Ci siamo quasi: dal 6 al 14 dicembre va in scena a Roma, nei Giardini di Castel Sant’Angelo, la 26esima edizione di Atreju, la festa politica che dal 2014 viene messa in piedi da Gioventù nazionale, la giovanile di Fratelli d’Italia. Anche se agli organizzatori piace definirla «la più grande manifestazione della destra italiana», un «evento di parte ma non di partito». Al di là delle schermaglie tra Elly Schlein e Giorgia Meloni sulla possibilità di un confronto a due (che non ci sarà), non mancheranno gli ospiti internazionali. E alcuni nomi cominciano a essere svelati ufficiosamente: si parla di Kemi Badenoch, capa dell’opposizione nel Regno Unito in quanto leader da novembre del 2024 del Partito conservatore (prima donna nera a guidare uno dei principali partiti), e dell’ex ministra Priti Patel, anche lei Tory e fautrice della linea dura sugli immigrati.
Nel 2023 sul palco di Atreju salì l’ex primo ministro britannico Rishi Sunak, ma l’ospitata non gli portò granché bene, visto che alle elezioni generali di sette mesi dopo il Partito conservatore registrò il peggior risultato elettorale dalla sua fondazione. Patel e Meloni hanno in particolare una cosa in comune: l’idea di spedire i migranti in un altro Paese, il Ruanda nel caso britannico e l’Albania nel nostro. Progetti bocciati dalla Corte suprema nel Regno Unito e dalla Corte di Cassazione italiana, che ha sollevato dubbi sulla compatibilità con il diritto europeo. Ad Atreju riusciranno a convincere il pubblico che, oltre gli slogan e la propaganda, la destra ha un piano politico realizzabile sull’immigrazione?
Per Cerno, Montanelli è come Scalfari
Battesimo di Tommaso Cerno alla direzione de il Giornale. Prima decisione: quella di apporre, a partire dall’edizione del 2 dicembre, la scritta “fondato da Indro Montanelli” sotto la testata: Cerno non lo scrive, ma si tratta di una piccola “vendetta” nei confronti di un altro quotidiano, la Repubblica, dove appare sempre la scritta “fondatore Eugenio Scalfari”.
Cerno avrebbe voluto dirigere la Repubblica, ma il sogno non è mai diventato pienamente realtà: arrivò “soltanto” a esserne condirettore nel 2017, prima di mettersi in aspettativa, e quindi dimettersi, per candidarsi alle elezioni politiche del 2018 con il Partito democratico. Le giravolte della vita: è stato senatore dem fino al 2022, poi il cambio di campo verso la destra.

Nel suo editoriale d’esordio in prima pagina su il Giornale, ha scritto: «Essere liberali non so cosa voglia dire, so però che per essere liberi si fa una gran fatica». Chissà quanta fatica farà ad acclimatarsi all’aria incandescente che si respira in redazione, spaccata e in guerra contro l’editore dopo che alcuni colleghi hanno lavorato venerdì 28 novembre nonostante lo sciopero dei giornalisti.

Intanto per l’ex direttore Alessandro Sallusti, che ha il dente avvelenato dopo essere stato accompagnato alla porta, si parla di un futuro a Mediaset o con una striscia settimanale di pochi minuti oppure addirittura in conduzione di un programma, magari al posto di Paolo Del Debbio a 4 di sera, su Rete 4, come riportato da Domani. Anche se non mancano gli scettici. In proiezione però potrebbe esserci un progetto ancora più ambizioso: diventare direttore del Tg5, una volta che Clemente Mimun avrà chiuso la sua lunga era al timone.

Il Messaggero, esce (?) Martinelli e arriva Napoletano
Nella girandola dei direttori dei quotidiani romani, se Daniele Capezzone ha preso le redini de Il Tempo subentrando a Tommaso Cerno, tocca a Roberto Napoletano tornare a guidare Il Messaggero dopo Massimo Martinelli. Che, da par suo, ha scritto un ottimo fondo per salutare i lettori: Martinelli ha raccontato i suoi giornalisti come «una banda di colleghi romantici che nell’epoca dell’intelligenza artificiale conserva ancora intatto l’entusiasmo per lo scoop», parlando del quotidiano come «un formidabile locomotore che spinge piattaforme diverse». E adesso Martinelli dirigerà una scuola di giornalismo, per formare i futuri cronisti (e non solo) proprio del giornale del gruppo Caltagirone. In parole povere, non esce dal ponte di comando de Il Messaggero. Dall’altra parte, fondo roboante, come sempre, quello vergato da Napoletano, che ha enunciato vittorie su ogni fronte, nei suoi 577 giorni di direzione de Il Mattino, sottolineando la sua azione a favore di Napoli, dove «abbiamo volutamente contrastato la cartolina dello stereotipo del malaffare come fenomeno dominante del territorio, che una narrazione tendente a rendere eterno un passato remoto sepolto dalla realtà vuole riproporre di continuo». La prosa di Napoletano è sempre inconfondibile…
Qual era il sogno di Pietrangeli? Diventare senatore a vita
Nicola Pietrangeli regalava sempre un sorriso: disponibile con tutti, amava firmare autografi. A chiedere una firma erano sia giovanissimi sia novantenni suoi coetanei, senza barriere di alcun tipo. Ma qual era il sogno del tennista? Diventare senatore a vita. A chi gli domandava se il suo desiderio era “il laticlavio”, ossia occupare uno scranno di Palazzo Madama per nomina presidenziale, rispondeva sempre che sì, gli sarebbe piaciuto. In fondo, aveva ragione: nell’articolo 59 della Costituzione è scritto che possono essere nominati senatori a vita per nomina presidenziale cinque cittadini che abbiano illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo scientifico, letterario, artistico e sociale. Lo sport non è contemplato, ma dopotutto si tratta di un fenomeno sociale. Pietrangeli, oltre a essere tifoso della Lazio, era notoriamente uomo di destra…

Mazzantini regina dei convegni in Galleria
Da quando alla Gnamc, la Galleria nazionale di arte moderna e contemporanea a Roma, a capo c’è Renata Cristina Mazzantini, in agenda ogni giorno appare un evento: mercoledì 3 dicembre sarà la volta di un workshop intitolato “Verso una nuova conoscenza”, organizzato dall’Agenzia del demanio, dove interverranno, tra gli altri, Alessandra dal Verme, direttrice generale dell’Agenzia del Demanio, Maria Siclari, dg di Ispra e Filippo Cannata di “Cannata e Partners”. Qualche giorno fa nello stesso luogo è stato presentato il calendario della Guardia di finanza. E poi cene con super vip. Per chi vuole visitare la galleria è sempre più difficile sapere qual è il giorno giusto senza dover incontrare manager e politici, e magari trovare le porte sbarrate a causa dell’allestimento di incontri di ogni tipo e “off limits”.

Tajani re delle assemblee
Antonio Tajani, forte della sua carica di vicepresidente del Consiglio oltre che di ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, non perde un’assemblea. Anche a quella di Confesercenti, in calendario a Roma nelle Corsie Sistine il 9 dicembre, ha confermato la sua presenza, dove troverà il viceministro dell’Economia Maurizio Leo. Nico Gronchi, presidente di Confesercenti, annuncia che «l’assemblea annuale, momento centrale della vita associativa di Confesercenti, sarà l’occasione per fare il punto sullo stato dell’economia, del lavoro e delle imprese in Italia e per presentare dati inediti e indagini su redditi da lavoro, contratti in dumping, consumi delle famiglie, turismo e attività di vicinato». Vasto programma. E per non farsi mancare nulla, Tajani (che è stato pure ospite del podcast di Fedez, nel vano tentativo di ringiovanire la sua immagine) era presente, il 2 dicembre, anche all’assemblea generale di Alis, l’Associazione logistica dell’intermodalità sostenibile…

Zafarana d’America
Il pubblico sarà eccellente, nel pomeriggio di mercoledì, a Roma, nel Centro studi americani: c’è l’attesissima lectio magistralis di Giuseppe Zafarana, presidente del cda di Eni, già alla guida della Guardia di finanza, sul tema “Sicurezza e transizione energetica: nuovi equilibri globali e strategie di resilienza”.








