Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi

Forza Italia, eppur si muove. Silvio Berlusconi è morto da quasi tre anni, e si direbbe che il suo partito ha impiegato tutto questo tempo per accorgersene. Il Cav non c’è più, però ci sono i figli che ne perpetuano il nome. Ma questo evidentemente non basta più a mantenere ordine e disciplina, e nello scontro tra conservatori e ribelli lo spettacolo rischiava di andare fuori controllo. Perché di spettacolo si tratta. Con tanto di trame carbonare, coltelli che volano e dame in guerra che, facendosi interpreti della autentica memoria del fondatore, si contendono la vicinanza alla famiglia.  

Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi
Antonio Tajani, alle sue spalle un’immagine di Silvio Berlusconi e, nel fotomontaggio, Marina.

Tajani, per ora e non si sa per quanto, resta in sella

Partiamo dall’inizio, o meglio dalla fine: Antonio Tajani, ministro degli Esteri nonché vicepresidente del Consiglio, viene convocato nella sede di Mediaset a Cologno Monzese per ricevere ordini. Marina e Pier Silvio Berlusconi lo strapazzano per quattro ore, anche troppo tempo per ribadire il concetto: Forza Italia è roba loro. Punto. Il resto sono beghe tra dipendenti che bisogna risolvere. Tajani, che è uomo pratico e navigato, annuisce. Per ora, ma non si sa per quanto, resta in sella. 

Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Barelli “silurato” non sbarella

Nel frattempo il suo consuocero Paolo Barelli scopre cosa significa essere silurati con stile berlusconiano: lo tolgono dalla guida dei deputati e in cambio gli offrono una poltrona di viceministro dei Rapporti col Parlamento (quindi, si presuppone, anche con gli azzurri di cui era capo). Promozione o premio di consolazione? Dipende da chi guarda. In politica, come insegnava il fondatore, la forma è sostanza. E Barelli, che non è uno sprovveduto, ha incassato senza fiatare più di tanto. Qualche borbottio, qualche frecciatina verso i fratelli che pretendono di comandare a Roma stando ad Arcore. Niente scleri. Forse ha capito che protestare con i Berlusconi non porta lontano. Poi a lui interessava mantenere la poltrona di presidente della Federnuoto, perché lo sport è salute e potere. Accontentato. 

Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi
Antonio Tajani con Paolo Barelli (Imagoeconomica).

La baruffa tra le ex Fascina e Pascale

Ma è proprio da Arcore, ora metafora impropria del berlusconismo, che arriva il colpo di scena più bizzarro. Marta Fascina, la finta moglie del Cav che dopo la sua dipartita si è imbullonata a villa San Martino facendone niente di meno che il quartier generale della sua segreteria (cosa le serva una segreteria poi non si capisce visto che la deputata in Parlamento non si fa mai vedere) spunta fuori dal suo ritiro dorato per smentire Francesca Pascale, l’ex fidanzata che proprio lei aveva soppiantato nel cuore di sua emittenza.

Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi
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Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi
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Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi
Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi

La quale Pascale, un tempo immancabile condimento di ogni minestra berlusconiana in salsa LGBTQ, aveva nel frattempo dichiarato grande sintonia con Marina e Pier Silvio, quasi fosse ancora parte della famiglia. Come se i lunghi anni passati ad Arcore le dessero diritto a un titolo parentale permanente. Fascina non ci sta. E fa sapere, attraverso pubbliche esternazioni, che Pascale non conta nulla. Zero, forse meno. «Io non conto nulla», ha risposto la diretta interessata chiamata in causa, «mica come lei che che conta 20 mila euro al mese per non andare in Parlamento».

Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi
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Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi
Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi
Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi

La vicenda è gustosa, perché non capita tutti i giorni che le due donne legate a Berlusconi da storie molto diverse litighino pubblicamente per stabilire chi era più vicina a un uomo che non c’è più. È una scena che conoscendolo avrebbe fatto ridere Silvio, ne avrebbe lusingato l’ipertrofico ego. Ma è anche vero che lui non sopportava il disordine, era un sintomo di anarchia che era unfit rispetto allo statuto di un partito rigorosamente dirigista. Infatti il Cav teneva tutto insieme con la forza della sua presenza, oltre che naturalmente del suo denaro e del suo carisma. Era il sole di un sistema dove allignavano politici in carriera, fedelissimi di seconda generazione, ex compagne, parassiti, figli, affetti ed effetti vari che gli ruotavano intorno. 

Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi
Un evento di Forza Italia (Imagoeconomica).

Ora che il sole di B è tramontato i pianeti si scontrano

Adesso che il sole è tramontato, i pianeti, senza più rispettare la loro orbita fissa, si scontrano. Marina e Pier Silvio guardano dall’alto, sarebbe meglio dire da lontano. Tajani esegue. Barelli incassa, Pascale performa, Fascina smentisce, gli scontenti accendono le polveri. In attesa del leader predestinato Giorgio Mulè, considerato però in casa azzurra ancora troppo divisivo, tocca a Enrico Costa, cuneese come Briatore e la Santanchè, il nuovo che avanza che ha militato nelle seguenti sigle: Pli, Udc, FI, Pdl, Ncd, AP e Azione, prima di tornare stabile alla casa del padre (Silvio), traghettare il partito là dove i suoi dante causa (Marina e Pier Silvio) hanno in mente. Ammesso e non concesso, ma in teoria non dovrebbe mancare molto a scoprirlo, che sappiano veramente dove vogliono farlo andare. 

Trump invia altri 10 mila soldati in Medio Oriente

Donald Trump continua a fare pressione sull’Iran: il presidente Usa ha affermato di ritenere che la guerra sia «molto vicina alla fine» e ha confermato la possibilità di nuovi colloqui in Pakistan, escludendo una proroga del cessate il fuoco, in scadenza il 21 aprile. Per convincere Teheran, il capo della Casa Bianca si prepara inoltre a un’altra mossa: l’invio di migliaia di soldati in Medio Oriente. Lo scrive il Washington Post, citando funzionari Usa.

Trump invia altri 10 mila soldati in Medio Oriente
Donald Trump (Ansa).

Il Pentagono è pronto a inviare 10.200 soldati entro fine mese

Il Pentagono è pronto a inviare nella regione, già nei prossimi giorni, 6 mila soldati a bordo della portaerei Uss George H.W. Bush e di diverse navi da guerra di scorta. A fine mese si dovrebbero poi aggiungere altri 4.200 soldati, appartenenti al Boxer Amphibious Ready Group e alla task force dei Marines imbarcata, l’11th Marine Expeditionary Unit. Totale 10.200 militari, che andranno ad aggiungersi ai circa 50 mila già impegnati, secondo il Dipartimento della Difesa, nelle operazioni contro l’Iran.

Trump invia altri 10 mila soldati in Medio Oriente
Pete Hegseth, segretario alla Difesa Usa (Ansa).

Frana di Niscemi, 13 indagati tra cui quattro presidenti della Regione

Ci sono 13 indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla frana che il 25 gennaio 2026 ha devastato Niscemi (Caltanissetta), trascinando a valle case e mezzi e lasciando decine di immobili sospesi nel vuoto. La procura aveva aperto un fascicolo per disastro colposo e danneggiamento. Tra gli indagati ci sono i presidenti della Regione siciliana in carica dal 2010 al 2026, ovvero Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Renato Schifani. Costoro sono indagati sia in qualità di commissari delegati all’attuazione degli interventi previsti dall’ordinanza di Protezione civile nazionale, che imponeva la realizzazione di opere di mitigazione del rischio della frana, sia in qualità di commissari di governo contro il dissesto idrogeologico. Nel registro sono poi finiti i capi della Protezione civile regionale dal 2010 al 2026, tra cui Calogero Foti e Salvatore Cocina, i direttori generali della Regione preposti all’ufficio contro il dissesto idrogeologico e il responsabile dell’Ati che avrebbe dovuto eseguire le opere di mitigazione appaltate a inizio 2000. Il contratto si risolse per inadempimento nel 2010 e i fondi stanziati, circa 12 milioni, sono ancora nelle casse della Regione.

Via libera del Senato alla fiducia sul decreto Pnrr: è legge

Il Senato ha confermato la fiducia chiesta dal governo sul decreto-legge recante “Ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e in materia di politiche di coesione”. Il provvedimento ha avuto 101 voti favorevoli, 63 contrari e 2 astensioni. Il decreto, che era stato approvato con la fiducia anche alla Camera dei deputati il 9 aprile, è quindi ora convertito in legge.

Cosa prevede il decreto Pnrr, convertito in legge

Il decreto Pnrr introduce semplificazioni amministrative (come la carta d’identità con validità illimitata nel tempo per gli over 70 e l’introduzione della elettorale in formato digitale), norme per accelerare i cantieri (su tutti il rafforzamento del silenzio-assenso in edilizia anche per i permessi di costruire, con attestazione d’ufficio dell’amministrazione o dichiarazione del progettista), incentivi per l’energia (agrivoltaico/CER). In totale verranno stanziati oltre 4 miliardi di euro per accelerare la transizione energetica (rinnovabili, reti, efficienza). Il decreto prevede inoltre misure per il lavoro domestico, fondi per la coesione e l’obbligo per le pubbliche amministrazioni, incluse le istituzioni scolastiche, le università e i Comuni, di recuperare d’ufficio i dati Isee necessari per l’erogazione di prestazioni sociali.

Per la frana di Niscemi indagati gli ultimi quattro governatori della Sicilia, tra cui Mus…

AGI - Tredici persone sono state iscritte dalla procura di Gela nell'ambito delle indagini per la frana di Niscemi. Ad annunciarlo è stato il procuratore di Gela Salvatore Vella nel corso di una conferenza stampa. "La nostra attività si sta concentrando su un periodo che va dal 2010 al 2026. Si tratta degli ultimi quattro presidenti della Regione siciliana, dei dirigenti della protezione civile, dei soggetti attuatori al contrasto del dissesto idrogeologico e del responsabile dell'Ati che avrebbe dovuto realizzare i lavori dopo la frana del 97. Sono accusati a vario titolo di disastro colposo e danneggiamento seguito da frana". Si tratta dei governatori in carica dal 2010 al 2026: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci (oggi ministro alla Protezione civile, che aveva peraltro sollecitato dopo l'ultima frana una indagine amministrativa sui mancati interventi) e l'attuale Renato Schifani.

Il procuratore, "ecco come intendiamo procedere"

"Ci siamo dati un programma diviso in tre fasi. La prima riguarderà l'accertamento sulla mancata realizzazione delle opere di mitigazione che avrebbero potuto o evitare l'evento del 2026 o ridurlo perché i lavori previsti dopo la frana del 97 non sono stati realizzati. È la fase in cui ci troviamo e che ha generato gli attuali 13 indagati", ha aggiunto Vella.

"Ci sarà una seconda fase - ha proseguito il magistrato - che riguarderà gli accertamenti sulle opere di raccolta e di regimentazione delle acque bianche, delle acque nere e reflui nel comune di Niscemi che hanno la loro importanza nell'innesco della frana come già individuato nel 97. Su questi aspetti lavoreremo in seguito e successivamente ci sarà una terza fase che riguarderà la zona rossa già individuata nel 97, indicata come zona a rischio molto elevato e avrà a oggetto l'eventuale mancato sgombero e demolizione degli edifici che si trovavano in quella zona e il blocco delle nuove costruzioni. Accerteremo se sono state rilasciate nuove autorizzazioni a costruire o se si sono verificate realizzazioni di costruzioni abusive. I 13 indagati sono stati iscritti per la mancata realizzazione delle opere di mitigazione".

Dopo la frana di Niscemi erano stati stanziati - ha ricordato il procuratore - 23 miliardi delle vecchie lire, ma i lavori appaltati a un'Ati non sono stati realizzati. I fondi, 12 milioni di euro, non sono stati mai spesi. Tra gli indagati figurano anche i capi della Protezione civile regionale, riferiti a quel periodo, tra loro Calogero Foti e l'attuale Salvatore Cocina, i direttori generali della Regione preposti all'ufficio contro il dissesto idrogeologico e il responsabile dell'Ati che avrebbe dovuto eseguire le opere di mitigazione appaltate nel 2000.

Il contratto si risolse per inadempimento nel 2010. I fondi stanziati, circa 12 milioni, sono ancora nelle casse della Regione. Il procuratore di Gela ha sottolineato che tra gli indagati non ci sono i vari sindaci che si sono susseguiti negli anni alla guida del Comune di Niscemi. Nei prossimi giorni, gli indagati verranno sentiti in procura mentre nel frattempo verranno sequestrati altri atti. Vella ha definito lo smottamento verificatosi a Niscemi lo scorso 25 gennaio, come "la frana più grande d'Europa". "Già nel 1997 - ha spiegato - c'erano delle indicazioni precise su come intervenire. I fondi stanziati, 12 milioni di euro, sono rimasti nelle casse della Regione".

 

 

 

Una mamma trapiantata dà alla luce due gemelle a Catania

AGI - Un eccezionale evento a lieto fine nell'Azienda ospedaliero universitaria Policlinico "G. Rodolico - San Marco" di Catania. Una donna di 31 anni, in precedenza sottoposta a un delicatissimo trapianto, ha dato alla luce due gemelle nell'Unità di Ostetricia e Ginecologia e Pronto soccorso, diretta da Antonino Rapisarda, nonostante una storia clinica particolarmente complicata. La mamma, nove anni fa, aveva subito un trapianto di rene a causa di una grave insufficienza renale determinata dal rene policistico, una patologia che nel tempo aveva compromesso, in maniera irreversibile, la funzionalità dei suoi reni.

Prima del trapianto, la paziente era già riuscita a diventare madre e anche allora, in condizioni cliniche difficili, aveva affrontato un parto cesareo. Nel tempo, i medici dell'equipe del Centro Trapianti del San Marco, diretta da Pier Francesco Veroux, che hanno seguito la donna in questi lunghi anni, avevano più volte messo in guardia la donna dai rischi legati a un'eventuale gravidanza successiva al trapianto, ancorché la paziente fosse ormai libera dalla dialisi. Nonostante ciò, la donna, da sempre legata all'idea di costruire una famiglia numerosa, ha scelto di intraprendere il percorso verso una nuova maternità, nel rispetto dei tempi e delle indicazioni dei medici. La gravidanza, rivelatasi gemellare, ha comportato ulteriori complessità cliniche, considerato l'elevato impatto che una gestazione multipla può avere sulla funzione renale, soprattutto in una paziente trapiantata e, tra l'altro, in presenza, di rene parauterino, vale a dire affiancato all'utero. La gestione della gravidanza è stata così presa in carico da un'equipe multidisciplinare che ha pianificato il percorso nei minimi dettagli.

L'intervento chirurgico e l'equipe medica

In sala operatoria erano presenti, oltre al ginecologo di fiducia, Sebastiano Bandiera, della Ginecologia del San Marco, il collega decano della sala parto, Santino Recupero, il chirurgo vascolare Rosario Tringale, la nefrologa del Centro Trapianti, Giusi Lorenzano e la neonatologa Giulia Lombardo della Neonatologia del San Marco diretta da Alessandro Saporito. Determinante è stato anche il coinvolgimento dell'equipe anestesiologica, coordinata dal responsabile dell'unità Operativa di Anestesia e Rianimazione in Ostetricia e Ginecologia e pronto Soccorso ostetrico, Stanislao Bentivegna, che ha eseguito personalmente l'anestesia spinale.

Il successo del parto e la salute delle gemelle

Il parto cesareo, nonostante la presenza di una sindrome aderenziale dovuta ai precedenti interventi chirurgici, si è svolto senza particolari complicazioni e la mamma è rimasta in osservazione in ospedale appena una decina di giorni. Le due bimbe, Adele e Isabel, sono nate in buone condizioni cliniche e non hanno avuto bisogno di intubazione. Le piccole pazienti sono state prese in carico dal personale dell'Utin del San Marco, supportate con ventilazione non invasiva (C-Pap) e tenute costantemente sotto osservazione. Entrambe stanno crescendo bene, amorevolmente curate dal personale sanitario guidato dal direttore Saporito, circondate dall'affetto della mamma, di papà e dalla sorellina adolescente che non fanno mancare loro la presenza quotidiana.

Il commento delle direzioni ospedaliere

"Questa nascita - ha sottolineato il direttore generale Giorgio Giulio Santonocito - rappresenta un risultato di grande rilievo clinico e umano, frutto di una eccellente collaborazione tra specialisti e della straordinaria determinazione della paziente. Un esempio concreto di come l'impegno multidisciplinare in team, unita alla volontà e alla fiducia, possa trasformare una storia complessa in una a lieto fine che oggi riusciamo a raccontare con orgoglio". "Il caso delicato di Immacolata - ha aggiunto il direttore Rapisarda - dimostra quanto sia importante lo scambio di informazioni e capacità professionali tra un gruppo e l'altro di esperti. Siamo riusciti così a tenere in vita due vite umane e a rendere felice una coppia. Siamo molto soddisfatti del risultato che abbiamo ottenuto".

Migliora la qualità dell’aria in Italia nel 2025

AGI - Confermato il trend di miglioramento della qualità dell'aria a livello nazionale nel 2025. Lo rileva l'informativa annuale di Snpa-Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente che offre il quadro nazionale relativo alla qualità dell'aria nell'anno appena trascorso. Un rapporto sintetico elaborato ogni anno dagli esperti di Ispra e delle Agenzie ambientali di Regioni e Province autonome, che riassume i dati rilevati dalle stazioni di monitoraggio presenti su tutto il territorio nazionale.

Si registra il rispetto del valore limite annuale (40 µg/m³) del PM10 in tutte le regioni e nel 92% delle stazioni è rispettato anche il valore limite giornaliero (50 µg/m³ per la media giornaliera, da non superare per più di 35 giorni in un anno). Criticità ci sono però in diverse zone del Paese: nel bacino padano, nell'agglomerato Napoli-Caserta, nella zona della Valle del Sacco (in provincia di Frosinone). Isolati casi di violazione sono stati registrati anche nella pianura venafrana (in provincia di Isernia) e a Palermo.

Analisi del decennio e fenomeni naturali

In generale, l'analisi statistica del decennio 2015-2024 mostra una decrescita significativa nel primo quinquennio e poi una situazione di stabilità. Occorre considerare che i periodi di stagnazione atmosferica invernali in alcune delle aree del Paese solitamente più critiche, sono stati frequenti e intensi nell'anno appena trascorso favorendo in diversi giorni il superamento della soglia prevista per il valore limite giornaliero di 50 µg/m³. Come noto, ai superamenti giornalieri possono contribuire fenomeni naturali come gli eventi di intrusione al suolo di polveri provenienti dalle aree desertiche del Nord Africa, del Medio Oriente e della depressione caspica.

I dati su pm2,5 e biossido di azoto

Il valore limite annuale del PM2,5 (25 µg/m³) è rispettato su quasi tutto il territorio nazionale. Per questo inquinante si osserva una riduzione media di circa il 14% dei livelli annuali registrati nel 2025 rispetto alla media del decennio 2015-2024. Anche il valore limite annuale del biossido di azoto (NO2) è rispettato nella larga maggioranza delle stazioni di monitoraggio (99%), sebbene sia da registrare il superamento in un numero limitato di stazioni localizzate in grandi aree urbane come Milano, Genova, Napoli, Catania e Palermo.

Le sfide dell'ozono e la nuova direttiva europea

In larga parte del Paese si registrano ancora livelli di concentrazione di ozono superiori agli obiettivi previsti dalla legge. Le condizioni meteorologiche dell'estate 2025, con caldo estremo e assenza di precipitazioni, hanno fatto registrare diffusi superamenti della soglia di informazione. Lo scenario che introduce la nuova Direttiva europea sulla qualità dell'aria, entrata in vigore il 10 dicembre 2024, indica la necessità di attuare rapidamente strategie aggiuntive per ridurre l'inquinamento atmosferico entro il 1 gennaio 2030, in linea con i valori guida dell'Organizzazione mondiale della sanità.

Il commento di Ispra e Snpa sulla salute pubblica

"Dietro ogni dato sulla qualità dell'aria c'è la salute delle persone e la vivibilità delle nostre città", afferma Alessandra Gallone, presidente di Ispra e di Snpa. L'informativa mostra un trend di riduzione diffuso che riguarda tutte le regioni coinvolte nelle procedure di infrazione Ue, permettendo il rientro nei limiti per il PM10 in Toscana, Umbria e Puglia. Anna Lutman, vicepresidente di Snpa, sottolinea l'importanza delle serie storiche di dati raccolti con rigore scientifico per fornire alle istituzioni un'analisi solida dell'aria che respiriamo.

L’Europa accelera sul piano per una Nato senza gli Stati Uniti

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, che cita diverse fonti, in Europa si sono intensificate le discussioni su un piano informale per garantire la possibilità di difendersi utilizzando le strutture militari esistenti della Nato in caso di ritiro degli Stati Uniti dall’Alleanza atlantica, paventato a più riprese da Donald Trump. Il piano, sottolinea il Wsj, non punta a sostituire la Nato, ma a rafforzarla in chiave più europea.

L’Europa accelera sul piano per una Nato senza gli Stati Uniti
Simbolo della Nato (Ansa).

L’accelerata dopo il cambiamento di posizione della Germania

Il fattore chiave che ha innescato le discussioni è stato il cambiamento di posizione di Berlino. La Germania, contraria a un approccio unilaterale e all’idea, promossa dalla Francia, di una maggiore autonomia europea in materia di difesa, sotto la guida di Friedrich Merz ha iniziato a dubitare dell’affidabilità degli Stati Uniti come alleato. In particolare dopo certe affermazioni di Trump su Ucraina e Russia, in cui il tycoon sembrava confondere la vittima con l’aggressore.

Cosa prevederebbe il piano di riserva per la Nato senza gli Usa

I funzionari che stanno lavorando al piano di riserva, spiega il Wsj, mirano a coinvolgere un maggior numero di europei nei ruoli di comando e controllo della Nato e a integrare le risorse militari statunitensi con quelle del Vecchio Continente. Tra le questioni pratiche figurano la gestione dei sistemi di difesa aerea e missilistica della Nato, i corridoi di trasporto delle forze verso la Polonia e i Paesi baltici, la logistica e le grandi esercitazioni regionali in caso di ritiro delle truppe Usa. I funzionari sono inoltre determinati a mantenere l’affidabilità dello scudo nucleare.

L’Europa accelera sul piano per una Nato senza gli Stati Uniti
Esercitazione Nato (Ansa).

L’attuazione sarà difficile: l’intera architettura Nato dipende dagli Usa

Preservando al contempo la deterrenza verso la Russia e la continuità operativa dell’alleanza. Questo l’obiettivo del piano “di riserva”: tra le misure in discussione ci sono anche il rafforzamento della produzione militare, lo sviluppo di nuove tecnologie e, per alcuni Paesi, il ritorno alla leva obbligatoria. Il Wall Street Journal osserva che l’attuazione del piano sarà difficile, visto che l’intera architettura Nato dipende dagli Usa. La carica di Comandante Supremo delle Forze Alleate in Europa, ad esempio, è tradizionalmente ricoperta da un rappresentante degli Stati Uniti. E Washington non ha alcuna intenzione di rinunciarvi.

Trump ancora contro il Papa: «Qualcuno gli dica che l’Iran ha ucciso 42 mila innocenti»

Nuovo attacco di Trump al Papa. Dopo averlo definito debole sul piano della politica estera, accusandolo di «ritenere accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare», il tycoon torna a tuonare contro Leone XIV: «Qualcuno può per favore dirgli che l’Iran ha ucciso almeno 42 mila manifestanti innocenti e completamente disarmati negli ultimi due mesi, e che per l’Iran possedere una bomba nucleare è assolutamente inaccettabile? Grazie per l’attenzione. L’America è tornata», ha scritto in un post su Truth. Il pontefice non ha ancora replicato.

Trump ha detto che la guerra in Iran «è molto vicina alla fine»

Intervistato dalla conduttrice di Fox News Maria Bartiromo, Donald Trump ha detto che il conflitto con l’Iran è «molto vicino alla fine», anticipando la possibilità di un nuovo round di colloqui tra Washington e Teheran, con la mediazione del Pakistan, questa settimana o all’inizio della prossima. In tale ottica, il presidente Usa ha aggiunto che, in questo momento, non sta pensando a una proroga del cessate il fuoco con l’Iran, in scadenza il 21 aprile.

Trump: «Se attaccassimo ora ci metterebbero 20 anni a ricostruire»

Trump ha inoltre detto che un eventuale attacco diretto contro l’Iran avrebbe avuto conseguenze devastanti per la Repubblica Islamica: «Se partissimo in questo momento esatto, ci metterebbero 20 anni a ricostruire il loro Paese». Così sui nuovi colloqui che si dovrebbero tenere a Islamabad: «Potrebbe finire bene o male, ma penso che un accordo sia meglio perché poi potranno ricostruire». Teheran, ha aggiunto, adesso è «determinata a raggiungere un’intesa». Quanto agli attacchi già avvenuti, Trump ha dichiarato: «Ho dovuto cambiare direzione perché se non lo avessi fatto oggi avremmo un Iran con l’arma atomica e se l’avessero avuta oggi chiameremmo tutti in quel Paese ‘signori’ e non credo che lo vogliamo».

Trump ha detto che la guerra in Iran «è molto vicina alla fine»
JD Vance (Ansa).

Il vicepresidente Vance: «Trump vuole un grande accordo con l’Iran»

Dovrebbe essere di nuovo il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, a guidare la delegazione Usa se ci sarà un secondo round di colloqui con l’Iran dopo quelli dello scorso fine settimana a Islamabad. Lo anticipa la Cnn, citando fonti stando alle quali a un eventuale secondo incontro dovrebbero essere presenti anche l’inviato di Trump, Steve Witkoff, e Jared Kushner, genero del tycoon. «Il motivo per cui l’accordo non è stata ancora raggiunto sta nel fatto che il presidente vuole davvero un’intesa per cui l’Iran non abbia armi nucleari», ha dichiarato Vance. Trump, ha sottolineato, «non vuole con Teheran un “piccolo accordo”, ma “il grande accordo”».