Il giornalista e analista politico britannico Sami Hamdi è stato arrestato domenica mattina all’aeroporto internazionale di San Francisco dall’Ice, l’agenzia federale per il controllo dell’immigrazione. Secondo il Council on American-Islamic Relations (Cair), si tratta di una misura di ritorsione per le sue critiche a Israele nel contesto della guerra a Gaza, espresse durante un tour di conferenze negli Stati Uniti. In un comunicato, l’associazione ha definito la detenzione «un affronto alla libertà di parola» e chiesto il suo rilascio immediato. La portavoce del Dipartimento per la Sicurezza interna, Tricia McLaughlin, ha confermato il fermo su X: «Il suo visto è stato revocato, ed è in custodia dell’Ice in attesa di rimpatrio». Ha aggiunto che, «sotto la presidenza Trump, chi sostiene il terrorismo o minaccia la sicurezza nazionale non potrà lavorare né visitare questo Paese».
Thanks to the work of @Sec_Noem and @SecRubio and the men and women of law enforcement, this individual’s visa was revoked and he is in ICE custody pending removal.
— Tricia McLaughlin (@TriciaOhio) October 26, 2025
Under President Trump, those who support terrorism and undermine American national security will not be allowed… https://t.co/JByZdGznpb
Hamdi, direttore della società di analisi geopolitica The International Interest e volto noto di emittenti come Sky News, era intervenuto sabato al gala del Cair di Sacramento e avrebbe dovuto parlare il giorno successivo in Florida. La vicenda si inserisce in un clima di crescente repressione contro voci critiche verso Israele. Dallo scorso gennaio, l’amministrazione Trump ha avviato un giro di vite sull’immigrazione, revocando visti e deportando attivisti e giornalisti filo-palestinesi. Pochi giorni fa, il giudice federale William G. Young, ha definito incostituzionale la politica di detenzione per motivi d’opinione, ma la Casa Bianca ha annunciato che continuerà ad applicarla.
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