Ebola, stop degli Usa agli ingressi di cittadini stranieri dalle zone colpite

Gli Stati Uniti hanno sospeso il diritto di ingresso nel Paese ai cittadini non americani che negli ultimi 21 giorni sono stati nelle aree colpite da ebola – Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan. Il provvedimento, emesso dai Centers for disease control and prevention (Cdc), sarà in vigore per 30 giorni ed è giustificato con la necessità di «proteggere la salute degli Stati Uniti dal grave rischio rappresentato dall’introduzione della malattia da virus ebola negli Usa da parte» di chi è stato in zone a rischio.

Africa Cdc: «Restrizioni non necessarie, serve solidarietà non stigma»

Polemiche da parte dell’Africa Cdc, l’agenzia per la salute pubblica dell’Unione Africana, che riconosce «la responsabilità sovrana di ogni governo di proteggere la salute e la sicurezza del proprio popolo» ma critica «l’uso di forti restrizioni ai viaggi come strumento principale di salute pubblica durante le epidemie». «L’esperienza dell’Africa Cdc», ha scritto in una nota, «ha dimostrato che forti restrizioni ai viaggi e chiusure delle frontiere spesso offrono benefici limitati per la salute pubblica, creando al contempo significative conseguenze economiche, umanitarie e operative». L’agenzia sanitaria ha pertanto invitato tutti i Paesi, all’interno dell’Africa e a livello globale, ad astenersi dall’imporre restrizioni commerciali o di viaggio non necessarie in risposta a questa epidemia. «L’Africa ha bisogno di solidarietà, non di stigma», ha concluso.

Finora 131 morti in Congo

Intanto l’Organizzazione mondiale della sanità convocherà il 19 maggio 2026 il suo comitato di emergenza per valutare l’epidemia di ebola in Congo, che finora ha causato 131 morti e 513 casi sospetti. Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha dichiarato un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale, il secondo livello di allerta più alto. Gli elementi di preoccupazione secondo l’Oms sono diversi. Tra questi il fatto che sono stati segnalati casi in aree urbane e che sono stati segnalati decessi tra gli operatori sanitari, il che indica una trasmissione associata all’assistenza sanitaria. Anche le caratteristiche dell’area aumentano il rischio che l’epidemia cresca, perché vi è un significativo movimento di popolazione trattandosi di una zona mineraria. «Questa epidemia è causata dal Bundibugyo, una specie di virus ebola per il quale non esistono vaccini o terapie», ha affermato Ghebreyesus.