È morto Gino Paoli, aveva 91 anni. Fu il cantante dell’amore “senza fine”

AGI - E' morto Gino Paoli, il cantautore aveva 91 anni. Lo annuncia la famiglia in una nota.

La vita di Gino Paoli si può raccontare seguendo il filo delle sue canzoni più famose, che sono state, di volta in volta, svolta personale, scarto biografico, fotografia fedele del momento che stava vivendo. Ogni titolo entrato nel canone porta con sé un pezzo della sua storia, dagli esordi genovesi fino alla maturità, passando per amori irregolari, notti nei vicoli, estati lontano da casa, amicizie cruciali come quella con Luigi Tenco.

All’inizio degli anni Sessanta, Paoli è un giovane cantautore che si muove tra i locali di Genova e una vita sregolata, fatta di amori e incontri nei bordelli dei caruggi. In una di quelle stanze “dal soffitto viola”, come racconterà lui stesso, nasce 'Il cielo in una stanza', la canzone che lo trasforma da promessa inquieta ad autore centrale della nuova canzone italiana.

Il brano, inizialmente rifiutato da più interpreti, viene accolto da Mina, che lo incide nel 1960: il successo è immediato e travolgente, trascinando con sé anche la carriera di Paoli e sancendo la possibilità di parlare di sesso e amore attraverso una poesia che trasfigura la realtà. Dietro quel testo ci sono i bordelli frequentati da ragazzo, l’innamoramento per una prostituta e il tentativo di raccontare l’atto d’amore senza nominarlo, facendo “sparire” pareti e soffitti in un cielo infinito.

'La gatta' e 'Senza fine': la nostalgia e Ornella Vanoni

Pochi mesi prima e subito dopo 'Il cielo in una stanza', Paoli mette a fuoco altri due tasselli fondamentali: 'La gatta' e 'Senza fine'. 'La gatta' (1960) è un brano apparentemente leggero, nato da una dimensione domestica povera e affollata, che rilegge con nostalgia gli anni della giovinezza in una mansarda, tra amici, fumo e pochi soldi.

'Senza fine', incisa per prima da Ornella Vanoni, esce dalla cronaca minuta per trasformare l’amore in un tempo sospeso, senza inizio e senza conclusione. Dietro il brano c’è il legame intenso e tormentato tra Paoli e Vanoni, rapporto che lui stesso racconterà come una storia totalizzante, fatta di dipendenza reciproca e di conflitto, che trova nella canzone la sua forma più compiuta.

'Sapore di sale': l'estate che cambia tutto

Nel 1963 arriva 'Sapore di sale', il suo più grande successo popolare: la canzone nasce a Capo d’Orlando, “in una casa deserta vicino a una spiaggia deserta”, dove Paoli è ospite dei baroni Milio durante una serie di concerti. È lì che, guardando una donna entrare e uscire dal mare, scrive di un’estate che è pausa dal mondo, stacco dalla realtà, parentesi destinata a chiudersi.

L’arrangiamento di Ennio Morricone e il sax di Gato Barbieri trasformano il brano in un’icona internazionale: 'Sapore di sale' vince il Disco d’oro, raggiunge il primo posto in classifica, entra in film, spot, immaginario collettivo. Intorno a quella canzone crescono anche le leggende: per anni si è detto che fosse dedicata a Stefania Sandrelli, ma Paoli ha sempre negato, rivendicando piuttosto il carattere quasi documentario di un’estate sospesa tra mare, desiderio e malinconia.

'Una lunga storia d'amore' e 'Quattro amici': la maturità

Negli anni Ottanta, quando molti dei protagonisti della “scuola genovese” appartengono già al mito, Paoli conosce una seconda vita artistica. 'Una lunga storia d’amore' (1984) è il racconto di un sentimento che ha attraversato il tempo e le sue rotture, un modo diverso, più maturo, di confrontarsi con il tema che lo ossessiona da sempre: l’amore come legame imperfetto ma insostituibile.

Con 'Quattro amici' (1991), che vince il Festivalbar, Paoli sposta lo sguardo su un altro pilastro biografico: l’amicizia. Nel brano, diventato subito generazionale, c’è il bilancio di una vita vista attraverso quattro figure sedute al tavolo di un bar, con in filigrana la memoria degli anni giovanili a Genova, dei compagni di strada come Luigi Tenco, dei sogni coltivati e dei rimpianti accumulati.

Gli amori, Tenco e la ferita che resta

Sul fondo di molte di queste canzoni c’è una biografia sentimentale irrequieta: relazioni intrecciate, amori celebri e clandestini, la lunga storia con Ornella Vanoni, la passione per Stefania Sandrelli, che segnerà profondamente gli anni Sessanta. Paoli ha spesso raccontato di aver scritto partendo da “fotografie emotive” di questi rapporti, facendo entrare nei testi frammenti di vita vera, anche quando non erano dichiarati.

Accanto agli amori, la figura di Luigi Tenco resta un punto fermo: amico fraterno, compagno di generazione, presenza che aleggia dietro la stagione d’oro dei locali genovesi. La morte di Tenco, vissuta come una lacerazione insanabile, alimenta in Paoli la percezione tragica della fragilità umana, la stessa che attraversa molti dei suoi brani più intensi e che lo porterà anche a un suo tentativo di togliersi la vita, da cui uscirà vivo con un proiettile nel petto e un rapporto ancora più radicale con la scrittura.

Così, riascoltate in sequenza, 'Il cielo in una stanza', 'La gatta', 'Senza fine', 'Sapore di sale', 'Una lunga storia d’amore' e 'Quattro amici' non sono solo successi: sono capitoli di un’autobiografia in musica, il racconto, spesso crudo e dolcissimo insieme, di un uomo che ha provato a trasformare ogni stanza della sua vita in un pezzo di cielo.