Aggressivo su tutte le superfici, è amante dei campi in terra battuta ma il torneo preferito è sull’erba di Wimbledon. Dotato di un ottimo diritto, colpo con cui cerca di imporre il suo ritmo all’avversario, a 26 anni Francisco Cerundolo è ormai una presenza costante dei primi 40 tennisti del ranking, tanto da toccare il 5 maggio 2025 il 18esimo posto, ad oggi suo miglior piazzamento in carriera dopo una prima metà di stagione eccellente soprattutto sul cemento americano. Complice un calo di risultati e fiducia nei propri mezzi, alla vigilia dell’ultimo Masters 1000 è sceso in 21esima posizione.
La famiglia di sportivi, la laurea e la carriera junior: chi è Francisco Cerundolo

Allenato da Nicolas Pastor e Pablo Cuesta, Francisco Cerundolo ha lo sport nel sangue. Originario di Buenos Aires, dove è nato il 13 agosto 1998, è figlio di Alejandro, ex tennista professionista capace di spingersi a ridosso della 300esima posizione mondiale e proprietario di un’accademia assieme alla moglie Maria Luz. È stato lì che Francisco e suo fratello minore Juan Manuel – oggi numero 88 del ranking – hanno impugnato per la prima volta una racchetta. Diverso il cammino della sorella Maria Constanza, che nell’hockey su prato ha vinto l’oro alle Olimpiadi giovanili 2018 con la sua Argentina. Innamorato del tennis di Roger Federer, idolo per molti tennisti della Gen Z, e di David Nalbandian, Fran (suo soprannome con gli amici) si è laureato in Management con specializzazione in Economia e Finanza ma ha saltato tutta la trafila nei tornei juniores.
Pur avendo iniziato a giocare in competizioni internazionali dal 2016, a causa di risultati non proprio entusiasmanti si trasferì negli Usa prima di tornare a Buenos Aires dopo un paio d’anni e riprendere in mano la racchetta. A 20 anni, ecco i primi risultati degni di nota. In due mesi, Francisco Cerundolo raggiunse tre finali, vincendone due, ed esordì nel Challenger di casa grazie a una wild card. Nel 2018 anche la medaglia d’argento ai Giochi sudamericani, dove perse in finale da Marcelo Tomás Barrios Vera. L’anno dopo arrivarono altri quattro titoli Itf ma, proprio quando stava per fare il definitivo salto di qualità, il Covid bloccò tutto. «Era molto frustrato per il congelamento delle classifiche», ha raccontato di quei mesi suo padre, come riporta Ubitennis. «Sapeva di valere i primi 60 o 70 del mondo, ma restava parecchio fuori dalla top 100».
La consacrazione nel 2021, la conferma due anni dopo e il 2025 altalenante

Proprio Buenos Aires gli regalò nel 2021 la prima finale nel circuito, poi persa dal connazionale Diego Schwartzmann, che nell’ottobre precedente era addirittura entrato in Top 8 mondiale. Dopo alcuni alti e bassi per tutta la stagione, a inizio 2022 raggiunse clamorosamente la semifinale del Masters 1000 di Miami eliminando Reilly Opelka e un giovane Jannik Sinner – ritiratosi dopo cinque game – prima di arrendersi a Casper Ruud, che gli avrebbe infranto qualche anno dopo anche il sogno olimpico agli ottavi. Entrato in Top 50, il battesimo non fu dei più semplici: sull’erba amata di Wimbledon, si dovette inchinare a Rafael Nadal, quell’anno semifinalista ai Championships. La scalata continuò nella seconda metà della stagione con il trionfo a Bastad su Sebastian Baez e la semifinale di Amburgo (persa da Lorenzo Musetti, poi campione) che gli consentirono di entrare per la prima volta in Top 30.
Nel 2023 ancora ottimi risultati a Miami e Barcellona con i quarti di finale e agli Internazionali d’Italia, dove agli ottavi eliminò per la seconda – e finora ultima – volta in carriera Sinner (allora ottavo del ranking). Conquistata la Top 20 anche grazie al quarto turno del Roland Garros, ad oggi il suo miglior risultato in un torneo dello Slam – si aggiudicò anche il 250 di Eastbourne e contribuì alla vittoria del Team World in Laver Cup battendo Alejandro Davidovich Fokina. Nel 2025, dopo l’ottima prima parte di stagione con la semifinale di Madrid – persa ancora una volta da Ruud – e il 70 per cento di match vinti su terra rossa, il calo. Non vince più di due partite consecutive da maggio. Personale modello di riferimento? Jannik Sinner. «Guardalo, non era forte da giovane», gli ripete spesso il padre. «Se ce l’ha fatta lui, ci puoi arrivare anche tu».
