Com’è andato davvero l’incontro tra Macron e Xi?

Dujiangyan si trova alle porte di Chengdu e ospita uno dei sistemi di irrigazione più antichi al mondo. Qui, tra i canali millenari che portano l’acqua verso la pianura del Sichuan da più di 2000 anni, Xi Jinping ha scelto di ospitare Emmanuel Macron per la parte informale dei loro colloqui. Una componente ormai irrinunciabile degli annuali incontri tra i due leader. Nel 2024, durante la visita del presidente cinese a Parigi, il leader francese lo aveva accompagnato sul Tourmalet dell’amata nonna. Stavolta, Xi ha scelto una meta ad alto valore simbolico per saldare la «tradizionale amicizia» tra i due Paesi, che i media statali cinesi definiscono «spiriti affini».

I messaggi simbolici che Xi ha lanciato a Macron

Lì, dove l’ingegno di un impero lontano ha trasformato il corso impetuoso di un fiume in un sistema armonioso di vita e prosperità, è come se Xi avesse voluto segnalare la capacità della Cina di raggiungere l’autosufficienza. Quasi come a dire all’Europa che cerca il “derisking” nelle relazioni commerciali con Pechino: siamo sopravvissuti a lungo senza di voi, possiamo continuare a farlo. In realtà, il messaggio simbolico potrebbe essere ancora più sottile. Il mormorio dell’acqua, il legno scuro dei padiglioni e i canali millenari sono un invito a pensare nel lungo termine: lo stesso tempo che serve alla diplomazia quando tenta di contenere le fratture della guerra in Ucraina e di ridisegnare gli equilibri globali. In quel luogo costruito per domare senza spezzare, per governare i flussi invece di opporvisi, è come se si fosse materializzata la metafora che Xi voleva offrire a Macron: la politica internazionale, come un grande fiume, non si arresta con la forza, ma si piega con l’ingegneria della pazienza, del compromesso, della gestione. Un messaggio rivolto a un’Europa che vorrebbe il sostegno della Cina per una soluzione nel conflitto.

Il nodo ucraino e le riserve di Pechino

La visita di Macron in Cina, la quarta da quando è presidente, è stata preparata in un clima internazionale incandescente. La Francia, in vista della presidenza di turno del G7 nel 2026, vuole dimostrare di poter ancora giocare un ruolo autonomo di mediatore globale. Con queste premesse, Macron è arrivato a Pechino con circa 40 dirigenti d’impresa e con l’obiettivo dichiarato di «aprire una nuova pagina» nei rapporti sino-francesi. Tra questi, i manager di Airbus, Veolia, Suez, EDF, Andros, Danone, Rémy Cointreau e Club Med. I colloqui formali si sono tenuti nella Grande Sala del Popolo di Pechino, luogo delle cerimonie solenni e della diplomazia più rigida. Qui, seduto accanto a Xi, il presidente francese ha insistito sul punto più sensibile della politica internazionale. «La Cina ha la capacità decisiva per influenzare un cessate il fuoco in Ucraina», ha detto Macron, chiedendo almeno una moratoria sugli attacchi russi alle infrastrutture energetiche ucraine prima dell’arrivo dell’inverno. Xi ha risposto con la formula che Pechino usa ormai da tempo: la Cina sostiene «tutti gli sforzi per una pace equa», ma «si oppone fermamente a qualsiasi tentativo irresponsabile di scaricare la colpa su Pechino». Una replica diretta alle accuse provenienti dalla Nato, secondo cui la Cina sarebbe il «principale facilitatore» dell’apparato militare russo. Il significato è piuttosto chiaro: Xi dice sì a un processo negoziale che tenga in considerazione anche le preoccupazioni di sicurezza della Russia, ma no a un’Europa appiattita sulle posizioni anti-Cina. Pechino ha quindi presentato un pacchetto da 100 milioni di dollari per Gaza, dichiarando di voler assumere un ruolo nella de-escalation del conflitto israelo-palestinese. Nelle dichiarazioni congiunte, la Cina ha cercato di associare la questione ucraina a un appello più ampio per la stabilità internazionale, includendo Asia-Pacifico, Medio Oriente e Africa. Macron ha riconosciuto la necessità di una maggiore cooperazione, ma ha tenuto l’Ucraina al centro della discussione, chiarendo che la guerra in Europa resta la priorità di sicurezza per l’Ue, nonché il nodo principale da sciogliere anche per facilitare i rapporti con Pechino.

Com’è andato davvero l’incontro tra Macron e Xi?
Emmanuel Macron e Xi Jinping (Ansa).

L’invito cinese a una maggiore autonomia dagli Usa

Xi ha insistito sul tema dell’autonomia strategica europea. Ha fatto appello alla tradizione diplomatica francese, presentando Parigi come una «grande potenza storica» capace di prendere decisioni indipendenti e non condizionate dagli Stati Uniti. «L’umanità si trova davanti a un punto di svolta: Cina e Francia devono optare per il multilateralismo», ha affermato Xi . L’invito implicito è chiaro: la Francia deve continuare a distinguersi come attore europeo non allineato automaticamente a Washington. «Siamo di fronte al rischio reale di una disgregazione dell’ordine mondiale. Per questo il nostro dialogo non è mai stato così indispensabile», ha risposto Macron, chiedendo però di bilanciare lo squilibrio commerciale. L’Unione Europea registra un enorme disavanzo commerciale con la Cina, superiore ai 300 miliardi di dollari, e proprio negli ultimi giorni Bruxelles ha varato nuove misure per ridurre la dipendenza dalle materie prime cinesi. «La profonda integrazione delle catene di approvvigionamento tra i Paesi e la cooperazione aperta hanno creato opportunità di sviluppo, il disaccoppiamento significa autoisolamento», ha avvisato Xi, chiedendo di schierarsi «contro il protezionismo».

La partita economica tra dazi e investimenti

Poi la scena è passata al terreno economico. Intervenendo al Consiglio imprenditoriale Cina–Francia, Xi ha sottolineato che nei primi 10 mesi del 2025 gli scambi bilaterali hanno raggiunto i 68,75 miliardi di dollari e che gli investimenti reciproci hanno ormai superato i 27 miliardi, un livello che, secondo Pechino, può ancora crescere sensibilmente. La priorità di Parigi è evitare nuovi dazi sui prodotti agricoli e alimentari e consolidare la sospensione parziale delle tariffe sul brandy. Xi ha cercato di rassicurare la parte francese: la Cina, ha detto, è pronta ad aumentare le importazioni di beni francesi di alta gamma. In cambio, la Francia si è dichiarata disponibile ad accogliere più investimenti cinesi, soprattutto nei settori della mobilità sostenibile, dell’energia fotovoltaica e della transizione energetica. Macron ha anche ricordato la collaborazione tra il gruppo cinese XTC e Orano, impegnati nella costruzione di tre nuove fabbriche di batterie a Dunkerque. Sul fronte strettamente commerciale e degli investimenti è stata firmata una lettera d’intenti con l’obiettivo esplicito di aumentare gli investimenti reciproci e creare «un ambiente commerciale equo, trasparente, non discriminatorio e prevedibile» per le imprese di entrambi i Paesi. Nel concreto questo significa due cose: Parigi cerca di attrarre capitale cinese nei settori strategici della transizione energetica (batterie, mobilità sostenibile, fotovoltaico) e Pechino si impegna a facilitare l’accesso delle aziende francesi al mercato interno, soprattutto nei beni di alta gamma e nell’agroalimentare. La lettera non è un contratto vincolante ma un impegno politico che apre la porta a negoziazioni e memorandum settoriali successivi. Infine, sul nucleare civile, la dichiarazione congiunta indica l’intenzione condivisa di sostenerne l’espansione come pilastro della transizione energetica, con un obiettivo esplicito a livello politico globale — la triplicazione della capacità nucleare entro il 2050 — e impegni su ricerca, standard di sicurezza e possibili progetti congiunti. Questo apre margini concreti per contratti di fornitura, servizi e costruzione di impianti, ma la realizzazione richiederà clausole tecniche, finanziarie e di trasferimento tecnologico ancora da negoziare.

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Emmanuel Macron con Xi Jinping a Pechino (Ansa).

Gli Airbus usati come leva negoziale

Nei giorni precedenti la visita era circolata l’ipotesi di un maxi-ordine cinese per circa 500 aerei Airbus; nell’agenda ufficiale si è parlato di «un volume importante di ordini» ma non è stato annunciato un contratto definitivo in sede di vertice. Il punto politico è chiaro: la prospettiva di grandi ordini aeronautici è usata come leva negoziale per ottenere aperture nei mercati e impegni sugli investimenti. Xi aspetta forse maggiori garanzie da parte di Macron (e di Bruxelles) prima di procedere. C’è poi una dichiarazione congiunta sul clima, che prevede capitoli su energia pulita, metano, carbon pricing, finanza climatica, adattamento, biodiversità, oceani, deforestazione e l’idea di istituire un gruppo di lavoro bilaterale sul clima con prima riunione prevista nel 2026.

La diplomazia dei panda e il ricordo di quella del ping pong

Nell’ultima giornata, la visita si è spostata su un piano più personale. Xi ha accompagnato Macron nel Sichuan, una ormai tradizionale deviazione dal protocollo. Intanto, nella stessa città di Chengdu, Brigitte Macron visitava il centro di ricerca dei panda giganti dove si trova Yuan Meng, il primo panda nato in Francia e rientrato in Cina nel 2023. Pechino ha annunciato che invierà nuovi panda in Francia «al più tardi nel 2027»: un gesto di soft power raffinato, coerente con la tradizione della panda diplomacy che la Cina usa da decenni per rinsaldare relazioni importanti. La visita ha avuto anche una dimensione sportiva e culturale. Macron, ripreso da foto e video mentre faceva jogging a Chengdu, ha incontrato Alexis e Felix Lebrun, giovani talenti del ping-pong francese in Cina per la Coppa del mondo a squadre miste. Quasi un riferimento all’altrettanto nota diplomazia del ping-pong che portò allo storico disgelo tra Washington e Pechino negli Anni 70. Macron ha incontrato poi gli studenti dell’Università di Chengdu, parlando del ruolo delle nuove generazioni nelle relazioni internazionali e della necessità di un dialogo franco-cinese costante.

Com’è andato davvero l’incontro tra Macron e Xi?
La conferenza stampa congiunta di Macron e Xi Jinping (Ansa).

Il vero risultato della missione francese

Quando l’aereo presidenziale è decollato, è rimasta l’impressione che questa missione non abbia risolto le divergenze profonde tra Parigi e Pechino, ma conferma che Macron guarda alla Cina come a un interlocutore inevitabile. Tanto che, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe invitare Xi al summit del G7 che si terrà a giugno a Evian. Sarebbe una mossa irrituale, visto che gli ospiti esterni sono solitamente leader di Paesi alleati di Stati Uniti e Occidente, o comunque rientrano nell’alveo delle democrazie liberali. Potrebbe essere un modo per attrarre l’attenzione di Donald Trump, sempre più interessato a parlare con le grandi potenze e a tutelare la tregua commerciale con la Cina. Ma il rischio è che il G7 possa trasformarsi in una sorta di G2. Tutt’altro che scontato, comunque, che Xi accetti un eventuale invito. Nella retorica cinese, il G7 è un «circolo chiuso» che perpetua una «mentalità da guerra fredda» e una logica di «scontro tra blocchi» che non prende in considerazione il mondo multipolare in cui la Cina emerge come pilastro del cosiddetto Sud globale. A Dujiangyan potrebbe scorrere ancora parecchia acqua prima che si arrivi a una soluzione.