Il direttivo di Junts per Catalunya, presieduto da Carles Puigdemont, ha deciso all’unanimità di interrompere l’accordo di governo siglato due anni fa a Bruxelles per la fiducia al premier Pedro Sanchez. Nel 2023 la formazione dell’attuale esecutivo a guida socialista Psoe-Sumar si era resa possibile grazie al supporto esterno di alcuni raggruppamenti autonomisti, su tutti Junts con i suoi sette deputati: erano stati 179 i voti favorevoli, contro i 171 dell’opposizione. Il passo indietro del partito di Puigdemont mette a rischio la stabilità nella legislatura (che termina nel 2027) del governo socialista, al suo terzo mandato.

La decisione dovrà essere sottoposta a un referendum tra i militanti di Junts
Da quel che emerge, Junts per Catalunya ritiene che avrebbe deciso di rompere gli accordi perché il governo di Sanchez non avrebbe assicurato quanto promesso nel 2023. Tra le questioni ancora in sospeso ci sono il riconoscimento dell’ufficialità del catalano nell’Unione europea, l’applicazione dell’amnistia a Puigdemont e la delega delle competenze in materia di immigrazione alla Catalogna. La decisione presa dal direttivo, che si è riunito a Perpignan (nel sud della Francia), dovrà essere sottoposta a un referendum tra i militanti di Junts, che si terrà probabilmente il 29 o il 30 ottobre.
