C’è un momento, nella comunicazione di Matteo Salvini, che precede ogni verifica, ogni cautela e ogni senso della misura: quello in cui il dito parte. È un riflesso pavloviano, quasi una contrazione muscolare: accade qualcosa, e il ministro subito twitta. Il salvataggio, la tragedia, l’arresto, l’indignazione del giorno: tutto serve a rinnovare il contatto quotidiano con il proprio pubblico. L’ultimo esempio, quello dell’operaio estratto vivo dalle macerie della Torre dei Conti e morto poco dopo, è solo l’ennesimo caso in cui la realtà ha la cattiva abitudine di correggere la narrativa.

Salvini ringrazia (e ci mancherebbe) i vigili del fuoco per il salvataggio, ma purtroppo la cronaca si incarica presto di smentire il lieto fine. Il tweet resta lì, a testimoniare l’eterno scarto fra propaganda e realtà: la prima corre, la seconda cammina. E viene corretto otto ore dopo con un altro tweet, dove il salvataggio prontamente derubricato a tentativo lascia spazio al cordoglio.

È la forma digitale del comizio: meno verifica, più visibilità
Non è un incidente, è un metodo. Il commento a caldo è da sempre la cifra politica di Salvini: anticipare i fatti, colonizzare l’emozione, presidiare la timeline prima che la notizia si stabilizzi. O prima che sia qualcun altro ad annunciarla. È la forma digitale del comizio: meno verifica, più visibilità. E se poi i dettagli cambiano, i vivi diventano morti o viceversa, pazienza. L’importante è aver marcato il territorio con la consueta triade di parole chiave: eroi, orgoglio, italiani. Negli anni si è visto con i casi di cronaca nera, con gli sbarchi, con i processi ancora in corso, con l’elezione del presidente della Repubblica: la logica è sempre la stessa. L’urgenza di dire «ci sono anch’io» prevale su tutto, in primis sulla piega dei fatti che da una accadimento può scaturire. È la politica ridotta a feed, dove ogni tragedia è un’occasione di posizionamento e ogni riflessione tardiva un lusso che non si converte in like.

Salvini capitalizza l’attimo, anche quando l’attimo è pieno di macerie e incertezze
In fondo Salvini e i suoi numerosi imitatori non comunicano: reagiscono. Come un algoritmo umano programmato per capitalizzare l’attimo, anche quando l’attimo è ancora pieno di macerie, ambulanze e incertezze. E la realtà lenta, scomoda, verificata, arriva sempre un post dopo. Verrebbe da dire che nella Repubblica del retweet la prudenza è l’unica virtù veramente rivoluzionaria. Il politico che resiste alla tentazione del post a caldo per aspettare i bollettini ufficiali, i referti medici, gli aggiornamenti della Protezione Civile, perde un’onda di engagement, ma guadagna credibilità. Salvini, che da anni fa della velocità il suo marchio, continua a essere prigioniero del suo stesso format: primo a parlare, ultimo a correggere. E ogni volta che la realtà cambia spesso ribaltando la sua primigenia epifania, il suo post rimane lì, come un cartellone pubblicitario dimenticato ai bordi una strada che non porta da nessuna parte.
