Caso Garofani, i sospetti su De Dominicis e i rumors dentro la Fabi

Ora che la talpa ha una presunta identità, l’unica strada è prendere le distanze dai pettegolezzi e negare, negare, sempre negare. L’orecchio che avrebbe raccolto le confidenze del consigliere di Sergio Mattarella, Francesco Saverio Garofani, provocando un caso più mediatico che politico, ma che comunque ha creato non poche frizioni tra il governo Meloni e il Quirinale, secondo qualcuno sarebbe quello di Francesco De Dominicis, direttore della comunicazione della Fabi, la Federazione autonoma bancari italiani. Il suo nome è stato spifferato da Dagospia, lui ha dovuto difendersi sui giornali: «Non scherziamo, non sapevo nemmeno chi fosse Garofani». E come mai era presente alla cena sulla Terrazza Borromini dove quelle «chiacchiere private tra amici» sono deragliate finendo su La Verità? L’evento era organizzato da Luca Di Bartolomei, figlio del campione della Roma Anni 70-80 Agostino, morto tragicamente, e la cena è stata descritta come un appuntamento tra tifosi: il 49enne De Dominicis secondo la Repubblica è «romano e romanista», per il Corriere della sera invece sarebbe addirittura juventino: il giallo si infittisce. Fede calcistica incerta a parte, il capo della comunicazione della Fabi seguiva il segretario generale del sindacato, Lando Sileoni, che però era presente la sera dell’evento al tempio di Adriano dell’associazione Di Bartolomei, ma non alla mangiata in terrazza. Il passato lavorativo di De Dominicis a Libero con Maurizio Belpietro, attuale direttore de La Verità, ha fatto unire i puntini. Ma alla Fabi cosa pensano di tutto questo polverone di cui avrebbero fatto volentieri a meno?

Caso Garofani, i sospetti su De Dominicis e i rumors dentro la Fabi
Caso Garofani, i sospetti su De Dominicis e i rumors dentro la Fabi
Caso Garofani, i sospetti su De Dominicis e i rumors dentro la Fabi

Il timore della Fabi di essere additata come politicamente schierata

Internamente al sindacato si fatica a pensare che sia stato De Dominicis il responsabile. In molti sono convinti che non avrebbe mai rischiato di fare qualcosa di sgradito al segretario generale, mettendo in pericolo il suo rapporto con lui. Insomma, sarebbe stato uno sconfinamento troppo esagerato rispetto ai compiti di un sindacato autonomo. Perché oltretutto qui sta la controindicazione di tutta questa storia: la possibilità che qualcuno ora possa pensare che la Fabi sia politicamente orientata. Un sospetto che potrebbe essere usato strumentalmente, magari dalle altre sigle sindacali, per sostenere che Sileoni & co. siano filo-governativi: cosa che invece internamente viene respinta con fermezza. La Federazione autonoma bancari italiani fa attività di lobbying come tutti, con pressioni sul governo dedicate alle questioni che le stanno a cuore. Ma sempre con la pretesa di non risultare schierata. Per la serie: “la moglie di Cesare non solo deve essere onesta, ma anche sembrare onesta”. Ecco perché l’affaire Garofani-De Dominicis ha creato un grattacapo interno. E tanti pensano che il direttore della comunicazione non avrebbe mai potuto commettere un’imprudenza del genere.