Il lato pop di Atreju e quel vittimismo meloniano travestito da goliardia

«Sei diventata forte» Atreju. Torna, con un titolo che suona come una rivalsa, l’appuntamento più ‘fascio-pop’ dell’anno. L’edizione 2025 della festa di Fratelli d’Italia – la «più lunga di sempre», rivendicano con orgoglio gli organizzatori – torna a casa, sotto Castel Sant’Angelo, all’ombra del Cupolone, dopo l’incursione dell’anno scorso al Circo Massimo.

Il lato pop di Atreju e quel vittimismo meloniano travestito da goliardia
Dal profilo Instagram di Atreju.

Una Atreju formato Sanremo

A pochi mesi dal referendum sulla riforma che introduce la separazione delle carriere in magistratura, le due sale principali sono non a caso dedicate a una vittima della malagiustizia come Enzo Tortora e al magistrato ucciso dalla mafia, Rosario Livatino. Mentre il programma ha connotati forse ancora più nazionalpopolari degli anni passati, con la presenza di alcuni vip dello spettacolo come Carlo Conti, Mara Venier, Raoul Bova, Ezio Greggio, Ilaria D’Amico, Nicoletta Romanoff, e Chiara Francini. Non può mancare poi la passerella di personaggi di spicco dello sport come Gianluigi Buffon e i ct delle nazionali di pallavolo maschile e femminile, Fefè De Giorgi e Julio Velasco, che riceveranno il premio Atreju. Presenti al completo i ministri del governo di Giorgia Meloni, hanno accettato l’invito anche tutti i leader dei partiti di opposizione, tutti tranne Nicola Fratoianni ed Elly Schlein, che ha declinato la proposta di confronto a tre con Giuseppe Conte avanzata dalla presidente del Consiglio. La chiusura della kermesse, domenica 14 dicembre, è affidata, come da tradizione, ai capi dei partiti di maggioranza, Antonio de Poli per l’Udc, Maurizio Lupi per Noi moderati, Matteo Salvini per la Lega, Antonio Tajani per Forza Italia e ovviamente lapadrona di casa, Giorgia Meloni.

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Nicola Fratoianni con Elly Schlein (Imagoeconomica).

I panel dedicati ai leader dell’opposizione

Tra gli ospiti internazionali si segnalano il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen (venerdì 12), e Rom Braslavski, israeliano rapito il 7 ottobre e rimasto prigioniero di Hamas per 738 giorni (domenica 7). Mentre sabato 13 sarà dedicato alle opposizioni. Paolo del Debbio intervisterà Giuseppe Conte; il leader di Iv, Matteo Renzi, parteciperà a un panel sulle riforme, mentre quello di Azione Carlo Calenda a un incontro sulla guerra in Ucraina; Angelo Bonelli di Europa Verde parlerà di Green Deal, e il segretario di Più Europa, Riccardo Magi interverrà sul tema “baby gang e sicurezza delle città”. «Sono 450 i relatori in 82 panel. Settantasette giornalisti, 24 direttori di testate. Venti parlamentari delle opposizioni. Decine decine di ore di confronto libero, accoglieremo tutti con il sorriso», ha tenuto a sottolineare il responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli.

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Giovanni Donzelli con Luca Ciriani e Lucio Malan (dal profilo Instagram di Atreju).

Il gran ritorno di Fini (ricordando i kaziri)

L’edizione 2025 segna anche il ritorno di Gianfranco Fini ad Atreju. L’occasione è la riproposizione del confronto con Francesco Rutelli, a 32 anni dal dibattito in occasione della storica corsa al Campidoglio che segnò l’inizio del bipolarismo e della Seconda Repubblica, con la successiva discesa in campo di Silvio Berlusconi.

Il fondatore di Alleanza Nazionale e l’ex sindaco di Roma saranno protagonisti nel pomeriggio di lunedì 8 dicembre del panel “È cambiato (quasi) tutto in Italia e nel mondo. Quale bilancio e quali prospettive?”, con introduzione di Angelica Lupacchini, consigliere comunale FdI ad Ancona, classe 1993. In passato, Fini è stato diverse volte ospite della kermesse, quando Atreju era ancora la festa di Azione giovani, il movimento giovanile di An. Negli annali resta la sua partecipazione all’edizione del 2005, quando era ministro degli Esteri. Un militante intervenne per rivolgergli un accorato appello: «Si impegnerà presidente Fini per la causa dei kaziri? La prego ci aiuti». Fini prese la parola un po’ sconcertato, poi rispose: «Sì certo, conosco la situazione…». A quel punto venne interrotto dalla platea: «Presidente, siamo degli universitari, ci scusi lo spirito goliardico, le abbiamo fatto uno scherzo. I kaziri non esistono».

Spazio al vittimismo con la mostra Bullometro

Ecco, quello spirito ‘goliardico’ pare sopravvivere anche nell’edizione 2025 con la mostra Bullometro, una esibizione che misura il grado di «livore» della sinistra. Tra gli insulti citati, c’è la «cortigiana» con cui Maurizio Landini ha apostrofato Giorgia Meloni. «Voto 1. Livore 10. Note: Landini ha fatto lo sciopero dell’educazione», si spiega. Poi: «Il collettivo non una di meno Roma che pubblica foto con cartello “Più Melonicidi, meno femminicidi”. Voto 1. Livore 8. Note: tra tutti i modi per parlare di violenza contro le donne, questo era il peggiore». Infine: «Albanese: “Condanno l’aggressione a La Stampa ma sia un monito”. Voto 2 Livore 8. Note: più che un monito, ha tutte le sembianze di una minaccia. Alla faccia della libertà di stampa».

Poteva mancare l’Egemonia?

È dedicata invece alla “Egemonia“, in senso gramsciano, la seconda mostra. «Gramsci aveva individuato nell’etimologia del termine l’idea chiave dell’egemonia. È il suo significato di “guida”: egemone è il condottiero, colui che dirige la percezione della realtà sociale verso una direzione, fino a determinare la visione predominante», si legge nell’introduzione alla mostra, curata dal responsabile comunicazione di FdI, Andrea Moi.

Il lato pop di Atreju e quel vittimismo meloniano travestito da goliardia
Andrea Moi (Imagoeconomica).

«Il gruppo sociale che è egemone nell’ambito produttivo deve necessariamente promuovere la nascita di un gruppo di pensatori che ne legittimi idee e visioni. È così che, nel libro La Gaia incoscienza, Nuccio Bovalino descrive il concetto di egemonia secondo la prospettiva gramsciana, una visione che sarebbe stata incarnata storicamente dalla sinistra italiana come occupazione degli spazi di potere, siano essi politici, culturali o amministrativi». «Il governo attualmente in carica ha sempre affermato che all’egemonia culturale della sinistra non avrebbe contrapposto un’egemonia uguale e contraria, ma avrebbe lasciato spazio alla libertà e al valore intrinseco che ogni persona può rappresentare», si sottolinea. «In questa logica, vogliamo qui proporre un pantheon ideale di figure che hanno certamente interpretato un’egemonia, ma anteponendo il coraggio, l’eroismo e la libertà a ogni logica politica. Seguendo il loro esempio, ridisegniamo idealmente un percorso tracciato nella storia: un percorso fatto di donne e uomini che hanno mostrato l’egemonia dei valori». Tra i personaggi citati ci sono Simone Weil (Egemonia delle radici), Edith Stein, morta ad Auschwitz (Egemonia dell’amore), Sammy Basso (Egemonia del coraggio). Ma anche Pier Paolo Pasolini (comparso già nel 2022, nel pantheon dell’assemblea programmatica di FdI e a cui è stato recentemente dedicato il convegno Pasolini conservatore); il Lawrence d’Arabia italiano, noto come ‘comandante Diavolo’, Amedeo Guillet; oltre a Guglielmo Marconi, Gabriele D’Annunzio e Charlie Kirk.