Chi è stato ragazzo negli Anni 90, ogni pomeriggio, senza scuse, accendeva la tv su Italia 1 per vedere Non è la Rai, programma che faceva impazzire milioni di adolescenti inventato dal mostro sacro Gianni Boncompagni dopo l’addio a Viale Mazzini proprio per rimarcare lo stacco dal suo passato. Nel sinuoso e ultramoderno palazzo tutto cristalli e acciaio della Bbc, a due passi da Oxford Street, dovrebbero forse prendere a prestito quel titolo. Perché non è la Bbc quella che sta andando in onda da qualche anno. E le dimissioni del direttore generale, Tim Davie, e della responsabile della sezione News, Deborah Turness, sono solo dei pannicelli.

Il caso del video di Trump è la goccia che ha fatto traboccare il vaso
Lo scandalo sul video di Trump è infatti la pietra tombale su un pilastro della democrazia liberale inglese. David Hendy, il maggior esperto della tv pubblica del Regno Unito, ricorda che quella della Bbc è «a People’s History», “una storia della gente” o anche una storia popolare, a sottolineare il legame tra l’emittente pubblica e la classe media. Quel legame si è perso: no, non è (più) la Bbc, o almeno quella British Broadcasting Company. Oggi è una tv commerciale che parla solo a una nicchia. Siccome c’è di mezzo The Donald, il caso fa clamore ma il declino è iniziato da tempo e si può riassumere nell’abuso del politicamente corretto. Dal canto loro, la maggiorparte dei giornalisti, travolti da una bufera che potrebbe decretare la fine della tv pubblica, continua ad andare a pranzo come se nulla fosse da Chez Roux, il raffinato ristorante dello chef stellato francese, all’interno del Langham Hotel, proprio di fronte alla sede. L’impressione è che vivano in una bolla radical chic o Champagne Socialist, per dirla all’inglese. Il caso ha però scoperchiato il vaso di Pandora. Stanno infatti emergendo sempre più dettagli sullo stile adottato nel trattare le notizie: un rapporto interno, sredatto da un ex giornalista indipendente, Michael Prescott, ha rivelato una copertura faziosa della campagna elettorale statunitense a favore dei democratici, servizi tendenziosi sulle questioni razziali volti a far emergere discriminazioni anche quando non esistono, censure da parte della redazione LGBTQ quando le notizie sono sgradite.

La Bbc non era solo un orgoglio britannico ma un baluardo democratico
Fin dal 1922 quando il barone Reith, un calvinista scozzese, lanciò le prime trasmissioni, solamente radio, la Bbc è sempre stata un orgoglio nazionale britannico e, più in generale, anche un baluardo democratico dell’Occidente. Quello che diceva la Bbc era il verbo: per gli inglesi era la stazione radio che nel 1939 mandò in onda lo storico annuncio di re Giorgio VI (quello del Discorso del Re), la voce del Paese. La Bbc sta (anzi sarebbe meglio dire ormai stava) alla Gran Bretagna come la Rai all’Italia, con la differenza che la Rai è nata ed è sempre stata politicizzata e lottizzata, mentre la Bbc era l’esatto opposto: fare il giornalista per la tv di Stato era come fare il civil servant, equivaleva essere assunti come un pubblico ufficiale al servizio del Paese. Non c’erano ingerenze politiche o spartizioni, né tantomeno schieramenti da tifosi. I vertici sono ovviamente “politici”, nel senso che devono confrontarsi con i politici e, motivo di maggiore pressione, devono vedersela pure con la Corona. Ma la Bbc era quel canale tv che negli Anni 90 non ebbe remore a trasmettere una velenosissima intervista di Lady Diana, rimasta alla storia come la famigerata Panorama Interview, in cui la Principessa di Galles sparava a zero contro l’ex marito Carlo («Eravamo in tre in questo matrimonio, quindi era un po’ affollato»). Anche se pure in quel caso venne appurato da un’inchiesta indipendente – il rapporto Dyson del 2021 – che il giornalista Martin Bashir ottenne lo scoop utilizzando estratti conto bancari falsificati e sfruttando i timori della principessa di essere intercettata dai servizi segreti. All’emittente non rimase che ammettere l’illecito e chiedere scusa al principe William e al principe Harry il quale arrivò a incolpare la Bbc della morte della madre.

Tra scivoloni, sanzioni ed eccesso di Politically Correct
La Bbc di oggi è molto diversa e non rispecchia più quel tipo di servizio pubblico. Non serviva lo scandalo di Trump o il rapporto interno per scoprire l’ovvio, ossia quello che ogni giorno milioni di cittadini britannici vedono (e criticano): il tg e tutto il palinsesto sono così faziosi e schierati da imbarazzare pure gli elettori laburisti. A partire dalla dittatura del Politically Correct con i valori DEI (Diversity, Equity, Inclusion) che, portati al loro eccesso, hanno creato una sorta di auto-inflitto apartheid. Per non parlare della recente sanzione dell’Ofcom (l’autorità di controllo indipendente per le società di comunicazione del Regno Unito) per aver mandato in onda un documentario su Gaza prodotto dalla Hoyo Films in cui la voce narrante era quella del figlio di un ex viceministro di Hamas.
La crisi da rigetto dei sudditi britannici
Il caso Trump ha innescato la classica “crisi da rigetto” nella pancia della gente: da emblema della britishness, da istituzione che incarna i valori tradizionali, la Bbc ora è percepita come una macchina della propaganda progressista. «Istituzionalmente prevenuta» è il commento più frequente che si sente in strada, ma fuori da Londra e dalla bolla che coccola e difende il telegiornale preferito dalla upper class. Fosse successo anni fa, gli inglesi avrebbero difeso a spada tratta la “loro” Bbc, come veri patrioti. Oggi le (poche) voci che si alzano per provare una timida difesa della tv di Stato sono appunto quelle della cerchia progressista, come l’autore Tim Walker, una delle voci autorevoli della sinistra britannica. Ma milioni di cittadini comuni la ritengono «indifendibile». E dire che per decenni, nella testa della casalinga di Stoke-On-Trent o del postino di Aberdeen la Bbc era associata a due pilastri della nazione: l’informazione accurata e la serie Doctor Who, il più famoso e amato telefilm di fantascienza della storia della tv, iniziato nel 1963 e andato in onda per oltre 800 episodi. Ora la tv di Stato è percepita come un corpo estraneo dalla classe media. In poche ore, lo slogan «Defund the Bbc» ha fatto il giro dei social: togliete i fondi alla Bbc. Sì, perché la Bbc, come la Rai, vive di soldi pubblici (con un canale Bbc Four che è senza pubblicità): il canone tv è anche in Uk una tassa occulta e non solo sul possesso di un televisore ma si estende come un Grande Fratello anche alla visione su internet e alla visione di DVD. Più volte, negli ultimi 15 anni di governi conservatori, i Tory hanno provato invano a eliminare il canone. Stavolta, sull’onda dell’indignazione popolare, potrebbe davvero succedere.
