“There are no Kings on this Earth, only Princes” (Non esistono re in questo mondo, solo principi) cantava Prince negli Anni 90, giocando con il suo nome. Chi avrebbe mai pensato che 30 anni dopo i principi si sarebbero quasi estinti proprio in una delle monarchie più antiche d’Europa? Ne sa qualcosa Andrew Mountbatten-Windsor, figlio prediletto di Elisabetta, a cui il fratello maggiore re Carlo III ha da poco tolto il prestigioso titolo. Ma Andrew è davvero la pecora nera della famiglia reale britannica?

Lo scandalo Epstein ma non solo
Coinvolto dallo scandalo Epstein, il presunto pedofilo americano morto suicida in carcere che organizzava festini con minorenni frequentati da mezzo bel mondo (da Bill Clinton allo scienziato Stephen Hawking), Andrew è stato prima marginalizzato dal palazzo, con il ritiro dagli impegni istituzionali e dalla vita pubblica; poi gli è stato tolto il titolo di Duca di York (che prima era stato del nonno, il Principe Alberto, il futuro Re Giorgio VI, padre di Elisabetta) e infine, come “scherzetto” di Halloween, pure quello di principe. E non è finita perché a breve potrebbe vedersi revocato pure il rango di vice admiral (contrammiraglio) della Royal Navy. Insomma la Royal Family ha deciso di non fare sconti all'”impresentabile” Andrea, tanto che sorge un dubbio: non è che dietro questo accanimento ci sia qualcosa di più del semplice imbarazzo? Il sospetto è che Andrea sia vittima di una lotta di potere e di una faida tra i discendenti della compianta Elisabetta.

Il ritorno al Medio Evo
Nell’Inghilterra medievale vigeva il Bill of Atteinder (condanna). Il monarca, tramite il Parlamento, poteva usare la legge per abolire i titoli, confiscare i beni e distruggere l’eredità dei nobili che detestava o temeva. Enrico VIII ne fece ampio uso (anche per disfarsi di una delle sue sette mogli) e pure sua figlia, Elisabetta I, passata alla storia come una grandissima regina, la utilizzò contro i discendenti di Anna Bolena. Più che una legge parlamentare era un’arma di tirannia, perché eliminava la necessità di produrre prove in tribunale; fu infatti abolita alla fine del ‘700, in pieno Illuminismo sotto l’influenza dei filosofi David Hume e John Locke. Tre secoli dopo, la decisione di Carlo contro suo fratello può essere letta come una versione moderna di quella legge dispotica: a oggi Andrew non è stato condannato per alcun reato e le prove a suo carico nel caso Giuffrè, l’americana che ha accusato Epstein e morta suicida, non sono mai state esaminate in tribunale.

Andrea, vittima sacrificale del #MeToo
In attesa di sapere se le accuse saranno confermate – recentemente il Guardian ha pubblicato nuove email in cui Andrea nel 2010 (un anno dopo la prima condanna del faccendiere) si diceva speranzoso di rivedere presto «l’amico» fuori dal carcere – Andrea veste i panni di un agnello sacrificale sull’altare del politicamente corretto e del #MeToo. O, meglio, lo sconfitto in una delle secolari faide reali che hanno scandito la storia della corona inglese dai tempi di Guglielmo il Conquistatore. I motivi affondano, come sempre, nelle lotte di potere, e hanno molto a che fare con dissidi personali, risentimenti familiari, invidie che covano sotto la cenere.

Il figlio preferito da Elisabetta invidiato dal fratello
Per Carlo, Andrea è il fratello inviso perché amato dalla madre. Dunque oggi lo vede, per usare termini finanziari, come una proxy di Elisabetta, un suo derivato. Non potendo scaricare sulla defunta Lilibeth il rancore soppresso per decenni, ora lo scarica sul fratello: dei quattro figli, Andrea era il preferito dalla regina. Freud ne avrebbe potuto scrivere molto. Certo, Andrea ci ha messo del suo nel farsi immolare: tra gaffe, affari scivolosi (tra cui pure una presunta corruzione con la Cina) è il colpevole perfetto. Paga poi il conto del “politically correct”: da Epstein ci andavano tutti a fare i festini, mica solo lui. Solo che il fratello del re ha commesso il passo falsissimo (e col senno di poi chissà che non fosse una trappola) di andare davanti alle telecamere della Bbc, mai tenera coi reali dai temi dell’esplosiva intervista a Lady Diana, e ammettere una “colpa”. Un modo perfetto e ‘pulito’ per far fuori un fratello odiato e uno zio invidiato.

Si ripete la dinamica tra William e Harry
Oltre a Carlo, infatti, anche William, ha motivi di rancore verso lo zio Andrea: è la versione 1.0 di Harry, a cui lo accomuna l’essere Spare, il secondogenito a cui la Corona è preclusa, ma che può godere di una libertà sconosciuta all’erede al trono. E questo privilegio non viene perdonato dai primi in linea di discendenza. Il “Rosso Malpelo” di Buckingham Palace si è sfilato in tempo, quando ancora l’accondiscendente nonna era in vita, dimostrando più astuzia dell’attempato zio, rimasto invece al suo posto aspettando la mannaia. Se per Carlo il fratello è «la prosecuzione dell’odio materno sotto altra forma» per stra-parafrasare Von Clausewitz, per il tutt’altro che tenerone William lo zio è la riproposizione del copione di Harry: un elemento scomodo e invidiato, dunque da far fuori. Anche perché la bufera – che per ora ha risparmiato le cugine Beatrice ed Eugenie, ancora principesse – potrebbe travolgere l’istituto stesso della monarchia. Va anche detto che l’attuale Principe di Galles vive nell’aura della madre, nella percezione del figlio belloccio e sventurato, il “poverino” per eccellenza. Ma proprio la tragedia di Lady D, e le seconde nozze del padre (con l’odiata Camilla), hanno fatto radicare nell’erede il seme del risentimento, come successo a Carlo. E proprio con il padre, seppur mai troppo amato, ha messo in piedi una Royalty Inc. un’associazione per gestire il potere a palazzo nei prossimi 30 anni, liberandosi dai parenti scomodi. Con Baby George solo 12enne, ancora incapace di dire la sua, Carlo III e il futuro Guglielmo V sono gli zar incontrastati di casa Windsor.

La verità di The Crown
Nella scena finale dell’ultimo episodio di The Crown, l’acclamata serie tv che per certi versi è più attendibile di tanti agiografici libri storia, la regina mette in guardia: «Spesso è più difficile essere il numero due che il numero uno». Una battuta che sembra scritta apposta per Andrew (e Harry). Novembre, peraltro, è il mese di Sant’Andrea, che la chiesa cattolica festeggia il giorno 30: è un martire del cristianesimo e curiosamente anche lui un “secondogenito” (era il fratello di San Pietro). L’Andrea anglicano verrà ugualmente ricordato come un martire?
