Il vantaggio di Majorino nella corsa per Milano e le altre pillole del giorno

Mentre il centrodestra sta ancora litigando sulla papabile candidatura di Maurizio Lupi a sindaco di Milano, la partita per il post Beppe Sala che si gioca nel 2027 potrebbe essere meno aperta di quel che si pensi, dopo 15 anni consecutivi di amministrazione di centrosinistra. Proprio la coalizione progressista sarebbe in netto vantaggio, almeno secondo i sondaggi condotti da Youtrend in vista delle prossime elezioni comunali. Le intenzioni di voto indicano il 54,6 per cento degli elettori a favore di Pierfrancesco Majorino, che quindi vincerebbe già al primo turno, e il 40,6 per cento schierato con un generico candidato del centrodestra, il cui nome non è stato indicato. Briciole per eventuali terzi incomodi: giusto un misero 4,8 per cento. La rilevazione è stata eseguita tramite 818 interviste ed è stata commissionata dall’agenzia di stampa Bovindo, quella che segue il Pd in Regione Lombardia, dove cioè proprio Majorino è capogruppo. Guardando le singole formazioni politiche, il 27,3 per cento degli elettori sceglierebbe il Partito democratico, seguito dal 19,8 per cento per Fratelli d’Italia e il 12,4 per cento per Alleanza Verdi-Sinistra. Mentre restando sui singoli nomi, il 35 per cento degli elettori del centrosinistra si orienterebbe su Majorino, consigliere regionale del Pd ed ex assessore alle politiche sociali del Comune di Milano, mentre il 31 per cento preferirebbe Mario Calabresi, attuale ceo, direttore editoriale e socio fondatore di Chora Media, nonché ex direttore de La Stampa e la Repubblica. Niente dati sulla vicesindaca Anna Scavuzzo, che pure è stata fin qui l’unica a essersi esplicitamente resa disponibile alla corsa per Palazzo Marino. Alessandro Capelli, segretario del Pd a Milano, ha detto che il cavallo su cui puntare sarà scelto dopo l’estate, e che la via delle Primarie sarebbe la migliore possibile. Nel sondaggio c’è anche una valutazione sugli indici di notorietà dei possibili candidati: dopo l’attuale sindaco Sala (91 per cento), i nomi più noti sono quelli di Majorino (76 per cento), Maurizio Lupi (73 per cento), Stefania Craxi (72 per cento), Mario Calabresi (65 per cento) e Umberto Ambrosoli (56 per cento). All’appuntamento con le urne manca un anno, ma i numeri cominciano a dare qualche chiara indicazione.

Il vantaggio di Majorino nella corsa per Milano e le altre pillole del giorno
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Il vantaggio di Majorino nella corsa per Milano e le altre pillole del giorno
Il vantaggio di Majorino nella corsa per Milano e le altre pillole del giorno

Valditara molto amato dai presidi delle scuole

Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del merito, quello che ha detto che Piersanti Mattarella, fratello del presidente della Repubblica, fu ucciso dalle Brigate Rosse (anziché da Cosa Nostra, giustificandosi poi dietro la scusa del «lapsus»), è amatissimo dai presidi delle scuole. Il motivo? Il maxi aumento di stipendio che è stato concesso alla “sezione dirigenti” del dicastero, e che comprende proprio i presidi. Per effetto del rinnovo del contratto, gli aumenti medi sono di circa 500 euro al mese, con arretrati che toccano quota 6 mila euro. Cifre che somigliano molto a quelle conquistate dal sindacato dei bancari, e che nel pubblico impiego non si vedevano da tempo. E così Valditara è diventato l’idolo dei presidi delle scuole.

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Giuseppe Valditara (Imagoeconomica).

Reale Mutua tra La Stampa e Confagricoltura

Per il futuro del quotidiano La Stampa si parla di un intervento «importante» di Reale Mutua. La compagnia assicurativa in questi ultimi tempi è molto attiva sul fronte della comunicazione e della pubblicità: a parte gli spot con protagonista Lillo, un attore certo lontanissimo dallo standing sabaudo del gruppo, le presenze del board a Roma si sono moltiplicate. L’ultima è avvenuta nella sede nazionale di Confagricoltura, dove insieme alla confederazione guidata da Massimiliano Giansanti è stata promossa l’iniziativa “AGRIcoltura100” con il patrocinio del ministero dell’Agricoltura guidato da Francesco Lollobrigida, «per valorizzare il contributo del settore agricolo alla crescita sostenibile dell’Italia e promuovere un modello di sviluppo responsabile in linea con l’Agenda Onu 2030». Fatto sta che le apparizioni nella Capitale stanno diventando sempre più importanti, per Reale Mutua, specie con il governo presieduto da Giorgia Meloni.

Piepoli prevede anche… il turismo

Nicola Piepoli, classe 1935, storico “re dei sondaggisti”, lavora senza sosta. Nella giornata di lunedì 18 maggio a Roma è chiamato ad annunciare le sue previsioni sulle prossime vacanze, in un focus dedicato a quel turismo che ormai rappresenta la prima industria italiana. “Prospettive e opportunità per l’estate 2026”, è il titolo dell’incontro in programma nella sede della Camera di Commercio di Roma, a piazza di Pietra.

Il vantaggio di Majorino nella corsa per Milano e le altre pillole del giorno
Nicola Piepoli (foto Imagoeconomica).

I regali di Senato e Camera al Salone del Libro

Chi va a Torino al Salone del Libro viene sommerso dai regali del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati. Anche quest’anno le istituzioni partecipano alla manifestazione organizzata all’interno del Lingotto Fiere, e nello spazio ospitato nel padiglione “Oval”, condiviso con il ministero dell’Istruzione e del merito, si tengono incontri dove a tutti viene regalata una copia della Costituzione vigente, con lo speciale logo per gli 80 anni della Repubblica, e la riproduzione anastatica del testo firmato il 27 dicembre 1947, assieme ad altre pubblicazioni come la Dichiarazione universale dei diritti umani e “Il Senato in sintesi”. Non è tutto gratis, però, dato che i visitatori possono acquistare, per esempio, alcuni dei volumi più significativi della produzione editoriale del Senato, anche in collaborazione con alcune case editrici nazionali, come il Codice parlamentare e i cataloghi delle mostre che si svolgono negli spazi di Palazzo Madama. Entusiastico il comunicato del Senato guidato da Ignazio La Russa: «Molto apprezzata la riproduzione fotografica dell’Aula, che è ormai luogo tradizionale di selfie per ragazzi e adulti». Già, perché ormai chi visita Palazzo Madama, e pure Montecitorio, ci tiene tantissimo al selfie, più che seguire i lavori parlamentari e conoscere i meccanismi che regolano la vita parlamentare…

Altro che Ponte, la vera grande opera è l’alta velocità frusinate per Tajani: le pillole di L43

Antonio Tajani è vicepremier e ministro degli Esteri, ma non smette mai di pensare al “suo” territorio ciociaro. E andrà a finire che la “grande opera” varata dal governo di Giorgia Meloni non sarà il salviniano Ponte sullo Stretto di Messina, ormai dimenticato da tutti tra mille intoppi burocratici, ma – udite udite – la stazione ferroviaria ad alta velocità di Frosinone. Cioè quella che viene pomposamente definita come «un’infrastruttura strategica per lo sviluppo del Frusinate, decisiva per la mobilità del territorio, per i lavoratori pendolari, gli studenti». Era un vecchio pallino del leader di Forza Italia, di cui Lettera43 aveva già dato conto. Adesso è arrivato anche lo studio di fattibilità della stazione dell’alta velocità a Frosinone: «L’opera nascerà a circa 800 metri dal casello autostradale di Ferentino (con cui Tajani ha uno stretto legame affettivo visto che lì era nata la madre Augusta Nardi, insegnante di latino e greco, ndr) e a meno di 10 chilometri da quello di Frosinone. Avrà un impatto su un bacino che comprende oltre 110 comuni, con circa un milione di abitanti e più di 200 mila lavoratori».

Altro che Ponte, la vera grande opera è l’alta velocità frusinate per Tajani: le pillole di L43
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani in treno (foto Ansa).

Va bene, ma le tempistiche? «L’anno prossimo si passa all’iter autorizzativo, nel 2028 alla validazione del piano di fattibilità economica e all’avvio della gara. Se tutto va come è accaduto in questi anni su questo progetto, l’avvio dei lavori può avvenire nel 2030, la fine dei cantieri nel 2033», ha detto il vicepremier e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Matteo Salvini, sperando che le date fornite siano più affidabili di quelle che aveva promesso per il Ponte, dato che tra consegna del progetto definitivo e partenza dei lavori le scadenze dovevano essere «entro la fine del 2024», poi «entro il 2025», poi «a febbraio 2026», poi chissà.

Altro che Ponte, la vera grande opera è l’alta velocità frusinate per Tajani: le pillole di L43
Matteo Salvini e Antonio Tajani (foto Imagoeconomica).

Non solo: sempre nei testi ufficiali si legge che «la nuova infrastruttura migliorerà in modo significativo i collegamenti con i principali nodi dell’alta velocità italiana — da Roma a Milano, Torino, Bologna, Firenze e Napoli — garantendo tempi di viaggio più rapidi e una maggiore accessibilità per cittadini e imprese. La futura stazione Av sorgerà secondo un modello già adottato in infrastrutture di riferimento come la stazione Reggio Emilia Av Mediopadana. Il progetto prevede una stazione a quattro binari con due marciapiedi laterali completamente coperti e collegamenti sicuri attraverso un sottopasso».

Altro che Ponte, la vera grande opera è l’alta velocità frusinate per Tajani: le pillole di L43
Un Antonio Tajani d’annata che scende da un treno (foto Ansa).

Tutto merito della «stretta sinergia tra il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, attraverso il diretto impegno del ministro Salvini, la società Rfi, la Regione Lazio e l’amministrazione comunale di Frosinone». Sono stati compiuti «rilevanti passi in avanti verso il completo ammodernamento del sistema di mobilità della Provincia di Frosinone e di tutto il Lazio meridionale», ha detto l’assessore alle Politiche abitative, case popolari, politiche del mare e Protezione civile della Regione Lazio, Pasquale Ciacciarelli, che è della Lega.

Altro che Ponte, la vera grande opera è l’alta velocità frusinate per Tajani: le pillole di L43
Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca con l’assessore Pasquale Ciacciarelli (foto Imagoeconomica).

Però chi gongola alla fine è sopratutto Tajani, ciociaro doc, che può rivendicare anni di battaglie per conquistare un “hub” di qualità per il territorio, e capace di creare tanti nuovi posti di lavoro. Il progetto della stazione, che si chiamerà MedioLatium, costerà 125 milioni di euro, se tutto va bene. «Magari un giorno quella stazione verrà intitolata proprio ad Antonio, in segno di eterna riconoscenza», spifferano scherzando, ma neanche troppo, i milanesi di Forza Italia. In fondo, già esiste un aeroporto che porta il nome di Silvio Berlusconi, il fondatore del partito…

Fermi tutti, Rampelli e Montanari la pensano allo stesso modo

Chi l’avrebbe mai detto: il destrissimo Fabio Rampelli, il “gabbiano” romano che è anche architetto, oltre che vicepresidente della Camera in quota Fratelli d’Italia, la pensa come Tomaso Montanari, lo storico dell’arte che è anche rettore dell’Università per stranieri in quel di Siena. A unirli, la battaglia contro il progetto di costruire un immobile per la Galleria Borghese, a due passi dallo storico edificio. Le parole di Rampelli? «Il museo per fortuna è di proprietà dello Stato e difficilmente sarà possibile per il Campidoglio costruire un mostro di cemento e acciaio al suo fianco, modello Nuvola di Fuksas. Il sito dove si vorrebbe intervenire è oltretutto d’interesse comunitario. La risposta al desiderio di favorire un maggior afflusso di visitatori e di liberare i depositi, prende una strada sbagliata. Occorre progettare una rete museale che diffonda le opere d’arte sul territorio portandole in periferia anche come strumento per un loro riscatto. Esprimo la mia vicinanza alle associazioni che si sono sollevate contro questo progetto scellerato». Montanari aveva parlato di «scempio», dicendo che sarebbe «come costruire una sopraelevazione sulla Cupola del Brunelleschi, fare un’isola artificiale con spiaggia nel Bacino di San Marco, aggiungere una dépendance al Tempietto del Clitunno».

Altro che Ponte, la vera grande opera è l’alta velocità frusinate per Tajani: le pillole di L43
Altro che Ponte, la vera grande opera è l’alta velocità frusinate per Tajani: le pillole di L43

Rocca ha sempre la grana della Lega: entra Calenda?

Regione Lazio con i soliti problemi: la Lega, con gli assessori Pasquale Ciacciarelli e Simona Baldassarre che non vogliono procedere al rimpasto della giunta guidata da Francesco Rocca, anche perché perderebbero il posto. Ormai le posizioni del governatore sono difficilmente riconciliabili con quelle del partito di Matteo Salvini, tanto che ci sono riunioni in cui spesso si combatte internamente tra forze della maggioranza. Pure i comunicati, come quello leghista di mercoledì 13 maggio, sono durissimi nel respingere il tentativo di rimescolare le carte nella giunta. Ecco il testo di Ciacciarelli e Baldassarre: «Si è tenuto il coordinamento regionale della Lega dove abbiamo discusso delle tematiche per il rilancio dell’azione politica nel Lazio e soprattutto dell’esigenza di riaccendere la discussione su temi di reale interesse per i cittadini. In qualità di assessori regionali del Lazio non possiamo che ringraziare il presidente Rocca per il rispetto istituzionale di cui ha voluto onorare le nostre professionalità all’interno della giunta regionale. Riteniamo doveroso svolgere la carica di assessore mantenendo un rapporto giornaliero con tutte le amministrazioni e le realtà presenti sul nostro territorio, aprendo un confronto funzionale alla risoluzione delle diverse problematiche presenti. Le valutazioni rimangono in capo al partito come ha sempre fatto per la crescita dello stesso. Svolgiamo da sempre la nostra attività politica credendo fortemente nella centralità da attribuire al partito di appartenenza». Lo stallo è assicurato. E la prospettiva futuribile di dare spazio a Carlo Calenda in un governo di destra-centro per fare a meno di Salvini e dei suoi appare sempre più concreta, anche a livello locale.

Altro che Ponte, la vera grande opera è l’alta velocità frusinate per Tajani: le pillole di L43
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Altro che Ponte, la vera grande opera è l’alta velocità frusinate per Tajani: le pillole di L43
Altro che Ponte, la vera grande opera è l’alta velocità frusinate per Tajani: le pillole di L43

Buttafuoco a reti unificate e le altre pillole del giorno

Una cosa è certa: Pietrangelo Buttafuoco non le manda a dire. Dopo la lettera aperta ad Avvenire, il presidente della Biennale di Venezia si è “concesso” un’intervista a Il Fatto Quotidiano e un’ospitata a Il fienile, il video-podcast di Luca Zaia, per spiegare ancora una volta l’apertura alla Russia che ha diviso la maggioranza, il governo e il MiC. «Il più grande fraintendimento è di avermi accreditato, in quanto presidente della Biennale, di una potestà selettiva che non possiedo: far entrare in Biennale o far uscire dalla Biennale questo o quello», spiega Buttafuoco al quotidiano diretto da Marco Travaglio.

Buttafuoco a reti unificate e le altre pillole del giorno
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Buttafuoco a reti unificate e le altre pillole del giorno

E ne ha anche per Alessandro Giuli, che a causa delle tensioni ha disertato l’inaugurazione: «Avrà certamente obbedito alla ragion di Stato. Io ho rispettato l’istituzione e le sue regole che purtroppo pochi conoscono. E non spetta a me la consacrazione dell’uno o il dileggio dell’altro. Giuli è un fratello e troverà modo di venire. Tutto si potrà dire tranne che non si nutra affetto sincero». Ma Buttafuoco con Il Fatto si spinge pure oltre: «Più che Putin temo che l’Occidente, le grandi borghesie di queste democrazie liberali, non abbiano ancora digerito il processo con cui la Russia ha fatto fuori da sola l’Unione Sovietica, ha prodotto nel suo seno la forza per liberarsi del proprio ingombrante passato senza il tutor occidentale». Parole che non sono sfuggite – ovviamente – a Carlo Calenda. «Cosa deve fare o dire Buttafuoco per essere accompagnato alla porta?», ha attaccato il leader di Azione. «Esiste l’aggravante dell’autocompiacimento in questo signore. Una sorta di predilezione per le pose che hanno come obiettivo unico épater le bourgeois e che lo rendono inadatto alle cariche pubbliche».

Buttafuoco è tornato sulla polemica delle polemiche pure a Il fienile di Zaia. Anche in questo caso con un eloquio efficace: «È l’istituzione ridotta al rango di una fureria, dove pensi di poter comandare con i rutti». Il presidente della Biennale ricorda «l’equivoco terribile per cui si dice che non bisognava invitare» gli artisti russi, visto che il Paese è proprietario di un padiglione «presente dal 1914 con ancora l’aquila dei Romanov». L’intellettuale siciliano ne ha anche per l‘Ue che minaccia di togliere i contributi: «Anche loro non sanno come funziona, pensano che tutto sia come quando dicono a qualcuno “caccia quel direttore”, “non portare in scena quella ballerina”. Non c’è più decoro e rispetto istituzionale, non ti fai spiegare, c’è solo il grugnire». Parlando della reazione di Giuli e di una parte del centrodestra, a Buttafuoco «è sembrato eccentrico che in una campagna elettorale» si scatenasse «una guerra di questo tipo. Nessuno può pretendere che la Biennale aggiunga sanzioni non avendo nessuna facoltà e nessun potere». Però ha apprezzato l’appoggio di mondi tra loro lontanissimi, «RenziSalvini, Ezio Mauro e Giuliano Ferrara, Marco Travaglio». Del resto a Venezia, aveva assicurato Buttafuoco durante la conferenza stampa di presentazione della 61esima Esposizione internazionale d’Arte, «non abbracciamo le armi, prepariamo la pace. Non alimentiamo polemiche, apriamo discussioni». E mettere d’accordo Renzi, Travaglio e Salvini è già un piccolo risultato.

Buttafuoco a reti unificate e le altre pillole del giorno
Luca Zaia e Pietrangelo Buttafuoco al Fienile (da Youtube).

Schillaci “pesca” lo staff a sinistra

«Tutti a parlare dei licenziamenti di Alessandro Giuli al ministero della Cultura, ma di Orazio Schillaci che nomina nel suo staff chi ha lavorato con il centrosinistra nessuno dice nulla…», sibilano dalle parti di Fratelli d’Italia commentando l’arrivo di Alessandra Migliozzi al ministero della Salute come capo ufficio stampa. Fino a qualche mese fa Migliozzi, che è particolarmente stimata dall’area Pd, era in forze al ministero dell’Istruzione in cui entrò nel lontano 2013. E dove potrebbe tornare, magari nella prossima legislatura…

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Il ministro della Salute Orazio Schillaci (foto Imagoeconomica).

Fiorello l’ha fatta grossa

Stavolta Fiorello l’ha fatta grossa: martedì ha cominciato la puntata della Pennicanza annunciando che nel corso della trasmissione avrebbe parlato di ministri e amanti. Lo showman ha ovviamente scatenando il panico nel governo. Uffici stampa mobilitati, dirette seguite dal cellulare, per non parlare dei vertici Rai che stanno sulle spine ogni volta che Fiorello va in onda. Anche perché la trasmissione è in diretta.

Buttafuoco a reti unificate e le altre pillole del giorno
Fiorello con Biggio alla Pennicanza (dal profilo Instagram).

L’intesa della destra su Sangiuliano in Campania e le altre pillole del giorno

Genny è quasi magia. Sangiuliano pare essere riuscito nell’impresa di mettere d’accordo un centrodestra spaccato. Dopo l’affaire Boccia, l’addio forzato al ministero della Cultura, il ritorno al giornalismo come corrispondente Rai da Parigi e la seconda vita politica da consigliere regionale in Campania per Fratelli d’Italia, ora sul suo nome è arrivata la tanto agognata convergenza politica: farà il capo dell’opposizione in Campania, ruolo ereditato da Edmondo Cirielli, che dopo la sconfitta si è dimesso da consigliere regionale ed è tornato a fare il viceministro degli Esteri a tempo pieno. Alla fine anche Forza Italia si è convinta, come ha detto il segretario regionale degli azzurri, Fulvio Martusciello, dopo l’incontro alla Farnesina proprio con Cirielli: «C’è un accordo nazionale e intendiamo rispettarlo. Prendiamo atto dell’indicazione di Fratelli d’Italia». Non proprio un’adesione entusiasta. Anche perché i forzisti rivendicavano per loro questo ruolo e avevano già individuato il nome giusto, quello del consigliere Massimo Pelliccia, mister preferenze (17 mila): «Il capo dell’opposizione deve essere chi ha ricevuto più voti», aveva detto Martusciello. Poi evidentemente si è fatto convincere. La Lega, invece, si è schierata da subito con Sangiuliano. Alla fine tutti più o meno d’accordo, con qualche sorriso tirato. L’intesa era delicata anche perché ci sono da giocare le partite in programma tra fine maggio e inizio giugno ad Avellino e soprattutto a Salerno, dove Gherardo Maria Marenghi deve sfidare un pezzo da novanta come Vincenzo De Luca. L’obiettivo realistico? Puntare al ballottaggio. E non ci si poteva permettere di rimanere spaccati. Se al Sud le frizioni sono state superate, a Milano, con prospettiva 2027, su Maurizio Lupi ancora non c’è unità. Il leader di Noi Moderati è appoggiato da Ignazio La Russa, ma la Lega è contraria e Forza Italia resta divisa. Forse dovranno chiedere a Genny qualche consiglio per andare d’amore e d’accordo…

L’intesa della destra su Sangiuliano in Campania e le altre pillole del giorno
L’intesa della destra su Sangiuliano in Campania e le altre pillole del giorno
L’intesa della destra su Sangiuliano in Campania e le altre pillole del giorno
L’intesa della destra su Sangiuliano in Campania e le altre pillole del giorno
L’intesa della destra su Sangiuliano in Campania e le altre pillole del giorno
L’intesa della destra su Sangiuliano in Campania e le altre pillole del giorno

Dalla prima lettera di Buttafuoco ad Avvenire

Ha fatto molto discutere la lettera vergata dal musulmano Pietrangelo Buttafuoco e apparsa in prima pagina sul quotidiano della Cei, Avvenire. I vescovi italiani sembrano aver fatto una scelta di campo, dando spazio al presidente della Biennale di Venezia: Buttafuoco, onoratissimo, in realtà ha risposto all’intervento di padre Antonio Spadaro, teologo e sicilianissimo come Pietrangelo (il religioso si chiama in realtà Antonino ed è di Messina), e ha gettato la bomba, incurante del pericolo. Ricordando che «alla Biennale Arte del 1997 viene attribuito il Leone d’oro a Marina Abramovic per la performance Balkan Baroque, ispirata alla tragedia della guerra dei Balcani, partecipante della mostra centrale curata dal compianto Germano Celant». E ancora: «Più di una volta abbiamo letto o sentito appelli rivolti alla “denazionalizzazione” della mostra, auspicando l’abbandono della formula ottocentesca che prevede le partecipazioni nazionali. Ma se la Biennale di Venezia ha assunto nel tempo e ancora riveste – come clamorosamente in questi mesi si è visto – un valore simbolico riconosciuto nel mondo, ciò lo si deve proprio alla dialettica poc’anzi ricordata fra le sue due componenti originarie, la mostra centrale e le mostre proposte dalle nazioni». Non una parola sul ministro della Cultura Alessandro Giuli, completamente assente nei ragionamenti di Buttafuoco. L’unico impegno del presidente della Biennale di Venezia era quello di applaudire il conterraneo padre Antonino Spadaro.

L’intesa della destra su Sangiuliano in Campania e le altre pillole del giorno
Pietrangelo Buttafuoco (Ansa).

Melandri entra nella moschea

La grande moschea di Roma è vicina al Maxxi. La distanza è di poche centinaia di metri. Sarà anche per questo che Giovanna Melandri, già ministra dei Beni culturali, poi sempre in quota Partito democratico diventata presidente del Maxxi, nella giornata di mercoledì sarà nella moschea per il convegno “Architetture di pace” assieme ad Abdellah Redouane, segretario generale del Centro islamico culturale d’Italia-Grande Moschea di Roma, Nader Akkad, imam della Grande Moschea di Roma e direttore generale del Dipartimento di Studi Islamici Cuirif e Paolo Cancelli, direttore sviluppo della Pontificia Università Antonianum e presidente Cuirif, per parlare di politiche urbane e scenari geopolitici, «ponendo al centro il ruolo delle città come piattaforme relazionali capaci di generare coesione, costruire pace e attivare nuove forme di cittadinanza». Vasto programma.

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Giovanna Melandri (foto Imagoeconomica).

Il riso non abbonda sulla bocca degli italiani

Il vicepresidente del Senato, il leghista Gian Marco Centinaio, che voleva fare il ministro dell’Agricoltura al posto del meloniano Francesco Lollobrigida, “spara” sull’Europa che ha deciso di non tutelare il settore del riso dalle massicce importazioni di prodotto a dazio zero, in particolare da Myanmar e Cambogia. Per Centinaio, gli squilibri del mercato negli scambi commerciali tra i produttori di riso dell’Unione europea e quelli dei Paesi meno avanzati (Pma), stanno venendo al pettine: per il settore del riso, di cui l’Italia è primo produttore europeo con oltre il 50 per cento dei quantitativi, viene messa a rischio la tenuta delle imprese e dei territori rurali, visto che è sempre più complicato competere in un mercato globale così instabile. Non solo riso, comunque: Centinaio sottolinea che «il giorno dopo l’entrata in vigore provvisoria dell’accordo tra Ue e Mercosur, il Brasile ha fatto arrivare in Grecia tre tonnellate di carne di pollo che è risultata per l’80 per cento contaminata da salmonella. Per fortuna, almeno in questo caso, i controlli sono riusciti a bloccarla prima che arrivasse nei supermercati. Ma sarà sempre così?».

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Gian Marco Centinaio (Imagoeconomica).

Cazzullo nel mirino della Gialappa’s

GialappaShow su Tv8, dove protagonista è il mago Forest, ha messo nel mirino Aldo Cazzullo. Il giornalista del Corriere della sera e di La7 è stato “puntato” da Edoardo Ferrario, che ha creato un nuovo programma, Una giornata di merda. Anche Maurizio Crozza sul Nove aveva creato un personaggio terribile, sempre evocando Aldo Cazzullo, ma presto ha smesso di prenderlo in giro: lì era stata inventata Una ca**ata particolare. Peccato perché il pezzo dedicato a Paolo Petrecca, con Cazzullo che spiegava la carriera del giornalista Rai, era straordinario. E pure quello sulla nascita del Partito democratico, con Walter Veltroni sotto tiro: ma “Uolter” è sempre stato una preda amatissima da Crozza.

Ci sarà ancora la finta Toffanin?

Al GialappaShow la brava Brenda Lodigiani ha debuttato con un personaggio originale, Bereguarda, «una cantante un po’ naïf che si lamenta sempre delle sue sfortune sentimentali, e ha lo sguardo triste per non aver ancora raggiunto il successo tanto agognato». E poi eccola nei panni della finta Silvia Toffanin, protagonista delle nuove puntate di Vererrimo. Ma alcuni dicono che non durerà tanto, questo sketch, anche perché la famiglia è già all’attenzione del pubblico con Ubaldo Pantani nei panni di Pier Silvio Berlusconi.

A Chiocci non piace il calcio a “colazione”

“Un titolo vale più di un lungo articolo”, dice una massima del giornalismo: e al Tg1 diretto da Gian Marco Chiocci accade ogni giorno. Nella mattina di martedì 12 maggio ecco che il suo telegiornale spara “calcio a colazione di domenica”, una sintesi mirabile per condannare la scelta di giocare il derby Roma-Lazio il 17 maggio alle 12.30, quando di domenica, nella Capitale, i vip si sono appena alzati. Tra l’altro poi la prefettura ha spostato il match alla giornata di lunedì 18 maggio, ore 20.45, per la concomitanza con gli Internazionali Bnl d’Italia al Foro Italico. Che poi tutti con la primavera di solito a mezzogiorno vanno a un bel brunch negli alberghi di lusso con terrazza spettacolare. Pezzo impeccabile, quello del Tg1, ma quelle impronte digitali sul titolo…

L’intesa della destra su Sangiuliano in Campania e le altre pillole del giorno
Gian Marco Chiocci (Imagoeconomica).

La7, Sardoni scivola sull’editore

«Ma che fa, mi scivola sull’editore?». Per Alessandra Sardoni è stato come cadere su una buccia di banana, appena iniziata la trasmissione su La7, Omnibus. Doveva trattare con i guanti bianchi il corrierista Goffredo Buccini, pronto a parlare del suo libro Tyrannis. Il secolo delle nuove autocrazie e l’ultima reazione democratica, ma Sardoni, dopo aver pronunciato il titolo, ha detto che è stato pubblicato «da Guanda». Orrore! Buccini subito l’ha corretta, dicendo «Neri Pozza», ma ormai la frittata era stata fatta. La prossima volta Buccini farà bene a pubblicare con Solferino, sempre sotto l’ombrello di Urbano Cairo, editore sia del Corriere della Sera sia di La7.

L’intesa della destra su Sangiuliano in Campania e le altre pillole del giorno
Goffredo Buccini (foto Imagoeconomica).

Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno

Alla fine Alessandro Giuli è entrato nel mood di chi non deve più niente a nessuno. I tempi di osservanza al diktat meloniano, dopo aver dovuto fare a meno a inizio mandato del suo primo capo di gabinetto Francesco Spano (ai Fratelli evidentemente non andava giù il suo essere «pederasta» e comunista), paiono essere terminati. Giuli – che già ha animatamente discusso con Pietrangelo Buttafuoco sul dossier Biennale, scaricato amabilmente la direttorissima Beatrice Venezi al suo destino e battibeccato con Matteo Salvini che aveva criticato sui social la sua decisione di non presenziare all’inaugurazione della Biennale – ha deciso di procedere con un suo personale repulisti che è anche una completa desangiulizzazione (e demelonizzazione?) del ministero di via Collegio romano. Così, via Emanuele Merlino, emblema del potere di Giovanbattista Fazzolari. E, per lanciare un altro segnale a via della Scrofa, via anche Elena Proietti Trotti, che era in quota Arianna Meloni.

Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno
Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno
Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno
Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno
Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno

Nei corridoi di FdI dicono che «facendo così, non verrà messo nelle liste elettorali dei candidati alle prossime politiche». Chissà se a Giuli interessa davvero entrare in Parlamento dopo l’esperienza di ministro… Intanto mentre al MiC si registra l’ennesimo terremoto, la sottosegretaria Lucia Borgonzoni che fa? Si prepara a volare a Cannes dove sarà presentato il festival Italian Global Series. La leghista, che a fine 2025 era arrivata ai ferri corti con il ministro, è pronta a presentare in anteprima alcuni highlight del programma della seconda edizione dell’iniziativa che si terrà a Rimini e Riccione, luoghi a lei carissimi, dal 3 all’11 luglio. L’incontro, dal titolo “From Italy’s Riviera to Cannes. The Series Season Starts Here”, si terrà lunedì 18 maggio al Lucia Beach di Variety. Sì, Lucia Beach. Borgonzoni interverrà insieme alla presidente dell’Apa, l’Associazione Produttori Audiovisivi, Chiara Sbarigia – che un anno fa aveva presentato le dimissioni dalla presidenza di Cinecittà, si disse, su spinta di Giuli – alla madrina Matilde Gioli e al direttore artistico Marco Spagnoli.

Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno
Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno
Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno
Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno
Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno
Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno
Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno

Report indaga su Daniela Porro, “scortata” da un ex Unità

Report ha indagato sulle proprietà di Claudio Lotito, patron della Lazio e senatore di Forza Italia: nel mirino la supervilla romana, a Porta Latina, dove sono stati compiuti lavori edili importanti, e l’attività (o l’inattività?) della soprintendenza guidata da Daniela Porro. L’inviato di Sigfrido Ranucci Luca Chianca ha tentato di intervistare Porro al Maxxi, dove era intenta a parlare con la presidente Emanuela Bruni: a fare da barriera “fisica” al giornalista c’era l’addetto stampa di Porro, Luca Del Fra, che una volta, ovvero una ventina di anni fa, scriveva su l’Unità, dando spazio alle proteste della Cgil. Altri tempi, quando Del Fra attaccava i governi di destra…

Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno
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La gentilezza del possibile candidato Mario Calabresi

A Roma si parla di Mario Calabresi, ex direttore di Stampa e Repubblica e co-fondatore di Chora media. Dicono che lui ha buone chance di essere candidato sindaco alle prossime elezioni comunali milanesi, una prova di campo largo. Intanto ha preso spazi sulla tv dei vescovi: Paola Cortellesi, Alessandro Barbero, Stefano Mancuso, Cristiana Capotondi, Nicola Zingaretti sono tra i protagonisti della sua nuova serie podcast, Sulla gentilezza, disponibile su Play2000, la piattaforma on demand di Tv2000 e radio inBlu2000, ogni domenica. Si tratta di una «personale indagine sulla gentilezza», la serie è di Fondazione Amplifon e Chora Media, promossa e raccontata dallo stesso Calabresi.

Il ministero della Cultura trema e Borgonzoni vola a Cannes: le pillole del giorno
Mario Calabresi (Imagoeconomica).

La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno

«Ma lo sapete che la sorella del leader dell’opposizione lavora al fianco del vice del capo del governo? Non si è mai vista una situazione simile», dicono tra il serio e il faceto dentro Fratelli d’Italia. In effetti è proprio così, e politicamente la coincidenza è curiosa: alla Farnesina, negli uffici che ogni giorno hanno a che fare con il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Antonio Tajani, si aggira anche Susanna Schlein, che è la sorella di Elly, la segretaria del Partito democratico. Le cronache si erano occupate di lei solo una volta, quando lavorava nell’ambasciata d’Italia ad Atene: su un “dispaccio” Ansa del 2022 si dava conto di un attentato degli anarchici che aveva «distrutto le auto della prima consigliera d’ambasciata d’Italia ad Atene Susanna Schlein, sorella dell’esponente del Pd Elly Schlein». Un episodio che ovviamente aveva scatenato anche la pronta solidarietà dello stesso Tajani. Da allora non si è più parlato della “sorElly”: nel frattempo, e sono passati ormai tre anni e mezzo, la diplomatica è stata promossa, arrivando a lavorare a Roma, nel cuore del potere del ministero degli Affari Esteri, la Farnesina. A stretto contatto con il ministro Antonio Tajani, che è di Forza Italia. L’attuale incarico di Susanna Schlein è alla direzione generale per la Cooperazione allo Sviluppo, una delle più potenti del Maeci, con il ruolo di “capo unità”. Una situazione che ha fatto dare di gomito qualcuno nel partito di via della Scrofa, dove si guardano con estrema attenzione le mosse di Forza Italia, non solo di Tajani ma anche di Marina Berlusconi: da qui a dire che questa “vicinanza lavorativa” possa provocare un ribaltone governativo e un asse “silenziosamente attivo” tra il Pd e i forzisti ce ne passa, ma del resto la fantapolitica non dorme mai. «Ve lo immaginate se in un governo presieduto da Bettino Craxi, dove il ministro degli Esteri era Giulio Andreotti, poi alla Farnesina vi trovavate la parente più stretta del capo del Pci Achille Occhetto?», è la battuta che circola tra i più ostili a Forza Italia…

La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno
La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno
La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno
La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno

Metti Folgiero e Gubitosi a tavola

Cosa si saranno detti, martedì a pranzo, nel ristorante romano Al Ceppo, uno dei migliori luoghi della Capitale per “apparecchiare” i potenti, due personaggi come Pierroberto Folgiero e Luigi Gubitosi? Il dialogo tra l’amministratore delegato di Fincantieri e l’ex direttore generale della Rai, oltre che della Luiss che ha la sede proprio lì vicino, è stato fittissimo…

La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno
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Rubio va Dal Bolognese

Alla fine, anche l’americano Marco Rubio non ha saputo resistere al fascino della “dolce vita” romana: e così, al termine della giornata di giovedì 7 maggio, ecco il segretario di Stato Usa e la moglie Jeanette Dousdebes Rubio a cena a piazza del Popolo, nel ristorante Dal Bolognese. Tre ore d’inferno per il centro storico, con il divieto di transito anche ai pedoni su tutta la piazza: dalla porta del Popolo fino a un buon punto di via del Babuino, via del Corso e via Ripetta, blindature con un esercito di forze dell’ordine e di mezzi antisommossa, tanto che ci voleva una ventina di minuti per fare un giro lunghissimo per superare gli ostacoli. E tutti hanno ricordato quanto era stata differente la visita del presidente francese Emmanuel Macron e la moglie Brigitte, sempre nel locale di piazza del Popolo, ma senza dare così tanto fastidio ai romani.

La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno
Papa Leone con Marco Rubio (Imagoeconomica).

L’ex senatore forzista D’Anna contro il governo

È stato senatore di Forza Italia, Vincenzo D’Anna. Da presidente della Federazione nazionale dell’ordine dei biologi, ora D’Anna bombarda il governo di Giorgia Meloni. Tutta colpa del «grave ritardo» nell’avvio dei bandi e nell’assegnazione dei finanziamenti per le scuole di specializzazione post laurea di area sanitaria. D’Anna, che è un combattente, lamenta che «nonostante i numerosi solleciti inviati», il ritardo rischia di avere «gravi ricadute sul regolare svolgimento della specializzazione».

La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno
Vincenzo D’Anna (foto Imagoeconomica).

Le ultime sulla grazia a Nicole Minetti e le altre pillole del giorno

Nicole Minetti resta in stato di grazia. Secondo fonti della Procura Generale di Milano, le risposte arrivate dall‘Interpol in questi giorni sono in linea col parere positivo per il provvedimento di clemenza concesso all’ex consigliera regionale lombarda per i gravi problemi di salute del figlio adottato con il compagno Giuseppe Cipriani. Insomma, il quadro per ora non cambia. Gli accertamenti dell’Interpol, in particolare in Uruguay, si concentrano sulla regolarità dell’iter di adozione del bambino e sull’«effettiva volontà di riscatto sociale» di Minetti. Le indagini non sono ancora concluse ma nei giorni scorsi una prima informativa escludeva precedenti penali, denunce, o indagini in corso per favoreggiamento della prostituzione in Uruguay né in Spagna. Quando in Procura generale avranno un quadro preciso, si saprà se il parere, che dovrà essere inviato al ministero della Giustizia con destinazione finale il Colle, sarà una confermato o se cambierà le carte in tavola.

Le ultime sulla grazia a Nicole Minetti e le altre pillole del giorno
Le ultime sulla grazia a Nicole Minetti e le altre pillole del giorno
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Le ultime sulla grazia a Nicole Minetti e le altre pillole del giorno
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Foti in versione anti-Trump mentre Rubio incontra Leone

Tommaso Foti, ministro meloniano per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, in videocollegamento da Firenze con la romana Villa Torlonia, che giovedì ospita l’evento Live in promosso da SkyTg24, si toglie un sasso dalla scarpa: «La presidenza degli Stati Uniti non sono gli Stati Uniti». Può bastare? «Sotto il profilo delle osservazioni e delle affermazioni non condivido per nulla quelle del presidente Trump nei confronti del Santo Padre. Noi abbiamo sempre detto che gli Stati Uniti sono un interlocutore importante, ma proprio perché sono importanti abbiamo anche il dovere di far notare quando sbagliano».

Le ultime sulla grazia a Nicole Minetti e le altre pillole del giorno
Tommaso Foti (Imagoeconomica).

Perché «un conto è avere dei rapporti che possono essere ottimi sotto il profilo degli scambi economici e quant’altro. Un altro è ritenere che l’amicizia sia sudditanza», ha aggiunto Foti ricordando che «esiste una dignità nazionale dalla quale non si può prescindere». Nel frattempo Oltretevere è terminata l’udienza del segretario di Stato Marco Rubio da Papa Leone XIV. Seguirà l’incontro con il suo omologo vaticano, il cardinale Pietro Parolin. Poi il dignitosamente trumpiano e cattolico Rubio venerdì vedrà Giorgia Meloni.

Francesco Boni, da Telemarket al Palaexpo

Francesco Boni, volto storico di Telemarket, l’uomo capace di vendere qualsiasi quadro grazie alla sua capacità di “bucare” il piccolo schermo e spingere i telespettatori a telefonare per comprare un’opera vista solo qualche secondo in tv, mercoledì si trovava a Palazzo delle Esposizioni. Lui, il televenditore classe 1944 diventato famosissimo anche grazie ai formidabili sketch di un Corrado Guzzanti impegnato a vendere croste inguardabili, è sempre uguale: Franco, come lo chiamano molti, era concentratissimo. Mentre al piano superiore il numero uno dell’istituzione museale Marco Delogu partecipava alla presentazione del World Press Photo, Boni con estrema attenzione si avvicinava a ogni opera di Mario Schifano, soffermandosi soprattutto nella “stanza” dipinta per l’appartamento romano di Gianni Agnelli. Uno spettacolo.

Mps e le guarentigie dei parlamentari

Nei palazzi romani del potere il clima è incandescente dopo le richieste provenienti dai magistrati milanesi impegnati nelle indagini sulla scalata a Mps. E così «la decisione della sospensione della giunta delle elezioni della Camera dei deputati, su richiesta dei componenti di Fratelli d’Italia, conferma la necessità che riguardo l’istanza della Procura di Milano di accedere alla corrispondenza contenuta sui dispositivi informatici dell’ex direttore del ministero dell’Economia e delle Finanze, Marcello Sala, e che riguarderebbe anche parlamentari, si agisca nel pieno rispetto di quelle che sono le guarentigie previste dalla nostra Costituzione tanto per i senatori e tanto per i deputati», ha detto il senatore di Fratelli d’Italia, Sergio Rastrelli, capogruppo nella Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla vicenda Mps. Quanti e soprattutto quali sono i parlamentari che hanno parlato con Sala di temi delicatissimi? 

Guarda che Luna (Berlusconi)

«Guarda che luna…». Da un paio di settimane il brano di Fred Buscaglione viene canticchiato nel giro di Antonio Tajani. La Luna in questione, con la maiuscola, di cognome però fa Berlusconi. La figlia di Paolo e nipote di Silvio è stata omaggiata con un lungo servizio sul numero del primo aprile di Chi, il settimanale “di famiglia”. Diretto da Massimo Borgnis, dopo l’uscita di Alfonso Signorini, il periodico ha sempre un occhio di riguardo per le vicende della casata: Luna Berlusconi appare in un pezzo tutto milanese che ha come protagonista l’uomo che ha sposato lo scorso luglio, lo chef Vittorio Vaccaro, che con il progetto “Cucino per te” apre il suo ristorante «una volta al mese per chi non può permetterselo», per «pranzare fuori in famiglia». Il locale si chiama Bettola Siciliana, perché lo chef è nato a Calascibetta, in provincia di Enna. Vaccaro, già attore di tv e fiction, ora cucina pure su Discovery e il suo ristò in Porta Romana in poco più di un anno è entrato nella guida del Gambero Rosso, e ne parla benissimo Edoardo Raspelli. Lui, Vaccaro, dice che ha conquistato Luna «con uno spaghettino», e di lei elogia «la sua lucidità, la sua visione, il coraggio di cambiare». Un’operazione innocua che però nei romani di Forza Italia, già assediati dagli eredi di B, solleva i soliti sospetti…

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Il servizio su Vittorio Vaccaro su Chi.

Sirene Mediaset per Fiorello, un nuovo socio al Canottieri Aniene e le altre pillole del giorno

Le sirene di Mediaset stanno per caso ammaliando Fiorello? Lo showman siciliano ogni giorno invia messaggi a Pier Silvio Berlusconi, tra telefonate-parodia e veri e propri appelli. L’ultimo mercoledì su Rai2 nel corso della Mattinanza, che poi è la versione del giorno dopo della Pennicanza. Fiorello ha evocato un suo possibile futuro fuori dalla Rai, corroborato dall’invito a Pier Silvio di acquistare il Teatro delle Vittorie, messo in vendita dal servizio pubblico tra le polemiche. «Potrebbero essere dei terzi a comprare», ha esordito lo showman. Poi, rivolgendosi al ceo di Mfe MediaForEurope, ha aggiunto: «Cosa sono 7 milioni di euro per te, più altri 7 per ristrutturarlo?». Quindi, ammiccante, ha insinuato: «Se Pier Silvio lo compra…». Come ormai molti spifferano in Rai, sì, a quel punto Fiorello potrebbe pure passare a Mediaset, per andare in onda dal teatro che era stato caro a Pippo Baudo.

Sirene Mediaset per Fiorello, un nuovo socio al Canottieri Aniene e le altre pillole del giorno
Fiorello con Biggio alla Pennicanza (dal profilo Instagram).

Del resto un invito a passare al Biscione era arrivato lo scorso marzo direttamente dal secondogenito del Cav. «Ho modo di ascoltare poco Fiorello, ho un rapporto con lui di totale simpatia, lo abbraccio», aveva detto Pier Silvio Berlusconi in occasione dell’incontro sul bilancio aziendale. «L’unica critica che posso fargli è che dovrebbe venire a fare televisione da noi». Vedremo.

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Pier Silvio Berlusconi (Imagoeconomica).

Andrea Morricone all’Aniene

Metti un Maestro al Circolo Canottieri Aniene. Andrea Morricone, direttore d’orchestra e figlio di Ennio, ha chiesto di poter essere ammesso all’esclusivo club. A presentarlo due big: Giovanni Malagò, che dell’Aniene è presidente onorario, e Giampaolo Letta. I soci sono chiamati a esprimersi dal 21 al 25 maggio, ma si presume che nessuno avrà da obiettare.

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Andrea Morricone (Imagoeconomica).

Sala contro Roma. E Gualtieri…

Beppe Sala, da Milano, tuona contro i super poteri a Roma Capitale. «Penso che non sia giusto che ci sia una legge speciale solo per Roma Capitale», ha sottolineato il sindaco di Milano. «Bisogna ripartire dalle tre grandi città metropolitane che sono Napoli, Roma e Milano, oppure allarghiamo le città metropolitane». Roberto Gualtieri, il primo cittadino della Città eterna, un politico «che ormai non conosce confini alle proprie ambizioni, dopo aver conosciuto il valore dei social», sibilano i maligni, ha risposto a modo suo festeggiando ufficialmente i nuovi 800 dipendenti assunti dal Comune di Roma. Un vero e proprio esercito di impiegati e funzionari, donne e uomini che poi serviranno anche a dare il via alla gestione dei super poteri. «La Capitale è solo una», ripetono dal Pd romano, «un partito nel partito» che sta consolidando il proprio apparato e che, affermano anche a destra, «vincerà a mani basse le prossime elezioni comunali, sempre con Gualtieri, mentre Sala chissà dove sarà, forse in qualche giardinetto», si maligna.

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Roberto Gualtieri e Beppe Sala (Imagoeconomica).

Oscar di Montigny tra i farmacisti

Tutti lo conoscono perché fa parte della famiglia Doris. Marito di Annalisa Sara Doris, figlia di Ennio e sorella di Massimo, Oscar di Montigny, scrittore, divulgatore e per anni dirigente Mediolanum, venerdì sarà uno dei protagonisti del convegno promosso dall’Ente Nazionale di Previdenza e di Assistenza Farmacisti nell’ambito di Cosmofarma 2026, in programma a BolognaFiere. L’incontro, dal titolo “Essere previdenti. Il primo investimento sulla propria professione”, si terrà nel pomeriggio «e rappresenta un’occasione di approfondimento sui principali strumenti previdenziali e assistenziali a disposizione dei farmacisti lungo tutto il ciclo professionale». Al centro del dibattito, il tema della sostenibilità delle carriere nel settore farmacia, alla luce delle «evoluzioni normative e delle nuove esigenze di tutela, con particolare attenzione alle misure di welfare integrato, al sostegno alla genitorialità e alle iniziative dedicate ai giovani professionisti». Ad aprire i lavori sarà il presidente Enpaf, Maurizio Pace, quindi Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (è stato anche parlamentare di Forza Italia), fino ad arrivare al «comunicatore» Oscar di Montigny che «analizzerà l’evoluzione dei paradigmi professionali e sociali». Anni fa, per lui, si parlava di un futuro da sindaco di Milano…

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Oscar di Montigny (Imagoeconomica).

Frittella per Confagricoltura

Come moderatore è molto ricercato: Marco Frittella, ormai pensionato Rai, ha trovato un modo per non andare ai giardinetti. E così, lunedì 11 maggio, nella sede di Confagricoltura a Palazzo Della Valle a Roma, condurrà la presentazione della nuova edizione del Rapporto AGRIcoltura100. Tra gli ospiti, Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, Luca Filippone, direttore generale Reale Group e Sergio Marchi, direttore generale Ismea. 

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Marco Frittella (Imagoeconomica).

Mahmood al fast food

Mahmood è brand ambassador di un fast food. Burger King Italia ha dato il via alla collaborazione «con una tra le voci più iconiche e amate del panorama musicale italiano contemporaneo», ovvero Mahmood, e «la partnership trova la sua massima espressione nella campagna dedicata ai nuovi Baby Burger: è qui che il cantautore firma lo spot con una serie di barre create per l’occasione, sintetizzando alla perfezione quell’incontro tra attitudine, stile e personalità che caratterizza questa nuova evoluzione del brand».

Una scelta artistica e commerciale che non stupisce troppo. Mahmood segue infatti le orme dei colleghi Achille Lauro e Ghali che, rispettivamente nel 2025 e nel 2022, hanno collaborato con la concorrente McDonald’s.

Campbell chiede il cellulare di Giorgia Meloni a Varvello

Dopo l’addio «con rammarico» alla Rai, Marco Varvello si è messo a scrivere per i giornali: eccolo su La Stampa con interviste a personaggi britannici famosi. Mercoledì è la volta di Alistair Campbell, l’uomo che «ha condiviso la stagione blairiana, ha lavorato e conosciuto bene l’ex ministro Peter Mandelson». Campbell, il «potentissimo portavoce e braccio destro di Blair nei governi a cavallo del Millennio, poi consulente di vari governi fino a scalare oggi le classifiche dei podcast con il suo popolarissimo The rest is politics. Un pubblico da milioni di ascoltatori. Incontrarlo alla vigilia del voto che vede il rinnovo di migliaia di amministrazioni locali inglesi, nonché dei parlamenti di Scozia e Galles, è come indossare occhiali che mettono a fuoco i sommovimenti dell’elettorato britannico e consentono di vedere con maggiore chiarezza la crisi delle nostre democrazie», scrive Varvello.

Sirene Mediaset per Fiorello, un nuovo socio al Canottieri Aniene e le altre pillole del giorno
Marco Varvello (Imagoeconomica).

Si arriva a discutere di Donald Trump da cui in Europa sembrano prendere tutti le distanze, compresa la premier italiana Giorgia Meloni. Una scelta che Campbell giudica positiva. «Credo poi che sotto sotto sia anche contenta della sconfitta di Orbán», sottolinea. «È stato rimosso l’ultimo dei pasdaran di Trump nell’Unione europea. La vostra premier gode di un buon credito nel mondo politico britannico. Prima era conosciuta solo come esponente della estrema destra europea, come Marine Le Pen. La sua svolta pragmatica la rende ora molto più interessante anche per il governo britannico. Se si arrivasse a una trattativa vera per il rientro del Regno Unito il governo italiano dovrebbe appoggiarci. Sarebbe interesse comune bilanciare l’equilibrio interno dell’Unione rispetto all’asse franco-tedesco». Tutto procede, fino al gran finale: prima di congedarsi, Campbell si ricorda del suo podcast: «A proposito, da tempo vorrei avere Meloni ospite, per caso hai il suo cellulare?».

Il ritorno del Premio Carli tra vanità e mancanza di bilancio: le pillole del giorno

Riccardo Cocciante alla corte di Romana Liuzzo. «Cocciante ha attraversato il tempo e le generazioni senza smarrire autenticità e forza espressiva, trasformando la musica in racconto universale», ha detto la presidente della Fondazione Guido Carli, Romana Liuzzo, annunciando un riconoscimento all’interprete «tra i più intensi della scena italiana e internazionale, con milioni di dischi venduti, che ha dato forma a emozioni profonde, incidendo nell’immaginario collettivo con pagine indimenticabili come Poesia e Bella senz’anima, citandone solo due tra mille». È l’edizione numero 17 del Premio Carli, e andrà in scena nella sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica, nel pomeriggio di venerdì 8 maggio, con la conduzione di Veronica Gentili. Inutile come ogni premio, anche questo prospera sull’industria della vanità, settore portante del Pil italiano. Alla stregua di tutte le industrie, una volta all’anno dovrebbe presentare un bilancio, giusto per avere un’idea di come vengono spesi i soldi degli sponsor, e soprattutto chi sono. Ma di bilancio, ahinoi, non c’è mai stata pubblica traccia. Dunque non possiamo nemmeno sapere se, come si sospetta, molti degli investitori sono anche “investiti”, cioè… premiati. Per la cronaca, i riconoscimenti di quest’anno vanno all’amministratore delegato di Armani Giuseppe Marsocci, al comandante generale dell’Arma dei carabinieri Salvatore Luongo, all’amministratore delegato di A2A Renato Mazzoncini, alla conduttrice Lorella Cuccarini, alla giornalista Francesca Fagnani, all’attrice Anna Ferzetti (quella del film La grazia di Paolo Sorrentino), con il cantante Leo Gassmann che porterà Naturale sul palco. Annunciati in platea giurati come Nico Acampora, fondatore di PizzAut, e Urbano Cairo, presidente di Rcs, oltre a un parterre di stelle e a parenti ed estimatori dei premiati…

Il ritorno del Premio Carli tra vanità e mancanza di bilancio: le pillole del giorno
Il ritorno del Premio Carli tra vanità e mancanza di bilancio: le pillole del giorno
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Il ritorno del Premio Carli tra vanità e mancanza di bilancio: le pillole del giorno

La Cia unisce Schlein, Lollo e Paolo Mieli

Tutti a rapporto dalla Cia. Ma sono solo gli agricoltori, non le spie americane: giovedì 6 maggio a Roma nell’Auditorium Antonianum va in scena l’assemblea della Cia-Agricoltori italiani sul tema “Agricoltori custodi di territorio, custodi di futuro”. Parterre imperdibile: prima il videomessaggio della presidente del parlamento Ue Roberta Metsola, poi il collegamento con la vicepresidente Antonella Sberna, più i video del commissario Ue all’Agricoltura Christophe Hansen e di quello alla Salute e al Benessere animale Olivér Várhelyi, quindi ecco sul palco, in presenza, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, la segretaria nazionale del Pd Elly Schlein e il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Previsti anche un monologo di Stefano Massini e tre focus tematici: “Radici” con Paolo Mieli; “Futuro” con Carlo Cottarelli; “Leadership” con Fabio Capello (che ripete da mesi, se non da anni, le stesse ricette stantie per salvare il derelitto calcio italiano, ma quello è un altro discorso). Una giornata davvero campale.

Bianca Berlinguer e il libro sulla Flotilla

Bianca Berlinguer che presenta un libro nella sala Berlinguer, quella intitolata al padre Enrico, è già una notizia. Ma oltretutto sarà bene far sapere al ministro della Giustizia Carlo Nordio che nella giornata di mercoledì, in quello spazio romano, tutto politico, del Palazzo dei Gruppi parlamentari della Camera, in via degli Uffici del Vicario, “Bianchina” nei panni della moderatrice partecipa al battesimo del libro Flotilla, in viaggio per Gaza. Diario di bordo per una nuova rotta di Arturo Scotto. E a dialogare con l’autore sono attesi padre Ibrahim Faltas, Roberto Speranza ed Elly Schlein. Scotto poi nei giorni successivi porterà in giro per l’Italia il suo libro dedicato alla Flotilla: per esempio, il 7 maggio andrà a Empoli, dove interverrà Ottavia Viti, assessora di Montespertoli, che con la Rete degli enti locali per i diritti del popolo palestinese ha partecipato alla missione in Cisgiordania a novembre 2025. Nordio, dopo aver perdonato Sigfrido Ranucci che si è cosparso il capo di cenere per quella notizia non ancora verificata sul caso Minetti e sul ministro, deve ancora decidere se fare un’azione contro Bianca Berlinguer e Mediaset, visto che proprio durante È sempre Cartabianca il conduttore di Report aveva pronunciato le frasi sull’Uruguay e i suoi dintorni…

Amato pensa anche al Mezzogiorno. E all’amico Reichlin

Per il libro Il Mezzogiorno del Formez, nella sede di Svimez, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, oltre a Gian Paolo Manzella, vicepresidente Svimez, ci sarà anche l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato, in qualità di presidente dell’Istituto Reichlin. Un’antica amicizia, quella tra Amato e Alfredo Reichlin, tanto che il “dottor Sottile” aveva partecipato alle iniziative ideate dal Comune di Barletta e da UniCredit, con le giornate di studi dedicate a Reichlin e alla sua vita passata nel Pci. Che poi l’economista Lucrezia Reichlin è figlia di Alfredo e di Luciana Castellina, giornalista, parlamentare comunista e co-fondatrice de il manifesto

Il ritorno del Premio Carli tra vanità e mancanza di bilancio: le pillole del giorno
Il ritorno del Premio Carli tra vanità e mancanza di bilancio: le pillole del giorno
Il ritorno del Premio Carli tra vanità e mancanza di bilancio: le pillole del giorno

Alfano e D’Alema a Palazzo Grazioli

Sono stati insieme nella sede dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, Angelino Alfano e Massimo D’Alema, per parlare dei massimi sistemi universali, nel pomeriggio di lunedì 4 maggio. Alfano conosceva bene questi luoghi, frequentati ai tempi di Silvio Berlusconi. Certo, a uno come Angelino mancava il quid, sosteneva il Cavaliere pur di non consegnargli Forza Italia: e comunque lui rimane il recordman di permanenza al governo, cambiando ogni volta casella, anzi ministero.

Il ritorno del Premio Carli tra vanità e mancanza di bilancio: le pillole del giorno
Angelino Alfano e Massimo D’Alema assieme (foto L43).

La Russia è un problema in Biennale ma non a Santa Cecilia: le pillole del giorno

Gianni Letta, vicepresidente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e, da fine marzo, Accademico effettivo «per il suo impegno nel mondo culturale e per la sensibilità dimostrata da sempre verso la musica», è un nume tutelare importante. Perché mentre alla Biennale d’Arte di Venezia continua la bagarre sulla partecipazione della Russia tra Pietrangelo Buttafuoco e il governo, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia invita, e senza alcun problema, una marea di artisti russi. Il 6 maggio, la sala Sinopoli all’Auditorium Parco della Musica accoglierà il ritorno di Arcadi Volodos, «tra i pianisti di recital più apprezzati dal pubblico, esibitosi l’ultima volta due anni fa nelle sale ceciliane. Riconosciuto a livello internazionale per la raffinatezza del suo tocco e l’assoluta padronanza tecnica». Volodos, per la cronaca, è nato a San Pietroburgo, dove ha studiato pianoforte, al conservatorio, perfezionandosi in seguito con Galina Egiazarova a Mosca. E nella stagione estiva si esibiranno «il direttore Stanislav Kochanovsky, nato a San Pietroburgo, e il pianista Nikolai Lugansky, nato a Mosca, interprete tra i più autorevoli del repertorio tardoromantico russo, e ospite regolare delle stagioni ceciliane».

La Russia è un problema in Biennale ma non a Santa Cecilia: le pillole del giorno
Massimo Biscardi, sovrintendente dell’Accademia di Santa Cecilia e Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

Tutti a ricordare Napolitano presidente

Nell’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica, a Palazzo Sant’Andrea, nella giornata di martedì si celebrano i 20 anni dall’elezione di Giorgio Napolitano a capo dello Stato. Chi ci sarà? Gaetano Quagliariello, Piero Fassino, Francesco Rutelli, Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini, Gianni Letta, e conclusioni di Walter Veltroni. Il convegno di studi è organizzato dall’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica, dalla Fondazione Gramsci, dall’Associazione Giorgio Napolitano e dall’Istituto italiano per gli studi storici.

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Giorgio Napolitano (Imagoeconomica).

Al Senato con Realacci e Di Carlo per la filiera bufalina

Su iniziativa del meloniano Luca De Carlo, presidente della commissione Industria, Commercio, Turismo, Agricoltura e Produzione agroalimentare di Palazzo Madama, al Senato arriva Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, per parlare di bufale. Per l’esattezza, il tema è “Filiere sostenibili della Piana del Sele. Filiera Bufalina”. A moderare la conduttrice televisiva Tessa Gelisio. Si attende, al termine dell’evento, una degustazione con i prodotti tipici della zona campana.

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Ermete Realacci, presidente della Fondazone Symbola (Imagoeconomica).

Tutto pronto per la visita di Leone XIV a Pompei e Napoli

«Gennaro Sangiuliano sarà in prima fila a baciare l’anello di Papa Leone XIV», scommettono nei corridoi della Regione Campania. Già, perché l’8 maggio il pontefice sarà a Pompei e Napoli, dove verrà accolto dal governatore pentastellato Roberto Fico, e il sindaco campolarghista di Napoli Gaetano Manfredi. Per l’occasione è stato realizzato anche un sito ad hoc, papaleoneapompei, dove si legge: «La visita di Papa Leone XIV a Pompei, il prossimo 8 maggio, ha un inconfondibile carattere mariano evidenziato fin dalla sua elezione al soglio pontificio, avvenuta l’8 maggio 2025, giorno dedicato alla Supplica alla Beata Vergine del Rosario. Fu lo stesso Santo Padre, in quella storica data, a sottolinearlo nel primo saluto alla folla dalla Loggia della Basilica di San Pietro. Celebrare proprio a Pompei il primo anniversario dell’elezione, con la recita della preghiera di San Bartolo Longo, il fondatore canonizzato il 19 ottobre, dà alla ricorrenza il tono specialissimo di un tenero e delicato affidamento a Maria, colei che indica per prima la strada verso Cristo. In un disegno provvidenziale il Santo Padre visiterà la città mariana nel 150° anniversario dalla posa della prima pietra del Santuario, tenutasi alla presenza del Fondatore l’8 maggio 1876».

La Russia è un problema in Biennale ma non a Santa Cecilia: le pillole del giorno
Papa Leone XIV (Imagoeconomica).

Viene poi diffuso nel dettaglio anche l’itinerario che seguirà la papamobile: si comincia dall’arrivo in elicottero, alle 8.50 del mattino, agli appuntamenti pompeiani, fino alla partenza per Napoli. Forse il sito ufficiale della Visita Pastorale di Sua Santità a Pompei ha esagerato nei dettagli, ma pure a Napoli non si scherza con le indicazioni “delicate”: anche qui Previst sarà accolto, oltre che dall’arcivescovo Domenico Battaglia, da Fico, dal prefetto di Napoli Michele Di Bari e dal sindaco Manfredi. Quindi, trasferimento in Duomo per incontrare sacerdoti e consacrati. A seguire, trasferimento in auto a piazza del Plebiscito per salutare la cittadinanza, ingresso nella basilica di San Francesco di Paola per salutare la comunità dei padri Minimi, senza dimenticare un atto di affidamento alla Vergine Maria e la benedizione. Al termine di una giornata faticosissima, Leone XIV tornerà in elicottero in Vaticano, in tempo per la cena…