Il compleanno rovinato di Santanchè e il plotone d’esecuzione di Stefania Craxi: le pillole del giorno

La data del 7 aprile era evidenziata bene sull’agenda: doveva essere una grande festa, per il 65esimo compleanno di Daniela Santanchè. E invece tutto è stato rovinato dalle dimissioni «auspicate» dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Un numero, quel 65, che nell’immaginario evoca il diritto ad andare in pensione, anche se poi l’addio al lavoro viene spostato sempre più in là. Così pare un “collocamento a riposo”, quello subito dall’ex Pitonessa, che per ora se ne sta in Versilia nel suo buen retiro a Marina di Pietrasanta. Santanchè intanto ha incassato anche l’appoggio ruvido di Vittorio Feltri che sul Fatto Quotidiano la definisce sì una «furbacchiona», ma «detto ciò», aggiunge, «ha ragione: questa cazzata qui del referendum, che cosa c’entra con le sue dimissioni? È un assurdità, una manovra politica insensata». Ma il 7 aprile è una data da cerchiare in rosso anche per Palazzo Chigi, visto che scadrà il taglio delle accise e andrà messo in conto un incremento di 25 centesimi. Tanto ormai il referendum è passato, ed è stato pure perso male.

Il compleanno rovinato di Santanchè e il plotone d’esecuzione di Stefania Craxi: le pillole del giorno
Daniela Santanchè con Vittorio Feltri (Imagoeconomica).

Attenta Daniela, per Ignazio sei una «risorsa»

Ma quale sarà il futuro politico di Santanchè? Nonostante le voci che la vorrebbero in avvicinamento alla formazione di Roberto Vannacci, è quasi impensabile che l’ex ministra cambi mise, mollando il movimento a cui tiene tanto, come ha scritto nella missiva a Giorgia Meloni. A sgomberare il campo da retroscena fantasiosi ci pensa anche l’amico dell’ex Pitonessa Ignazio La Russa. Il presidente del Senato al Corriere lo esclude, «perché conosco Daniela e perché lei stessa nella sua lettera — che le rende giustizia e onore — ha scritto che per lei la cosa più importante era preservare l’amicizia con Giorgia e il futuro di FdI. E non si scrivono certe cose se si vuole andare via». La Russa va pure oltre. Daniela, assicura, «non sarà certo un peso» per il partito, ma una «risorsa». Visto l’uso che di quel termine si fa dalle parti della Fiamma (e pure di Via Bellerio), fossimo in Santanchè non dormiremmo sonni proprio sereni.

Il compleanno rovinato di Santanchè e il plotone d’esecuzione di Stefania Craxi: le pillole del giorno
Daniela Santanchè con Ignazio La Russa (Imagoeconomica).

La prima scivolata di Stefania Craxi

Appena ricevuto l’incarico di capogruppo al Senato, al posto del “defenestrato” Maurizio Gasparri, in nome di un fantomatico rinnovamento di Forza Italia, Stefania Craxi affrontando i cronisti ha ben pensato di uscirsene con una battuta (o lapsus): «Calma non scappo. C’è un plotone d’esecuzione davanti». Una citazione (involontaria, si spera) di Giusi Bartolozzi, l’ormai ex capo gabinetto di Carlo Nordio epurata proprio per aver usate le stesse parole contro la magistratura. Partiamo bene.

Del Debbio scherza su Vespa

La «cortese e sottomessa preghiera» che nella serata del 25 aprile Bruno Vespa ha rivolto ai vertici Rai perché altre trasmissioni di approfondimento dell’azienda non si sovrapponessero ai suoi spazi, non è passata inosservata. Per lo meno a Mediaset.

Giovedì sera infatti Paolo Del Debbio si è tolto un sassolino dalla scarpa. Anche lui aveva due appuntamenti su Rete4: Quattro di sera nel preserale e Dritto e rovescio in prima serata. E al termine del primo ha detto che non voleva sforare per non far imbufalire il conduttore che veniva dopo di lui. Cioè lui medesimo.

La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno

Il terremoto scatenato dalla vittoria del No al referendum dopo Fratelli d’Italia (dove è in corso una guerra tra correnti dopo le dimissioni di Andrea Delmastro, Giusi Bartolozzi e Daniela Santanchè), ha colpito pure Forza Italia. La delusione per la mancata riforma in nome del padre avrebbe spinto Marina Berlusconi a intervenire per accelerare quel cambio di passo più volte evocato da Arcore. La prima vittima in casa azzurra è Maurizio Gasparri che ha lasciato la poltrona di capogruppo al Senato.

La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno
La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno
La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno
La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno
La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno

Il passo indietro è arrivato dopo la lettera con cui 14 senatori azzurri (su 20 del gruppo) – compresi, a quanto pare, i ministri Paolo Zangrillo ed Elisabetta Casellati – chiedevano di sostituire il capogruppo a Palazzo Madama per salvaguardare l’unità del partito. Per sostituirlo è stata Stefania Craxi, che ha battuto la concorrenza di Licia Ronzulli. Gasparri, a sua volta, potrebbe prendere il posto della figlia di Bettino, come presidente della Commissione Esteri al Senato.

La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Licia Ronzulli e Stefania Craxi (Imagoeconomica).

Nel mirino degli eredi del Cav c’è dunque il cerchio magico laziocentrico di Antonio Tajani che, per il momento, non sembra coinvolto nel repulisti. Il capogruppo alla Camera Paolo Barelli, fedelissimo e consuocero del vicepremier, alla domanda di Repubblica se tema un’iniziativa analoga contro di lui a Montecitorio si è limitato a rispondere: «Mi sto occupando di altre cose. Non ho notizie, a me non hanno detto niente». E, come Alberto Sordi nei panni dell’attore fallito Gastone, nell’omonimo film di Mario Bonnard, che a ogni disgrazia commentava «a me m’ha rovinato la guerra», Barelli assicura: «Colpa della guerra se ha vinto il no».

La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Paolo Barelli, capogruppo Forza Italia alla Camera (Imagoeconomica).

Federalberghi ringrazia la Santa

«Salutiamo la senatrice Santanchè con un ringraziamento per l’impegno al servizio del settore turismo e per l’attenzione che ha dedicato alle esigenze delle imprese». È il commento del presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, alle dimissioni della ministra del Turismo. Non solo: per Bocca, «dinamismo e capacità di ascolto sono i tratti principali che hanno caratterizzato i tre anni e mezzo trascorsi alla guida del ministero». Il terremoto a via di Villa Ada – in attesa del nuovo inquilino – arriva in un momento delicato per il settore turistico che sta pagando caro le conseguenze della guerra in Medio Oriente. Secondo un’analisi realizzata dal Centro Studi Turistici di Firenze per Assoviaggi Confesercenti su un campione di 681 agenzie, dall’inizio delle ostilità a oggi si stimano oltre 7.100 prenotazioni cancellate, riprogrammate o dirottate verso altre destinazioni, con un impatto economico complessivo che, nelle prime settimane, raggiunge già quasi 100 milioni di euro.

La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Bernabò Bocca e Daniela Santanchè (Imagoeconomica).

Prodi porta Mario Monti al ristorante

Romano Prodi ama la buona tavola. E lo ha dimostrato portando il senatore a vita Mario Monti al ristorante bolognese Al Cambio, il regno di Piero Pompili. Chissà di che avranno discusso i due professori tra un piatto e l’altro…

Passera a Londra per salutare l’ambasciatore Lambertini

Qualche giorno fa, un nutrito gruppo di ospiti ha affollato la residenza dell’ambasciatore italiano a Londra per salutare Inigo Lambertini che ha festeggiato il suo addio alla Capitale britannica per fine mandato e carriera. Dei tanti invitati – dal politico conservatore Sir Edward Leigh al presidente della Camera di Commercio Italiana nel Regno Unito Roberto Costa – uno solo ha incuriosito tutti: Corrado Passera, volato da Milano a Londra per l’evento. Dopo che Banca Ifis di Ernesto von Fürstenberg Fassio ha acquisito la sua Illimity, Passera era tornato in scena come candidato alla guida di Mps, ma il cda gli ha preferito Fabrizio Palermo.

La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Corrado Passera (Imagoeconomica).

Domenica delle Palme, Franceschini riunisce i diccì

L’ex ministro dei Beni culturali Dario Franceschini si sta muovendo moltissimo. E si sa, quando si muove Franceschini qualcuno nel Partito democratico trema. Per esempio non è passato inosservato il pranzo con la sindaca di Genova Silvia Salis, che si è detta contraria alle Primarie per il campo largo. Franceschini organizza pure convegni. La sua “officina” situata a poca distanza dalla stazione Termini è sempre operativa e ora è impegnata all’appuntamento di domenica prossima, che poi è quella delle Palme: la celebrazione del cinquantesimo anniversario di Benigno Zaccagnini, segretario della Democrazia cristiana. Per questo Franceschini ha chiamato a raccolta Pier Ferdinando Casini, Rosy Bindi, Leoluca Orlando, Calogero Mannino, Gianfranco Rotondi, Clemente Mastella, Bruno Tabacci, Pierluigi Castagnetti.

La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Dario Franceschini (Imagoeconomica).

L’ipotesi Malagò per il dopo Santanchè e le altre pillole del giorno

Daniela Santanchè, dopo l’avviso di sfratto di Giorgia Meloni, ha puntato i tacchi 12. La ministra ha ingaggiato con la premier un inedito braccio di ferro per non mollare il Turismo nonostante, ormai, abbia tutti contro. Ma il diktat meloniano è implacabile, tanto che nei Palazzi ha ripreso vita il totoministro. E il nome sulla bocca di tutti è quello di Giovanni Malagò. Già presidente del Coni e patron delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, Malagò ha lavorato a stretto contatto con Luca Zaia (di cui è amico) e Attilio Fontana.

L’ipotesi Malagò per il dopo Santanchè e le altre pillole del giorno
Maurizio Fugatti, Luca Zaia, Attilio Fontana e Giovanni Malagò (Imagoeconomica).

Certo, in caso di chiamata dovrebbe mettere definitivamente una pietra sopra ai trascorsi burrascosi con Giancarlo Giorgetti, autore dell'”odiata” riforma dello Sport. Ma sono altri tempi. E, si sussurra, a Giorgia Meloni «uno come Malagò serve come il pane, anche perché ha capito che è meglio avere buoni rapporti con i salotti romani se vuole continuare il suo percorso politico». E poi Giovanni «avrebbe anche la funzione di ‘diversivo’, è un piacione nonostante il passare degli anni, ha agganci importanti a livello internazionale e non solo nel mondo dello sport, sa gestire diplomaticamente situazioni difficili e quando sfodera il suo baciamano è imbattibile».

L’ipotesi Malagò per il dopo Santanchè e le altre pillole del giorno
Giorgia Meloni e Giovanni Malagò (Imagoeconomica).

Per questo ii bookmaker capitolini indicano lui per il dopo Santanchè: già tutti immaginano che il ministero si trasferirà al Circolo Canottieri Aniene, tra partite di padel, cene estive all’aperto nel magnifico verde del club dove i soci «sono quelli che contano a Roma». Magari ai “duri e puri” della destra romana non piacerà, ma quella di Malagò è una scommessa che vale la pena giocare. E poi, diciamolo, l’ex numero uno del Coni è uno che ti risponde “al volo” su WhatsApp, e quando lo cerchi al cellulare e non risponde, dopo cinque minuti al massimo ti richiama scusandosi. Un dettaglio che conta molto.

L’ipotesi Malagò per il dopo Santanchè e le altre pillole del giorno
L’ipotesi Malagò per il dopo Santanchè e le altre pillole del giorno
L’ipotesi Malagò per il dopo Santanchè e le altre pillole del giorno
L’ipotesi Malagò per il dopo Santanchè e le altre pillole del giorno
L’ipotesi Malagò per il dopo Santanchè e le altre pillole del giorno
L’ipotesi Malagò per il dopo Santanchè e le altre pillole del giorno
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L’ipotesi Malagò per il dopo Santanchè e le altre pillole del giorno
L’ipotesi Malagò per il dopo Santanchè e le altre pillole del giorno

Il taglio Delmastro

«Dovevamo farlo fuori prima». «Ci abbiamo messo troppo tempo a mandarlo via». «Uno così non doveva nemmeno fare il sottosegretario». Su Andrea Delmastro, costretto a dimettersi per volere diretto di Giorgia Meloni, i commenti si sprecano: ed è tutto “fuoco amico”, ovvero proveniente da Fratelli d’Italia, per non parlare dei leghisti e dei forzisti. «Certo, se vincevamo il referendum magari restava lì a via Arenula», spiffera un altro. Alla fine è arrivato il taglio Delmastro.

LEGGI ANCHE: Delmastro, i guai con la carne e il manifesto gastro-patriottico dei serial griller di Meloni

Comunque, di primissima mattina, mercoledì il viceministro Francesco Paolo Sisto già diceva la sua in diretta su RaiNews24. È lui il vero vincitore della partita ministeriale, con Carlo Nordio autoazzoppato dal referendum e dall’uscita del capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, è lui, il pugliese principe del foro di Bari, l’insigne penalista che attende ormai da 10 anni di diventare giudice della Corte Costituzionale.

L’ipotesi Malagò per il dopo Santanchè e le altre pillole del giorno
Giusi Bartolozzi con Andrea Delmastro Delle Vedove (foto Imagoeconomica).

Elezioni, dite a Conte che Ruffini è già pronto

Ernesto Maria Ruffini si è detto pronto a partecipare alle primarie per guidare la coalizione di centrosinistra alle prossime elezioni politiche: qualcuno dovrà dirlo, e soprattutto farlo capire, a Giuseppe Conte, «uno che ogni volta che parla si autoproclama prossimo presidente del Consiglio facendo incazzare tutto il Pd», borbottano al Nazareno. Potrebbe essere Ruffini il Papa straniero che molti al centro evocano per battere Meloni? Tutto può essere. Colpisce invece che il suo nome non compaia nel programma della giornata dedicata alle celebrazioni per i 25 anni dell’Agenzia delle Entrate. E dire che Ruffini ne è stato direttore per anni, fino alla nomina di Vincenzo Carbone. A parte i saluti istituzionali di Giancarlo Giorgetti e del suo viceministro Maurizio Leo, alla giornata interverranno Luca Antonini, vicepresidente della Corte Costituzionale, Paola Severino, presidente della Scuola nazionale dell’Amministrazione, Giuseppe Arbore, Capo di Stato Maggiore del Comando generale della Guardia di finanza, Nicola Rossi, professore di Economia politica e persino il direttore del Museo egizio di Torino, Christian Greco. Ruffini invece niente, non pervenuto.

L’ipotesi Malagò per il dopo Santanchè e le altre pillole del giorno
Ernesto Maria Ruffini (Imagoeconomomica).

Per Pomicino le omelie di Zuppi e Damilano

Paolo Cirino Pomicino lo aveva detto: al referendum della giustizia avrebbe votato No. All’appuntamento elettorale però non ci è arrivato, come è stato ricordato al suo funerale nella basilica del Sacro Cuore Immacolato di Maria. C’era la famiglia, la sua Lucia, le figlie Claudia e Ilaria. Presenti il presidente della Camera Lorenzo Fontana, il capogruppo al Senato di Forza Italia Maurizio Gasparri, l’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema, Pier Ferdinando Casini e molti altri. Ma l’attenzione era tutta per il cardinale Matteo Maria Zuppi che nell’omelia ha ricordato la passione per la politica e le doti di grande mediatore di Pomicino: «Aveva una passione totale per la politica, nel senso del bene della comunità, sempre pronto a mettersi in gioco, a contatto con la gente, facendosi voler bene», un uomo che «ha vissuto il suo impegno con una particolare passione che condivideva con tante personalità diverse, ma con un’appartenenza che le teneva unite, un’appartenenza a qualcosa di superiore». E ha parlato anche Marco Damilano: pure nella chiesa ha risuonato il suo classico “spiegone”.

L’ipotesi Malagò per il dopo Santanchè e le altre pillole del giorno
Il cardinale Matteo Maria Zuppi durante i funerali di Paolo Cirino Pomicino (Ansa).

La sconfitta secondo Nordio e le altre pillole del giorno

Dopo la sonora sconfitta referendaria nel centrodestra, come previsto, cominciano a volare stracci. Tra accuse incrociate e recriminazioni tra alleati, il capro espiatorio perfetto rischia di essere il ministro della Giustizia Carlo Nordio – che con le sue numerose “uscite improvvide”, secondo i critici, ha tirato la volata al No – insieme con il sottosegretario amante delle bistecche Andrea Delmastro e la capo di gabinetto Giusi Bartolozzi.

La sconfitta secondo Nordio e le altre pillole del giorno
Carlo Nordio con Andrea Delmastro (Imagoeconomica).

Il Guardasigilli per ora resiste e blinda la sua squadra: «Delmastro e Bartolozzi restano al loro posto». E pure lui non ha alcuna intenzione di farsi da parte, anche se ammette la sconfitta. «Fa parte della politica perdere le elezioni. Successe anche a Churchill, dopo la Seconda Guerra mondiale», ha dichiarato al Corriere della Sera, tradendo forse un eccesso di autostima. «Era una riforma in cui credevo e in cui penso di aver messo tutto l’impegno possibile. Ero certo che avremmo vinto. Mi inchino al popolo sovrano». Popolo che però, come sottolineato dal ministro al Foglio, non ha creduto nella sua stessa battaglia. «Era una battaglia in cui credevo e l’abbiamo persa perché il popolo invece non ci ha creduto, tutto qua». Il Guardasigilli però non si vede in un possibile governo Meloni II. «Credo che potrò ritornare ai miei diletti studi e ai miei hobby», ha ammesso a SkyTg24. «Non tanto per il fatto che le sconfitte politiche si pagano, è inutile far finta di nulla, ma anche per ragioni non solo di età ma anche di completamento di un certo percorso di riforme che cercheremo di terminare entro quest’anno. Il prossimo anno compio un anno matematico a seguito del quale penso di aver diritto a un po’ di riposo».

La sconfitta secondo Nordio e le altre pillole del giorno
Carlo Nordio (Imagoeconomica).

Piazza Barberini in tilt per la festa del No

Quelli che dal centro storico di Roma volevano tornare a casa dopo una giornata di lavoro, lunedì sera hanno faticato sette camicie perché i mezzi pubblici erano bloccati: tutta colpa della manifestazione estemporanea per festeggiare il No, con piazza Barberini bloccata dai sostenitori accorsi ad ascoltare Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Tra i presenti oltre al primo cittadino Roberto Gualtieri, anche il piddino Claudio Mancini, da molti soprannominato il vero sindaco di Roma.

La sconfitta secondo Nordio e le altre pillole del giorno
Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Elly Schlein e Roberto Gualtieri festeggiano la vittoria del No (Imagoeconomica).

Dopo Bossi e Pomicino, se ne va Salvatore Lauro

Giornate di lutto per la politica. Prima Umberto Bossi con il funerale di massa a Pontida a cui seguirà, mercoledì 25 marzo. una commemorazione a Montecitorio. Poi se n’è andato Paolo Cirino Pomicino, democristiano di lunghissimo corso, per il quale lunedì è stata allestita una camera ardente alla Camera (i primi ad arrivare sono stati Massimo D’Alema, Pier Ferdinando Casini e Alessandra Necci), mentre le esequie si sono tenute nella chiesa pariolina di piazza Euclide. Infine è morto l’ex senatore forzista e soprattutto armatore Salvatore Lauro, i cui funerali si sono svolti nella chiesa Santa Maria di Portosalvo che domina il porto di Ischia, dove è iniziata la storia imprenditoriale della sua famiglia. Per consentire la partecipazione di chi vorrà porgere l’ultimo saluto, l’Alilauro ha effettuato alcune corse straordinarie con i mezzi veloci della sua flotta con bandiere a mezz’asta, dal Molo Beverello di Napoli e dal porto di Sorrento.

La sconfitta secondo Nordio e le altre pillole del giorno
Salvatore Lauro (Imagoeconomica).

Il Copasir si occupa del nucleare

Mercoledì 25 marzo a Palazzo San Macuto, il Copasir svolgerà l’audizione della presidente di Enea, Francesca Mariotti. Si parlerà di energia nucleare, del futuro (e del presente) delle centrali, e non solo. Mariotti, avvocata, nata a Frosinone, è stata direttrice generale di Confindustria dal 2020 fino all’ottobre del 2023, oltre che consigliera di amministrazione in società come Saipem e Almaviva. A marzo dello scorso anno è stata designata dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, alla presidenza dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile, ovvero l’Enea. Che poi l’Enea è l’erede del Cnen, Comitato nazionale per l’energia nucleare, di cui segretario generale fu Felice Ippolito. E l’ex ministro Carlo Calenda, a favore delle centrali nucleari, ricorda sempre con orgoglio di essere suo nipote: Felice era il fratello della nonna paterna.

La sconfitta secondo Nordio e le altre pillole del giorno
Il post di Carlo Calenda su Felice Ippolito.

Da Roma capoccia a Roma… Caroccia, Delmastro imbarazza ancora il governo

«Roma mi fa pensare a un uomo che si mantiene mostrando ai viaggiatori il cadavere di sua nonna», diceva James Joyce. Ma lo scrittore irlandese aveva torto, perché quelli che arrivano da lontano, dal profondo Nord Italia, come per esempio da Biella, giunti nella Città eterna annullano tutti i freni inibitori e si mettono a compiere, dal nulla, scivoloni inimmaginabili, errori madornali, sesquipedali (e qui il latino ci sta bene, dato che voleva dire “un piede e mezzo”). Un re delle assurdità è, a tutto tondo, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, giunto proprio da Biella, che nella Capitale “ne ha combinate di ogni”. Tutti si ricordano il caso di Capodanno del 2024 col “pistolero” compagno di partito Emanuele Pozzolo (nel frattempo passato con Roberto Vannacci), ma ora si parla soprattutto della volontà di Delmastro di trasformare la Polizia penitenziaria in un suo “braccio armato”, tanto da portare i sindacalisti, e pure la capa di gabinetto di Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi, a tavola nell’ormai famigerato (e noto alle cronache giudiziarie) ristorante situato nell’estrema periferia capitolina, quella “Bisteccheria d’Italia” che pure nel logo faceva il verso al partito di Giorgia Meloni (e della sorella Arianna), Fratelli d’Italia (e dove andava a mangiare anche il nuovo capo di Rai Sport Marco Lollobrigida, come testimoniano le foto sui social). “Roma Caroccia”, dice ora qualcuno che ama le canzoni di Antonello Venditti e ha trovato perfetto il cognome dei soci di Delmastro nel locale dedicato alla carne, quei Mauro e Miriam Caroccia indagati per intestazione fittizia di beni e riciclaggio, per coniare una nuova definizione per la Capitale. Insomma, da “Roma capoccia” a Roma Caroccia. Per la “macelleria messicana” c’è ancora tempo, ma restando in tema di carne qualcuno nel partito meloniano, dove sta montando imbarazzo e malcontento per l’ennesimo guaio di Delmastro, afferma che la classica “figura del pollo” adesso ha un nome e cognome…

Da Roma capoccia a Roma… Caroccia, Delmastro imbarazza ancora il governo
Da Roma capoccia a Roma… Caroccia, Delmastro imbarazza ancora il governo
Da Roma capoccia a Roma… Caroccia, Delmastro imbarazza ancora il governo
Da Roma capoccia a Roma… Caroccia, Delmastro imbarazza ancora il governo
Da Roma capoccia a Roma… Caroccia, Delmastro imbarazza ancora il governo
Da Roma capoccia a Roma… Caroccia, Delmastro imbarazza ancora il governo
Da Roma capoccia a Roma… Caroccia, Delmastro imbarazza ancora il governo
Da Roma capoccia a Roma… Caroccia, Delmastro imbarazza ancora il governo
Da Roma capoccia a Roma… Caroccia, Delmastro imbarazza ancora il governo
Da Roma capoccia a Roma… Caroccia, Delmastro imbarazza ancora il governo
Da Roma capoccia a Roma… Caroccia, Delmastro imbarazza ancora il governo
Da Roma capoccia a Roma… Caroccia, Delmastro imbarazza ancora il governo
Da Roma capoccia a Roma… Caroccia, Delmastro imbarazza ancora il governo

Mamma li turchi, ad Ankara c’è Urso

Già c’è stata l’esperienza tragicomica del ministro della Difesa Guido Crosetto, uno che mentre stava iniziando la guerra si trovava a Dubai e che per tornare in Italia ha pagato per tre il viaggio in aereo. Ora, con il procedere delle operazioni militari, ecco sbarcare in Turchia, ad Ankara, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso: una missione ufficiale, «una visita di due giorni nel Paese», dove «incontrerà il proprio omologo, il ministro dell’Industria e della Tecnologia della Repubblica di Turchia, Mehmet Fatih Kacır». Urso interverrà alla sessione ministeriale del comitato “Science, Technology, Innovation, Industry, Investments”, e incontrerà anche «la comunità imprenditoriale italiana presente nel Paese, per approfondire le prospettive di investimento e le opportunità di collaborazione industriale». A pochi chilometri di distanza, i bombardamenti continueranno.

Da Roma capoccia a Roma… Caroccia, Delmastro imbarazza ancora il governo
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso (foto Imagoeconomica).

Quello scherzo a Costanza Calabrese

Ormai è una vip: Costanza Calabrese, colonna di Mediaset, giornalista del Tg5, conduttrice di trasmissioni su Rete 4, figlia di “Pietruzzo“, indimenticato direttore del quotidiano Il Messaggero, nella serata di lunedì 23 marzo sarà protagonista, anzi vittima, di Scherzi a parte. È l’ultima trasmissione della serie, in onda su Canale 5, nello show condotto da Max Giusti. E Costanza Calabrese si trova in ottima compagnia, visto che sarà insieme a Sal Da Vinci, Simona Ventura, Elisa Di Francisca, Rosa Chemical, Alessia Marcuzzi e Gianluigi Nuzzi. Folle di amici e fan attendono con ansia la messa in onda della puntata…

Da Roma capoccia a Roma… Caroccia, Delmastro imbarazza ancora il governo
Costanza Calabrese (foto Imagoeconomica).

Ema Stokholma e Gualtieri per il co-housing

La strana coppia. Ema Stokholma e Roberto Gualtieri lottano insieme per il co-housing. A Roma il 30 marzo nell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone va in scena il “Festival del Co-Housing”, definito come il «primo grande evento pubblico italiano dedicato alle nuove forme di abitare condiviso per anziani: una giornata intera per lanciare ufficialmente un progetto di animazione civica e culturale. Tutto ruoterà intorno a una domanda: come si può continuare a vivere in modo autonomo, dignitoso e pieno di relazioni quando l’età avanza? Ecco così il sindaco di Roma Gualtieri, che apparirà anche nel cast di un cortometraggio sul tema della convivenza nelle città contemporanee, un video che dal 7 aprile sarà online e di pubblico dominio. I lavori saranno condotti per l’intera giornata da Michele La Ginestra e Arianna Ciampoli. Monsignor Vincenzo Paglia, arcivescovo e già presidente della Pontificia Accademia per la Vita, porterà una riflessione sulla longevità come sfida spirituale e antropologica prima ancora che sociale. E poi Erri De Luca, Donatella Di Cesare, Barbara Ronchi, Luca Ward, Nicola Piovani, Luca Barbarossa, Ema Stokholma…

Da Roma capoccia a Roma… Caroccia, Delmastro imbarazza ancora il governo
Ema Stokholma (foto Imagoeconomica).

Bossi, la vita romana e i funerali a Pontida: ci sarà anche Mattarella?

Umberto Bossi è morto nella sua Lombardia, a 84 anni. Ma il “Senatùr” a Roma si trovava benissimo. Altro che ladrona: piaciona. Al di là degli slogan leghisti dell’epoca “celodurista”, la Capitale gli piaceva tanto, e non solo il classico centro storico, dove si trovano i palazzi della politica: lui frequentava con assiduità pure le periferie. Per anni ha bazzicato bettole situate sulla Casilina e sulla Prenestina, nelle riunioni che convocava con i suoi eletti per non farsi notare, e soprattutto fotografare.

Bossi, la vita romana e i funerali a Pontida: ci sarà anche Mattarella?
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Bossi, la vita romana e i funerali a Pontida: ci sarà anche Mattarella?
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Bossi, la vita romana e i funerali a Pontida: ci sarà anche Mattarella?

Certo, non disdegnava, nel suo momento di ingresso nella Città eterna, di entrare nel favoloso salotto della giornalista Chantal Dubois, dotato di una spettacolare sala biliardo, che era la vera attrazione per il leader leghista. Bossi riusciva a giocare per ore, senza sosta: Gabriella, nota come Chantal, è stata direttrice ed editrice di quotidiani come La Tribuna Politica e Rome Daily American, “colonna” politica romana di Tv Sorrisi e Canzoni con la sua rubrica “Palazzo e dintorni”, autrice di libri di costume, prima donna giornalista ammessa in parlamento negli Anni 50, pronta a raccontare fatti, vizi, virtù dei politici italiani della Prima Repubblica, sempre con il suo cappellino rosso.

Bossi, la vita romana e i funerali a Pontida: ci sarà anche Mattarella?
Chantal Dubois (foto Imagoeconomica).

Ma Bossi, col passare degli anni e le responsabilità di governo, e soprattutto dopo l’ictus del 2004, non si muoveva facilmente: le ultime immagini della sua presenza a Roma sono di quelle di un anziano seduto al bar Giolitti, in via degli Uffici del Vicario, a due passi da Montecitorio. Rispondeva a tutti quelli che gli facevano un cenno di saluto, avendo sempre in bocca l’immancabile sigaro toscano che ha accompagnato la sua lunga carriera politica. L’addio a Bossi avverrà a Pontida, domenica 22 marzo, che è anche il primo giorno della consultazione referendaria. Nella Lega sono sicuri che al funerale di Bossi non mancherà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Se è andato a dare l’ultimo saluto a Silvio Berlusconi…».

Bossi, la vita romana e i funerali a Pontida: ci sarà anche Mattarella?
Una delle rare foto che ritraggono sia Sergio Mattarella sia Umberto Bossi (foto Imagoeconomica).

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Maurizio Lupi sbarca a Brera con Marotta

Dopo la Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, con la presentazione romana del libro di Italo Bocchino che scatenò le ire dell’opposizione, ecco che la politica si mette a invadere la milanese Brera: tutta colpa della presentazione del libro Politica e Pensiero scritto da Andrea Covotta, responsabile di Rai Quirinale. Oltre all’autore interverranno il “padrone di casa” Angelo Crespi, direttore generale della Pinacoteca di Brera, Palazzo Citterio, Biblioteca Nazionale Braidense, Maurizio Lupi in qualità di presidente di Noi Moderati, e il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta che, eccezionalmente, si confronterà su temi politici e non calcistici (ma occhio a cosa può ancora dire di lui lo scrittore Roberto Saviano). Introdurrà e condurrà l’incontro il giornalista Rai Alessandro Casarin, caro alla Lega. Il saggio, che si avvale della prefazione di Marco Follini, democristianissimo di lungo corso, già in tenera età consigliere d’amministrazione della Rai, ripercorre la storia del pensiero politico dagli inizi del Novecento fino al 1978, l’anno della strage di via Fani, del sequestro e della tragica morte di Aldo Moro, dell’elezione di Sandro Pertini al Quirinale, dell’eccezionale presenza dei tre papi in un solo anno: Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II.

Bossi, la vita romana e i funerali a Pontida: ci sarà anche Mattarella?
Maurizio Lupi (foto Imagoeconomica).

Cusenza modera l’incontro sull’acqua

Al Circo Massimo ha aperto lo stand Acea dell’Expo Village: una vera “Casa della Maratona dell’Acqua” dedicata alla tutela delle risorse idriche. Nei suoi 200 metri quadrati lo spazio ospita attività su sport e sostenibilità in attesa del 22 marzo, giorno della Acea Run Rome The Marathon. Una data simbolica quest’anno per la gara, poiché coincide proprio con la Giornata mondiale dell’Acqua istituita dall’Onu. Sabato 21 marzo, dopo la partenza della Acea Water Fun Run, sarà ospite dello spazio Acea Massimiliano Rosolino, già campione olimpico di nuoto e membro del team “Illumina” di Sport e Salute. Nel pomeriggio lo stand propone un dibattito sul rapporto tra sport e valore della risorsa idrica: ne parleranno Andrea Lo Cicero, ex campione di rugby e componente del team “Illumina” di Sport e Salute, Patricia Mejias, Land and Water Expert della Fao, Tommaso Sabato, Chief Regulated Business Officer di Acea, Riccardo Tempestini, vicepresidente Rari Nantes Florentia e Virman Cusenza, direttore della comunicazione di Acea.

Bossi, la vita romana e i funerali a Pontida: ci sarà anche Mattarella?
Virman Cusenza (foto Imagoeconomica).

Recalcati show

Le damazze romane hanno un appuntamento imperdibile il 22 marzo: al Teatro Argentina protagonista sarà Massimo Recalcati, con l’incontro dal titolo “Poetiche del resto”, il filosofo e psicanalista rifletterà sul legame tra arte e psicanalisi. L’evento rappresenta un appuntamento d’eccezione all’interno del ciclo “Creazioni melanconiche”, promosso dall’Associazione Lacaniana internazionale di Roma con la Società milanese di Psicanalisi. Durante l’incontro il percorso toccherà le opere di Alberto Burri, Claudio Parmiggiani, Jannis Kounellis e Anselm Kiefer.

Bossi, la vita romana e i funerali a Pontida: ci sarà anche Mattarella?
Massimo Recalcati (foto Imagoeconomica).

La sconfitta di Borgonzoni sulla Capitale della Cultura 2028 e le altre pillole

Per Lucia Borgonzoni, sottosegretaria al ministero della Cultura, si tratta dell’ennesimo ko, dopo essere già stata esautorata sul cinema. Stavolta è per la scelta della Capitale della Cultura 2028, che la commissione guidata da Davide Desario ha voluto assegnare alla città di Ancona. Nella sala intitolata a Giovanni Spadolini, in via del Collegio Romano, il ministro Alessandro Giuli ha aperto ufficialmente la busta consegnatagli dal direttore dell’agenzia AdnKronos (voluto dall’ex ministro Gennaro Sangiuliano): davanti al pubblico dei sindaci che avevano candidato le loro città, e alla sottosegretaria che faceva il tifo per Forlì (è bolognese), Giuli prima ha scherzato, dicendo che «non canterò se no le muse mi inceneriscono, mi è andata bene con Vasco Rossi che non mi ha citato in giudizio» (un riferimento alla citazione di Albachiara intonata – si fa per dire – in occasione dell’annuncio di Alba Capitale italiana dell’Arte contemporanea 2027). Poi ha reso solenne l’annuncio. Non è mancato il commento di Borgonzoni: «Complimenti anche alle altre città finaliste per l’elevata qualità dei progetti». Già, «le altre». Che poi pure Antonio Tajani ci è rimasto male, dato che territorialmente faceva il tifo per Anagni e l’area della Ciociaria. Comunque, il dossier di Ancona è stato ritenuto da tutti il più completo: ha citato Luigi Vanvitelli, architetto e pittore del ‘700, e proposto il porto come spazio culturale, artistico e sociale, oltre al coinvolgimento del parco del Conero. Non mancherà l’apporto del tre volte premio Oscar Dante Ferretti, scenografo di fama mondiale, storico collaboratore del regista Federico Fellini.

La sconfitta di Borgonzoni sulla Capitale della Cultura 2028 e le altre pillole
Lucia Borgonzoni, Alessandro Giuli, il sindaco di Ancona Davide Silvetti e Davide Desario (foto Imagoeconomica).

Il Messaggero, nominato il nuovo vicedirettore

Come anticipato da Lettera43, è stata ufficializzata dal quotidiano Il Messaggero la nomina a vicedirettore di Christian Martino, dal primo aprile 2026. Andrea Bassi è stato nominato caporedattore dell’economia.

La sconfitta di Borgonzoni sulla Capitale della Cultura 2028 e le altre pillole
Christian Martino (foto Imagoeconomica).

La Russa saluta i consulenti finanziari

La finanza piace a Ignazio La Russa. E così, in qualità di presidente del Senato, ha inviato un videomessaggio ai consulenti finanziari riuniti a Roma all’Auditorium Parco della Musica per “Consulentia 26’”, evento organizzato da Anasf, l’associazione nazionale della categoria che conta oltre 13 mila associati e gestisce un patrimonio di oltre mille miliardi di euro. Cosa ha detto ‘Gnazio ai consulenti? «Un’attività, la vostra, che riveste un significato particolare per chi, con fiducia, si rivolge a professionisti qualificati nell’ottica di una corretta politica del risparmio. Il complicato momento storico che stiamo vivendo su scala internazionale di certo non contribuisce a rendere stabile il vostro lavoro, ma è soprattutto nelle difficoltà e nei periodi di fibrillazione che si comprende come può diventare importante il consulente finanziario». Poteva bastare? Ovviamente no: «Competenza, formazione e aggiornamento costante risultano fondamentali per poter offrire una collaborazione reale, vera e importante a chi ha fiducia in voi».

La sconfitta di Borgonzoni sulla Capitale della Cultura 2028 e le altre pillole
Ignazio La Russa (Imagoeconomica).

La democrazia di Giuliano Amato

Giuliano Amato parteciperà venerdì 20 marzo a “Libri Come 2026” a Roma, con un incontro incentrato sul tema della democrazia, nell’Auditorium Parco della Musica. Nello Spazio Risonanze l’ex presidente del Consiglio presenterà la riedizione del libro Democrazia e definizioni di Giovanni Sartori, assieme a Luca Verzichelli e con la moderazione di Alessandra Sardoni.

La sconfitta di Borgonzoni sulla Capitale della Cultura 2028 e le altre pillole
Giuliano Amato (Imagoeconomica).

Quel Patek di Mattarella

Un “Patek Philippe Golden Ellipse” al polso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: un orologiaio di Torino, Michele Carlino, sui social ha informato su quale meraviglia della tecnica adorna il polso del capo dello Stato. «Un capolavoro di eleganza», senza dubbio, dalla forma a ellisse, che viene valutato secondo l’esperto «tra i 15 e i 25 mila euro». Ma sul mercato dell’usato si trova anche a prezzi più bassi.

Gita a Londra per Lovaglio e la giustizia «tra capo e collo» di Tajani: le pillole del giorno

Giovedì mattina di fuoco, a Londra: il 19 marzo nella Capitale inglese andrà in scena la Morgan Stanley European Financials Conference, prestigioso appuntamento che riunisce i vertici delle più importanti istituzioni finanziarie europee, investitori e analisti. Attesi anche il Ceo di UniCredit Andrea Orcel e Luigi Lovaglio, nonostante sia l’ad uscente di Montepaschi. Negli ambienti finanziari internazionali del resto Lovaglio gode di sincera stima, e qualcuno sussurra che potrebbe anche accettare un incarico all’estero. E Londra è una piazza perfetta per incontrare le persone che contano. Specie a Canary Wharf, nell’East End, distretto di Tower Hamlets, in quella che una volta era la zona portuale e che è diventata il centro degli affari londinesi.

Gita a Londra per Lovaglio e la giustizia «tra capo e collo» di Tajani: le pillole del giorno
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).

Per il No in Piazza del Popolo si stimano 7 mila presenze…

La chiusura della campagna referendaria organizzata dal comitato Società Civile per il No nel referendum costituzionale si terrà dalle 17 alle 20 di mercoledì in piazza del Popolo: centrosinistra presente con Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Parteciperanno anche Roberto Gualtieri, Maurizio Landini, Rosy Bindi, Gianfranco Pagliarulo dell’Anpi. Sul sito di Roma Capitale, nelle informazioni alla mobilità, è prevista la partecipazione di 7 mila persone. Chissà chi ha fatto la stima…

Gita a Londra per Lovaglio e la giustizia «tra capo e collo» di Tajani: le pillole del giorno
Elly Schlein a un comizio in favore del no al referendum a Napoli (Ansa).

Tajani e la giustizia «tra capo e collo»

Almeno Silvio Berlusconi si era inventato TikTokTakAntonio Tajani, suo “erede” («sì, je piacerebbe», dicono a Roma) alla guida di Forza Italia ha prodotto un video che sta sbancando sui social dedicato al referendum sulla giustizia. L’astuto Tajani esce dal portoncino del suo condominio ai Parioli e in mezzo al giardino recita il suo appello per il Sì. Mettendo in guardia gli elettori: «Voglio mandarvi un messaggio da casa mia», perché «riguarda la vita di ciascuno di noi», dato che «può capitarvi tra capo e collo di vedervi arrivare qualcosa di strano mentre state a casa». Una busta verde? Le forze dell’ordine, nel bel mezzo della notte, alle tre del mattino, che svegliano di soprassalto la vittima di turno? Tajani sottolinea che «la persona che è chiamata a giudicare chi ha ragione e chi ha torto non deve essere amica di nessuna delle due parti in causa». Berlusconi sarebbe orgoglioso.

Saviano tra i premiati del Sarzanini

La quinta edizione del premio giornalistico Mario Sarzanini, dedicato alla memoria del decano della cronaca giudiziaria scomparso nel 2021, si tiene il 18 marzo a Roma alla Casa del Cinema. La giuria, presieduta da Andrea Balzanetti e composta da Massimo Martinelli, Guido D’Ubaldo, Andrea Cappelli, Davide Desario, Andrea Pucci, Emma D’Aquino, Luigi Contu e Flavio Natalia, ha scelto i vincitori delle diverse categorie: web, Roberto Saviano; radio, Giorgio Zanchini; Tv, Veronica Fernandes; quotidiani, Niccolò Zancan; agenzie, Assunta Cassiano; podcast, Malcom Pagani; uffici stampa, Medici Senza Frontiere. Premio speciale al film 40 secondi, dedicato alla storia di Willy Monteiro Duarte. Attese autorità civili e militari, in grande numero, come nelle passate edizioni.

Gita a Londra per Lovaglio e la giustizia «tra capo e collo» di Tajani: le pillole del giorno
Roberto Saviano (Imagoeconomica).

Meloni da Fedez, il cappellino del Tg2 al Papa e le pillole del giorno

Non solo è scesa in campo, ma è entrata direttamente nel ring. Dopo varie ospitate e gli appelli sui social, Giorgia Meloni si gioca l’ultimo asso per lanciare la volata al Sì: partecipare a Pulp Podcast di Fedez e Mr Marra. La puntata, di cui è uscito un brevissimo estratto, sarà messa online giovedì. Una mossa, quella di Meloni, che a pensar male potrebbe sembrare un’ultima spiaggia. Sebbene bella popolata se si considera che alcuni episodi di Pulp Podcast, come quello con Roberto Vannacci, o con l’ex nemico Maurizio Gasparri (a cui Fedez ha offerto addirittura una canna) sono diventati virali. Forse la premier grazie al gancio di Fedez forse spera di raggiungere gli elettori più giovani e sicuramente meno ideologizzati.

L’ospitata segna pure il disgelo definitivo tra la leader di FdI e il rapper. Era il 2022 quando dal palco di Atreju Meloni attaccava frontalmente gli influencer e indirettamente l’allora signora Lucia, Chiara Ferragni: «Il vero modello da seguire non solo gli influencer che fanno soldi a palate indossando degli abiti, mostrando delle borse o addirittura promuovendo carissimi panettoni con i quali si fa credere che si farà beneficenza, ma il cui prezzo serve solo a pagare cachet milionari». Fedez ovviamente replicò. «Evento singolare è che pochi minuti fa la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sul palco della sua fantastica festa del partito, abbia deciso di parlare delle priorità del Paese: avrà parlato della disoccupazione giovanile? No. Ha parlato della manovra finanziaria che stanno facendo col cu*o e che non hanno ancora finito? No. Ha parlato della pressione fiscale del Paese? No. Ha deciso di dire: ‘Diffidate alle persone che lavorano sul web’. Questa è la priorità del nostro Presidente del Consiglio».

Meloni da Fedez, il cappellino del Tg2 al Papa e le pillole del giorno
Fedez con la foto di Galeazzo Bignami (Ansa).

Acqua passata comunque. Come è passata l’era Ferragnez. Anche perché Fedez da filo grillino, gran accusatore della destra – chi non ricorda (per dirne un paio) l’elenco delle uscite omofobe della Lega snocciolate durante il Primo maggio 2021 o il freestyle durante il quale dalla Costa Smeralda al largo di Sanremo nel 2023 Fedez strappò la foto del viceministro Galeazzo Bignami in costume da nazista e attaccò la ministra Eugenia Roccella – è finito al congresso dei giovani di Forza Italia con la benedizione di Gasparri, ha cantato strofe contro Elly Schlein. E ha criticato duramente il sindaco di Milano Beppe Sala ai tempi dell’inchiesta sull’urbanistica. «Sei il sindaco della città di Mani Pulite, inchiesta che ha svelato il modus operandi di un’intera classe politica, fondato sulla corruzione. E che fai? Per manifestare la tua estraneità ai fatti e alle inchieste che stanno segnando le ultime settimane del capoluogo meneghino, decidi di usare l’espressione: ‘io ho le mani pulite’. Davvero?». Lo stesso Sala che aveva consegnato a lui e consorte l’Ambrogino d’oro. Insomma, Fedez resterà folgorato sulla via della Scrofa abbracciando in toto la causa destrorsa?

Meloni da Fedez, il cappellino del Tg2 al Papa e le pillole del giorno
Giuseppe Cruciani, Stefano Benigni e Fedez al congresso dei Giovani di Forza Italia (Ansa).

Il cappellino del Tg2 per Prevost

Credevamo di aver visto tutto: il ministro degli Esteri Antonio Tajani con in mano il cappellino Maga, gentile cadeau offerto ai partecipanti della riunione del Board of Peace di Washington e prima ancora Gennaro Sangiuliano in campagna per le Regionali campane con in testa il ‘tarocco’ con la scritta “Make Naples Great Again”. E invece no. Lunedì di cappellino ne è volato un altro, e questa volta tra tra le mura vaticane. Il direttore Antonio Preziosi ha donato a Papa Leone XIV il copricapo brandizzato Tg2, realizzato per festeggiare il mezzo secolo di vita della testata. In prima fila, c’era la vicedirettrice del Tg2 Elisabetta Migliorelli, ex signora Petrecca.

Prima gaffe involontaria del pontefice americano: «Saluto l’amministratore delegato della Rai», ha esordito il Pontefice. Peccato che Giampaolo Rossi fosse assente. Ma niente panico: «Ah, non c’è? Primo sbaglio! Stasera al Tg2 delle 20:30 vedrò che il Santo Padre ha detto questa cosa… Comunque comunicate i miei saluti anche all’amministratore», ha scherzato Prevost.

Festa all’Aniene per Maira

Circolo Canottieri Aniene in festa lunedì sera. Il neurochirurgo di fama mondiale Giulio Maira, proprio nel giorno del suo compleanno (classe 1944) ha presentato il suo libro Dove danzano i pensieri. Capire il mondo con le neuroscienze. Tanti i vip presenti nel sodalizio romano caro a Giovanni Malagò: da Luigi Gubitosi a Luigi Abete, fino a Silvia Calandrelli, direttrice Rai per la Sostenibilità e monsignor Vincenzo Paglia, presidente emerito della Pontificia accademia per la vita.

Meloni da Fedez, il cappellino del Tg2 al Papa e le pillole del giorno
Giulio Maira (Imagoeconomica).

Se i quotidiani diventano set cinematografici

Durante la festa per la free press Leggo è stato ricordato che la redazione è stata set per film famosi, come Smetto quando voglio I e II, Beata ignoranza e Ricchi di fantasia. La scorsa settimana pure la sede de Il Messaggero, in via del Tritone, ha ospitato le scene di un film.

Meloni da Fedez, il cappellino del Tg2 al Papa e le pillole del giorno
Una scena de Il provinciale girata nella redazione del Messaggero.

E non è stata la prima volta. Perché il quotidiano fu al centro della storia del film Il provinciale, diretto nel 1971 da Luciano Salce con protagonista Gianni Morandi, un giovanotto arrivato nella Capitale con l’ambizione di diventare giornalista…

Meloni da Fedez, il cappellino del Tg2 al Papa e le pillole del giorno
Gianni Morandi ne Il Provinciale.

Energia verde per il Vaticano

La settimana prossima la Camera dei Deputati dimostrerà di avere a cuore il Vaticano. Dopo il referendum sulla giustizia, Montecitorio dovrà occuparsi dell’accordo tra Italia e Santa Sede per un impianto agrivoltaico a Santa Maria di Galeria, già approvato dal Senato. Di che si tratta? Della definizione, con tanto di bollo parlamentare, di quanto era stato firmato a Palazzo Borromeo, sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, con l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, e l’ambasciatore Francesco Di Nitto, rappresentante italiano presso la Santa Sede. A Santa Maria di Galeria, area di proprietà della Santa Sede, sorgerà un impianto agrivoltaico per produrre energia elettrica rinnovabile destinata alla Città del Vaticano: un progetto pensato «per conciliare l’uso agricolo del suolo con la produzione energetica, per proteggere l’equilibrio idrogeologico, ridurre l’impatto ambientale e tutelare il patrimonio culturale, archeologico e paesaggistico della zona», voluto da Papa Francesco, che con la Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio “Fratello Sole” del 21 giugno 2024, aveva affidato, al presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e al Presidente dell’amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, «l’incarico di realizzare un impianto agrivoltaico ubicato all’interno della zona extraterritoriale di Santa Maria di Galeria, che assicuri, non soltanto l’alimentazione elettrica della stazione radio ivi esistente, ma anche il completo sostentamento energetico dello Stato della Città del Vaticano». Insomma, una scelta “autarchica” voluta dal pontefice che aveva elaborato la teoria della «terza guerra mondiale a pezzi» e che oggi, a causa del conflitto in Medio Oriente, diventa ancora più strategica. L’agrivoltaico permette di produrre energia rinnovabile sfruttando pannelli solari installati su terreni agricoli, senza rinunciare alla loro coltivazione, un approccio che consente di conciliare la produzione agricola con quella energetica, in modo sostenibile, proprio nella zona extra territoriale dove sorge il Centro Radio in onda corta della Radio Vaticana, curato dal Dicastero per la Comunicazione. 

Al GF vip pure la figlia di Angelo Altea

Il Grande Fratello Vip regala sempre grandi sorprese. In questa edizione, partecipa anche Ibiza Altea, 26 anni, nata ad Atlanta, in America, ma cresciuta in Italia. La scheda personale inviata dagli organizzatori recita: «Figlia di Priscilla, vocalist americana a Ibiza, e di Angelo, ex parlamentare di origini sarde, ha vissuto a Vicenza, per poi trasferirsi a Milano, dove attualmente è modella e attrice. Per Ibiza questo mix di culture è un dono». Già, Angelo Altea, giornalista e deputato per due legislature: eletto inizialmente con Rifondazione Comunista, passò al Movimento dei Comunisti Unitari e infine ai Democratici di Sinistra. È stato anche capo servizio de L’Unione Sarda e presidente provinciale dell’Arci di Nuoro.

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole

«Dopo aver lavorato tanto a Mediaset, guarda caso Ficarra e Picone si sono schierati per il no al referendum…», sussurra velenosamente un vecchio esperto dei corridoi di Cologno Monzese. In effetti il duo comico ha lasciato la conduzione di Striscia la notizia nel 2020, dopo 15 anni di collaborazione, tra voci di malumori, nonostante le smentite di rito. Di certo sarà un piccolo dispiacere per il loro ex amministratore delegato Pier Silvio e soprattutto per Marina Berlusconi (che è intervenuta sul Corriere della sera e poi addirittura in prima pagina su la Repubblica spingendo per il sì), sapere che Ficarra e Picone hanno deciso di partecipare attivamente alla campagna referendaria: venerdì 20 marzo i due interverranno all’incontro romano di chiusura al Palazzo dei Congressi con il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte. Saranno presenti anche Enzo Iacchetti, Neri Marcorè, Elio Germano, Pif, Stefano Sarcinelli e Francesco Paoloantoni. Non solo personaggi dello spettacolo, però: attesi Gustavo Zagrebelsky, Enrico Grosso, Marco Travaglio, Andrea Scanzi, Gianrico Carofiglio, Roberto Scarpinato, Federico Cafiero de Raho e Giuseppe Antoci.

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Ficarra e Picone (foto Ansa).

Il no di Monti quasi quasi convince a votare sì

«Chissà perché Mario Monti ha voluto dire la sua sul referendum, annunciando il suo no», spiffera un suo vecchio amico. Già: sulle “colonne amiche” del Corriere della Sera il senatore a vita, e già presidente del Consiglio, ha tenuto a sottolineare, con tanto di richiamo in prima pagina, la sua intenzione di voto sul quesito referendario: «Lo faccio a tutela dello Stato di diritto. E non per punire il governo. Più poteri all’esecutivo mi preoccupano. Con la riforma si sposta l’equilibrio dei poteri. Pare uno smottamento, può diventare una frana». Eppure tutti sanno, specie da Milano in giù, che ogni dichiarazione di Monti non suscita grande empatia, per usare un eufemismo: il quasi 83enne Monti, maître à penser del potere meneghino, che indica il no come la scelta giusta, potrebbe far scattare la voglia di votare sì a qualcuno che non appartiene al suo côté

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Giorgia Meloni con Mario Monti nel 2022 (foto Ansa).

Fermi tutti, c’è Delmastro al Quirinale

Pomeriggio di fuoco, lunedì 16 marzo, al Quirinale: è atteso il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove. Niente paura, nell’agenda del presidente della Repubblica Sergio Mattarella è in programma l’incontro con il capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e una rappresentanza della stessa polizia penitenziaria in occasione dell’anniversario numero 209 della costituzione del corpo. Con assoluto divieto di parlare dell’imminente referendum sulla giustizia…

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Andrea Delmastro (Imagoeconomica).

Il Tg2 si becca la benedizione di Tajani e del papa

Grande celebrazione a Roma, al Maxxi, per il mezzo secolo di vita del Tg2. Una domenica spesa allegramente, tra il direttore del telegiornale Antonio Preziosi (in quota Forza Italia) e l’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi. Immancabile la presenza alla cerimonia del ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale nonché leader degli azzurri Antonio Tajani, anche perché in questi giorni deve presidiare la Farnesina, che si trova sull’altra sponda del Tevere, a pochi minuti di distanza: «Il Tg2 svolge un ruolo prezioso. Non soltanto con il suo telegiornale, ma anche con le sue rubriche. Mi viene in mente quella sull’Europa che mi sta molto a cuore», è stata la sua fondamentale dichiarazione. Ha anche voluto continuare: «La mattina seguo sempre tutti i telegiornali, in particolare il Tg2. Ha avuto direttori autorevolissimi, da Clemente Mimun a Enrico Mentana (ma qui Tajani si sbaglia, perché “Chicco mitraglia” ha fatto solo il vicedirettore, prima di passare a Mediaset, ndr). Ricordo con affetto anche il grande Giovanni Masotti che ci ha lasciati poco tempo fa. Eravamo compagni di università». Tajani è nato nel 1953, Masotti era del 1951. E quest’ultimo da pensionato aveva scelto Viterbo anche per dare vita alla testata online La Mia Città News, come editore e direttore. Intanto, nella mattinata di lunedì, a mezzogiorno nell’agenda di papa Leone ecco proprio i festeggiamenti in Vaticano per il Tg2. Sì, in effetti Preziosi ha proprio bisogno di una benedizione…

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
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Leggo festeggia i 25 anni: chi c’era (e chi no)

Un quarto di secolo: i festeggiamenti del quotidiano Leggo, caro ad Azzurra Caltagirone (il giornale è edito dal gruppo caltagironesco), sono stati celebrati nella serata di domenica 15 marzo a Roma, nel Teatro Brancaccio. È l’ultimo esemplare di free press sopravvissuto con copie stampate e distribuite: una prova di resistenza che è stata salutata con affetto dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri e da messaggi presidenziali, dal Quirinale con Sergio Mattarella e da Palazzo Chigi con Giorgia Meloni. Banca del Fucino era visibilissima all’evento, con il presidente Mauro Masi. Si notava l’assenza di un ex direttore, ossia Davide Desario, per impegni a Londra. Ma i vip c’erano in sala, anche perché «a un invito della manager Diamara Parodi Delfino non si può dire di no», sibila qualcuno. Presente, naturalmente, l’ex top manager Rai Giancarlo Leone, il marito di Diamara: i due nel 2017 hanno fondato assieme Q10 Media, agenzia di consulenza e comunicazione.

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
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