Mediobanca, la scomparsa di Bruna Cingano e gli intrecci con Giavazzi: le pillole del giorno

Adesso Mediobanca è tutta romana: se n’è andata anche la vedova Cingano. Il commento che serpeggia intorno a Piazzetta Cuccia si riferisce alla scomparsa di Bruna Cingano Carisi, che «il 28 ottobre, dopo una vita lunga e intensa, è serenamente mancata», come si legge nel primo necrologio apparso sul Corriere della Sera. Ma chi era Bruna Carisi? La vedova di Francesco Cingano (1922-2003), storico numero uno della Comit e poi presidente di Mediobanca dopo Antonio Maccanico. Tre i figli, Ettore, Andrea e Giovanella. Quest’ultima ha sposato l’economista (ed ex “senior advisor” chiamato al governo da Mario Draghi) Francesco Giavazzi, che verosimilmente aveva dunque ben chiare le dinamiche dell’istituto bancario. Qui un testo poco conosciuto dove Giavazzi parla della consorte Giovanella e dell’avvicinamento al buddismo. E qui, su Voci di Cortina, Giovannella confessa la sua passione ampezzana, scrivendo che «da 85 anni la mia famiglia va a Cortina, io da 70».

Mediobanca, la scomparsa di Bruna Cingano e gli intrecci con Giavazzi: le pillole del giorno
Mediobanca, la scomparsa di Bruna Cingano e gli intrecci con Giavazzi: le pillole del giorno

Nordio, festeggiamenti continui

Per il ministro della Giustizia Carlo Nordio è tempo di celebrare il via libera definitivo del Senato alla riforma della Giustizia sulla separazione delle carriere dei magistrati (in attesa del referendum). In realtà i festeggiamenti del Guardasigilli sono cominciati da una settimana, grazie a un party con prodotti gastronomici pugliesi. Ed eccolo come da tradizione con il bicchiere in mano, tra burrate e prelibatezze tipiche appule. Ma non ditelo al leader pentastellato, il foggiano Giuseppe Conte.

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Carlo Nordio, al centro, con un bel bicchiere di vino (foto da Instagram).

Chi si rivede a destra? Gramazio. Con Fini e Terzi, più Velardi

Ai tempi del suo massimo splendore elettorale, Domenico Gramazio era soprannominato “er pinguino”. A Roma erano famosissimi, lui e Teodoro Buontempo, detto “er pecora”, emblemi della destra di popolo. Buontempo è morto da anni, nel 2013, e Gramazio – dopo essere finito sotto la lente d’ingrandimento della magistratura – è tornato, a 78 anni, a fare politica. Nella serata di lunedì 3 novembre a Roma, al “Montarozzo” di via Appia Antica, va in scena l’incontro “La rivoluzione dimenticata. 1956: l’occupazione sovietica di Budapest”, con Gramazio presente in qualità di direttore di Realtà Nuova, assieme a Claudio Velardi, direttore del Riformista, e agli ex ministri degli Affari Esteri Gianfranco Fini e Giulio Terzi di Sant’Agata. Imperdibile.

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Domenico Gramazio alla commemorazione della strage di Acca Larentia (foto Imagoeconomica).