Morti sospette in ambulanza, si indaga su 6 possibili omicidi

AGI - Sono in totale sei i casi di decesso di anziani che la procura di Forlì attribuisce a Luca Spada, l'autista di ambulanza 27enne originario di Meldola arrestato sabato con l'accusa di aver provocato la morte dell'85enne Deanna Mambelli, deceduta il 25 novembre 2025 dopo quella che gli inquirenti ritengono un'iniezione d'aria tramite accesso venoso.

Secondo gli inquirenti, l'ex operatore della Croce Rossa avrebbe agito approfittando della vulnerabilità delle vittime, in violazione dei doveri legati al servizio svolto, ai danni di pazienti e con modalità ritenute insidiose. Per il primo episodio oggetto della misura cautelare, la procura ipotizza anche la premeditazione, circostanza che la gip Ilaria Rosati non ha però riconosciuto.

Le indagini sulla pianificazione e i messaggi

Per l'accusa, un possibile indice della pianificazione è in un messaggio inviato il 17 novembre a un collega, nel quale Spada prospettava l'intenzione di "fare una lunga" per "far fuori qualcuno". Un elemento che, secondo il giudice, non prova in modo univoco una scelta anticipata, risultando compatibile anche con un proposito maturato sul momento o con una semplice preparazione del gesto. Nell'ordinanza emergono inoltre intercettazioni dai toni cinici, con frasi sugli anziani ritenuti "destinati a morire" e riferimenti a decessi durante i turni. Gli investigatori segnalano anche contatti con ambienti di onoranze funebri. Tra gli elementi a carico figura infine la testimonianza di una collega, che ha riferito dell'uso anomalo in ambulanza di strumenti come siringhe e bisturi, ipotizzando che l'indagato potesse introdurre aria nei cateteri dei pazienti durante i trasporti.

I sistemi di videosorveglianza e le segnalazioni

Incontrando la stampa, il procuratore Enrico Cieri ha spiegato che sull'ambulanza erano stati installati sistemi di videosorveglianza dopo segnalazioni riservate dei carabinieri su "un'abnorme mortalità nei trasporti secondari affidati a questo signore". Tuttavia, proprio nel caso Mambelli, "ahinoi la telecamera non ha funzionato" e, nonostante i servizi degli investigatori, "i carabinieri hanno pedinato questa ambulanza senza essere in grado di capire cosa era successo all'interno".

Il movente e i legami con il settore funebre

La Procura ha chiarito che "c'è un solo indagato, non ci sono altre persone"; quanto al movente "non lo sappiamo, costituirà oggetto di successivi accertamenti", ha sottolineato Cieri. Tra gli elementi al vaglio anche i presunti legami dell'indagato con il settore funebre: "Aveva rapporti con imprese, ne fa menzione anche lui". Dopo l'arresto è stata sequestrata una divisa in un'agenzia, che però "non ha trattato nessuno dei morti contestati", è stato sottolineato.

Profilo psicologico e ipotesi di serialità

Gli inquirenti stanno inoltre approfondendo il quadro complessivo: "stiamo lavorando ad un profilo psicologico", ha detto Cieri, aggiungendo che le verifiche procedono "ad ampio spettro, anche sul fronte patrimoniale", mentre resta sullo sfondo l'ipotesi investigativa di una possibile serialità nei decessi. L'ipotesi è che gli anziani venissero uccisi tramite iniezioni d'aria. Una modalità questa che potrebbe rendere difficoltosa la raccolta di elementi di prova concreti specialmente negli altri cinque casi oggetto di sospetto da parte degli inquirenti.

Albero cade per il forte vento, 12enne morta a Bisceglie

AGI - Il maltempo provoca una vittima in Puglia. Poco dopo le 14, Alicia Amoruso, 12 anni è deceduta per un trauma da schiacciamento per la caduta di un albero a Bisceglie tra via Cosmai e via Veneziano. La vittima era stata soccorsa da mezzi del 118, ma è giunta in ospedale già morta. A darne conferma una nota dell'Azienda Sanitaria Locale.

Maltempo esteso ma da giovedì torna l'alta pressione

Lunedì di tempo instabile sulle regioni del Nord Italia con piogge e acquazzoni sparsi, fenomeni in arrivo anche al Centro entro la sera, specie sui settori tirrenici. Tra domani, martedì, ancora condizioni di tempo instabile prima su Nord-Est e zone interne del Centro e poi al Sud.

Nella seconda parte della settimana un campo di alta pressione dovrebbe rimontare sui settori occidentali del continente. Ancora instabilità pomeridiana soprattutto sulle zone interne del Centro-Sud, migliora altrove. Gli ultimi aggiornamenti del Centro Meteo Italiano al momento vedono prevalente stabilita' in vista del prossimo weekend.

 

 

La schizofrenia europea sul gas russo: quando il mercato batte la geopolitica

La guerra del Golfo sta dimostrando quanto in materia energetica l’Europa sia un po’ schizofrenica: se Bruxelles aveva deciso nel 2025 l’abbandono definitivo dell’import di gas dalla Russia entro la fine del 2027, i primi mesi del 2026 hanno segnato al contrario un’accelerazione delle importazioni, soprattutto di Gnl (gas naturale liquefatto) attraverso le navi cisterna, ma anche di quelle tramite gasdotti, come Turkstream.

La schizofrenia europea sul gas russo: quando il mercato batte la geopolitica
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan con Vladimir Putin (foto Ansa).

Nel 2026 già aumentate del 17 per cento le importazioni di Gnl

Il nuovo conflitto ha rilanciato ulteriormente le forniture russe, tanto che nel primo trimestre del 2026 i Paesi europei hanno aumentato del 17 per cento le importazioni di Gnl rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo quota 5 milioni di tonnellate. E 1,5 milioni di queste sono state acquistate a marzo, periodo in cui Stati Uniti e Israele hanno iniziato ad attaccare l’Iran, che ha risposto con la chiusura dello Stretto di Hormuz, provocando la crisi che sta allarmando mezzo mondo.

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Lo stretto di Hormuz.

È stato calcolato che gli Stati dell’Unione europea hanno speso circa 2,88 miliardi di dollari per il Gnl russo nei primi tre mesi dell’anno. E alla luce degli sviluppi in corso c’è da aspettarsi che le casse del Cremlino continueranno a ricevere quei soldi, nonostante i vecchi propositi che però davanti al rischio di shock energetico stanno andando a farsi benedire.

Bruxelles aveva previsto delle clausole di salvaguardia

In realtà la decisione presa a Bruxelles nel 2025 ha lasciato anche la porta aperta per le retromarce in momenti di difficoltà, con il regolamento europeo sul blocco dell’import che contiene una sorta di clausola di salvaguardia nel caso in cui la sicurezza dell’approvvigionamento di uno o più Stati membri dovesse essere seriamente minacciata. In tali circostanze, la Commissione europea potrebbe consentire infatti ai Paesi interessati di sospendere i divieti di importazione di gas.

La schizofrenia europea sul gas russo: quando il mercato batte la geopolitica
Ursula von der Leyen (Imagoeconomica).

L’Ue nel 2025 ha importato comunque da Mosca Gnl per un valore di circa 7,4 miliardi di euro, circa il 3 per cento in meno del 2024. In compenso è cresciuto l’import dagli Stati Uniti, per un valore di circa 24,2 miliardi di euro nel 2025, oltre la metà di quello complessivo di 46 miliardi.

Il cambio di rotta era stato deciso per emanciparsi da Mosca

Il cambiamento di rotta dei Paesi Ue, iniziato nel 2022 con l’invasione russa dell’Ucraina, è stato motivato appunto con la necessità di emanciparsi da Mosca, diventando teoricamente meno vulnerabili, e di mettere quindi i bastoni tra le ruote alla Russia, rendendo difficoltoso il finanziamento della guerra attraverso la riduzione dell’esportazione di idrocarburi.

Putin ha subito ridiretto i flussi verso Oriente

Alla prova dei fatti, il piano di Bruxelles non sta funzionando granché, sia perché il Cremlino dopo il blocco europeo, cominciato con il sabotaggio del gasdotto Nord Stream nel 2022 a opera di un commando ucraino, ha ridiretto i flussi verso Oriente e ha accresciuto la quota di export di Gnl verso l’Europa; sia perché la crisi del Golfo, non proprio imprevedibile dall’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca che poi si è unito in tandem bellico con Israele, ha messo in evidenza quanto il mercato conti in realtà più della geopolitica: e non è un caso, con mezza Europa adesso alla canna del gas, che si moltiplichino le voci di chi vuole riaprire all’import russo.

La schizofrenia europea sul gas russo: quando il mercato batte la geopolitica
Sabotaggio ai gasdotti Nord Stream.

Se da un lato la posizione dogmatica dell’Ue è controproducente, dall’altro è altrettanto evidente che la soluzione di sostituire il gas russo, per così dire “sporco di sangue”, con quello non certo lindo di altri Paesi non proprio conosciuti per essere modelli di democrazia e diritti civili, dal Qatar all’Azerbaigian, passando per l’Algeria, è frutto di doppi standard discutibili.

In Germania aumentano le voci pro apertura, non solo a destra

Ecco dunque che in Germania, il Paese che con le bombe ucraine nel Baltico ha subito un attacco senza precedenti proprio da un alleato, non solo l’opposizione di estrema destra dell’Alternative für Deutschland chiede la fine delle sanzioni contro Mosca, ma vogliono la riapertura di Nord Stream a guerra finita anche alcuni alleati del cancelliere Friedrich Merz, come il governatore della Sassonia e compagno di partito Michael Kretschmer.

La schizofrenia europea sul gas russo: quando il mercato batte la geopolitica
Friedrich Merz (Ansa).

In Italia si è fatto sentire anche Descalzi di Eni

In Italia, dove la Lega di Matteo Salvini ricalca le posizioni dei partiti filorussi di governo e opposizione in mezza Europa, è stato per ultimo l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi a invocare la sospensione dell’embargo europeo sul gas russo per riportare ordine e quiete nei mercati sottosopra.

La schizofrenia europea sul gas russo: quando il mercato batte la geopolitica
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con Claudio Descalzi (foto Imagoeconomica).

Rimangono ancora le resistenze di Commissione e governi volenterosi

Paesi come Belgio e Spagna, con governi conservatori e progressisti, rimangono i maggiori importatori di Gnl russo, insieme a quelli della Mitteleuropa, tipo Ungheria (anche se da ora in poi non ci sarà più Viktor Orbán) e Slovacchia. La rimessa in sesto di Nordstream, con la parallela riattivazione dei gasdotti che attraversano Polonia e Ucraina, consentirebbe all’Unione europea una maggiore diversificazione e potrebbe favorire la stabilizzazione dei prezzi in un mercato internazionale condizionato comunque dai conflitti in corso. Facile più a dirsi che a farsi, viste le resistenze di Commissione e governi volenterosi, in primis Berlino e Parigi. Almeno fino a contrordine.

Stretto di Hormuz, la minaccia di Trump: «Le navi iraniane che violano blocco saranno eliminate»

Donald Trump è tornato a minacciare di affondare le navi iraniane che tentano di violare il blocco navale nello Stretto di Hormuz, imposto dagli Stati Uniti a partire dalle 16 del 13 aprile. «La Marina iraniana giace sul fondo del mare, completamente annientata: 158 navi. Non abbiamo colpito il loro piccolo numero di quelle che chiamano “navi d’attacco veloci”, perché non le consideravamo una grande minaccia», ha scritto il presidente americano su Truth. «Attenzione: se una qualsiasi di queste navi si avvicina al nostro blocco, verrà immediatamente eliminata, usando lo stesso sistema di sterminio che usiamo contro i narcotrafficanti sulle imbarcazioni in mare. È rapido e brutale». Poi il post scriptum: «Il 98,2 per cento del traffico di droga verso gli Stati Uniti via mare è stato fermato».

Troppi soldi, salta la trattativa per la cessione della Ternana

AGI - Salta a tempo di record l'offerta per rilevare la Ternana Calcio. L'imprenditore Carlo Pantalloni, dopo aver visto i conti e appreso della richiesta di 6 milioni di euro da parte della famiglia Rizzo, ha deciso di ritirare la manifestazione di interesse. Troppi i soldi da mettere per rilevare la squadra, risanarla dai debiti e tentare un mercato estivo degno di nota. La cifra oscillerebbe, infatti, a circa 30 milioni di euro come anticipato da AGI. Pantalloni, dopo aver incontrato il sindaco Stefano Bandecchi e Fabio Forti, Amministratore Unico della societa' di calcio, ha deciso dunque di fare un passo indietro. Ora il rischio crack e' sempre più vicino.

In precedenza, l'AGI da fonti vicine al dossier aveva appreso che oggi per rilevare la Ternana Calcio, risanarla dai debiti e tentare un mercato estivo con l'acquisto di alcuni calciatori sarebbe necessaria una cifra di circa 30 milioni di euro. Il conto è fatto partendo dalla richiesta della famiglia Rizzo che venderebbe a non meno di 6 milioni di euro, dalla mole di debiti (circa 22,5 milioni) e da un paio di milioni per un mercato estivo a cui l'eventuale nuova proprietà sarebbe chiamata a fare fronte.

In queste ore il sindaco di Terni ed ex patron, Stefano Bandecchi, attende in Comune Carlo Pantalloni, l'imprenditore che avrebbe inoltrato una manifestazione di interesse tramite Pec a Fabio Forti, Amministratore Unico della società di calcio, alla stessa squadra, alla famiglia Rizzo titolare della Ternana e al Comune di Terni nella persona del vicesindaco e assessore allo sport Paolo Tagliavento. Nel testo della missiva la società interessata spiega di operare per conto proprio, di voler acquistare la Ternana Calcio in Serie C non dunque successivamente all'eventuale fallimento e di essere pronta a garantire, una volta perfezionata l'eventuale operazione, di far fronte alla massa debitoria oltre alla normale gestione.

Le parole del sindaco e le ipotesi di acquisto

"Se troviamo un compratore lo invito a cena", scherza, parlando con l'AGI, il sindaco Bandecchi. L'operazione, in effetti, si profila ardua anche per chi, come Pantalloni avrebbe appena venduto un hotel in Croazia. Nelle scorse ore si era fatto anche il nome di Andrea Pignataro, imprenditore considerato tra i più ricchi d'Italia e, in città, già si ipotizzava una favola simile a quella del Como.

Le cordate locali e il nodo del prezzo

Una suggestione che, però, non è mai stata confermata. Più concreta sembrava l'idea di una possibile cordata composta da imprenditori locali. Al momento però il prezzo proibitivo sembrerebbe ostacolare qualsiasi trattativa. Molto dipenderà, inoltre, dall'inchiesta della procura di Terni che indaga, tra l'altro, sulle gestioni precedenti e i soldi di Banca Progetto finita sotto la lente di ingrandimento anche di altri tre uffici giudiziari: Roma, Milano e Trieste.

La Federazione mondiale di nuoto riammette gli atleti russi e bielorussi con bandiera e inno

Gli atleti russi e bielorussi «saranno autorizzati a competere negli eventi mondiali di nuoto allo stesso modo dei loro colleghi che rappresentano altre nazionalità sportive», ovvero «con le rispettive divise, bandiere e inni». È quanto si legge in un comunicato diffuso da World Aquatics, nota fino al 2022 come Federazione internazionale di nuoto, dopo la modifica delle linee guida sulla partecipazione degli atleti nei periodi di conflitto politico. «Negli ultimi tre anni, World Aquatics e Aquatics Integrity Unit hanno contribuito con successo a garantire che i conflitti rimangano al di fuori delle sedi delle competizioni sportive. Siamo determinati a garantire che piscine e acque libere restino luoghi in cui atleti di tutte le nazioni possano riunirsi in competizioni pacifiche», ha dichiarato il presidente Husain Al Musallam. La federnuoto mondiale aveva già aperto le porte a russi e bielorussi nelle gare juniores e ammesso molti senior, ma solo come atleti neutrali. Resta un unico paletto alla riammissione con bandiera e inno nazionale degli atleti di Russia e Bielorussia: come precisa World Aquatics, potranno gareggiare solo dopo aver superato almeno quattro controlli antidoping consecutivi.

Figc, scende in campo anche Abete oltre a Malagò

Giancarlo Abete lancia la sua candidatura alla presidenza della Figc attraverso la Lega nazionale dilettanti. L’ha annunciato lui stesso a margine del Premio Bearzot in corso al Coni. «Chiederò al Consiglio direttivo della Lega nazionale dilettanti di investirmi delle stesse titolarità di cui è stato investito il presidente Malagò da parte delle società di Serie A, cioè di poter – attraverso una condivisione della candidatura – presentarmi seguendo la logica di discutere prima i contenuti e poi vedere quale è il punto di caduta sui nomi». Già presidente della Figc dal 2007 al 2014, dal 2022 Abete è presidente della Lega Nazionale Dilettanti. È stato anche alla guida del settore tecnico, presidente dell’allora Serie C, commissario della Lega Serie A e vice presidente Uefa.

Stoccata di Barelli ai Berlusconi: cosa ha detto il capogruppo di Forza Italia alla Camera

Intercettato dai cronisti all’uscita da Palazzo Chigi, Paolo Barelli – fedelissimo di Antonio Tajani da tempo sulla graticola – ha spiegato di essersi recato nella sede del governo per questioni riguardanti la sanità e non per rassegnare le dimissioni da capogruppo di Forza Italia alla Camera. Poi, quando gli è stato chiesto se a suo modo di vedere Marina e Pier Silvio Berlusconi stiano guidando bene FI, ha risposto: «Oddio, normalmente i partiti si guidano dall’interno, no? Loro hanno chiaramente un amore, un affetto scontato per il partito che è carne della loro carne, che è frutto del lavoro del grande padre, quindi è ovvio si interessano delle cose che ha fatto».

Stoccata di Barelli ai Berlusconi: cosa ha detto il capogruppo di Forza Italia alla Camera
Antonio Tajani e Paolo Barelli (Imagoeconomica).

Barelli: «C’è la quotidianità e bisogna starci dentro»

Barelli ha aggiunto: «Poi c’è la quotidianità e bisogna starci dentro. Però è ovvio che loro si interessano, oserei dire che è scontato». Quanto a eventuali malumori per alcune decisioni prese dai Berlusconi, Barelli ha “dribblato” rispondendo: «Questo non lo so, chiedetelo a Tajani (che è suo consuocero, ndr). Mi ha indicato Silvio Berlusconi, presidente del partito, e sono stato eletto dai parlamentari. I parlamentari erano 44 alle elezioni, come i gatti. Ora sono 54, sono 10 di più, che sono oltre il 25 per cento di incremento. A loro non è stato promesso nulla, sono venuti perché hanno fiducia nel capogruppo, nel partito di Forza Italia e nella crescita. Questi sono dati reali, poi morto un Papa se ne fa un altro. Nessuno indispensabile». Barelli, che molto probabilmente salterà, dovrebbe prendere il posto di Maurizio Casasco alla presidenza della commissione Anagrafe tributaria. In alternativa potrebbe sostituire Valentino Valentini come viceministro al Mimit.

LEGGI ANCHE: Forza Italia, spuntano due governatori per il dopo-Tajani

Spagna, il gip chiede il rinvio a giudizio per la moglie di Sanchez

Il giudice istruttore Juan Carlos Peinado ha chiuso l’istruttoria e chiesto il rinvio a giudizio di Begona Gomez, moglie del premier spagnolo Pedro Sanchez, per i presunti reati di traffico di influenze, corruzione negli affari, malversazione e appropriazione indebita. Nell’ordinanza, il magistrato sostiene di aver riscontrato indizi sufficienti e sottolinea l’eccezionalità del caso.

Tutte le accuse a Begona Gomez

Secondo l’accusa, Gomez avrebbe “influenzato” autorità accademiche e funzionari avvalendosi della relazione personale con il presidente del governo, ottenendo «interlocuzioni istituzionalmente eccezionali» anche attraverso incontri al Palazzo della Moncloa, sede del governo. In dettaglio, il gip sostiene che, dall’arrivo di Pedro Sanchez alla segretaria generale del Psoe – e, soprattutto, alla presidenza nel 2018 – «si presero determinate decisione pubbliche» favorevoli alla cattedra del master ricoperta da Begona Gomez all’Università Complutense di Madrid e al suo progetto, che «potrebbero essere state ottenute attraverso un singolare sfruttamento della sua posizione relazionale». Per il presunto reato di corruzione, il gip segnala che l’indagata avrebbe «dato impulso alla ricerca di fondi privati e, a livello indiziario, non per la cattedra universitaria pubblica (che lo era solo in apparenza), ma per integrarli nel proprio patrimonio personale» per poi offrire in “controprestazione” un vantaggio competitivo alle imprese coinvolte in appalti pubblici». Rispetto all’accusa di malversazione, il gip ritiene che Cristina Alvarez, assistente di Gomez (anch’ella indagata) retribuita con fondi pubblici, abbia svolto attività privata per la moglie del premier. Infine, per ciò che riguarda l’appropriazione indebita, l’accusa riguarda la registrazione a proprio nome di un software sviluppato in ambito accademico.

Lo scontro Conte-Di Maio, gli ultimi movimenti da Leonardo e le altre pillole

Giornata campale per il leader pentastellato Giuseppe Conte: lunedì 13 aprile alle ore 16 presenta nella sede della Camera di Commercio di Roma (altro luogo da inserire di diritto nelle “location low cost”, oltre alle già conosciute Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, al centro di un articolo di Lettera43) il suo libro Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia, edito da Marsilio, dove lui stesso ammette di saper giocare “sporco”, specie nelle relazioni internazionali con i vertici di Bruxelles. Questa è la presentazione alla stampa, poi mercoledì 15 aprile in Galleria Alberto Sordi è la volta dell’incontro con il pubblico, con la direttrice di Qn-Quotidiano Nazionale, Agnese Pini, e il direttore de La Stampa, Andrea Malaguti. E a proposito di giocare “sporco”, c’è qualcuno che non ha gradito certi passaggi contenuti nel libro, e cioè Luigi Di Maio. Che sui social ha risposto così al suo ex collega di Movimento Conte: «Stamattina l’onorevole Giuseppe Conte, per lanciare il suo nuovo libro, ha fatto trapelare alla stampa alcuni retroscena su di me. Costringendomi a intervenire. L’accusa è quella di essere stato tra i protagonisti della rielezione del presidente Sergio Mattarella e di aver goduto della stima del presidente Draghi. Due cose di cui sono profondamente orgoglioso», si legge nella prima di tre story su Instagram. Secondo Di Maio però Conte «cita un episodio completamente falso», «una pessima caduta di stile, visto che uno dei protagonisti, il professore Domenico De Masi, non può più essere coinvolto in un contraddittorio (è morto nel 2023, ndr)». E ancora: «Al di là del vittimismo, che in politica funziona sempre, Conte nel suo libro elenca ulteriori “congiurati”: Matteo Renzi, Lorenzo Guerini e altri, rei di aver sostenuto il governo Draghi dopo la caduta del Conte II e di aver partecipato attivamente alla rielezione del presidente della Repubblica. Peccato che oggi quei “draghiani” siano tutti suoi alleati nel cosiddetto campo largo. Sono gli stessi che, con i loro voti, gli permettono di ottenere sindaci, presidenze di regione e, domani, forse anche ministeri. E sono gli stessi che gli attivisti del Movimento 5 stelle saranno chiamati a sostenere nei collegi uninominali alle elezioni dell’anno prossimo, in nome di un bene superiore chiamato “campo largo”». Infine: «Sia chiaro, per primo ho proposto di aprire le alleanze politiche il più possibile. Esattamente come sta facendo oggi Giuseppe Conte, stringendo accordi con Renzi, De Luca, Mastella e molti altri protagonisti della vita politica italiana. La differenza è che nel libro lui si racconta come vittima di queste persone. Nella realtà ci governa insieme». Cosa c’è dietro questo scontro? Per qualcuno c’entra anche il contenzioso sul logo del Movimento, nel quale Di Maio potrebbe schierarsi con Beppe Grillo

Lo scontro Conte-Di Maio, gli ultimi movimenti da Leonardo e le altre pillole
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Cercasi Draghi

Lo stanno richiamando, hanno bisogno di lui: Mario Draghi segue con attenzione tutti gli “accorati appelli” che gli arrivano, in via diretta e indiretta, anche sotto la forma di editoriali sulla carta stampata. A cominciare da quello di Roberto Sommella, direttore di Milano Finanza, che sul suo giornale ha sostenuto, a proposito del patto di stabilità europeo, che se Draghi scrivesse un articolo sul Financial Times per sostenere le deroghe al patto a causa della situazione economica e finanziaria mondiale, sarebbe preso in grande considerazione, ottenendo alla fine il “via libera”. Insomma, solo lui avrebbe il potere di conquistare l’ascolto dei veri potenti del Pianeta. Ma perché Draghi dovrebbe fare questo passo? A lui, classe 1947, converrebbe? Certo un ritorno a Palazzo Chigi non gli interessa, ma c’è un’altra poltrona che potrebbe ancora farlo rimettere in gioco, per la quale era già stato inserito tra i papabili all’ultimo giro di giostra…

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Sergio Mattarella e Mario Draghi (Getty Images).

Claudia Conte faceva pure i podcast con Enel

Ha lavorato tantissimo, Claudia Conte, in questi anni: a parte la relazione da lei stessa ammessa con Matteo Piantedosi, anch’essa senz’altro impegnativa, “l’attivista” ha prodotto una serie di podcast con Enel, con il titolo Storie di sostenibilità. Si legge, nel comunicato datato 2021: «Con questa nuova iniziativa multimediale Enel racconta i propri progetti di sostenibilità e quelli di Enel Cuore, la Onlus del Gruppo, attraverso testimonianze che coinvolgono il pubblico per sensibilizzarlo sempre di più sui temi della sostenibilità». E poi: «La sostenibilità rappresenta il motore della strategia aziendale di Enel e un obiettivo, condiviso con i propri stakeholder, che l’azienda persegue per una transizione energetica giusta e inclusiva. Una roadmap di sostenibilità che ha come protagoniste le persone e il loro impegno nel realizzare progetti che creano valore sociale, ambientale ed economico, in tutte le geografie in cui è presente il Gruppo. Ispirata da questi principi Enel lancia Storie di Sostenibilità, la prima serie di video podcast realizzata con l’importante contributo di Claudia Conte, giornalista e attivista per i diritti umani e delle donne, ideatrice e conduttrice della serie».

Cingolani blinda Cossu e Amoroso se ne va…

A Leonardo tutti hanno parlato di Helga Cossu, che ha assunto il ruolo di direttrice della Comunicazione, subentrando a Stefano Amoroso, che ha lasciato l’incarico dopo cinque anni. È stata in pratica l’ultima nomina decisa dall’amministratore delegato Roberto Cingolani prima della rimozione annunciata da tutti gli organi di informazione con largo anticipo, anche se lui afferma che nessuno gli aveva comunicato nulla. Nemmeno l’ex giornalista di SkyTg24 Helga Cossu, evidentemente. Fatto sta che Amoroso fino al primo maggio farà ancora parte della “famiglia” di Leonardo. E poi? Molte voci raccolte convergono su un suo possibile arrivo a Banca Ifis. Anche se dalla corte dei Fürstenberg smentiscono…

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I socialisti (e non solo) tutti da Cicchitto

Martedì di fuoco alla Camera dei deputati: Fabrizio Cicchitto presenta il suo libro L’odissea socialista. Nenni, Lombardi, Craxi con una tavola rotonda introdotta da Aldo Cazzullo. Protagonisti saranno Stefania Craxi, Pier Ferdinando Casini, Luciano Violante, Claudio Signorile e Sergio Pizzolante.