L’ex presidente filippino Duterte sarà processato dalla Cpi: di cosa è accusato

La Corte penale internazionale ha confermato la propria giurisdizione nel caso contro Rodrigo Roa Duterte, aprendo la strada al processo per crimini contro l’umanità avvenuti durante la violenta campagna per combattere il narcotraffico intrapresa dal 2016 al 2022 dall’ex presidente delle Filippine. La Camera d’appello, a maggioranza, ha infatti respinto integralmente il ricorso presentato dalla difesa di Duterte, confermando la decisione della Camera preliminare del 23 ottobre 2025.

L’ex presidente filippino Duterte sarà processato dalla Cpi: di cosa è accusato
Protesta contro Duterte all’Aia (Ansa).

Ci sono stime che parlano addirittura di 30 mila morti

Secondo fonti ufficiali, almeno 6 mila persone sospettate di reati legati alla droga sono state uccise dalla polizia nel corso del suo mandato, ma gli attivisti parlano di numeri molto più alti: ci sono stime che parlano addirittura di 30 mila morti. Un rapporto delle Nazioni Unite ha evidenziato che le vittime erano per lo più giovani uomini poveri e che la polizia faceva uso di torture per ottenere confessioni. Duterte è sospettato di omicidio e tentato omicidio, configurati come crimini contro l’umanità ai sensi dell’articolo 7 dello Statuto di Roma. Secondo i giudici dell’Aia, la Cpi può esercitare la propria giurisdizione sui presunti crimini commessi dall’ex presidente filippino nel periodo in cui il Paese era parte dello Statuto, terminato nel 2019. A marzo del 2025 era stato emesso il mandato di arresto: Duterte è stato poi fermato all’aeroporto di Manila subito dopo essere atterrato da Hong Kong.

L’ex presidente filippino Duterte sarà processato dalla Cpi: di cosa è accusato
Sostentori di Duterte (Ansa).

Alla SIEMC, corsi per giovani medici sull’ ‘arte’ ecografica

AGI - I dati più recenti della Società Italiana di Medicina Generale che risalgono al 2024 indicano che quasi la metà tra i 40000 medici iscritti all'ordine, sia ospedalieri e territoriali, non ha una formazione specifica nelle ecografie. Eppure, soprattutto negli ospedali, l'uso di tale strumento diagnostico è ormai diventato uno standard, oltre al fatto che, secondo un recente sondaggio condotto dalla stessa organizzazione, la maggior parte dei medici di famiglia si mostrano interessati a ricevere una formazione specifica in materia.

Questa carenza di formazione può essere dettata dal fatto che nel corso di laurea in medicina e chirurgia, l'ecografia è si' trattata come materia, ma non sempre come materia autonoma obbligatoria. Infatti, spesso è integrata in altri corsi o proposta come attività opzionale, e la formazione completa, così, avviene soprattutto dopo la laurea, nella scuola di specializzazione in Radiologia o in Emergenza-Urgenza, all'interno di Master universitari dedicati o di Corsi di perfezionamento.

Il valore diagnostico dell'ecografia e l'esperienza del San Filippo Neri

Forse perché fino in fondo non si riesce a percepire il valore ed il potenziale diagnostico di questa metodica utilizzata dal Clinico. C'è chi però ne comprende la portata e l'importanza, come per esempio i giovani medici specializzandi o medici di medicina generale che ogni anno frequentano la Scuola SIEMC presso l'ambulatorio di Ecografia Diagnostica ed Interventista della UOC Gastroenterologia del San Filippo Neri, ASL Roma 1.

Qui, nell'ospedale romano che sorge alle pendici di Monte Mario, ogni mattina due studenti a turno seguono le attività di ambulatorio. "A loro spieghiamo innanzitutto come fare i movimenti, l'aspetto ecografico vero e proprio; ciò che vedono, e così che iniziano questa pratica, ad acquisire questa manualità necessaria per fare un buon esame ecografico", dice all'AGI il dottor Ruggero Orefice, Dirigente Medico UOC Gastroenterologia SFN, Responsabile Scientifico della Scuola SIEMC di Roma, e anche Presidente della SIEMC, la Societa' Italiana di Ecografia Internistica e Clinica che collabora attivamente con la ASL Roma 1 per l'organizzazione di corsi di formazione nel campo dell'ecografia clinica, spesso incentrati sulla gastroenterologia ed ecografia internistica.

La mission della Siemec: didattica e professionalità

La Siemc è stata fondata da diversi medici e chirurghi con esperienza personale pluriennale in campo ecografico, volta a divulgare e condividere esperienze lavorative e scientifiche; non sorge con l'intento di contrastare quelle già esistenti, bensì si affianca a loro con una "mission" primaria di tipo didattico, affinché l'ecografia, che coinvolge un numero sempre più crescente di medici non radiologi, possa essere acquisita e praticata con il miglior livello di professionalità sia in campo diagnostico che interventistico.

Per poter realizzare questa finalità, dunque, la SIEMC organizza corsi teorico-pratici di ecografia con crescenti livelli di apprendimento, utilizzando docenti di provata esperienza clinica e scientifica, scelti tra coloro che, negli ultimi trenta anni, si sono distinti per aver portato avanti in modo brillante l'esperienza ecografica diagnostica ed interventistica in Italia.

l percorso formativo e il Diploma di ecografia clinica

L'associazione è radicata in diverse parti d'Italia e, tra gli obiettivi fondamentali dei corsi che eroga, vi sono quelli di fornire ai partecipanti conoscenze teorico-pratiche finalizzate ad illustrare le tecniche e le varie metodiche ecografiche utilizzate nello studio dei vari organi, oltre che la semeiotica e la patologia ecografica.

La formazione che si svolge al San Filippo Neri è articolata in 8 ore di teoria e 40 di pratica. Al termine del corso che si svolge all'interno dell'ambulatorio di Ecografia di Gastroenterologia del San Filippo Neri, è previsto un esame pratico finale mediante l'esecuzione di indagini ecografiche con successiva valutazione di una commissione che poi rilascia un attestato di Competenza Pratica che, insieme con l'Attestato di Competenza Teorica che viene rilasciato al Corso Nazionale SIEMC, permette di ottenere il Diploma di ecografia clinica SIEMC.

Il Corso Nazionale SIEMC, giunto alla XII edizione si svolgerà a Rimini dal 02 al 05 ottobre 2026, ed è sempre strutturato mediante lezioni frontali ed esercitazioni pratiche.

L'ecografia come strumento immediato del ragionamento clinico

"Da nove anni questa scuola, come le altre scuole SIEMC del centro-sud, svolge formazione in ambito ecografico. A Roma vengono ad effettuare la pratica specializzandi da quasi tutti gli ospedali universitari da Tor Vergata al Sant'Andrea, al Gemelli, ma anche professionisti di medicina generale. Io credo che l'ecografia sia uno strumento fondamentale per il clinico e dovrebbe essere materia di insegnamento, in particolare all'interno di alcuni corsi di specializzazione", spiega il dottor Ruggero Orefice.

"La richiesta e la necessità da parte degli specializzandi c'è. Ma non si capisce perché l'ecografia è uno strumento che viene sottovalutato, considerando che è uno strumento che permette subito di sintetizzare il ragionamento clinico con l'immediatezza diagnostica - prosegue Orefice - stiamo cercando di avviare dei contatti con le università romane, ma e' un percorso complicato, e stiamo cercando anche di rinnovare l'offerta formativa, come associazione, erogando corsi di secondo livello, quello che e' certo e' che ogni anno permettiamo a decine di Medici di migliorare la loro capacita' di diagnosi nei confronti dei pazienti", conclude. 

Unicredit sale all’8,72 per cento del capitale di Generali

Unicredit si rafforza nel capitale di Generali. All’assemblea del Leone in programma il 23 aprile 2026, la banca partecipa infatti con l’8,72 per cento del capitale contro il 6,68 per cento di cui era accreditata finora sul libro soci. Invariate rispetto al 2025 le quote degli altri principali azionisti (sopra il 3 per cento): Gruppo Monte dei paschi di Siena, attraverso Mediobanca, al 13,19 per cento, Delfin al 10,05 per cento, Gruppo Caltagirone al 6,26 per cento e i Benetton, attraverso Schema Delta, al 4,86 per cento del capitale sociale. L’assemblea dei soci di Generali ha all’ordine del giorno l’ok al bilancio 2025 e la destinazione dell’utile di esercizio, oltre alla nomina del collegio sindacale, al nuovo piano di azionariato per i dipendenti e al buyback da mezzo miliardo.

Perché Barbara D’Urso ha fatto causa a Mediaset

Fallita la procedura di mediazione, Barbara D’Urso ha fatto causa a Mediaset, portando in tribunale l’azienda che tre anni fa l’ha messa alla porta. Lo scrive l’edizione online de La Stampa. La conduttrice ha denunciato diritti non pagati e ingerenze da parte di Mediaset nei suoi programmi, in particolare per quanto riguarda la scelta degli ospiti. E poi c’è la questione degli insulti pubblicati online da un account ufficiale del Biscione.

Perché Barbara D’Urso ha fatto causa a Mediaset
Barbara D’Urso (Imagoeconomica).

I motivi della denuncia da parte di Barbara D’Urso

La conduttrice contesta a Mediaset il mancato corrispettivo dei diritti d’autore per i programmi firmati come autrice nei suoi 20 anni in azienda, nonché per il format di sua proprietà Live non è la D’Urso. La presentatrice ha inoltre denunciato presunte ingerenze di Mediaset, in quanto avrebbe avuto l’obbligo di far approvare preventivamente l’elenco di tutti gli ospiti delle sue trasmissioni alle produzioni di Maria De Filippi e Silvia Toffanin. D’Urso, inoltre, non ha ancora ricevuto le scuse per le ingiurie apparse a marzo del 2023 in un post social del profilo ufficiale ‘Qui Mediaset’, di proprietà dell’azienda, che ha sempre sostenuto di avere subito un hackeraggio.

Perché Barbara D’Urso ha fatto causa a Mediaset
Barbara D’Urso in una foto dei suoi primi anni a Mediaset (Ansa).

L’allarme dell’intelligence olandese: la Russia si sta preparando a un conflitto con la Nato

La Russia si sta preparando a un possibile conflitto con la Nato entro un anno dalla fine della guerra in Ucraina. È quanto emerge da un rapporto del Mivd, ovvero il servizio di intelligence militare dei Paesi Bassi, che definisce Mosca «la minaccia più grande e diretta» per l’Europa, anche in virtù (o meglio per colpa) dei legami sempre più stretti con Pechino.

Preoccupano i rapporti tra Russia e Cina, sempre più stretti

Negli ultimi tempi la Russia – che non aprirà un nuovo fronte finché sarà impegnata in Ucraina – si è avvicinata molto alla Cina e la crescente cooperazione militare tra i due Paesi sta rafforzando la percezione del Cremlino di poter colpire obiettivi militari e civili in Occidente. Mosca, spiega il dossier, punta a sfruttare le esportazioni di Pechino per sostenere la propria industria bellica. Non solo. Alla Russia fanno gola anche le capacità di cyber-spionaggio sviluppate dalla Cina, ormai paragonabili a quelle degli Stati Uniti: Peter Reesink, direttore del Mivd, le ha definite come «molto avanzate e organizzate in modo complesso». La Repubblica Popolare, invece, è interessata a trarre insegnamenti dall’esperienza maturata dalle forze russe sul campo di battaglia in Ucraina.

Secondo la Difesa svedese la Russia potrebbe occupare un’isola nel Baltico

In un’intervista al Times il generale Michael Claesson, capo di Stato maggiore della Difesa della Svezia, ha avvertito che la Russia, al fine di testare la solidità della Nato, è pronta a occupare un’isola nel Mar Baltico «in qualsiasi momento», dove le forze armate di Mosca hanno iniziato a scortare regolarmente le navi commerciali della flotta ombra. Le forze dell’Alleanza atlantica hanno condotto frequenti esercitazioni relative a sbarchi russi su alcune delle isole più grandi e strategicamente utili del Mar Baltico, come Gotland in Svezia, Bornholm in Danimarca, Hiiumaa e Saaremaa in Estonia.

Italia pronta a inviare quattro navi nello Stretto di Hormuz

L’Italia è pronta a inviare quattro navi a Hormuz per contribuire allo sminamento dello Stretto. L’ha affermato il Capo di Stato Maggiore della Marina militare, ammiraglio di squadra Giuseppe Berutti Bergotto, in audizione davanti alla Commissione Difesa della Camera. «La Marina è pronta a effettuare un’operazione di sminamento. Ovviamente queste operazioni devono essere fatte in una situazione non conflittuale perché sono molto delicate e, come tutte le operazioni in aree delicate, comportano dei rischi. Il nostro compito è mantenere i rischi al minimo possibile, questo lo facciamo tramite la tecnologia molto avanzata», ha spiegato. «Abbiamo visto che la chiusura di Hormuz si fa rapidamente, anche con poche lire, perché le mine che gli iraniani hanno messo in Hormuz costano veramente poco e sono anche datate. Ma questo fa sì che ci sia un’area di incertezza e soprattutto un crescente decadimento della sicurezza di navigazione».

L’azione italiana si inserisce nell’ambito di una coalizione internazionale

La pianificazione prudenziale prevede un gruppo basato su due cacciamine con un’unità di scorta e una logistica che permette di aumentare il periodo. In tutto 4 navi. «Ovviamente non andiamo da soli, andiamo all’interno di una coalizione internazionale, anche le altre nazioni manderanno dei cacciamine. In Europa ci sono Francia, Inghilterra e un gruppo congiunto tra l’Olanda e il Belgio».

Giovane di 23 anni ucciso nel Cagliaritano con un colpo di pistola

AGI - Un giovane di 23 anni, muratore residente a Villacidro, è stato ucciso nella notte a Monserrato (Cagliari) con un colpo di pistola al petto. Sul posto è giunto il personale sanitario del 118, che ha tentato di rianimarlo invano.

La vittima si chiamava Leonardo Mocci. Il delitto è avvenuto, poco prima di mezzanotte, nel cortile di un condominio di piazza Settimio Severo. I carabinieri, intervenuti sul posto, stanno effettuando le indagini, sentendo i residenti e verificando eventuali registrazioni delle telecamere presenti in zona, per cercare di ricostruire il movente e trovare l'omicida. 

Il segretario della Marina Usa John Phelan è stato licenziato

Il segretario della Marina Usa John Phelan è stato rimosso dal suo incarico, in un clima di tensione con il segretario alla Difesa Pete Hegseth in merito all’attuazione della riforma della costruzione navale. Ad alimentare gli attriti sarebbero anche stati gli stretti rapporti di Phelan con il presidente Donald Trump. Ad assumere la leadership della Marina sarà, ad interim, il sottosegretario Hung Cao.

Le tensioni con Hegseth e la decisione di Trump

Diverse fonti hanno riferito alla Cnn che da mesi serpeggiava tensione tra Phelan e Hegseth, il quale riteneva che Phelan stesse procedendo troppo lentamente nell’attuazione delle riforme della cantieristica navale. Hegseth era inoltre infastidito dalla sua comunicazione diretta con Trump, che interpretava come un tentativo di scavalcarlo. Secondo un alto funzionario della Casa Bianca, la questione è giunta al culmine durante un incontro tra Trump e Hegseth alla Casa Bianca, mercoledì 22 aprile 2026, incentrato sulla costruzione navale. Il presidente, frustrato dalla lentezza dei progressi, si sarebbe convinto durante il colloquio che Phelan dovesse essere sostituito e avrebbe detto a Hegseth di nominare qualcuno di più efficiente (il segretario della Marina è subordinato al segretario alla Difesa). Hegseth ha così inviato un messaggio a Phelan informandolo che doveva dimettersi o sarebbe stato licenziato. Quest’ultimo, non credendo che Trump fosse a conoscenza del messaggio, si è recato alla Casa Bianca chiedendo di incontrare il tycoon, che gli ha confermato tutto.

Zampolli in pressing su Trump e Infantino: «Italia ai Mondiali al posto dell’Iran»

Paolo Zampolli, rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali e amico di vecchia data di Donald Trump, sta provando a compiere l’impresa che dal lontano 2017 sembra impossibile per ct e calciatori nostrani: far qualificare la Nazionale italiana ai Mondiali. Come riporta il Financial Times, l’imprenditore ha suggerito al presidente della Fifa Gianni Infantino e a Trump, in quanto leader di uno dei Paesi co-organizzatori del torneo, di ammettere l’Italia alla Coppa del Mondo al posto dell’Iran, in virtù del ricco palmares azzurro.

Zampolli in pressing su Trump e Infantino: «Italia ai Mondiali al posto dell’Iran»
Donald Trump e Gianni Infantino (Imagoeconomica).

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Il piano di Zampolli: ricucire lo strappo Trump-Meloni

«Confermo di aver suggerito a Trump e Infantino di sostituire l’Iran con l’Italia. Sono italiano, sarebbe un sogno vedere gli Azzurri ai Mondiali negli Stati Uniti. Con quattro titoli, l’Italia ha il pedigree per giustificare l’inclusione», ha detto Zampolli al Ft. Il giornale spiega che il piano dell’imprenditore è uno «sforzo per riparare i legami fra Trump e Giorgia Meloni» dopo le frizioni nate dagli attacchi del presidente Usa a papa Leone XIV per la guerra in Iran.

Zampolli in pressing su Trump e Infantino: «Italia ai Mondiali al posto dell’Iran»
Paolo Zampolli e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

L’Iran ha appena confermato la partecipazione ai Mondiali

C’è però un problema non da poco per Zampolli e il calcio italiano: dopo aver escluso la partecipazione a seguito dei primi raid statunitensi (e israeliani) e aver chiesto – invano – di poter giocare le proprie partite in Canada o in Messico (anziché a Los Angeles e Seattle), l’Iran ha fatto sapere di non aver intenzione di rinunciare al torneo, che si apre a giugno. Trump, da parte sua, aveva dichiarato che i giocatori della Repubblica Islamica erano i «benvenuti» negli Usa senza però nascondere che sarebbe stato inappropriato e potenzialmente pericoloso per loro. Quanto a Infantino, il presidente Fifa si è sempre detto certo della partecipazione dell’Iran.

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Silvia Salis, copertine e polemiche: la costruzione (mediatica) di una leader

E alla fine arriva Silvia. Silvia Salis, naturalmente, la sindaca di Genova, citatissima su Internet e non solo, animatrice di musica techno per interposta Charlotte de Witte. È alla guida del suo Comune da neanche un anno ma già se ne tracciano traiettorie governative pazzesche: leader dell’opposizione, prossima sfidante di Giorgia Meloni, e allora perché no, presidente del Consiglio.

L’impronta di Renzi

La politica è in mano alla comunicazione; la politica è morta, viva la politica! Spadroneggia l’agnolettismo, nel senso di Marco Agnoletti, potente spin doctor di Salis e non solo, ex portavoce di Matteo Renzi. Marito renziano, Fausto Brizzi, comunicatore renziano. «A questo punto Fantozzi venne colto da un leggero sospetto». Sarà mica un’operazione di Renzi, Silvia Salis? Mah, verrebbe da pensare che l’ex presidente del Consiglio in realtà cavalchi l’onda ma senza essere l’ispiratore del lancio della sindaca; in fondo Renzi cavalca soprattutto se stesso in vista delle elezioni politiche del 2027, quando Italia Viva o come si chiamerà, Casa Riformista, faticherà non poco a rientrare in Parlamento. Non c’è tempo per altri esperimenti. 

Silvia Salis, copertine e polemiche: la costruzione (mediatica) di una leader
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Dalla polemica sulle Manolo alla copertina di Vanity

Nel frattempo la sindaca va ovunque, potenza agnolettiana. A Otto e Mezzo, su Bloomberg, dove viene descritta come «l’anti-Meloni», su Vanity Fair, dove si è appena conquistata il pacchetto completo: copertina e intervista. Dispensa perle di saggezza come se governasse da anni in ruoli di potere elevato. Parla come se il potere lo conoscesse e praticasse per davvero: «Non sempre potrai fare quello che vuoi, dovrai trovare continue mediazioni, dovrai mediare tra forze politiche nell’interesse della città. È un equilibrio difficile da trovare. E penso a quello che mi dicevano in tanti: una volta che hai fatto il sindaco, sei pronto a tutto». Lo ripetiamo: è sindaca da meno di un anno, ancora non è successo niente. L’importante però è esserci. Esserci in tv, nel dibattito pubblico. Anche lasciando che nascano, fioriscano e perdurino polemiche che di politico hanno poco. Le scarpe costose. L’abbigliamento. Qualsiasi cazzata va bene purché se ne parli e purché, poi, se ne riparli. E infatti se ne parla: «È la solita storia: per sminuire la persona, soprattutto quando si parla di una donna, non entrano nel merito ma guardano a come si veste e a come appare», dice ancora Salis a Vanity. È una vecchia e nota storia, la conosciamo bene, in cui abboccano tutti. Per la gioia dei portavoce.

Silvia Salis, copertine e polemiche: la costruzione (mediatica) di una leader
Silvia Salis con le Manolo Blahnik (dai social).

Resta da sciogliere il nodo primarie

Rimane un problema: come può diventare Salis leader del campo progressista se non vuole partecipare alle primarie? Vabbè che ormai vale tutto, ma pensare che i partiti dell’opposizione si riuniscano nel segreto di una stanzetta per decidere di consegnare a lei la leadership del centrosinistra appare quantomeno puerile. Intendiamoci, potrebbe pure cambiare idea, come le suggerisce anche Renzi, che in questo modo avrebbe risolto il problema di chi appoggiare nelle eventuali primarie. Nel Pd, a Roma, studiano la faccenda, ma l’istruttoria potrebbe essere lunga. D’altronde devono calcolare bene quanto Salis possa danneggiare la cara leader Elly Schlein prima di ammetterla all’eventuale banchetto politico-istituzionale. Lei sembra essere persino pronta al salto: «Se mi chiedessero di candidarmi contro Giorgia Meloni? Sarebbe una bugia dire che non lo prenderei in considerazione. Quest’attenzione nazionale mi lusinga», ha detto Salis a Bloomberg con una serietà disarmante. Il dibattito – «No, il dibattito no!» – rischia di andare avanti fino al prossimo voto, che dovrebbe essere nel 2027 (sempre che Meloni non cambi idea bruciando tutti sul tempo, Salis compresa). 

Silvia Salis, copertine e polemiche: la costruzione (mediatica) di una leader
Elly Schlein con Silvia Salis, durante ‘Democrazia alla Prova’ a palazzo Ducale (Ansa).