Qualcuno, prima o poi, dovrà svelare al mondo il segreto di Luca Guadagnino. Un regista di grande talento ma che al box office incassa quasi sempre poco o nulla coi suoi film, nonostante faccia spendere cifre notevoli ai produttori. Eppure tutti lo vogliono, tutti lo cercano, le star accettano di lavorare con lui e la sua stella continua a splendere nel firmamento del cinema d’autore.

Non si discute la qualità dei suoi film, ma solo il rapporto tra costi e ricavi
Non siamo qui a discutere sulla qualità dei suoi film, che a giudizio di chi scrive è notevole. Più terra a terra, si dibatte sull’argomento del rapporto tra costi e ricavi: parliamo di business, insomma. Ecco, il 54enne cineasta italiano deve certamente la sua fortuna al film del 2017: Chiamami col tuo nome. Una pellicola con costi produttivi di 3,5 milioni di dollari, incassi al botteghino per 70 milioni, e che ha messo l’attore Timothée Chalamet sulla mappa delle star mondiali.
Guadagnino si è sempre saputo arrangiare con budget risicati, dai 3,6 milioni di Io sono l’amore (12,7 milioni di dollari al box office), al riuscitissimo A Bigger Splash (6 milioni di budget e 7,5 milioni al botteghino), e si era dimostrato un buon affare per i produttori.
Dopo Chiamami col tuo nome l’ambizione e il marketing sono saliti di livello
Dopo il boom di Chiamami col tuo nome, però, le cose sono andate diversamente. L’ambizione dei film, il cast coinvolto, la promozione e il marketing sono saliti di livello. E in queste dimensioni del business, il gusto di Guadagnino non ha sempre incontrato i favori di un pubblico largo. Nel 2018 il remake di Suspiria (capolavoro di Dario Argento) è costato 20 milioni di dollari solo a livello produttivo, con incassi che si sono fermati però a otto milioni.
Nel 2020 ecco la serie televisiva We are who we are, per Hbo e Sky Studios, chiusa dopo la prima stagione per scarsi ascolti.
Nel 2022 è stata la volta del film Bones and all, con un budget di 20 milioni di dollari, ancora Chalamet nel cast, ma un box office che non ha superato i 15 milioni di dollari.
È andata un po’ meglio con Challengers, nel 2024
Un po’ meglio sono andate le cose con Challengers, nel 2024: il cast era stellare, con Zendaya, Josh O’Connor e Mike Faist, il budget notevole (55 milioni di dollari), la promozione è stata mondiale, con alti costi di marketing, e gli incassi comunque hanno raggiunto una soglia ragionevole, a quota 96 milioni di dollari.
Poi, però, Guadagnino si è scottato ancora, con una doppietta che metterebbe al tappeto chiunque. Prima Queer, del 2024, con la star Daniel Craig che, abbandonati i panni di 007, si è presentato con un improbabile ciuffo in testa: 50 milioni di dollari di budget, e appena 7 milioni incassati nel mondo. Un disastro.
A seguire, nel 2025, After the hunt, con Julia Roberts e Andrew Garfield: budget stellare da 80 milioni di dollari (di cui 20 milioni solo per la Roberts), box office misero a 9 milioni di dollari. Risultato sanguinoso.
Ora Guadagnino ha in mano un budget da 40 milioni di dollari per Artificial
Eppure, evidentemente, il cinema non può fare a meno di Guadagnino: Amazon Mgm Studios, infatti, ha messo nelle mani del regista italiano anche il budget da 40 milioni di dollari per Artificial, un film biografico in uscita nel 2026 che ricostruisce la controversa vicenda del ceo di OpenAI, Sam Altman, licenziato nel 2023 e poi riassunto pochi giorni dopo. C’è ancora Andrew Garfield nel cast, per sette settimane di riprese che si sono da poco concluse tra California, Torino, Ivrea, Valle d’Aosta e Bologna. Ce la farà almeno stavolta a evitare il flop?

































