C’è un uomo in Vaticano, un cardinale, che rappresenta da una parte la continuità sotterranea fra Francesco e Leone XIV, dall’altra concentra nelle sue mani il potere finanziario d’Oltretevere. Si tratta, neanche a dirlo, di un americano: Kevin Farrell, un porporato di lungo corso (ricevette la berretta rossa da Bergoglio nel 2016). Di origini irlandesi – nacque a Dublino nel 1947 – dopo aver studiato in Spagna e a Roma, si trasferì in America dove cominciò il suo servizio nella Chiesa.

Una vocazione religiosa e finanziaria
Profondo conoscitore della Curia romana e della Chiesa statunitense, per capire come Farrell sia diventato una sorta di eminenza grigia nella gestione delle finanze vaticane, occorre fare un salto indietro e tornare al marzo del 2007, quando venne chiamato da Benedetto XVI a guidare la diocesi di Dallas (nel 2016, poi approdò definitivamente in Vaticano, quando Francesco lo nominò capo del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita). Durante quegli anni, ricoprì vari incarichi: fu cancelliere dell’università di Dallas; membro del consiglio di amministrazione dell’Università cattolica d’America, della Papal Foundation (importante fondazione cattolica statunitense, che ha proprio l’obiettivo di aiutare finanziariamente il Vaticano), del santuario nazionale dell’Immacolata Concezione, dell’istituto San Luca di Washington e moderatore episcopale della consulta per la gestione finanziaria diocesana. Non solo: a conferma che la sua vocazione avesse un forte richiamo alla gestione delle finanze, non vanno dimenticati gli incarichi all’interno della conferenza episcopale degli Usa dove Farrell fu, tra le altre cose, tesoriere, presidente del Comitato per il bilancio e le finanze e di quello per le collette nazionali.

I trascorsi nei Legionari di Cristo di Maciel
Occuparsi delle finanze della Chiesa americana non è uno scherzo, si tratta infatti di gestire ingenti flussi di denaro. E pensare che il futuro cardinale aveva cominciato la sua carriera ecclesiale in una congregazione religiosa assai discussa, ovvero i Legionari di Cristo, l’organizzazione fondata dal mefistofelico Marcial Maciel, abusatore seriale, personalità capace di costruire un impero economico con le necessarie protezioni vaticane. Maciel è scomparso nel 2008 e Farrell si allontanò per tempo dalla congregazione dei Legionari. Il passato del resto è passato, soprattutto considerato il fatto che il cardinale statunitense ha già 78 anni e dunque, almeno sulla carta, è in età da pensione.

La ‘chiamata’ di Francesco nel 2016
Tuttavia, il porporato è stato chiamato da Papa Francesco prima alla testa del dicastero per i laici, la famiglia e la vita nel 2016, poi negli anni seguenti del pontificato è stato nominato, in rapida successione, a capo della commissione materie riservate (che stabilisce cioè su quali finanziamenti è necessario mantenere la riservatezza, vigilando sui contratti stipulati dalla Segreteria di Stato della Santa Sede e dal Governatorato dello Stato della Città del Vaticano), quindi presiede il comitato per gli investimenti, che è l’organismo formato da esperti laici che stabilisce come investire i fondi del Vaticano alla base del successo finanziario dell’Apsa (Amministrazione apostolica della Santa Sede, il dicastero che gestisce gli investimenti mobiliari e immobiliari della Santa Sede). Così i buoni risultati raggiunti dall’Apsa – lo scorso anno ha registrato un utile di 62,2 milioni di euro – sono dovuti essenzialmente a una riorganizzazione degli investimenti finanziari. «Il 2024», si legge infatti nella sintesi del bilancio pubblicata dal Vaticano, «ha visto mettere in atto alcuni importanti adeguamenti del settore finanziario in ottemperanza alle linee guida emanate dal Comitato Investimenti, che hanno comportato un significativo cambiamento nella composizione della struttura del portafoglio degli investimenti». Non a caso Leone XIV ha cancellato la norma che prevedeva che lo Ior, la banca vaticana, avesse questa capacità d’investimento in esclusiva.

Leone XIV e l’eredità di Bergoglio
Da ultimo Farrell è stato nominato da Francesco alla guida del fondo pensioni vaticano, che costituisce una sorta di buco nero per le finanze d’Oltretevere; lo certificava lo stesso Bergoglio in una lettera del novembre 2024 e indirizzata ai responsabili delle istituzioni curiali e delle istituzioni collegate con la Santa Sede: «Purtroppo, il dato che ora emerge, a conclusione delle ultime approfondite analisi svolte da esperti indipendenti», affermava il pontefice, «indica un grave squilibrio prospettico del Fondo, la cui dimensione tende ad ampliarsi nel tempo in assenza di interventi: in termini concreti, ciò significa che l’attuale sistema non è in grado di garantire nel medio termine l’assolvimento dell’obbligo pensionistico per le generazioni future». «Alla luce di ciò e tutto ben considerato, desidero quindi comunicarvi», aggiungeva il predecessore di Lone XVI pochi mesi prima della sua scomparsa, «la decisione, da me assunta in data odierna, di nominare sua eminenza, Kevin Card. Farrell, Amministratore Unico per il Fondo Pensioni, ritenendo che questa scelta rappresenti, in questo momento, un passo essenziale per rispondere alle sfide che il nostro sistema previdenziale deve affrontare in futuro». Tutto questo è finito nell’eredità di governo di Prevost, che ha lasciato le cose così come le aveva sistemate Francesco. In effetti Leone XIV può contare in questi mesi sulla collaborazione di un cardinale, suo connazionale, esperto dei corridoi curiali di Roma e che allo stesso tempo conosce bene anche il mondo della finanza, non solo vaticana.

