Un’altra scissione non è in programma nel Pd, anche se Livorno – oltre 100 anni dopo – sembra essere sempre il posto adatto per organizzarne una. Venerdì alle 9.30, alla Sala conferenze della Compagnia Portuali, a una settimana dal convegno di Milano (“Crescere”) organizzato da Giorgio Gori & soci, si terrà una conferenza su “Le politiche di sicurezza dell’Unione europea”, organizzata da Libertà Eguale. In programma gli interventi di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, Lorenzo Guerini, presidente del Copasir, Stefano Ceccanti, già parlamentare del Pd e professore di diritto pubblico comparato all’Università di Roma La Sapienza, Lia Quartapelle, deputata del Pd e membro della commissione Esteri della Camera.

Le conclusioni sono affidate a Enrico Morando, presidente nazionale di Libertà Eguale. «Bisogna superare un divario tra le coalizioni», dice il professor Ceccanti. «Quella di centrodestra ha posizioni interne assolutamente eterogenee su questi temi non meno del cosiddetto campo largo, ma alla fine, favorita anche dai vincoli esterni più forti per chi sta al governo, riesce in qualche modo a disciplinarsi. All’opposizione il Pd quale maggior partito, anche per la sintonia con i capi di Stato che si sono susseguiti, non mostra ancora una forza tale da disciplinare il proprio campo su chiare posizioni euroatlantiche».

Libertà Eguale e il tema decisivo della Difesa europea
Ceccanti ha scritto sul sito di Libertà Eguale un interessante manifesto della giornata del 31 ottobre, spiegando qual è la differenza rispetto all’evento dell’opposizione interna al Pd organizzato a Milano: «L’iniziativa della minoranza Pd mira chiaramente a segnalare l’esistenza tra i Democratici di un’area che non fa sconti alla debolezza dell’attuale dirigenza, chiudendo con atteggiamenti di appeasement interno che nulla hanno a che fare con l’esigenza di unità interna, correttamente intesa, di un partito a vocazione maggioritaria». Libertà Eguale non è invece «un’area politica interna al Pd. Vi si ritrovano persone che fanno riferimento a tutto l’arco del centrosinistra riformista, anche senza un’appartenenza personale a uno dei partiti di quest’area. Il tema della difesa europea è uno di quelli decisivi giacché occorre evitare di confondere due piani diversi».

Il primo, spiega Ceccanti, è quello di riconoscere senza ambiguità l’esigenza di una difesa che faccia fronte all’aggressività reale delle autocrazie e al disimpegno sostanziale in questo ambito dell’Amministrazione Trump. Il secondo è quello di imputare la responsabilità di questo nuovo ruolo all’Unione europea più che a una somma di iniziative separate dei singoli Stati al di là delle forme concrete che si potranno individuare in sede europea: con strumenti comuni o col coordinamento di quelli statali. «Nel centrosinistra questi due piani non vanno confusi giacché spesso la seconda esigenza è utilizzata per negare la prima: si evocano magari esigenze radicali immediate, come tali non perseguibili subito (come l’esercito europeo) per rilevare l’assenza di consenso su di esse e quindi trarne come conseguenza la impossibilità di fare alcunché. E questo al netto delle posizioni del pacifismo astratto che nega in sé l’esigenza della difesa e che tende a denunciarla come presunto cedimento a una logica aggressiva. Come se la storia del Paese non ci ricordasse che il pacifismo reale della Repubblica non fosse iniziato con l’adesione alla Nato nel 1949, primo caso di applicazione delle limitazioni di sovranità dell’articolo 11 della Costituzione, articolo che va sempre letto tutto intero». Considerate, dunque, le dovute differenze, c’è da dire però che l’incontro di Libertà Eguale – complice anche il ruolo consociativo di Stefano Bonaccini, contestato leader di Energia Popolare – assume un significato più politico. Ne è convinto anche Guerini, che è tra gli ospiti di primo piano a Livorno e che non intende più lasciare nelle mani del presidente del Pd l’alternativa a Elly Schlein.

Le dichiarazioni di Prodi e Parisi agitano i vertici dem
I recenti eventi, comprese le dichiarazioni di Romano Prodi e Arturo Parisi di questi giorni, stanno creando non poca agitazione tra i vertici del Pd. Non si aspettavano, forse, un livello così alto di critica. La controrisposta è stata tuttavia parecchio insufficiente. Basta farsi un giro nella “base” istituzionale schleiniana, dove abbondano dichiarazioni d’allarme e accuse di maschilismo (!) contro Prodi, il quale si è limitato a fornire argomentazioni politiche del perché al momento non esista una alternativa credibile al governo Meloni. «La riassumerei (ancora una volta) così: non tutti, soprattutto uomini di mezza età, riescono ad accettare che una donna di sinistra, libera, guidi la loro comunità politica», ha scritto su Facebook l’assessora all’Istruzione della Regione Toscana Alessandra Nardini, commentando le dichiarazioni critiche di Prodi, Parisi e Luigi Zanda. «Se poi la donna in questione sta pure facendole recuperare credibilità, grazie finalmente a una linea chiara e coerente, e sta riuscendo persino a ricostruire una ampia coalizione progressista che la potrebbe portare a guidare un nuovo governo, allora è decisamente troppo e va affossata. C’è un però: la base, ovvero le persone, e i risultati, sono dalla sua parte, quindi temo dovranno farsene una ragione».
I riformisti si preparano a sfidare Schlein
L’impressione tuttavia è che i riformisti – non tanto Prodi che rimane un osservatore esterno ancorché privilegiato – non se ne faranno una ragione e anzi si faranno trovare preparati quando sarà il momento di sfidare l’attuale segretaria. Lo ha fatto capire perfettamente Picierno una settimana fa a Milano: «Serve chiarezza anche dentro il Pd, e non bisogna avere paura di fare questa chiarezza. E nemmeno dei luoghi in cui farla: i congressi si fanno per questo, per discutere della linea politica». È appena cominciata un’altra campagna elettorale, anche da Livorno.

