Pd Toscana sul piede di guerra: Fossi già commissariato?

Il prossimo 6 dicembre la direzione del Pd toscano si riunirà per discutere dell’azzeramento, invero già deciso, della segreteria regionale. È stato il deputato e segretario Emiliano Fossi ad annunciare una «fase 2»: un «partito nuovo, aperto e all’altezza delle sfide, comprese le Amministrative 2026 per cui siamo già al lavoro: con il centrosinistra ci riprenderemo i Comuni in mano alla destra», ha detto all’edizione fiorentina di Repubblica. Dovrebbe essere la prima vera direzione in cui il Pd discuterà di qualcosa dopo quella del 23 settembre 2024 (le altre due convocazioni successive non fanno testo visto che sono servite soltanto a dare il via libera alla ricandidatura di Eugenio Giani e a votare le liste per il Consiglio regionale, senza però dibattito).

Pd Toscana sul piede di guerra: Fossi già commissariato?
Emiliano Fossi (Imagoeconomica).

Fossi nel mirino anche dei dissidenti schleiniani

Per Fossi tuttavia i problemi non si risolveranno con la nuova segreteria. Le insidie d’altronde non arrivano soltanto dal variegato fronte riformista, una parte del quale si è appena riunito a Prato nel fine settimana, convocato da Matteo Biffoni e Giorgio Gori. Ma anche dagli stessi schleiniani. Procediamo con ordine. La settimana scorsa si è svolta una riunione toscana di Energia Popolare, la corrente di Stefano Bonaccini, alla presenza di Alessandro Alfieri, senatore del Pd e coordinatore di EP. Alfieri si è presentato alla riunione proponendo la seguente teoria: Bonaccini ha ottenuto molto con la linea del dialogo con Schlein, per cui anche in Toscana dobbiamo far rientrare i malumori ed entrare in segreteria nel rimpasto che Fossi intende fare. La proposta di Alfieri è stata rispedita prontamente al mittente. EP Toscana non ha dunque intenzione, per ora, di entrare nella nuova segreteria. Troppi gli strappi che si sono consumati negli ultimi mesi e le vicende nate attorno alla composizione del Consiglio regionale e della Giunta – dal listino bloccato all’assenza di interi territori in Giunta (Siena e Prato, per dirne alcuni) – non hanno fatto altro che peggiorare la situazione. Non solo: fonti riferiscono anche dell’esistenza di una chat regionale dei dissidenti schleiniani anti-Fossi. E qui sta forse la parte più interessante.

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Alessandro Alfieri (Imagoeconomica).

Ormai è Furfaro che detta la linea in Toscana

Da tempo il segretario regionale non gode più del favore della segreteria nazionale e i numerosi interventi e interviste di Marco Furfaro, responsabile delle iniziative politiche di Schlein, tra i pochi a parlare davvero per conto della leader, sono lì a dimostrarlo. È Furfaro d’altronde a dettare la linea del Pd in Toscana per la nuova Giunta regionale: «Un Piano Casa che dia un tetto a tutti; trasporti gratuiti per gli under 30; un attacco frontale alle liste d’attesa, anche con aperture serali. E da Meloni mi aspetto che smetta di impugnare ogni nostra legge regionale: salario minimo, fine vita, delocalizzazioni», ha ribadito Furfaro alla Nazione. «Quanto alla nuova segreteria regionale, Fossi ha capito che la partita inizia adesso. La nuova segreteria dovrà essere pienamente operativa e costruita insieme ai territori. Vuole una squadra all’altezza della sfida: rendere la Toscana un problema politico per Meloni». Agli interventi di Furfaro risponde, indirettamente, Fossi, che in questi giorni ha aumentato il volume delle interviste e delle dichiarazioni politiche. Cerca così di opporsi al commissariamento del Pd toscano, che per più di un dirigente politico sul territorio in realtà sarebbe già avvenuto senza essere esplicitato.

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Marco Furfaro (Imagoeconomica).

Da Prato è partito il contrattacco dei riformisti dem

Ed è in queste linee di frattura interne agli schleiniani che i riformisti vogliono dire la loro. «Secondo qualcuno oggi saremmo nell’epoca della polarizzazione, di Trump e Orbàn, dunque non ci sarebbe più spazio per il rimpianto o la nostalgia del riformismo andato», ha spiegato a Prato il senatore Filippo Sensi, critico nei confronti di Bonaccini e dei suoi. «Ebbene io non ho affatto nostalgia di quel tempo. Ho voglia, invece, di un tempo nuovo del riformismo italiano. Ed è il Partito Democratico, senza esclusive, s’intende, la casa del riformismo italiano, dei riformisti italiani. Radicali, moderati che siano». Il Partito Democratico «è riformista o non è. Ed è riformista non avere una e una sola definizione di riformismo. E soprattutto non pensare che sia l’unica valida», ha aggiunto Sensi.

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Filippo Sensi (Imagoeconomica).

Se la strategia è non avere nemici a sinistra

«Questo partito ha fatto una scelta di adesione a dei quesiti referendari (quelli promossi dalla Cgil, ndr) ormai diversi mesi fa, con una posizione – la nostra – remissiva rispetto a quella scelta», gli ha fatto eco, sempre da Prato, Marco Pierini, vicesindaco di Montespertoli, responsabile delle Relazioni Internazionali di Sinistra per Israele, riferendosi alla remissività dell’opposizione interna al Pd. «È stato un referendum fallimentare dal punto di vista dell’esito e non c’è stata una riflessione interna. Tutto si è concentrato su non avere nemici a sinistra. Ora io mi chiedo se un partito che ambisce a guidare il Paese possa costruire la propria politica economica e del lavoro sul non avere nemici a sinistra. Se questo è il criterio, io non sono bravo a utilizzarlo. Di fronte al Movimento 5 Stelle che per l’ennesima volta volta le spalle alla resistenza ucraina e alla difesa dell’interesse europeo, noi ancora giochiamo a scacchi con Giuseppe Conte». In Toscana, ha aggiunto Pierini toccando uno dei punti centrali delle prossime settimane di dibattito regionale, «veniamo da mesi di discussione sull’acqua pubblica, come se ci fosse un pool di industriali ad occupare materialmente il lago di Bilancino con gli elicotteri, anziché guardare la luna, e cioè la filiera industriale dei servizi pubblici locali, e tuttora la discussione noi la lasciamo sui giornali agli amministratori delle aziende, anziché alla politica». Il sì all’acqua pubblica, sbandierato da Furfaro e gli altri, non sarà affatto a costo zero. La domanda, come al solito in questi casi è: tutto molto bello, ma chi paga?

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Elly Shlein, Eugenio Giani ed Emiliano Fossi (Ansa).

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