Delegazione iraniana con Araghchi verso il Pakistan

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è atteso a Islamabad in serata con una piccola delegazione di Teheran. Lo riferiscono fonti governative pachistane, che danno ormai come vicino un secondo round di negoziati di pace a tra Stati Uniti e Iran, a seguito di colloqui con la squadra di mediazione. L’agenzia di stampa iraniana Irna ha intanto confermato che Araghchi si recherà in visita a Islamabad e poi anche a Muscat e Mosca, senza però specificare se in occasione della tappa in Pakistan incontrerà anche rappresentanti americani: «L’obiettivo di questo viaggio sono consultazioni bilaterali, discussioni e colloqui sulle trasformazioni in corso nella regione, nonché sull’ultima situazione della guerra imposta dagli Stati Uniti e dal regime israeliano contro l’Iran».

Delegazione iraniana con Araghchi verso il Pakistan
Mohammad Bagher Ghalibaf (Ansa).

Ghalibaf avrebbe lasciato la guida della squadra negoziale

Intanto, Iran International riporta che il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf si sarebbe dimesso da capo della squadra negoziale, a causa di disaccordi interni. A Ghalibaf, costretto a fare un passo indietro, sarebbe stato recriminato di aver tentato di includere la questione nucleare nei colloqui con Washington. Al suo posto potrebbe subentrare Saeed Jalili, rappresentante ultraintegralista della Guida Suprema Mojtaba Khamenei presso il Consiglio supremo di sicurezza nazionale. Ma c’è chi ritiene che a sostituire Ghalibaf sarà Araghchi.

Delegazione iraniana con Araghchi verso il Pakistan
L’Hotel Serena a Islamabad (Ansa).

Islamabad è blindata da giorni in attesa dei nuovi colloqui

Islamabad, dove è già presente un team logistico e di sicurezza statunitense, è blindata da diversi giorni in attesa della ripresa dei negoziati: come evidenzia la Bbc, è il sesto giorno con chiusure di strade, mercati e banche, come una sorta di lockdown, e non ci sono notizie di ritorno alla normalità. Al Jazeera parla di «alta probabilità di svolta», vista la partenza della delegazione dell’Iran. Le Forze armate americane, in questa fase di stallo, starebbero però mettendo a punto piani che prevedono di colpire le capacità iraniane nello Stretto di Hormuz, nel caso in cui dovesse saltare il cessate il fuoco. Lo riporta la Cnn.

Netanyahu ha rivelato di essere guarito da un tumore alla prostata

Benjamin Netanyahu ha annunciato di essere guarito da un tumore alla prostata. L’annuncio è arrivato tramite un post su X nel giorno in cui è stata pubblicata la valutazione annuale del suo stato di salute. Il primo ministro israeliano ha ricostruito personalmente le fasi della malattia, raccontando di essere stato operato un anno e mezzo fa per un ingrossamento benigno della prostata. Poi, nell’ultimo controllo, la scoperta di «un minuscolo alone di meno di un centimetro che, dagli esami, è emerso che si trattava di uno stadio iniziale molto precoce di tumore maligno, senza alcuna diffusione o metastasi». Davanti alla scelta se «convivere con esso, come fanno molti» o sottoporsi a cure per «eliminare il problema” ha optato per la seconda strada».

«Grazie a Dio ho sconfitto anche questo»

«Ho subito un trattamento mirato che ha eliminato il problema senza lasciarne traccia», ha evidenziato Netanyahu spiegando di essersi sottoposto a sedute di radioterapia mentre continuava a lavorare. «L’alone è scomparso completamente. Grazie a Dio, ho sconfitto anche questo». Il premier ha altresì aggiunto di aver chiesto che la pubblicazione del rapporto sulle sue condizioni di salute fosse posticipata di due mesi «affinché non venisse diffusa al culmine della guerra, per non consentire al regime terroristico iraniano di diffondere altra propaganda menzognera contro Israele».

Rocca: “Per il sisma di Amatrice, risorse enormi, nessuno resti indietro”

AGI - Sono enormi le risorse stanziate, ma la cosa che mi fa piacere sottolineare è la capacità di ascolto e il lavoro fatto insieme ai comuni e ai sindaci". Lo ha detto il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, a margine della presentazione del Piano Strategico di Sviluppo del cratere del sisma 2016.

"C'era la necessità di sentire bene cosa volevano i territori e di non calare le scelte dall'alto - ha aggiunto Rocca - stiamo già lavorando per i prossimi finanziamenti europei affinché vi sia una leva importante anche per il futuro. L'orizzonte temporale ci consente di investire e far crescere quest'area".

"Inutile fare un intervento sulle case in una zona spopolata: la ricostruzione deve andare di pari passo con lo sviluppo socioeconomico. Ci sono stati errori tecnici all'inizio che si sono scontati sulla ricostruzione privata; con il Commissario e l'assessore Rinaldi stiamo recuperando il tempo perduto. Il mio obiettivo è una ricostruzione omogenea: nessuno deve rimanere indietro, quello è un territorio ferito che seguo dalle primissime ore", ha concluso il presidente.

Gli eredi di Gio Ponti contro la destra, lo scudo del Ppe per Tajani: le pillole del giorno

Ormai c’è la fila: gli eredi dei grandi del passato chiamati per “valorizzare” le politiche del governo di Giorgia Meloni e delle Regioni guidate dal destra-centro continuano a dire no. Una contestazione cominciata con la famiglia di Enrico Mattei che non vuole vedere il cognome del patron dell’Eni accostato al progetto per l’Africa della premier. Adesso anche gli eredi di Gio Ponti puntano i piedi: il nipote del grande architetto Salvatore Licitra, curatore dei Gio Ponti Archives, e Paolo Rosselli, altro nipote che cura l’archivio epistolare, hanno inviato una diffida formale a Regione Lombardia e all’Adi (Associazione design industriale, di cui Ponti fu tra i fondatori) perché affermano di non essere stati consultati in merito alla convenzione siglata tra Regione e Adi per creare uno spazio espositivo Gio Ponti all’interno dell’Adi Museum, ricordando che ogni uso del nome e delle opere di Ponti deve avere il loro benestare.

Gli eredi di Gio Ponti contro la destra, lo scudo del Ppe per Tajani: le pillole del giorno
Federica Caruso tra Ignazio La Russa e Gianmarco Mazzi alla Scala (Imagoeconomica).

L’accordo è stato celebrato da Francesca Caruso, assessora regionale alla Cultura di fede larussiana, e dal presidente della commissione Cultura della Camera, il melonianissimo Federico Mollicone. L’Adi contesta questa ricostruzione e assicura che il progetto è stato approvato dagli eredi. Mentre gli interessati, come scrive Repubblica, non vogliono che il nome del grande designer sia associato alla destra, magari con la scusa della sua fervente fede cattolica e della sua attività durante il Ventennio. Comunque, alcune straordinarie opere di Ponti sono state acquisite, nel corso dei decenni, da un “collezionista finissimo” come Marcello Dell’Utri…

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Federico Mollicone (Imagoeconomica).

Ndo sta Veltroni?

Venerdì mattina nella nuova sede Rai di via Alessandro Severo i giornalisti lo aspettavano. Ma nulla, Walter Veltroni alla conferenza stampa di presentazione della fiction Buonvino. Misteri a Villa Borghese ispirata ai suoi romanzi gialli che sarà trasmessa su Rai 1 il 7 e il 14 maggio, non si è fatto vedere. Del resto, nel comunicato Rai che annunciava l’evento il nome dell’ex sindaco di Roma non compariva. Una dimenticanza assai strana, anche alla luce dei comunicati diffusi per altre serie come Imma Tataranni, l’avvocato GuerrieriMàkari e Rocco Schiavone in cui sono sempre stati citati gli autori dei romanzi ispiratori: Mariolina Venezia, Gianrico Carofiglio, Gaetano Savatteri e Antonio Manzini. Visto lo sgarbo, o presunto tale, perché Veltroni avrebbe dovuto partecipare? Se non altro perché nell’invito diffuso dalla casa di produzione della fiction, la Palomar, il suo nome compariva come consulente editoriale…

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Walter Veltroni (foto Imagoeconomica).

Biennale, niente premi a Russia e Israele

«Xe pèso el tacòn del buso», hanno sibilato a Venezia dopo la decisione della “giuria” della Biennale di escludere dai premi Russia e Israele in quanto «i leader dei due Paesi sono accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale». Un po’ come giocare un Mondiale, vincere le partite e non poter sollevare la coppa. La decisione, ovviamente, è un maldestro tentativo di togliere le castagne dal fuoco a Pietrangelo Buttafuoco, lasciato solo a inaugurare l’edizione 2026 della Biennale. Fatto sta che il risultato, a sentire i veneziani, appare ridicolo…

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Pietrangelo Buttafuoco (Imagoeconomica).

Tajani mostra i muscoli con la festa del Ppe

Una folla per Antonio Tajani. Il leader di Forza Italia mostra i muscoli (o quantomeno ci prova) per far vedere a Marina Berlusconi quanto ancora conta. In Europa, innanzitutto. Venerdì pomeriggio si tiene la kermesse 50 PPE, liberi forti, popolari al Salone delle Fontane, all’Eur, il quartiere «più facile da raggiungere per chi sbarca in aereo a Fiumicino», per celebrare il mezzo secolo dei Popolari europei.

Chi ci sarà alla giornata organizzata da Forza Italia? Aprono i lavori, Fulvio Martusciello, capodelegazione dei forzisti al Parlamento Europeo, Enrico Costa, nuovo capogruppo alla Camera, Roberta Metsola presidente del Parlamento Ue e il nuovo primo ministro ungherese Péter Magyar. A seguire, sono previsti interventi di Deborah Bergamini, Maurizio Lupi, Lorenzo Cesa, Antonio De Poli, Dieter Steger presidente del Südtiroler Volkspartei, Paolo Alli, presidente di Alternativa Popolare, Giuseppe De Mita, segretario di Base Popolare, Damijan Terpin, presidente di Slovenska Skupnost, Raffaele Lombardo, fondatore del Movimento per le Autonomie Sicilia. E, ancora, di Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl – sindacato ora in rotta con Giorgia Meloni – e di Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti dato tra i favoriti per il dopo-Fontana in Lombardia.

Gli eredi di Gio Ponti contro la destra, lo scudo del Ppe per Tajani: le pillole del giorno
Daniela Fumarola (Imagoeconomica).

Tra i relatori figurano anche Maurizio Gasparri e Stefania Craxi dopo lo scambio di poltrone (il primo è stato costretto a lasciare quella di capogruppo a Palazzo Madama alla seconda sostituendola alla presidenza della commissione Esteri e Difesa del Senato); Simone Leoni segretario dei Giovani azzurri; l’eurodeputata Letizia Moratti, Barbara Cimmino vicepresidente di Confindustria, l’ex numero 1 degli Industriali Antonio D’Amato ora presidente di Seda International Packaging Group. Chiudono i lavori Dolors Montserrat, segretario generale del Partito Popolare Europeo, il presidente Manfred Weber, e ovviamente Tajani. Con buona pace di Marina…

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Antonio Tajani e Manfred Weber (Imagoeconomica).

Chi si rivede? Maria Teresa Armosino

Chi si ricorda di Maria Teresa Armosino? La Fondazione Cassa di Risparmio di Asti ha ufficializzato i propri rappresentanti nel cda della Banca di Asti. Nella lista appare il nome di Armosino, classe 1955, già presidente della Provincia dal 2008 al 2012, e prima ancora sottosegretaria all’Economia e Finanze quando al governo c’era Silvio Berlusconi, dal 2001 al 2006. Uscita ufficialmente dalla politica per tornare alla professione legale, aveva tentato di diventare presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti con l’aiuto degli industriali.

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Maria Teresa Armosino in uno scatto del 2008 (Imagoeconomica).

Un Caravaggio per la signora Previti

Giovedì pomeriggio culturale a Roma con la presentazione, al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, del nuovo libro di Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese, dedicato a Caravaggio e pubblicato da Mondadori. A dialogare con l’autrice, la firma di Repubblica Dario Pappalardo. Chissà se si è accorto che ad ascoltare la presentazione, tra il pubblico, c’era la moglie di Cesare Previti, Silvana.

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Cesare Previti e la moglie Silvana (Imagoeconomica).

Intesa Sanpaolo ha contribuito a sottoscrivere un finanziamento al Gruppo Lavazza

Un pool di banche formato da BofA Securities, BNL BNP Paribas, Crédit Agricole Italia, Crédit Agricole Corporate and Investment Bank Milan Branch, Intesa Sanpaolo (IMI CIB), Mediobanca e Rabobank – che hanno agito in qualità di finanziatori e congiuntamente a BNP Paribas Italian Branch, anche in qualità di mandated lead arrangers – ha sottoscritto un contratto di finanziamento con il Gruppo Lavazza, fra le aziende leader a livello globale nel mercato del caffè. Nell’ambito dell’operazione, hanno agito in qualità di sustainability coordinator BNP Paribas Italian Branch e Intesa Sanpaolo (IMI CIB) che ha svolto anche il ruolo di agent.

Il finanziamento è legato a specifici obiettivi Esg di Lavazza

L’importo complessivo di 900 milioni di euro è articolato in una linea di credito Term Loan e una linea di credito Revolving, entrambe con durata di cinque anni, ed è finalizzato a generiche esigenze del Gruppo. Il finanziamento è legato a specifici obiettivi Esg di Lavazza, con la previsione di un meccanismo premiante collegato al raggiungimento di determinati parametri di sostenibilità. Le banche sono state assistite dallo studio legale Hogan Lovells, mentre Lavazza è stata assistita dallo studio legale Eversheds Sutherland.

Neonati morti e sepolti in giardino, 24 anni a Chiara Petrolini

AGI - La Corte d'Assise di Parma ha condannato Chiara Petrolini a 24 anni e tre mesi di carcere.

La studentessa 22enne era accusata del duplice omicidio premeditato dei suoi due figli neonati e di soppressione dei loro cadaveri che avrebbe seppellito nel giardino della casa di Vignale di Traversetolo (Parma), dove abita tuttora con i genitori, in regime di arresti domiciliari con il braccialetto elettronico.

La Procura aveva chiesto una condanna a 26 anni. I giudici hanno riconosciuto la donna non colpevole dell'omicidio del primogenito.

Tre ore di camera di consiglio

Il verdetto è arrivato dopo oltre tre ore di camera di consiglio. L'imputata è stata assolta dall'omicidio del primogenito, quello partorito a maggio del 2023, poco più di un anno prima del secondo, nato ad agosto 2024. La Corte ha poi derubricato la soppressione del cadavere del secondo figlio al reato meno grave di occultamento di cadavere. La giovane era stata dichiarata, all'inizio del processo, capace di intendere e volere e, al momento della lettura della sentenza, non ha manifestato emozioni.

Neonati sepolti, Chiara Petrolini condannata a 24 anni e tre mesi

Chiara Petrolini, la ragazza di 22 anni di Traversetolo (Parma) accusata di aver ucciso e sepolto nel giardino di casa due neonati partoriti nel 2023 e 2024, è stata condannata a 24 anni e tre mesi. Lo ha deciso la Corte di assise di Parma, presieduta dal giudice Alessandro Conti, che l’ha condannata per l’omicidio del secondo figlio e assolta da quello del primogenito. I giudici hanno anche riqualificato una delle due soppressioni di cadavere, quella relativa al secondo figlio, nel meno grave reato di occultamento di cadavere. Anche il gip di Parma che a settembre 2024 aveva disposto i domiciliari aveva aderito a questa tesi. Chiara Petrolini ha assistito impassibile alla lettura della sentenza, dopodiché è uscita dall’aula accompagnata dai carabinieri. La procura aveva chiesto una condanna a 26 anni.

Roma-Ranieri, ufficiale il divorzio

La Roma ha ufficializzato la fine del rapporto con l’ex tecnico Claudio Ranieri, che da luglio 2025, data della scadenza del contratto e del ritiro da allenatore, ricopriva l’incarico di senior advisor del club giallorosso. La fine del rapporto arriva dopo settimane di tensione tra Ranieri e l’attuale allenatore Gian Piero Gasperini.

Il comunicato della Roma

«L’AS Roma comunica che il rapporto con Claudio Ranieri è terminato. Il Club desidera ringraziare Claudio per il suo significativo contributo alla Roma. Ha guidato la squadra in un momento molto difficile e saremo sempre grati per i suoi sforzi», si legge in una nota. «Guardando al futuro, la nostra direzione è chiara. Il Club è solido, con una leadership forte e una visione ben definita. «L’AS Roma verrà sempre al primo posto. Abbiamo piena fiducia nel percorso che ci attende sotto la guida tecnica di Gian Piero Gasperini, con l’obiettivo condiviso di crescere, migliorare e ottenere risultati all’altezza della nostra storia».

Roma-Ranieri, ufficiale il divorzio
Gian Piero Gasperini (Ansa).

Pronto a lasciare anche Massara

Ranieri lascia così la Roma dopo un’avventura da calciatore (1973-74), tre da allenatore (2009-2011, 2019, 2024-2025) e l’ultima, appunto, da consulente. Nel comunicato, come sottolinea il Corriere dello Sport, non ci sono riferimenti a dimissioni, risoluzioni o licenziamenti. Questo perché ci sarebbero ancora questioni in mano ai legali. Resta in bilico il direttore sportivo Frederic Massara, legato a doppio filo a Ranieri: secondo quanto filtra da Trigoria sarebbe pronto a rassegnare le dimissioni.

Roma-Ranieri, ufficiale il divorzio
Claudio Ranieri e Frederic Massara (Imagoeconomica).

Garlasco, revisione della condanna di Stasi. La pg di Milano, “valuteremo dopo una lettura…

AGI - Il tema di una possibile revisione della sentenza di condanna di Alberto Stasi è stato al centro di un incontro di 45 minuti tra la procuratrice generale Francesca Nanni e il procuratore di Pavia Fabio Napoleone. Il magistrato pavese ha annunciato che nelle prossime settimane farà avere una informativa sulle indagini svolte che vedono indagato Andrea Sempio per l'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco.

La pg Nanni studierà queste carte e valuterà se chiedere ulteriori atti ai fini di un'eventuale revisione. "Nel merito non posso fare alcuna dichiarazione prima di conoscere le carte che ci manderà la Procura di Pavia nelle prossime settimane".

 

 

Valutazioni sulla revisione

"Eventualmente poi chiederemo altre carte se ce ne sarà bisogno e poi valuteremo se proporre una richiesta di revisione" della sentenza di condanna per Alberto Stasi, ha proseguito la procuratrice generale di Milano parlando ai giornalisti dopo l'incontro con Napoleone.

"Io e l'avvocato generale Lucilla Tontodonati abbiamo incontrato il Procuratore di Pavia. Nelle prossime settimane la Procura di Pavia manderà alla Procura Generale un'informativa su quello che è stato fatto per quanto riguarda il delitto di Garlasco dalla Procura di Pavia e poi valuteremo se chiedere ulteriori atti".

"Non possiamo fare alcuna altra dichiarazione ai fini di un'eventuale revisione perché dobbiamo prima studiare le carte. Non sarà uno studiovelocefacile perché dobbiamo leggere attentamente le carte e poi valuteremo se chiedere ulteriori atti", ha ripetuto.

 

 

L'iter giudiziario di Stasi

Alberto Stasi, fidanzato della vittima all'epoca dei fatti, fu assolto sia in primo grado nel 2009 e sia in appello nel 2011. Tuttavia, la Cassazione annullò la sentenza e ordinò un nuovo processo di secondo grado: l'imputato venne riconosciuto colpevole nella sentenza d'appello bis e condannato a 16 anni di reclusione. Nel 2015 la Suprema Corte confermò definitivamente la condanna.

I prossimi passi verso la revisione 

Nel caso si arrivasse alla formalizzazione di una richiesta di revisione della sentenza di condanna per Stasi entrerebbero in campo la Corte d'Appello di Brescia e la Procura Generale di Brescia. L'istanza di revisione può essere chiesta dalla Procura Generale di Milano oppure dai legali di Stasi, gli avvocati Antonio De Rensis e Giada Bocellari. Non può presentarla direttamente e formalmente invece il procuratore di Pavia Fabio Napoleone. E' chiaro che, riferisce una fonte giudiziaria esperta di casi di revisione interpellata dall'AGI, se a presentarla fosse la procuratrice generale, in questo caso Francesca Nanni, avrebbe più autorevolezza rispetto a una presentata solo dai legali essendo quella della magistrata una figura non di parte. 

Così si spiega la 'visita' di Napoleone alla procuratrice che sarà seguita dall'invio delle carte dell'indagine su Andrea Sempio finalizzato a sollecitare una valutazione della pg. Una volta investita del caso, la Corte d'Appello di Brescia potrebbe anche decidere senza fissare un'udienza e bocciare subito l'istanza oppure dare appuntamento in aula per la discussione come avvenuto per esempio con la revisione chiesta dalla difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi per la strage di Erba. Non è necessario che alla revisione di Stasi si accompagni un processo per Sempio. Se pure la Procura di Pavia dovesse ritenere che non ci siano elementi sufficienti per mandarlo a giudizio, l'iter della revisione per il condannato a 16 anni potrebbe procedere senza intoppi. 


 

 

 

 

 

 

 

Decreto sicurezza, ok definitivo alla Camera: le opposizioni cantano Bella Ciao

L’Aula della Camera ha approvato in via definitiva il decreto Sicurezza con 162 voti a favore, 102 contrari e un astenuto. Un voto lampo per evitare che scadessero i termini per la conversione in legge, fissati per il 25 aprile, caratterizzato dalla protesta delle opposizioni che, in apertura della seduta, si sono alzati in piedi e hanno cantato Bella Ciao. «Colleghi, abbiamo capito su, dobbiamo proseguire i nostri lavori», ha redarguito il presidente di turno Fabio Rampelli. In risposta, i deputati di Fratelli d’Italia hanno intonato l’inno di Mameli alla fine della seduta. In Aula c’erano soltanto due ministri, dell’Interno Matteo Piantedosi e del Turismo Gianmarco Mazzi. C’erano anche i sottosegretari ai Rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano e Paolo Barelli, e quello all’Interno, Nicola Molteni. Successivamente, in una riunione lampo durata pochi minuti, il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto correttivo che abroga, dopo i rilievi del Colle, la norma sui compensi agli avvocati per incentivare i rimpatri volontari assistiti.

Il dibattito sul 25 aprile

Gli interventi dell’opposizione si sono tutti concentrati sull’anniversario della liberazione. «Dobbiamo difendere la nostra Costituzione e la nostra democrazia anche da una parte della destra che oggi governa ma ancora non riesce a fare i conti con la storia e dirsi chiaramente antifascista perché il 25 aprile è divisivo solo per chi ha nostalgie che noi non accetteremo mai», ha detto la capogruppo del Pd Chiara Braga intervenendo con il fazzoletto dell’Anpi al collo. «Ricordare la resistenza significa capire che la democrazia si conquista ogni giorno. Viva la resistenza, l’Italia libera, la Repubblica e il 25 aprile». «La ricorrenza del 25 aprile fu voluta da De Gasperi come festa di tutti gli italiani», ha replicato il deputato di FdI Gianfranco Rotondi. Pronta la controreplica di Nicola Fratoianni di Avs: «Il 25 aprile è la festa di chi è morto per consentire anche a voi, che ha nel simbolo la fiamma del Movimento sociale italiano, di parlare in un’Aula della Repubblica. Affermare che cantare Bella ciao, una canzone che viaggia sotto braccio all’inno nazionale – perché l’antifascismo è la religione civile di questo Paese – è un atto divisivo, è un comportamento peloso». Per Luca Squeri di Forza Italia la canzone viene usata «come uno strumento di propaganda» e «il 25 aprile deve essere un momento unificante per l’Italia che, grazie a quel momento che visse, riuscì a scrivere questa Costituzione».