Obiettivo chiudere entro i primi giorni di marzo. La settimana che si apre potrebbe essere cruciale per il destino di un’altra riforma che la maggioranza di centrodestra vuole portare a casa al più presto, oltre a quella della giustizia. Prima del referendum confermativo del 22-23 marzo, il centrodestra intende avviare l’iter per cambiare la legge elettorale.
L’obiettivo è sganciare la riforma elettorale dell’esito referendario
L’accelerazione è stata decisa lunedì scorso, nell’ultimo vertice tra i leader del centrodestra. E la motivazione politica è sostanzialmente quella di voler ‘sganciare’ la modifica della legge elettorale dall’esito del voto referendario, qualunque esso sia. «Non vorremmo dare l’idea di cambiare la legge perché, deboli, abbiamo fretta di andare al voto dopo aver perso il referendum», è il ragionamento. «Né, d’altra parte, di modificarla perché, con la vittoria del sì, vogliamo forzare».

Il centrodestra vuole disinnescare le minacce del Rosatellum
Il testo va presentato prima, quindi. Tema non certamente appassionante per il grande pubblico, la modifica del sistema di voto è in realtà cruciale per il panorama politico futuro perché potrebbe addirittura cambiare l’esito delle elezioni dell’anno prossimo, favorendo uno schieramento rispetto all’altro. Ed è proprio per disinnescare le minacce del Rosatellum, soprattutto nei collegi uninominali del Sud dove il centrosinistra unito potrebbe avere la meglio, che la maggioranza lavora a un superamento dell’attuale legge elettorale. L’idea è di chiudere a breve e presentare una proposta – è sufficiente una legge ordinaria – in entrambe le Camere per poi valutare in seguito dove far partire l’iter parlamentare.

L’ipotesi di inserire il leader di coalizione nel programma
L’impianto della legge sarà proporzionale con un premio di maggioranza che scatterebbe se una coalizione raggiungesse il 40 per cento dei voti. Il premio però non farebbe ottenere automaticamente il 55 per cento dei seggi ma garantirebbe ai vincitori 70 posti alla Camera e 35 al Senato. Per quanto riguarda le soglie di sbarramento si starebbe valutando di mantenere quelle attuali: 3 per cento per le liste singole, 10 per cento per chi è in coalizione. Non dovrebbero passare le preferenze, tanto care a FdI, mentre una novità delle ultime ore sarebbe l’obbligo di introduzione dell’indicazione del leader della coalizione, non sulla scheda elettorale, ma nel programma con cui la coalizione si presenta agli elettori. Una clausola contenuta nel Porcellum, con cui si votò nel 2006 quando Romano Prodi sconfisse Silvio Berlusconi. Ma che questa volta potrebbe portare difficoltà al centrosinistra, diviso sulla scelta della leadership, costringendolo a fare le primarie di coalizione.

La proposta di ballottaggio e la contrarietà della Lega
Infine, altra novità di cui si starebbe discutendo è un meccanismo che prevederebbe il ballottaggio: il secondo turno scatterebbe se due coalizioni non arrivassero al 40 per cento ma superassero il 35. Ma non tutti gli alleati sarebbero favorevoli a questo meccanismo. La Lega, per esempio, è tradizionalmente contraria. Così contraria che, un anno fa, presentò un emendamento al decreto elezioni in cui proponeva di eliminare il secondo turno per chi non avesse raggiunto il 40 per cento alle Comunali.

