Un biopic che sta facendo fibrillare i media americani. È uscita in questi giorni la notizia sul documentario dedicato a Melania Trump, prodotto da Amazon MGM Studios: intitolato semplicemente Melania, il film è atteso nelle sale americane il 30 gennaio 2026, per poi approdare su Prime Video. E già promette di offrire uno sguardo inedito sui 20 giorni che precedettero l’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump nel 2025.

Il film vuole mostrare il dietro le quinte della vita della First lady
L’attesa è notevole, non solo per il personaggio coinvolto, ma anche per il contesto politico e produttivo che accompagna l’uscita del film. Secondo le anticipazioni di The Wrap e di altri media, il film intende mostrare il dietro le quinte della vita della First lady: l’organizzazione della nuova residenza, la selezione dello staff, il passaggio da New York a Washington, e la costruzione dell’immagine pubblica. Un racconto che proseguirà anche in una serie di tre episodi, pensata per approfondire aspetti del suo quotidiano tra Palm Beach, Manhattan e la capitale.
Il regista accusato di molestie nella stagione del #MeToo
La regia è affidata a Brett Ratner, figura tornata improvvisamente sulla scena dopo anni di silenzio, in seguito alle accuse di molestie emerse durante la stagione calda del movimento #MeToo. La scelta di Amazon di affidare proprio a Ratner un progetto del genere ha provocato molte discussioni: per alcuni critici si tratta di un tentativo di riabilitazione di un regista controverso; per altri, di un’operazione d’immagine abilmente orchestrata.

Nasce anche Muse Films, la casa di produzione di Melania
Il valore dell’accordo – stimato intorno ai 40 milioni di dollari – sottolinea comunque l’importanza strategica del progetto. Un altro elemento centrale, evidenziato da New York Magazine e Vanity Fair, è la volontà di Melania Trump di prendere il controllo del proprio racconto mediatico. La due volte First lady ha infatti annunciato la nascita di Muse Films, una propria casa di produzione, che sarà presentata poco prima dell’uscita del documentario. Un modo per non essere solo soggetto del film, ma anche regista della propria immagine pubblica.

Non è la prima, tra le First lady, che ha scelto la strada della produzione audiovisiva. Michelle Obama ha fondato Higher Ground Productions col marito Barack, collaborando con Netflix su documentari e serie di forte impatto sociale. Hillary Clinton, assieme alla figlia Chelsea, ha creato HiddenLight Productions, dedicata a storie di empowerment e diritti civili. Esperienze che mostrano come si possa mettere a profitto il ruolo pubblico e farlo evolvere in progetti culturali di ampio respiro.

Pura propaganda? Difficile smussare la percezione di freddezza o distanza
Qualcuno insinua che siano strumenti di pura propaganda. Nella stampa americana emergono due interpretazioni principali. La prima vede il documentario come un raro momento di apertura di una figura tradizionalmente riservata, con l’intento forse di smussare la percezione di freddezza o distanza. La seconda, più critica, sostiene che l’operazione sia parte integrante della strategia comunicativa dei Trump, un tassello del più ampio ritorno alla ribalta della famiglia nel panorama politico-mediatico.

Nessun filtro cinematografico riuscirà a spiegare chi sia davvero…
Melania si presenta comunque come il prodotto di punta della nuova stagione politica americana: un racconto che intreccia potere, immagine pubblica e cinema, e che promette di far parlare di sé ben oltre la sua uscita ufficiale. L’operazione Melania 4.0 sembra più un makeover d’immagine che un biopic: Amazon investe milioni per trasformare la First lady più silenziosa della storia in un’eroina glamour. Ma i maligni già sussurrano che nessun filtro cinematografico riuscirà a spiegare chi sia davvero, se non lo ha fatto lei in tutti questi anni alla Casa Bianca.
























