La proposta della Commissione europea di costruire un prestito da 140 miliardi di euro per l’Ucraina sfruttando gli asset russi congelati si è scontrata con un rifiuto della Banca centrale europea. Secondo quanto riferito dal Financial Times, Francoforte ha stabilito che l’idea di far intervenire l’istituto come garante violerebbe il mandato della stessa Bce. Il quotidiano cita anche una valutazione interna della Bce secondo cui l’iniziativa si tradurrebbe in un finanziamento diretto ai governi dell’Unione, scenario proibito dai trattati perché considerato potenzialmente inflazionistico e capace di intaccare la credibilità dell’istituzione. A questo si aggiunge l’avvertimento di Mosca: la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha dichiarato che una mossa dei Paesi Ue sui beni russi congelati provocherebbe una reazione «molto dura e dolorosa», definendo il progetto un «prestito di riparazione» a favore di Kyiv.
Peskov: «Aperti ai negoziati, ma dobbiamo raggiungere i nostri obiettivi»
Intanto dal Cremlino arrivano nuove dichiarazioni sulla prospettiva di un accordo che metta fine al conflitto. In vista dei colloqui a Mosca tra Vladimir Putin e l’inviato statunitense Steve Witkoff, il portavoce Dmitry Peskov ha affermato che la Russia «apprezza molto gli sforzi di pace del presidente Trump e della sua amministrazione e vogliamo risolvere i nostri problemi di sicurezza per molte generazioni a venire». Alla Tass ha quindi ribadito che «la Russia rimane aperta ai negoziati di pace. Ma attraverso i negoziati di pace dobbiamo raggiungere i nostri obiettivi e dobbiamo eliminare le cause dell’operazione militare che abbiamo iniziato».
