Lollobrigida e la sovranità alimentare: promesse, errori e gaffe

C’è chi ferma i treni con le proteste, e chi li ferma per scendere. Da quando si è insediato al ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida ha fatto parlare di sé più per la lunga serie di gaffe e dichiarazioni fantasiose che per accordi, tavoli e piani strategici. Eppure, a sentire il diretto interessato, staremmo vivendo una nuova epoca d’oro contadina.

Lollobrigida e la sovranità alimentare: promesse, errori e gaffe
Giovanni Donzelli e Francesco Lollobrigida (Imagoeconomica).

La sovranità alimentare come slogan

Lollobrigida si era presentato come il paladino dei campi, difensore dei contadini oppressi dai burocrati europei. Il primo atto concreto? Cancellare la storica esenzione Irpef per i redditi agricoli. È servita la sollevazione di Coldiretti (associazione, com’è noto, affine a Fratelli d’Italia), di Confagricoltura, delle opposizioni e perfino di mezza maggioranza perché il governo facesse retromarcia. Dopo settimane di proteste e trattori in strada, la norma è stata corretta: esenzione piena fino a 10 mila euro, metà sconto fino a 15 mila. Morale: gli agricoltori hanno pagato un mese di caos fiscale e l’Italia ha capito che la “sovranità alimentare” è, per ora, un titolo di fantasia.

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Lollobrigida e la sovranità alimentare: promesse, errori e gaffe
Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, e Francesco Lollobrigida (Imagoeconomica).

Il Piano Mattei e l’accordo con l’Algeria

Il suo capolavoro, però, resta il Piano Mattei, la grande bandiera del governo Meloni. Lollobrigida ne è l’araldo: investimenti in Africa, sviluppo condiviso, grano per tutti. Il problema? L’unico progetto concreto finora partito è in Algeria, con Bonifiche Ferraresi, e rischia di produrre l’effetto opposto. A luglio 2024, alla presenza del ministro, venne firmato un accordo per coltivare 36 mila ettari nel deserto algerino, investimento da oltre 400 milioni di euro. Lollobrigida annunciò trionfante: «Nemmeno un chicco di quel grano arriverà in Italia». Peccato che i documenti ufficiali del Piano Mattei dicano l’esatto contrario: fino al 30 per cento della produzione potrà essere esportato nel nostro Paese. E lo conferma persino il ministro dell’Agricoltura algerino, che parla di 40 per cento destinato all’export. Risultato: mentre il prezzo del grano duro italiano crolla, il nostro governo contribuisce – direttamente o indirettamente – a finanziare coltivazioni straniere che faranno concorrenza ai nostri produttori. Altro che “aiutiamoli a casa loro”: li aiutiamo a produrre per venderci la merce. Con i nostri soldi.

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Il primo ministro algerino Abdelmadjid Tebboune, Giorgia Meloni, il ministro dell’Agricoltura algerno Youcef Cherfa e Francesco Lollobrigida (Imagoeconomica).

Pasta amara: la guerra dei dazi

Poi c’è la diplomazia commerciale, quella che richiederebbe un po’ di sostanza e meno social. Gli Stati Uniti, sotto la nuova amministrazione Trump, hanno annunciato dazi fino al 107 per cento sulla pasta italiana, accusando l’Europa di sussidi occulti. Il ministro ha minimizzato, parlando di «confusione sui numeri». Ma la confusione, evidentemente, era tutta sua: le tariffe rischiano di scattare già dal primo gennaio 2026, mettendo in crisi un export da quasi 800 milioni di dollari l’anno. Nel frattempo, il ministro continua a raccontare la favola della sovranità alimentare, mentre i produttori italiani fanno i conti con un mercato americano sempre più chiuso.

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La lunga serie di gaffe

A guardare il curriculum mediatico, Lollobrigida ha un talento raro: riesce a scivolare persino quando non parla di agricoltura. Dalla «sostituzione etnica» invocata durante il congresso della Cisal nel 2023 («Gli italiani fanno meno figli e li sostituiamo con qualcun altro. Non è quella la strada») alla lezione di fisiologia – «l’abuso d’acqua può portare alla morte» (17 febbraio 2025) – passando per la perla sociologica: «I poveri mangiano meglio dei ricchi» (agosto 2023). C’è poi la famigerata fermata straordinaria del Frecciarossa a Ciampino nel novembre di due anni fa. Il tutto per consentirgli, visto il ritardo accumulato, di scendere e salire su una più efficiente auto blu. Quando il caso esplose sui giornali, il ministro spiegò che la fermata era «fruibile da tutti». In altri tempi e in altri Paesi sarebbe bastato un episodio simile per spingere un ministro alle dimissioni.

Lollobrigida e la sovranità alimentare: promesse, errori e gaffe
Francesco Lollobrigida con una pagnotta (foto Imagoeconomica).

Dal vino miracoloso al vitello affettuoso

Il rapporto di Lollobrigida con la realtà sfiora spesso la metafisica. Per difendere il vino dalle etichette sanitarie, ha dichiarato che «l’acqua è più pericolosa dell’alcol». Durante un evento in Trentino ha poi proposto di associare il vino allo sport, «per promuovere uno stile di vita sano». E per chiudere in bellezza, l’indimenticabile «vitellina Mary»: «Viene allevata con affetto, certo poi viene macellata, ma produce carne di qualità». Una visione bucolica della zootecnia, in cui ogni bistecca è una storia d’amore finita. Dopo tre anni, l’eredità è chiara: nessuna riforma strutturale, nessuna strategia agricola, nessuna credibilità internazionale. Al loro posto, una sequenza di trovate estemporanee, viaggi in Nord Africa e una comunicazione che spesso confonde il patriottismo con la propaganda. Con tendenza all’autocelebrazione.