Secondo quanto scrive il Financial Times, Christine Lagarde avrebbe intenzione di lasciare il suo incarico da presidente della Bce prima della scadenza del mandato nel 2027. La decisione sarebbe legata alla volontà di dare al presidente francese Macron e al cancelliere tedesco Merz la possibilità di scegliere il suo successore, prima delle prossime elezioni presidenziali in Francia in programma ad aprile del 2027. Macron, che nei giorni scorsi ha già avuto a sorpresa la possibilità di nominare il successore del governatore della Banca di Francia, dopo che Francois Villeroy de Galhau ha dato le dimissioni in anticipo, secondo il Ft spinge da mesi per avere un ruolo nella scelta del prossimo presidente della Banca centrale europea.
La replica della Bce
Dopo la diffusione dell’indiscrezione, la Bce ha rilasciato una nota precisando che «la presidente Lagarde è totalmente concentrata sul suo mandato e non ha preso alcuna decisione riguardo alla conclusione del mandato».
AGI - Patrizia Mercolino, la mamma del bambino ricoverato al Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore non riuscito, è in questo momento in ospedale, dove è stata convocata d'urgenza dalla direzione sanitaria.
A dare la notizia è stata Bianca Berlinguer, la conduttrice del programma 'E' sempre Cartabianca', dove la donna era stata invitata come ospite. A confermare l'arrivo della donna in ospedale è stato Francesco Petruzzi, il legale della famiglia, l'ha attesa all'esterno del nosocomio napoletano.
Condizioni stabili del piccolo Domenico
E' stato lo stesso avvocato a confermare poi alla Berlinguer che c'è un cuore compatibile per il piccolo, anche se ancora non si sa se sarà destinato a Domenico perché ci sono quattro bambini in attesa di trapianto.
In mattinata l'Azienda Ospedaliera dei Colli nel bollettino medico quotidiano aveva detto che le condizioni del bambino di due anni e mezzo ricoverato all'Ospedale Monaldi di Napoli dopo essere stato sottoposto a trapianto di cuore lo scorso 23 dicembre non presentano variazioni significative e restano stabili, in un quadro di grave criticità. Il bambino continua a essere ricoverato in terapia intensiva, sotto stretto monitoraggio assistenziale e strumentale e di consulenze specialistiche. Il paziente permane dunque in lista trapianto fino a nuova valutazione.
Una nuova speranza per Domenico
Potrebbe dunque esserci un nuovo cuore compatibile per il bambino di due anni ricoverato in gravi condizioni all'ospedale Monaldi di Napoli dal 23 dicembre, quando il primo trapianto non è andato bene perché il cuore prelevato da Bolzano è arrivato danneggiato. Patrizia Mercolino, la mamma del bambino, che si trova ancora all'interno dell'ospedale nei giorni scorsi aveva rivolto diversi appelli, alle istituzioni e al Papa, rimarcando più volte di non voler perdere la speranza per l'arrivo di un nuovo organo per suo figlio. Per domani era già previsto un nuovo consulto dell'Heart Team, per valutare le condizioni del piccolo paziente e la possibilità di effettuare ancora un trapianto.
AGI - Torna in aula il femminicidio di Carol Maltesi, la 26enne uccisa nel 2022 a Rescaldina, in provincia di Milano. La Cassazione, come anticipato dal quotidiano 'La Prealpina' e confermato all'AGI da fonti legali, ha rimandato in appello per la terza volta il procedimento a carico dell'ex bancario, Davide Fontana, accusato di averla colpita a martellate, poi con un coltello e di averne fatto a pezzi il corpo custodendone i resti in un congelatore.
Il legale dell'imputato, Stefano Paloschi, aveva presentato un ricorso con 15 motivi d'appello, insistendo in particolare sul tema della premeditazione.
La sentenza della Corte d'appello del 15 maggio 2025
La Corte d'assise di appello di Milano lo scroso 15 maggio aveva confermato nel processo di secondo grado bis la condanna all'ergastolo per Davide Fontana, imputato dell'omicidio di Carol Maltesi a cui tagliò la gola tra il 10 e l'11 gennaio del 2022 mentre giravano un filmino hard nella casa di lei, a Rescaldina, in provincia di Milano. Il collegio, presieduto da Renata Peragallo, aveva ribadito la sussistenza della circostanza aggravante della premeditazione ritenendola prevalente sulle circostanze attenuanti generiche.
Il percorso giudiziario e la questione della premeditazione
Per chiarire meglio le ragioni del nuovo rinvio bisognerà attendere le motivazioni dei giudici. Il primo processo era terminato con la condanna a 30 anni per omicidio volontario, senza le aggravanti della crudeltà, dei motivi abietti e futili e della premeditazione. Poi in appello era arrivato l'ergastolo col riconoscimento della pianificazione del delitto e quindi la Cassazione aveva rispedito indietro il processo. Di nuovo i giudici di secondo grado avevano ribadito l'ergastolo e ancora gli 'ermellini' avevano annullato con rinvio. Il sì o il no alla premeditazione è determinante per stabilire se la condanna sarà al carcere a vita o a 30 anni.
La reazione politica e l'appello per pene adeguate
"È difficile non provare sgomento davanti all'annullamento con rinvio della condanna all'ergastolo per Davide Fontana. Di fronte a un crimine di una brutalità estrema, confessato e che ha sconvolto un'intera comunità, i cittadini si aspettano certezze e giustizia". Lo afferma Lara Magoni, eurodeputata di Fratelli d'Italia, commentando la decisione della Cassazione sul caso del femminicidio di Carol Maltesi. "Nel pieno rispetto dell'autonomia della magistratura – aggiunge – è doveroso riflettere su come garantire tempi certi e pene adeguate alla gravità dei reati, soprattutto quando si tratta di violenze così drammatiche contro le donne. La giustizia deve essere giusta ma anche percepita come tale".
Di colpo l’Italia ha deciso di mettere a bilancio i suoi peccati originali. Non potendo archiviarli, per manifesta incapacità di espiazione, ha scelto la via più redditizia: li ha impacchettati, ne ha lucidato con cura le manette e li ha spediti a Burbank, California. Il 20 febbraio debutta su HBO Max Portobello, la miniserie-evento di Marco Bellocchio, con un Fabrizio Gifuni che presta corpo e voce a Enzo Tortora. Dopo il passaggio di rito all’82esima Mostra del Cinema di Venezia, l’operazione sbarca sul mercato globale in sei puntate. È il paradosso definitivo: vendiamo i nostri scheletri nell’armadio ai colossi dello streaming americano affinché loro ce li riconsegnino in 4K, sotto forma di abbonamento mensile.
Enzo Tortora, al teatro della tv si sostituì il teatro del processo
Per chi avesse la memoria corta, o l’anagrafe troppo verde, per averne percepito l’odore, bisogna sintonizzarsi sull’Italia dei primi Anni 80. Un Paese frastornato dall’assassinio Moro, dai colpi di coda del terrorismo, dalle commistioni tra Stato e mafia (dall’omicidio Dalla Chiesa al rapimento Cirillo), e dagli appetiti spalancati dal post-sisma in Irpinia. In questo scenario di macerie morali, Enzo Tortora era un architrave. Un uomo colto, nominato Commendatore da Sandro Pertini, capace di incollare 28 milioni di italiani davanti al rito del pappagallo muto. Il suo Portobello era la culla di tutto ciò che avremmo visto nei decenni a venire, da Chi l’ha visto? a C’è posta per te. Ma Tortora restava soprattutto un “non furbo”. Non apparteneva alla P2, non aveva padrini nella DC o nel PCI, era un laico e perciò sospetto persino ai sacrestani. Il bersaglio perfetto per un rito di caduta che una certa classe intellettuale, invidiosa di quella popolarità, così trasversale e pulita, aspettava con il coltello tra i denti. L’ispirazione di Bellocchio (che qui recupera la sofferenza istituzionale già esplorata nel magnifico Esterno Notte) nasce da un’immagine che è una ferita aperta: il presentatore stravolto e stupito che esce in manette dalla caserma di via in Selci, il 17 giugno dell’83 (dopo il prelievo all’hotel Plaza). Il capitano dei carabinieri gli aveva promesso un’uscita sul retro per evitargli il linciaggio mediatico; invece lo consegnò scientemente a una schiera di fotografi e cineoperatori convocati come a un’esecuzione pubblica. Al teatro della televisione si sostituì, istantaneamente, il teatro del processo.
L’anatomia del grottesco: centrini, mutande e pentiti psicopatici
L’opinione pubblica, i giudici e gran parte della stampa (con le rare eccezioni di Enzo Biagi e Indro Montanelli, che lo difesero senza tregua e senza paura) furono disposti a credere a un branco di delinquenti senza pretendere uno straccio di riscontro fattuale. L’accusa poggiava sulle labbra di Giovanni Pandico (interpretato da Lino Musella), detto ‘o pazzo, cutoliano pentito e psicopatico che dalla sua cella tesseva trame vendicative. Il motivo? Un “centrino” (gergo della malavita per indicare una partita di droga) che secondo lui si era smarrito nella redazione del programma. I pm napoletani decisero che la parola di un folle pesava più della vita di un uomo onesto. Credettero a lui e ad altri 11 pentiti, tra cui il killer Pasquale Barra, detto ’o animale, fedelissimo di Raffaele Cutolo (interpretato da Gianfranco Gallo), e il seduttivo millantatore Giovanni Melluso. L’accusa era infamante: associazione camorristica e traffico di droga per conto della Nuova Camorra Organizzata.
Una scena di Portobello (da Youtube).
Si arrivò a dire che il conduttore avesse assaggiato e approvato una partita di polvere bianca mentre la moglie di un pentito si aggiustava con noncuranza l’elastico delle mutande. La prova regina? Un’agendina trovata in casa del camorrista Giuseppe Puca, con un nome che ai giudici pareva “Tortora” ma che in realtà era “Tortona”. Nonostante l’inconsistenza solare delle accuse, Tortora subì sette mesi di carcere preventivo e una condanna in primo grado a 10 anni, ribaltata in formula piena solo in appello, nel 1986, grazie al lavoro certosino di giudici come Michele Morello. Ci volle persino il paradosso supremo dell’arrivo in aula di Renato Vallanzasca, che smontò l’attendibilità di Melluso davanti a una Corte che non voleva ammettere l’errore per non dover cancellare l’intera inchiesta. Il presentatore tornò in video il 20 febbraio di 39 anni fa (data che coincide con il lancio della serie), con la celebre frase: «Dove eravamo rimasti?». Ma morì 15 mesi dopo, a 59 anni.
Una scena di Portobello (da Youtube).
Il martirio come commodity e il fattore urne
Mentre lui usciva di scena distrutto, sorretto solo dalla sorella Anna (interpretata da Barbora Bobulova) e dalla compagna Francesca Scopelliti (nella serie Romana Maggiora Vergano), i suoi accusatori facevano carriera. Lucio Di Pietro ha concluso la sua parabola come procuratore generale a Salerno, Felice Di Persia è stato eletto al Csm. Oggi, la Warner Bros. Discovery incassa i dividendi di questa impunità collettiva. Il prodotto è eccellente, intendiamoci, ma è una supplenza di servizio pubblico che la Rai non riesce più a esercitare. Il vero capolavoro di cinismo editoriale (o di preveggenza politica, fate voi) risiede però nel calendario. La serie debutta nel pieno della campagna per il referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026. Si voterà per la separazione delle carriere e la riforma del Csm, temi che sono il midollo osseo del “caso Tortora”. Malgrado le smentite di rito, il lavoro di Bellocchio finirà inevitabilmente nel tritacarne, e senza che Palazzo Chigi debba spendere un euro, diventerà il più formidabile e involontario spot per i sostenitori del Sì, che calcheranno la mano sulla cecità di toghe mai punite, mentre quelli del No ricorderanno che furono altri giudici, dello stesso tribunale (senza carriere separate), a ribaltare l’accusa. «Dove eravamo rimasti?», chiedeva Tortora nell’87. Esattamente lì. Solo che adesso la nostra coscienza è un contenuto premium e il telecomando è saldamente in mano agli americani.
«Come ho commentato le parole di Gratteri, commento anche quelle di Nordio. Evitiamo aggettivi, attacchi e insulti e parliamo del merito» della riforma della giustizia. L’appello alla moderazione arriva da Matteo Salvini dopo l’ennesima uscita del Guardasigilli Carlo Nordio che aveva definito il Csm un «sistema para mafioso». «Vedo molto nervosismo a sinistra e in certi ambienti della magistratura», ha continuato il vicepremier leghista al termine della visita al Villaggio olimpico (del resto il Capitano tra apparizioni sulle piste, karaoke e selfie con atleti è diventato la terza mascotte dei Giochi). Gli italiani «non voteranno pro o contro Salvini, Nordio, Gratteri, il governo, la Schlein. Conto che tutti abbiano toni più tranquilli».
Matteo Salvini alla mostra Dal sogno alla realtà (Imagoeconomica).
Sui social evapora il tono istituzionale
Se però dai microfoni dei cronisti si passa ai social la musica cambia. Il tono istituzionale evapora e di “merito” non v’è più traccia. Più o meno nelle stesse ore in cui Salvini invitava alla moderazione, sulla sua bacheca attaccava i giudici. «Rapine, minacce, furto aggravato e resistenza a pubblico ufficiale. Era conosciuto per le sue spacconate sui social: ora in carcere. E speriamo che nessun giudice lo faccia uscire prima…».
Commentando invece la nuova imputazione di omicidio stradale per «eccesso colposo nell’adempimento del dovere» per il carabiniere alla guida dell’auto coinvolta nello schianto che a Corvetto costò la vita a Ramy Elgaml, tuona: «Giù le mani dalle nostre Forze dell’Ordine! Questa non è “giustizia”, questa è una vergogna. Motivo in più per votare SÌ al Referendum del 22 e 23 marzo» (non è ben chiaro quale sia il nesso).
C’è poi il vecchio adagio del «clandestino da risarcire, il giudice ci impone di dargli 700 euro». Et voilà l’appello del Capitano: «La Giustizia ha bisogno di cambiare in meglio. Per questo voteremo SÌ al referendum del 22-23 marzo». Il referendum della Giustizia si trasforma così in un referendum contro la magistratura o contro alcune sue sentenze.
Poteva mancare la famiglia nel bosco? Qui la comunicazione è più sottile. Basta scrivere giustizia tra virgolette e il gioco è fatto.
Un Doge per Venezia? L’ipotesi di una candidatura di Luca Zaia a sindaco alle elezioni della prossima primavera è suggestiva, ma sempre meno realistica. Vero, l’ex governatore non ha mai chiuso del tutto la porta. E considerando le 7 mila preferenze raccolte in città alle Regionali 2025, la sua corsa sarebbe in discesa. Non solo: Fratelli d’Italia a livello nazionale ha già garantito al leghista «il massimo appoggio», segno del rapporto stretto da Zaia con Giorgia Meloni (e anche a Matteo Salvini non dispiacerebbe sistemarlo a Venezia togliendosi così un potenziale disturbatore). Il fatto è che l’ex governatore pare avere obiettivi diversi. Nel 2027 sono in programma le Politiche e potrebbe aprirsi per lui la possibilità di tornare al governo da ministro o essere eletto presidente della Camera, poltrona su cui ora siede il collega leghista Lorenzo Fontana. Oppure l’ex governatore potrebbe ambire a un ruolo di primo piano nella Lega. Difficile che Salvini lo nomini vicesegretario (una poltrona che a Zaia comunque andrebbe stretta), ma, visto il ciclone Vannacci, potrebbe riprendere piede il progetto di Lega del Nord sul modello Cdu-Csu, finora scartato dal leader. Su ogni piano aleggia poi l’incognita referendum. Il fronte del no tallona quello del sì e un eventuale sorpasso rischia di avere effetti anche sui voti locali. Pure a Venezia. Meglio dunque non rischiare. Resta il fatto che, a pochi mesi dall’appuntamento con le urne, il centrodestra non ha ancora un candidato ufficiale per la città, a differenza del fronte progressista che ha schierato per tempo Andrea Martella, segretario regionale dem. La coalizione potrebbe allora puntare su Simone Venturini, attuale assessore al Turismo. Un segno di continuità con Luigi Brugnaro e la giunta uscente.
Luca Zaia, Giorgia Meloni e Matteo Salvini (foto Imagoeconomica).
Il party per i 50 anni della top manager
Serata molto allegra per festeggiare il compleanno di Rosalba Benedetto (siciliana, 50 anni dichiarati anche sulla torta), vicepresidente di Banca Ifis. Ad accogliere gli ospiti nella Residenza Vignale, location di charme nel centro di Milano, un carrettino siciliano con limoni e arance, come siciliana è stata tutta la cena, composta da arancini, sarde a beccafico e grande torta di cassata. Tra gli ospiti Francesco Specchia, portavoce e capo ufficio stampa del ministro della Giustizia Carlo Nordio, Osvaldo De Paolini, condirettore del Giornale, il giornalista Claudio Antonelli, Patrizia Rutigliano, Gianluca Comin, Fabiana Giacomotti, Giovanni Bernabei, Monica Provini, Elena Di Giovanni, l’amministratore delegato di Prelios Luigi Aiello, Marco Forlani e Roberto Papetti, direttore de Il Gazzettino. E naturalmente Ernesto Fürstenberg Fassio, proprietario di Ifis, assieme al team della banca. Prezzario dei regali, visto il parterre, in sintonia con le lussuose tasche.
La longevità di Daniele Franco
«Mai come oggi il tema della longevità ha occupato il dibattito pubblico e suscitato tanto interesse. La consapevolezza odierna che non solo singoli individui ma intere società stanno invecchiando e che la durata e la qualità della vita degli anziani stanno via via migliorando, assieme all’incertezza su quale sia il limite ultimo alla durata della vita, inducono a riflettere sulle implicazioni di questo processo. È un tema che va affrontato da molteplici prospettive scientifiche, economiche e politiche; ma anche filosofiche e culturali e quindi artistiche, storiche, spirituali»: lo ha detto Daniele Franco, classe 1953, ex ragioniere generale dello Stato dal 2013 al 2019, quindi direttore generale della Banca d’Italia e poi nominato ministro dell’Economia e delle Finanze nel governo di Mario Draghi, ora direttore scientifico della Fondazione Giorgio Cini, a Venezia. E proprio “l’aspirazione umana alla longevità” è il cantiere tematico della fondazione per il 2026, con workshop, conferenze, giornate di studio e un simposio internazionale. Tutto, dopo una lunga serie di iniziative che hanno avuto al centro dell’attenzione Giacomo Casanova e la sua vita. Chissà cosa combinerà durante il martedì grasso, a Venezia.
Sono diversi gli atleti olimpici statunitensi che hanno affermato di sentirsi a disagio nel rappresentare il proprio Paese a Milano-Cortina, visto il controverso operato dell’Amministrazione Trump, che ne ha surriscaldato il clima politico. Da Hunter Hess a Amber Glenn, ecco chi ha criticato l’inquilino della Casa Bianca e le sue sferzanti risposte.
Trump ha attaccato Hess, che si era detto a disagio: «Un vero perdente»
«Rappresentare gli Stati Uniti in questo momento suscita emozioni contrastanti. Penso che sia un po’ difficile», ha detto lo sciatore freestyle Hunter Hess in conferenza stampa. «Ovviamente stanno succedendo molte cose di cui non sono un grande fan, e credo che molte persone non lo siano. Solo perché indosso la bandiera non significa che rappresenti tutto ciò che sta accadendo negli Stati Uniti». In un post su Truth, Trump lo ha definito «un vero perdente», aggiungendo che «è molto difficile tifare per qualcuno così».
Amber Glenn (Ansa).
Contro Trump anche la pattinatrice artistica Glenn e la snowboarder Kim
Pochi giorni prima la pattinatrice artistica Amber Glenn aveva criticato le politiche della Casa Bianca nei confronti delle persone della comunità Lgbtq: «Spero di poter usare la mia voce e questa piattaforma per aiutare le persone a rimanere forti in questi tempi difficili». Le parole di Glenn avevano trovato supporto in vari atleti, tra cui la snowboarder Chloe Kim, figlia di immigrati sudcoreani. «Penso che in momenti come questi sia davvero importante per noi unirci e difenderci a vicenda per tutto quello che sta succedendo», aveva detto, precisando di essere «davvero orgogliosa di rappresentare gli Stati Uniti».
Chloe Kim (Ansa).
Vance: «Chi interviene su questioni politiche si espone alle critiche»
Il vicepresidente JD Vance, che è stato fischiato durante la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici, ha dichiarato che, intervenendo si questioni politiche, inevitabilmente gli atleti si espongono alle critiche. Anche a quelle dello stesso presidente.
L’italiano Stefano Scarpetta è stato nominato capo economista dell’Ocse e assumerà le sue funzioni dall’1 aprile. L’ha comunicato la stessa Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, precisando che Scarpetta gode di «una reputazione internazionale eccezionale come economista di spicco, costruita in oltre tre decenni di servizio». Dal 2013 ha guidato la direzione Ocse per l’Occupazione, il lavoro e gli affari sociali. Ha inoltre ricoperto il ruolo di sous-sherpa per il G7 e il G20 su questioni di politiche occupazionali e sociali.
Guiderà il dipartimento di Economia nella realizzazione di analisi basate su prove e consulenze
Nel suo nuovo ruolo, Scarpetta guiderà il dipartimento di Economia dell’Ocse nella realizzazione di analisi rigorose basate su prove concrete, benchmarking internazionale e consulenza politica specifica per ciascun Paese. Il lavoro del dipartimento supporta i responsabili politici nel promuovere una crescita economica sostenibile, ampliare le opportunità di impiego e migliorare il tenore di vita in oltre 100 Paesi in tutto il mondo. Durante tre decenni all’organizzazione internazionale, Scarpetta «ha costantemente dimostrato una leadership eccezionale, una profonda competenza nell’analisi economica e nella politica, con un impegno a promuovere la missione dell’Ocse e gli interessi collettivi dei suoi membri e partner», ha affermato il segretario generale dell’Organizzazione Mathias Cormann.
Ha lavorato anche alla Banca mondiale
Scarpetta ha iniziato la sua carriera all’Ocse nel 1991 ed è diventato economista senior nel dipartimento di Economia nel 1995. Dal 2002 al 2006 ha lavorato presso la Banca mondiale come consulente per il mercato del lavoro ed economista principale prima di tornare al dipartimento di Economia dell’Ocse nel 2006. Laureato all’Università di Roma, ha conseguito anche un Master of science in Economia presso la London School of economics and political science e un dottorato in Economia presso l’École des hautes études en Sciences sociales.
AGI - Il trapianto di rene e la rinascita. Samuele ha 17 anni. Sorridente, alto, atletico, è campione mondiale dei 500 alle Olimpiadi…dei 'trapiantati'. Ma la vita di Samuele, così piena come la descrive oggi, inizia nel maggio del 2022, quando il ragazzo subisce un trapianto di rene dopo tre anni di dialisi.
La malattia degenerativa ai reni
“A due anni mi hanno diagnosticato una malattia cronica degenerativa ai reni”, racconta al convegno "Quando il dono diventa cura", organizzato dall’ospedale Bambino Gesù, in occasione dell'inaugurazione del nuovo reparto di dialisi. “Dai 2 ai 10 anni ho vissuto abbastanza bene perché, non avendo ancora troppe aggravanti, riuscivo a frequentare la scuola e a praticare sport. Ero stanco ma conducevo comunque una vita normale”.
La dialisi e i ricoveri in ospedale
Ma a 10 anni la situazione precipita e Samuele ha bisogno di essere dializzato in attesa di un rene. “Purtroppo ho fatto entrambe le dialisi, prima la peritoneale (quindi a casa) e poi l’emodialisi (in reparto).
Con la peritoneale avevo frequenti infezioni e non dializzavo, e questo mi costringeva a restare attaccato alla macchina anche 14 ore al giorno, il che è impensabile, ed ero arrivato a due ricoveri ospedalieri al mese. Così siamo passati all’emodialisi”.
L'attesa del trapianto
Ma la vita in dialisi è tutt’altro che serena. Il reparto di nefrologia del Bambino Gesù effettua il trattamento sia al mattino che al pomeriggio, per permettere ai bambini di continuare a frequentare la scuola.
Tuttavia, la mamma di Samuele ha altri due figli più piccoli, e per motivi organizzativi, l’unica soluzione è fare dialisi la mattina. “Andavo in ospedale e restavo lì attaccato alla macchina per 4 ore. Il primo anno l’ho presa abbastanza bene perché pensavo che a breve sarebbe arrivato un rene, ma dal secondo anno le cose sono cambiate, e ho iniziato a viverla davvero male”. Samuele soffre fisicamente ma anche mentalmente. Gli manca la socialità.
La telefonata e la svolta
“È successo tra l’ultimo anno di medie e i primi di liceo. Ho saltato tutto il periodo in cui si conoscono nuovi amici, si esce. È stata molto dura. Mi sentivo frustrato per il rene che non arrivava e provato mentalmente”. Poi la telefonata che lui e la sua famiglia aspettavano da anni. “Il 15 maggio del 2022 è arrivata la chiamata per il rene.
Ero già stato chiamato altre due volte ma come riservista. Invece questa volta era davvero per me. Sono stato ricoverato 9 giorni e poi mi hanno dimesso. Da quel momento è iniziata la mia nuova vita. Sono cambiato fisicamente. In dialisi non assimilavo bene ed ero sottopeso e sono cresciuto 30 cm in altezza. Ma sono cambiato tanto anche psicologicamente”, osserva Samuele, che ammette: “Ero arrabbiato con il mondo ed ero sempre scontroso, anche con le infermiere e i dottori che, invece, mi hanno sempre accolto con gentilezza e calore”. Dopo il trapianto i problemi (e le paure) non sono terminati: “Ho avuto due rigetti molto importanti, ma sono rientrati entrambi perché scoperti subito”.
La nuova "bellissima vita"
Oggi Samuele vive “una vita bellissima”. A volte “bisogna affrontare dure sfide. Sono campione mondiale di 500 metri alle Paralimpiadi dei trapiantati. Ma quello che mi rende orgoglioso è non aver mai mollato. E questo grazie ai miei genitori e a tutti quelli che mi sono stati vicino”.
L'appello per le donazioni
Ma la gratitudine più grande Samuele la prova per quel ragazzo che gli ha donato il rene. “Io ora prego due volte al giorno: la mattina per Dio e la sera per il mio donatore. Non mi vergogno di dire che gli parlo anche, quando sono solo spesso parlo con lui. Lo vedo come un angelo custode che mi ha salvato la vita”. Infine l’appello: "donate, donate perchè cambiate la vita alle persone".
Antenna Group, ovvero il colosso greco vicinissimo a rilevare gli asset più redditizi di Gedi – tra cui Repubblica – ha annunciato che l’ex premier britannico Tony Blair assumerà il ruolo di Senior Advisor per la realizzazione dell’Europe-Gulf Forum, in programma a maggio 2026. L’evento, che sarà ospitato da Antenna in partnership con il principale think tank statunitense, l’Atlantic Council, riunirà esponenti di primo piano del mondo politico, imprenditoriale, finanziario e istituzionale, con l’obiettivo di costruire una cooperazione duratura tra Europa e Golfo Persico, due regioni chiave unite da interessi geopolitici e opportunità di investimento condivisi. Si conferma dunque la forte influenza di Blair nella regione, nonostante qualche ombra nel passato dell’ex inquilino di Downing Street. «Siamo lieti di accogliere Blair come Senior Advisor mentre la nostra azienda si prepara a ospitare questo importante evento», ha dichiarato Theodore Kyriakou, presidente di Antenna Group, evidenziando la «straordinaria leadership internazionale e la profonda esperienza diplomatica» dell’ex primo ministro britannico. «Sono lieto di collaborare alla realizzazione di questo forum, che riunirà Europa e Paesi del Golfo in una fase di crescente polarizzazione globale, un progetto di grande rilievo per il futuro. Europa e Golfo condividono interessi strategici profondi e vi sono ampi margini per rafforzare ulteriormente la cooperazione tra le due regioni», ha detto Blair.
Da Downing Street al Tony Blair Institute for Global Change
Primo ministro del Regno Unito dal 1997 al 2007, ha guidato il Paese per tre mandati consecutivi diventando l’unico leader laburista ad aver vinto tre elezioni generali nella storia del partito. Dopo l’addio a Downing Street, Blair ha continuato a essere attivamente impegnato nelle principali dinamiche globali, con particolare attenzione all’Africa e al Medio Oriente: nel 2016 ha fondato il Tony Blair Institute for Global Change, organizzazione non profit che fornisce consulenza su governance e strategie di sviluppo, con progetti soprattutto in Africa e Medio Oriente. Inoltre è nel comitato esecutivo del trumpiano Board of Peace.
Tony Blair (Ansa).
La presunta attività di lobbying per spingere l’Ue nel Board of Peace
A proposito dell’organismo promosso dalla Casa Bianca, la piattaforma Follow the money ha appena pubblicato un documento riservato della Commissione europea da cui emergerebbe un’attività di lobbying dell’istituto di Blair, per spingere l’Ue a prendere parte del Board of Peace. In particolare è emerso che gli emissari dell’organizzazione avrebbero avuto un incontro con i funzionari della Direzione generale Mena (Medio Oriente, Nordafrica e Golfo) che fa capo a Dubravka Šuica, commissaria al Mediterraneo, chiedendo un faccia a faccia con Blair «a Davos o in altre occasioni». Ebbene, Palazzo Berlaymont ha confermato che la stessa Šuica sarà presente alla prima riunione del Board of Peace, mettendo al tempo stesso in chiaro che la Commissione sarà a Washington solo come osservatrice e che l’Ue non entrerà a far parte del consiglio di pace. Secondo quanto emerso da fonti diplomatiche, la questione non era mai stata affrontata né a livello ministeriale, né al Coreper. E il via libera è arrivato direttamente da Ursula von der Leyen, non senza qualche malumore a Bruxelles.