Studenti sotto stress: perché Pechino rivede il suo modello scolastico

Ansia, depressione, privazione del sonno. La questione dei suicidi e della salute mentale tra gli studenti rappresenta una delle zone d’ombra più cupe del sistema educativo della Cina. La scuola cinese è spesso descritta come una macchina poderosa, capace di produrre risultati accademici impressionanti, studenti estremamente preparati nelle discipline scientifiche e un esercito di laureati STEM (science, technology, engineering and mathematics) che negli ultimi anni ha superato numericamente quello di Stati Uniti ed Europa messi insieme. Ma dietro questa apparente efficienza si nasconde anche un sistema educativo che da decenni vive sotto il peso di un livello di competizione estremo, alimentato da pressioni familiari, aspettative sociali e un modello di selezione scolastica implacabile. Ora il governo cinese ha deciso di affrontare il problema, introducendo una serie di misure per migliorare la salute mentale degli studenti delle scuole primarie e secondarie, in particolare durante il periodo degli esami.

Il terrore del Gaokao

Al culmine della tensione c’è il Gaokao, soprannominato «la prova che decide la tua vita». Non superarla significa rinunciare a un’istruzione universitaria di qualità e dover accettare un futuro lavorativo meno stabile o prestigioso. Il Gaokao è più di un esame di ammissione all’università, è un rito di passaggio dai contorni spesso drammatici. Ogni anno, all’inizio di giugno, si decide il futuro di un numero esorbitante di studenti. Agli esami appena cominciati prendono parte 13 milioni e 350 mila giovani in tutta la Cina, 70 mila in meno del 2024, col primo calo degli ultimi 10 anni. Introdotto per la prima volta nel 1952, il Gaokao testa le competenze in cinese, matematica, una lingua straniera e più materie a scelta tra storia, fisica, chimica, biologia o scienze politiche, a seconda della provincia di residenza. Si tratta di una prova estrema di resistenza mentale e fisica. Gli studenti iniziano a prepararsi anni prima, con carichi di studio giornalieri che possono superare le 12 ore. Le scuole organizzano spesso attività anti stress e di supporto psicologico. Già, perché il punteggio ottenuto nel Gaokao decide non solo l’accesso all’università, ma anche quale ateneo e quale facoltà si potrà frequentare. Senza una performance quasi perfetta, gli istituti più prestigiosi come la Tsinghua di Pechino o la Jiao Tong di Shanghai diventano inaccessibili.

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Alunni dopo aver sostenuto il Gaokao (Ansa).

La pressione delle famiglie: non si può fallire

In un Paese dove la mobilità sociale è stata storicamente legata ai risultati scolastici, il Gaokao è diventato un giudizio totale, un momento in cui si decide simbolicamente chi potrà aspirare a un futuro prospero e chi resterà indietro. Il sistema educativo cinese scarica questa tensione sui bambini fin dalla scuola primaria, con programmi rigidi, settimane interminabili, compiti che occupano anche le serate e i fine settimana, pressioni costanti per ottenere risultati eccellenti. Nelle grandi città, dove la competizione è ancora più feroce, il sistema scolastico è diventato un campo di battaglia. Molti studenti passano più tempo nei doposcuola privati che in casa, seguendo lezioni aggiuntive di matematica, cinese, inglese, scienze, robotica, coding e musica. Le famiglie investono somme enormi negli studi dei figli, spesso sacrificando il tempo libero. La cultura del “figlio unico”, ancora dominante nel comportamento sociale nonostante la fine della politica demografica restrittiva, ha aumentato ulteriormente la pressione: l’unico erede deve eccellere, deve reggere il peso delle aspettative di genitori e nonni, deve diventare il punto d’arrivo del riscatto familiare. Questo meccanismo psicologico, sommato alla competizione scolastica, ha creato una generazione profondamente consapevole che non si può fallire.

Le nuove misure anti-stress adottate dal governo

Studi condotti da istituti di ricerca cinesi e da centri universitari indicano che oltre un terzo degli studenti delle scuole medie e superiori manifesta sintomi di ansia clinica, mentre tra il 20 e il 30 per cento soffre di forme più o meno gravi di depressione. La privazione del sonno è endemica: molti ragazzi dormono tra le cinque e le sei ore a notte, specialmente nei periodi di preparazione al Gaokao. La mancanza di riposo non solo aumenta i livelli di stress, ma compromette le funzioni cognitive e indebolisce la resilienza emotiva, rendendo gli studenti più vulnerabili. Per questo, il ministero dell’Istruzione ha annunciato nuove misure volte a migliorare in modo sostanziale il benessere mentale e fisico di bambini e adolescenti. Non si tratta di interventi marginali, ma di una revisione profonda delle abitudini scolastiche e familiari, che mira a rimodellare il rapporto tra studenti, scuola e società. Le scuole dovranno garantire almeno due ore al giorno di attività fisica obbligatoria, un elemento quasi rivoluzionario in un sistema dove lo studio continuo era considerato la norma e dove, soprattutto nei periodi di preparazione agli esami, interi pomeriggi e serate venivano consumati sui libri o davanti allo schermo di un computer. Il governo chiede ora che gli istituti «controllino rigorosamente» il carico dei compiti a casa, spesso accusato di saturare le giornate degli studenti e ridurre drasticamente il tempo dedicato al gioco, al sonno e alle interazioni sociali naturali per i più giovani. Il divieto di utilizzare gli smartphone in classe, accompagnato dall’introduzione di periodi di tempo “screen-free”, rappresenta un altro tassello fondamentale della riforma. L’obiettivo è duplice: ridurre la dipendenza diffusa dai dispositivi digitali e riportare l’attenzione su metodi di apprendimento che non si basino esclusivamente sull’interazione costante con la tecnologia. Le autorità temono che l’uso eccessivo dello smartphone alimenti distrazione, ansia sociale e isolamento, aggravando una situazione già critica.

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Una scuola di Pechino (Ansa).

Migliorare la vita dei docenti significa migliorare la qualità dell’insegnamento

Le nuove direttive non si limitano agli studenti. Anche gli insegnanti sono coinvolti: con un comunicato ad hoc, il ministero dell’Istruzione intende ridurre in modo netto il carico di lavoro dei docenti, spesso oberati da compiti amministrativi, incontri extrascolastici e attività che li costringevano a lavorare durante weekend e festività. Un insegnante stanco e sovraccarico, secondo il governo, non può garantire una formazione di qualità. L’obiettivo è dunque duplice: migliorare la vita dei docenti e, di conseguenza, migliorare la qualità dell’insegnamento.

La salute mentale diventa una questione strategica

Queste misure non sorgono dal nulla. Nel 2021 la Cina aveva approvato una legge sull’istruzione che vietava i corsi di recupero pomeridiani nelle materie principali e riduceva drasticamente i compiti a casa per le scuole primarie e secondarie. Una decisione che aveva colpito duramente un settore multimiliardario, quello del tutoring privato, ritenuto responsabile di incentivare la competizione sfrenata tra le famiglie cinesi, pronte a investire somme ingenti per garantire ai figli un vantaggio accademico. La riforma del 2021 aveva cercato di uniformare le opportunità, ridurre le disuguaglianze e restituire all’infanzia un minimo di serenità. Le nuove misure appena introdotte rappresentano il secondo tempo di questa trasformazione. Il contesto globale ha contribuito a questa svolta. In un’epoca in cui la competizione internazionale richiede innovazione, pensiero divergente e capacità di adattamento, la Cina teme che un sistema troppo rigido e basato sulla mera ripetizione possa danneggiare la sua competitività a lungo termine. La salute mentale è diventata, dunque, una questione strategica: un popolo giovane stressato e ansioso è un popolo meno creativo, meno produttivo e più vulnerabile. Resta da capire come queste misure verranno applicate nella pratica, soprattutto nelle zone rurali e nelle città più piccole, dove le risorse scolastiche sono più scarse e dove la cultura dell’esame — il famigerato Gaokao — spesso schiaccia qualsiasi tentativo di riforma. Alcuni genitori temono che ridurre i compiti possa andare a scapito del rendimento, mentre altri accolgono con sollievo un’attenzione nuova al benessere dei figli.

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Alunni in classe (Ansa).

Puntare sulle materie STEM per rispondere alla competizione tecnologica globale

Contestualmente, il ministero dell’Istruzione ha pubblicato delle nuove linee guida per rafforzare l’educazione scientifica e tecnologica nelle scuole primarie e secondarie. Si prevede che entro il 2030 la Cina abbia costruito un sistema di base. Entro il 2035, secondo il documento, dovrebbe invece essere pienamente istituito un ecosistema integrato. Rafforzare l’educazione scientifica e tecnologica è per il governo «una pietra angolare strategica» per rispondere alla competizione tecnologica globale e assicurarsi l’iniziativa nello sviluppo nazionale. D’altronde, tra gli obiettivi principali emersi dalle proposte per il nuovo piano quinquennale 2026-2030 c’è proprio il perseguimento dell’autosufficienza tecnologica. L’Intelligenza artificiale è il pilastro di questa strategia. I risultati iniziano già a vedersi. Secondo i dati LexisNexis, tra il 2005 e il 2024 l’Università Tsinghua di Pechino ha registrato quasi 5 mila brevetti nei campi dell’IA e del machine learning: più di Harvard, MIT, Stanford e Princeton messi insieme, di cui oltre 900 solo nel 2024. La Tsinghua ha fondato incubatori che dal 2013 hanno generato circa 900 startup, e formato studenti che alimentano aziende come Alibaba, ByteDance e i nuovi giganti nazionali dell’IA, a partire da DeepSeek. La spinta arriva grazie ai sussidi statali, l’accesso agevolato alla capacità di calcolo e un numero di laureati STEM senza paragoni: oltre cinque milioni l’anno. Parallelamente, la quota di ricercatori cinesi di alta formazione è salita al 26 per cento e sembra ridursi il trend di spostarsi all’estero per proseguire la carriera accademica nel settore. Insomma, gli studenti devono vivere meglio la loro infanzia e adolescenza, per essere poi in grado di favorire il perseguimento degli obiettivi strategici di Pechino.