E alla fine, anche il ministro Valditara ha assolto la “famiglia nel bosco”. I tre bambini tolti ai genitori e collocati in una casa-famiglia perché, secondo i giudici minorili, la vita appartata nella foresta di Palmoli (Chieti) non assicurava loro un’adeguata scolarizzazione né la possibilità di relazionarsi con i pari, hanno «regolarmente espletato l’obbligo scolastico attraverso l’educazione domiciliare legittimata dalla Costituzione», si legge in un’asciutta nota del ministero. E pazienza se l’homeschooling non provvede ai ragazzini quel pizzico di umiliazione pubblica che, Valditara dixit, è «fondamentale per la crescita». I suoi capi devono avergli fatto capire che era politicamente più urgente umiliare i magistrati autori del provvedimento, già esposti da sabato a critiche, insulti e perfino minacce. Giorgia Meloni e Matteo Salvini avevano sposato più o meno apertamente la causa dei genitori alternativi e boscherecci, nonché caucasici e anglosassoni (qualcosa mi dice che, se fossero più scuretti e provenienti da altre latitudini, la solidarietà del governo sarebbe stata meno pronta). La premier in persona potrebbe incontrare Nathan, il padre dei bambini; il suo vice, alle solite, è balzato prima di lei in groppa alla tigre. Da giorni grida al «sequestro indegno» e alla «vergogna assoluta», sicuro di trovare più attenzione di quando tenta di aizzare le folle con la bufala del Cai che vuole togliere le croci dalla cima delle nostre montagne.
Al richiamo non hanno risposto solo le tribù fascio-sovrano-trumpian-populiste
Non c’è da stupirsi: il caso e lo zelo (forse eccessivo) dei magistrati abruzzesi hanno messo in mano al Capitano una mazza e una grancassa, e lui li suona da par suo. Ma – sorpresa – questa volta al richiamo non hanno risposto soltanto le solite tribù fascio-sovrano-trumpian-populiste, con no vax, terrapiattisti e teo-con di complemento. Nella vicenda dei coniugi anglo-australiani c’è qualcosa che sollecita e coinvolge anche molti che ideologicamente starebbero da tutt’altra parte. E che avrebbero approvato senz’altro la decisione dei magistrati se la vicenda fosse accaduta dieci o vent’anni fa.
Continuo e drammatico impoverimento della nostra scuola
Prima, cioè, del drammatico impoverimento della scuola sotto ogni aspetto, dall’edilizia alla continuità educativa, e a una burocratizzazione soffocante sia per chi insegna che per chi frequenta; prima del Covid, che ha fatto sentire le famiglie sole e abbandonate nelle loro case peggio che in una foresta, dove almeno ci sono aria buona e uccellini che cantano; prima dell’incremento della sofferenza degli studenti, dalle elementari alle superiori, dove più di un adolescente su tre si sente solo anche se passa metà della sua giornata insieme ad altre persone; prima dell’intossicazione collettiva da social, oggi sempre più inquinati dall’intelligenza artificiale; prima che le città diventassero ancora più care e invivibili, e passare tempo nella natura un lusso che pochi possono permettersi.

I genitori ostinatamente radical-chic e woke come la sottoscritta, poi, hanno sempre accettato obtorto collo una scuola che, a dispetto di quel che crede Valditara, continua a inculcare un modello patriarcale ed eurocentrico, dai libri delle primarie dove la mamma stira e il papà legge il giornale, ai manuali di storia, letteratura, scienze e arte dove il contributo delle donne e dei non bianchi viene ricordato in qualche riga (se viene ricordato).
Scenario che evoca sinistramente la situazione narrata da Bellocchio in Rapito
Non c’è bisogno di essere salviniani incarogniti per tifare per la famiglia nel bosco, e per pensare che mettere i tre bambini di Nathan e Catherine in una casa-famiglia non sia una soluzione. Anzi, sotto certi aspetti il provvedimento evoca sinistramente la situazione narrata da Marco Bellocchio in Rapito. Anche la polizia pontificia aveva sottratto il piccolo ebreo bolognese Edgardo Mortara alla famiglia «per il suo bene» e secondo la legge dello Stato (il bimbo era stato battezzato di nascosto da una domestica, e in quanto cristiano non poteva essere allevato da non cristiani, pena la dannazione).
Forse il film da rivedere per riflettere su questa storia è Captain Fantastic
D’accordo, come riferimento cinematografico Rapito è un po’ estremo. Forse il film da rivedere per riflettere su questa storia è Captain Fantastic, del 2016, che racconta le peripezie di una “famiglia del bosco” americana ancora più intransigente di quella di Chieti (per dire, anziché il Natale si festeggia il compleanno di Noam Chomsky). Ma proprio perché allevati nell’autenticità e nell’anticonformismo, a un certo punto i figli riconoscono da soli anche i limiti della loro educazione selvaggia, e si rendono conto che per diventare adulti devono affrontare il mondo “civile”, con tutte le sue storture. (Cari giudici abruzzesi, guardate anche voi Captain Fantastic. Malgrado il titolo, non è un biopic su Salvini).






