In Europa è più facile diventare presidente di un glorioso (anche se decaduto) club di calcio della Serie A, con annesso mega progetto immobiliare miliardario, piuttosto che editore di un quotidiano altrettanto glorioso (e altrettanto decaduto) nel Regno Unito, senza plusvalenze annesse.
Il Daily Telegraph e il gran ritiro di Cardinale
Ne sa qualcosa Gerry Cardinale: nome sconosciuto ai più fino a qualche anno fa, l’italo-americano, che viene dal mondo della finanza (ha passato 20 anni nella banca d’affari Goldman Sachs), è diventato improvvisamente famoso per aver comprato il Milan dal fondo speculativo Elliott. Dopo il calcio, ha puntato ai giornali del Vecchio Continente, mettendo nel mirino l’autorevole quotidiano britannico The Daily Telegraph, ma lo scorso fine settimana, a sorpresa, l’uomo d’affari si è ritirato dall’operazione, dopo averci investito più di mezzo miliardo di sterline. Se gli fosse riuscito il doppio colpo, Cardinale sarebbe stato incoronato come il vero erede di Silvio Berlusconi: media & calcio, con la medesima squadra che ha reso grande Silvio (e viceversa). Venerdì sera invece c’è stato l’ennesimo colpo di scena nella lunga e tormentata crisi del Telegraph, che si trascina da anni: Cardinale ha ritirato la sua offerta per la TMG, la società che controlla il giornale conservatore, che era di proprietà dei gemelli Barclay, tra gli uomini più ricchi d’Inghilterra, ma era finito pignorato dalla banca Lloyds e messo sul mercato. La notizia del ritiro, che riporta in alto mare il salvataggio del quotidiano, è stata data senza spiegazioni e ha sorpreso molti, soprattutto perché Cardinale aveva recentemente assunto Matt Garrahan, pezzo grosso del Financial Times, come futuro plenipotenziario del Telegraph.

I piani di Mansour bloccati da Londra
Un paio di anni fa, lo sceicco Mansour, il reale degli Emirati Arabi già proprietario del Manchester City, assieme a Cardinale come investitore di minoranza, si era fatto avanti per il quotidiano bussando alla porta di Lloyds. La famiglia Barclay era intenzionata a cedere il gruppo editoriale (che comprende anche l’altrettanto storico Spectator, il più antico settimanale al mondo ancora in attività) per estinguere un debito di circa 1 miliardo di sterline. La strana coppia – lo sceicco e Cardinale – aveva utilizzato il veicolo di co-investimento, RedBird IMI, gestito da Jeff Zucker, per progettare uno scambio di debito in azioni da 750 milioni di dollari per entrambe le attività. Mansour avrebbe finanziato il 75 per cento mentre RedBird, lo stesso veicolo proprietario del club rossonero, era pronta a sborsare il restante 25. Di fronte all’affondo di RedBird IMI su un suo storico quotidiano, la Gran Bretagna ha alzato le barricate: le prime sono state quelle della redazione del Telegraph, ma quelle più ostiche sono arrivate dalle autorità britanniche, che si sono irritate all’idea che entità sovrane straniere (leggi Emirati) prendessero il controllo di testate giornalistiche storiche. Un gruppo di parlamentari Tory ha fatto lobby a Westminster per far istituire una nuova legge che limita al 15 per cento la proprietà statale estera dei giornali.

Il passo indietro dello sceicco e lo spezzatino
A quel punto, il consorzio aveva invertito le quote: lo sceicco si è defilato, lasciando a Cardinale il grosso dell’impegno. Con la “cacciata” di Mansour, Cardinale è stato costretto a riportare le quote del giornale sul mercato. L’anno scorso aveva già venduto lo Spectator a Sir Paul Marshall per 100 milioni di sterline. Ma non era riuscito a trovare un acquirente per il Telegraph a un prezzo che gli permettesse di recuperare quanto speso per acquisirlo. In mancanza di altre opzioni, Cardinale si stava preparando ad assumere l’intero controllo del giornale con un accordo da 674 milioni di dollari che potesse così ridurre la partecipazione di Mansour sotto la soglia del 15 per cento richiesto dalle autorità britanniche. Ma si è tirato indietro all’improvviso.

Cardinale si può consolare a Milano con San Siro
Fallito l’assalto al Sancta Sanctorum del potere conservatore britannico, Cardinale si potrà consolare con l’Italia, dove ha trovato meno barricate: alla fine, nonostante il governo laburista, la Perfida Albione si è ritirata nel solito protezionismo. A Milano, però, Cardinale potrà rifarsi delle perdite subìte a Londra: il sindaco Beppe Sala ha venduto, per alcuni svenduto, a lui e all’Inter di Oaktree lo stadio di San Siro. È un enorme regalo che permetterà ai due club di realizzare la più grande operazione immobiliare in Italia: un nuovo impianto con tanto di negozi, ristoranti, alberghi e una nuova ondata di appartamenti milionari.

