Condono edilizio, cosa prevede la proposta nella Manovra 2026

Nella discussione sulla Manovra 2026, tra i quasi 6 mila emendamenti presentati, è emersa una proposta destinata a riaccendere un tema rimasto irrisolto per oltre 20 anni: la riapertura dei termini del condono edilizio del 2003. L’iniziativa arriva da Fratelli d’Italia e Forza Italia, che puntano a riattivare la procedura prevista dall’articolo 32 del decreto-legge 269/2003. La misura si applicherebbe all’intero territorio nazionale, ma il suo impatto principale riguarderebbe la Campania (dove a fine novembre si terranno le elezioni regionali). È l’unica regione che, nel 2003, non recepì la sanatoria nei tempi previsti, lasciando migliaia di pratiche sospese pur in presenza di domande già presentate e oblazioni pagate.

Quali sarebbero le opere sanabili con il condono edilizio

Condono edilizio, cosa prevede la proposta nella Manovra 2026
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

La riapertura dei termini consentirebbe a chi era rimasto escluso per motivi procedurali di riprendere l’iter. Le opere sanabili restano quelle previste nel 2003: interventi realizzati senza titolo o in difformità, ampliamenti entro limiti volumetrici precisi, nuove costruzioni residenziali fino a 750 metri cubi. Restano esclusi immobili in aree con vincoli di inedificabilità assoluta, edifici non adeguabili alle norme antisismiche, opere su aree demaniali prive di concessione e fabbricati già oggetto di altri condoni. Dall’opposizione c’è chi legge la proposta come una mossa politica. Per Angelo Bonelli (Avs) si tratta di un’operazione mirata al consenso in vista delle elezioni regionali in Campania: «La presidente Meloni, più volte, ha affermato che non ci sarebbero mai stati nuovi condoni. Oggi invece un suo esponente presenta un emendamento che ha come unico scopo quello di raccogliere voti durante la campagna elettorale», ha detto.