A Oslo, per il Natale del 2025, prima ancora di San Nicola (Santa Claus) arriverà Prada a portare doni esclusivi. A metà novembre, con un tempismo perfetto per l’avvio della stagione delle feste (e degli acquisti), la casa milanese, emblema mondiale del lusso, inaugurerà il suo primo negozio monomarca nella capitale e in tutta la Norvegia.
Nella ricca Norvegia reddito pro-capite di 90 mila dollari l’anno
Fino a oggi, la maison era presente solo all’interno dei grandi magazzini Steen & Strøm, la Rinascente norvegese, e non ha mai avuto una sua boutique su strada: l’apertura segna dunque una pedina strategica per il gruppo della “Signora Miuccia“, oggi la stilista più importante al mondo. La mossa di Prada ha un senso geo-economico: il Nord Europa è un’area dall’alto reddito pro capite, e la Norvegia, grazie al fondo sovrano Norges Bank, è uno dei Paesi più ricchi al mondo, con un reddito pro-capite di 90 mila dollari l’anno. Oslo è dunque la città perfetta per l’«alta desiderabilità» del marchio Prada, per usare un’espressione della medesima azienda.
L’industria del lusso viene da due anni di rallentamento
In più, l’apertura manderà anche un segnale incoraggiante all’industria del lusso che viene da due anni di rallentamento (e per alcuni, come Burberry, di crisi conclamata) ed è anche finita sotto attacco, come dimostra il recente caso di Brunello Cucinelli che è stato fatto affondare in Borsa da Morpheus, un fondo speculativo americano.

Guerra, l’ex Luxottica con un passaggio nel governo Renzi
L’ingresso nel Paese nordico è uno dei fascicoli più caldi sul tavolo di Andrea Guerra, il “super dirigente” italiano (è l’uomo che ha fatto grande prima la Indesit di Vittorio Merloni poi la Luxottica di Leonardo Del Vecchio, oltre a essere stato pure nel governo Renzi, come consigliere strategico di Palazzo Chigi, prima di passare a Eataly) che è stato chiamato da Patrizio Bertelli a guidare Prada verso il passaggio al figlio Lorenzo.

Sul tavolo altri due fascicoli: si parla di chiusura
Il Nord Europa non è però solo una campagna di espansione, per Guerra: sul suo tavolo ci sono altri due fascicoli, molto più problematici: Manchester, in Inghilterra, e Glasgow, in Scozia. Si sta valutando il loro futuro e non è esclusa una chiusura. Nel 2010, il gruppo italiano (ma quotato in Cina alla Borsa di Hong Kong) aveva aperto due punti vendita (Prada e Miu Miu) all’interno dei grandi magazzini House of Fraser di Glasgow, per un totale di 150 metri quadrati che erano stati entrambi progettati dall’architetto Roberto Baciocchi.

House of Fraser non in linea con il concetto di esclusività che vuole Prada
Dopo 15 anni di presenza, il 31 dicembre 2025 potrebbe calare la saracinesca sulla Scozia: sebbene House of Fraser sia il posto di compere più esclusivo della città, si tratta di una catena di negozi di fascia medio-bassa, non in linea con l’esclusività di Prada. A Londra, per esempio, House of Fraser, di proprietà del gruppo Sports Direct (vendita di abbigliamento sportivo) del magnate Mike Ashley, ha chiuso tutti i suoi punti vendita tra cui quello di punta di Oxford Street, che era accanto a John Lewis, e quello dentro il mega centro commerciale Westfield, a Shepherd’s Bush.

L’economia di Glasgow non brilla, mentre a Manchester Prada conta due negozi. Di qui la volontà di rivedere la presenza nel Regno Unito da parte di Guerra, che peraltro proprio nel fine settimana del 25-26 ottobre è stato avvistato a Londra nei padiglioni di Frieze, la fiera d’arte più importante al mondo.
Manchester rimane pur sempre un’ex città industriale con un basso livello sociale
Il Paese anglosassone ha una geografia economica anomala: pur essendo gli inglesi più ricchi degli italiani (come reddito per cittadino), la maggior parte dei benestanti si concentra su Londra, mentre tutto il resto del Paese ha un grosso divario. Manchester è la seconda metropoli del Regno Unito, e i due club di calcio (il City e lo United) danno un’enorme spinta al Pil locale, ma rimane pur sempre un’ex città industriale dove il livello sociale medio è basso.
