Il sostituto procuratore generale della Cassazione, Cristina Marzagalli, ha rigettato il ricorso presentato dalla procura di Milano contro la decisione del Tribunale del Riesame che, ad agosto, aveva disposto la scarcerazione di Manfredi Catella, amministratore delegato di Coima, coinvolto nell’inchiesta sulla gestione dell’urbanistica nel capoluogo lombardo. Il parere è stato depositato in vista dell’udienza fissata per il 12 novembre, che riguarderà sei ricorsi complessivi: tre presentati dai pubblici ministeri milanesi e tre dalle difese, tra cui quella dell’ex assessore alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi.
La Cassazione: «Non sono stati dimostrati accordi corruttivi tra Scandurra e Catella»
Nel documento, Marzagalli ha ritenuto che il collegio del Riesame «ha fatto buon governo dei principi» della giurisprudenza, precisando che occorre dimostrare «che il compimento dell’atto contrario ai doveri di ufficio sia stato la causa della prestazione dell’utilità al pubblico ufficiale». Il pg ha condiviso la valutazione dei giudici della Libertà, secondo cui «le risultanze in atti non dimostrino la formazione, né l’operatività di un accordo corruttivo tra Scandurra e Catella quale Ceo di Coima», sottolineando che i pagamenti delle fatture a Alessandro Scandurra, allora componente della Commissione Paesaggio, non risultano riconducibili a un patto corruttivo, ma «correlate ad attività professionale effettivamente prestata da Scandurra e regolarmente contabilizzata».
