Mps, la battaglia della lista e il ritorno di vecchi fantasmi

C’è una lista sola, ma a scorrere i nomi sembrano due, a dimostrazione che la casa è in subbuglio. Dentro, per dirla in soldoni, c’è chi ambisce a che tutto resti com’è: Nicola Maione presidente, Luigi Lovaglio amministratore delegato, ovvero la continuità dei vertici di Mps, di coloro che hanno vinto la battaglia di Mediobanca e ora vogliono godersi gli allori. Ma ci sono anche i potenziali sostituti, nomi pesanti: Corrado Passera, Fabrizio Palermo, Carlo Vivaldi. Quest’ultimo, dettaglio non trascurabile, è stato il capo di Lovaglio in UniCredit. Chiaro il messaggio. Mettere il tuo ex superiore nella lista che potrebbe defenestrarti è un mirabile esercizio di sottile perfidia la cui regia, inutile girarci intorno, è di Francesco Gaetano Caltagirone, di gran lunga il più scatenato tra i tre azionisti forti del Monte.

Mps, la battaglia della lista e il ritorno di vecchi fantasmi
Francesco Gaetano Caltagirone e Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).

Per Caltagirone la fusione non s’ha da fare, per Lovaglio è un’ossessione

Il Mef, ovvero il governo, dopo essere stato sfiorato dall’inchiesta della Procura di Milano sulla vendita di azioni Mps (pacchetto finito nelle mani di Caltagirone, Delfin e Anima in circostanze che ai pm milanesi hanno fatto drizzare le antenne), e dopo che un suo dirigente nonché consigliere a Siena si è dimesso con l’accusa di insider trading, ha optato per il basso profilo, postura più consona alla situazione. Delfin, ovvero la cassaforte degli eredi di Leonardo Del Vecchio, è alle prese con beghe ereditarie assai più urgenti da sbrogliare che non infervorarsi in una sanguinosa contesa. Resta lui, il signore dei mattoni capitolini, che sulla questione chiave, ovvero la totale incorporazione di Mediobanca da parte di Mps, ha le idee chiarissime: assolutamente no, neanche a parlarne. Mentre Lovaglio quella fusione la insegue come un’ossessione, convinto che sia il coronamento della sua stagione a Rocca Salimbeni, e che ridurre Piazzetta Cuccia a succursale togliendola dal mercato lo protegga, visto il calibro degli interlocutori milanesi, da future sorprese. 

Mps, la battaglia della lista e il ritorno di vecchi fantasmi
Piazzetta Cuccia, sede di Mediobanca (foto Imagoeconomica).

Pr in trincea: Comin & Partners contro Image Building

La scadenza è il 5 marzo, data entro cui la lista ufficiale va depositata. Dopodiché, sarà l’assemblea a decidere. Nel mezzo, una guerra che non si combatte solo nelle stanze ovattate dei palazzi finanziari ma anche, e forse soprattutto, sulle colonne dei giornali, dove una frase o un aggettivo in più o in meno possono valere quanto una delibera. Le pubbliche relazioni sono sempre state un’arma tattica di prim’ordine. E infatti al fronte le trincee sono già presidiate manu militari. Con Mps c’è Image Building, che arriva ringalluzzita dai recenti successi: nel suo palmares la società di pierre vanta tre presidenti di Confindustria sugli ultimi quattro, e ha appena accompagnato Chiara Ferragni fuori dal pantano del pandoro-gate con un’assoluzione che ha avuto la sua bella copertura mediatica. Con Caltagirone c’è Comin & Partners che, ironia della sorte, è la stessa che fino a poco tempo fa lavorava a fianco di Mediobanca, cioè in difesa di colei che il costruttore voleva annientare. Cambiare casacca è un’operazione scevra da sentimentalismi, una medaglia da appuntarsi al petto perché vuol dire che l’avversario riconosce la bontà del tuo combattere. 

Mps, la battaglia della lista e il ritorno di vecchi fantasmi
Francesco Gaetano Caltagirone (Imagoeconomica).

Il ritorno di Passera nella lista di Mps

L’editore del Messaggero, del resto, si è ispirato a un metodo collaudato, quello berlusconiano: se il tuo avversario è bravo, portalo dalla tua parte. Il Cav ci provò con Passera, che nella trattativa sulla Mondadori rappresentava Carlo De Benedetti. Non ci riuscì, anche perché “comprarsi” una manager si rivelò un filino più complicato che convincere Mike Bongiorno e Pippo Baudo a disertare la Rai per approdare a Mediaset. Oggi, e la cosa ha sorpreso non poco, proprio Passera ricompare nella lista del Monte. Dopo la sfortunata avventura con Illimity, banca digitale che nelle ambizioni del fondatore doveva rivoluzionare il credito alle imprese e che invece ha avuto una parabola ben più modesta delle aspettative, eccolo di nuovo sulla scena, alle prese con un istituto che con la modernità ha sempre avuto un rapporto complicato. Nel gran bazar del potere i nomi hanno la natura dei fiumi carsici: spariscono, sembrano dimenticati, poi riemergono là dove meno te lo aspetti intrecciandosi con altri nomi, portato di differenti stagioni e battaglie. 

Mps, la battaglia della lista e il ritorno di vecchi fantasmi
Corrado Passera (Imagoeconomica).

I fantasmi che agitano Rocca Salimbeni

Caltagirone e Lovaglio, nel frattempo, si detestano sempre di più. Non è una supposizione giornalistica: è la sintesi di un rapporto che era cominciato all’insegna dell’idillio e si è trasformato, con la velocità tipica delle relazioni tra potenti, in qualcosa che rasenta il rancore. In finanza, come in politica, l’amore dura fino al primo conflitto d’interessi. Poi restano i comunicati, le indiscrezioni, i pizzini e le liste con i nomi in codice. Il Monte dei Paschi, l’istituto di credito più antico del mondo per definizione statutaria e  vocazione alla catastrofe ciclica, aspetta di capire la sua sorte. E anche se ha visto di peggio, ora teme il ripetersi di un passato turbolento e drammatico, preso tra l’aspirazione a tornare a essere una banca come le altre o restare, ancora una volta, lo specchio fedele delle sue eterne geometrie variabili, dove le amicizie si trasformano in ostilità, i nemici in alleati, i trionfi apparenti in sconfitte certe. Tutto incorniciato in una governance, contaminazione e spesso maldestra sintesi di pubblico e privato, che assomiglia a una trama già vista e mai davvero conclusa.