Con l’approvazione del disegno di legge di Bilancio 2026, il governo introduce una nuova maggiorazione dell’importo di 20 euro sulle pensioni. La cifra non spetterà a tutti i pensionati e non solo ai pensionati di trattamenti da lavoro, ma ai cittadini che si trovino in condizioni di disagio sociale ed economico. Per questo motivo, sono inclusi nella maggiorazione anche i percettori di trattamenti di invalidità. Inoltre, nella relazione tecnica accompagnatoria alla bozza della Manovra 2026, il governo fa anche una stima del numero di percettori di trattamenti previdenziali e assistenziali interessati alla misura.
Pensioni, a chi spettano i 20 euro in più al mese nel 2026?

Il disegno di legge di Bilancio conferma, per il 2026, l’introduzione di una maggiorazione di 20 euro al lordo per specifiche categorie di pensionati. Infatti, la misura riguarda sia i pensionati previdenziali che quelli assistenziali che si trovino in condizioni di difficoltà economica e sociale. Pertanto, rientrano nella platea:
- i percettori di pensioni e assegni sociali;
- gli invalidi civili totali;
- i ciechi assoluti;
- i sordomuti titolari di pensione.
Tutte le categorie di cui sopra si devono trovare nelle condizioni reddituali previste dal governo per ricevere la maggiorazione di 20 euro al mese. Le stime della relazione accompagnatoria al Ddl Bilancio ipotizzano una platea di 1,1 milioni di percettori di trattamenti di pensione e di assistenza dell’Inps.
Qual è il nuovo importo delle pensioni minime con i 20 euro in più al mese?
Inoltre, la maggiorazione di pensione si considera al lordo. Pertanto, i 20 euro al mese per 13 mensilità fanno 260 euro all’anno. Al netto, i 20 euro diventano 12 euro per un incremento effettivo nelle tasche dei pensionati di 156 euro. La maggiorazione si aggiunge all’aumento delle pensioni derivante dall’adeguamento all’inflazione. I pensionati minimi passeranno da 603,40 euro del 2025 a 613,66 euro, con un incremento pieno dell’1,7 per cento (più 10,26 euro) che costituisce la percentuale provvisoria dell’inflazione osservata dall’Istat nel 2025. Le pensioni di importo più elevato, invece, seguiranno le regole della perequazione già in vigore da oltre un decennio. In particolare, gli assegni fino a quattro volte l’importo minimo si rivaluteranno al 100 per cento del tasso di inflazione (quindi, dell’1,7 per cento); quelle di importo più elevato dell’90 per cento se non superano le cinque volte il trattamento minimo, altrimenti del 75 per cento.
Come cambiano i requisiti di pensionamento con la legge di Bilancio 2026?

Si ricorda, infine, che la legge di Bilancio 2026 contiene già le regole relative all’incremento di tre mesi del biennio 2027-2028 derivante dall’accresciuta speranza di vita. Tuttavia, l’aumento dei requisiti anagrafici e contributivi non avverrà in un’unica soluzione, ma in due momenti. Pertanto, dal 1° gennaio 2027 le pensioni di vecchiaia aumenteranno di un mese, portando il nuovo requisito anagrafico a 67 anni e un mese; analogamente, le pensioni anticipate richiederanno un mese in più di contributi (42 anni e 11 mesi per gli uomini, un anno in meno per le donne). Dal 1° gennaio 2028 i requisiti aumenteranno di ulteriori due mesi, completando l’incremento di tre mesi. Pertanto, per la pensione di vecchiaia occorreranno 67 anni e tre mesi, mentre per la pensione anticipata serviranno 43 anni e un mese di contributi per gli uomini e 42 anni e un mese di contributi per le donne.
