Di Giuseppe Conte ce ne sono notoriamente due. Il primo ha governato con la Lega, avallava i decreti di Matteo Salvini ministro dell’Interno, il secondo ha governato con il Pd e fischietta quando sente parlare di sicurezza. Entrambi i Conte hanno fatto il presidente del Consiglio e questo è il dato strategico più rilevante per il capo del M5s, che adesso s’acconcia di nuovo a Pater Familias, per ora soltanto del campo largo (CL), poi si vedrà. In attesa di capire come si comporterà quando la Cgil sciopererà di nuovo, il 12 dicembre, contro la manovra: che farà il leader del M5s? Aderirà? Manifesterà? Oppure si concederà una piroetta?

Conte è entrato in modalità primarie
Conte d’altronde è in modalità primarie. E per vincere le primarie in una coalizione già sufficientemente spostata a sinistra per via di Elly Schlein sulle orme dello zohranesimo, con qualche aspirante para-leader lib-dem (la sindaca di Genova Silvia Salis), sembra aver deciso di vestire di nuovo i panni del Conte I, smarcandosi dal neosocialismo schleiniano. Per esempio sulla patrimoniale: «Non so se a sinistra c’è una discussione sulla patrimoniale, ma per quanto ci riguarda – noi siamo una forza progressista indipendente – una patrimoniale non è all’ordine del giorno», ha detto Conte. E tanti saluti a chi nel campo largo invece vuole portarla, come Angelo Bonelli di Avs, al tavolo di discussione degli alleati: «Per noi è all’ordine del giorno perché è una misura di equità sociale».

Le deboli resistenze interne al M5s sulla patrimoniale
Ma la fronda sulla patrimoniale è anche dentro il M5s, che pure non è il Pd e quindi Conte può spadroneggiare come meglio crede. È d’accordo sulla tassa Chiara Appendino, ex sindaca di Torino, che di recente s’è dimessa da vicepresidente del M5s per poter rispolverare lo spirito grillino delle origini: «Lo sapete che in Italia il 5 per cento più ricco delle famiglie detiene quasi la metà della ricchezza nazionale? È una follia: un Paese non può crescere così. Mentre milioni di italiani lavorano, spesso in impieghi faticosi e sottopagati, sapendo che il loro stipendio non basterà per vivere dignitosamente… Mentre in molte case italiane, far quadrare il bilancio è una lotta quotidiana tra stipendi bassi, bollette che schizzano e libri di scuola da pagare…. Mentre la maggioranza dei pensionati fatica a mettere insieme il pranzo con la cena… Mentre ogni imprenditore tra burocrazia, tasse e dazi si trova a fare i salti mortali per non fallire… Mentre i poveri sono sempre più poveri e il ceto medio sta scomparendo…». E via elencando. Ecco perché, dice Appendino lanciando la sfida a Beppe Conte, «una tassa di solidarietà per i super-Paperoni non è ideologia: è giustizia sociale». A favore anche Roberto Fico, candidato presidente in Campania: «Nella nostra Costituzione vige il principio solidaristico. Chi ha di più deve contribuire per far crescere tutto il Paese. Anche all’interno delle regioni deve valere lo stesso principio». A favore della patrimoniale era già, nel 2024, Pasquale Tridico, già candidato sconfitto in Calabria: «Oggi l’1 per cento della popolazione detiene il 46 per cento della ricchezza globale. C’è una proposta, avanzata dall’economista Zucman, che prevede una tassazione sui super-ricchi del 2 per cento: si tratterebbe di un contributo per chi ha accumulato fortune miliardarie», diceva il padrino del reddito di cittadinanza.

Torna pure l’emergenza sicurezza
La fortuna di Conte è che lui non è soltanto il capo, è il padrone del M5s – appena rieletto in una competizione farsa – e quindi tutto sommato può infischiarsene degli spifferi para-grillini. Ma la postura contiana non si ferma al fisco. C’è anche, appunto, la questione della sicurezza: «C’è un’emergenza sicurezza nelle nostre strade, nelle nostre città, nelle nostre periferie. Lo vogliamo riconoscere?», ha tuonato Conte. «Ci siamo accorti che furti, rapine e scippi spadroneggiano, soprattutto nelle città con i turisti. Ristabiliamo la procedibilità di ufficio. E poi, prendiamo quel miliardo buttato nei centri in Albania e stabiliamo un patto per la sicurezza con i Comuni. C’è una scopertura nelle forze dell’ordine, 25 mila agenti e carabinieri: vogliamo quei miliardi buttati nelle armi dedicarli alla sicurezza?». Dove possa condurre l’avanzata contiana è difficile prevederlo. L’uomo è come Zelig, pronto per tutte le stagioni, con una pochette come bussola presidenziale. La legge (a)morale dentro di sé e il cielo (penta)stellato dietro di sé.

