imagoeconomica).

Siamo alla democrazia da palinsesto

Una democrazia da palinsesto, dove il pluralismo si misura in share e i sondaggi sostituiscono la Costituzione. E forse a ben guardare è questo il vero rischio che corre la democrazia: non l’autoritarismo di chi vuole sopprimerla, ma la commedia che va quotidianamente in scena per elemosinare 30 secondi di visibilità. Non sarà insomma un regime a toglierci la libertà, ma il rumore di fondo che la rende indistinguibile dal resto dello spettacolo.