Bonus casa, infissi, caldaie, tende, impianti e cucina: tutte le percentuali di sconto del 2026 

La nuova legge di Bilancio 2026 confermerà l’assetto dei bonus casa per quanto riguarda le ristrutturazione e i lavori di efficientamento energetico, questi ultimi agevolati dall’ecobonus. Non ci saranno, tuttavia, agevolazioni che potranno garantire una percentuale di detrazione fiscale superiore al 50 per cento. Infatti, il superbonus non verrà prorogato e lo stop potrebbe riguardare anche il bonus per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Ecco, quindi, quali sono le agevolazioni previste per il 2026 su casa, infissi, caldaie, tende da sole, impianti e cambio della cucina e come cambia l’aliquota di incentivo a partire dal 1° gennaio 2026. 

Bonus percentuali sconto 2026: quali sono? 

Bonus casa, infissi, caldaie, tende, impianti e cucina: tutte le percentuali di sconto del 2026 
Tecnico addetto alla manutenzione edilizia (Freepik).

I bonus casa del 2026 saranno tutti con aliquote di detrazione fiscale Irpef del 50 per cento o del 36 per cento. Il governo sembra orientato a prorogare il quadro dei maggiori incentivi edilizi, confermando la percentuale più alta, il 50 per cento, a chi fa lavori sulla prima casa e il 36 per cento per chi li effettua su un’altra abitazione. Senza la proroga, le nuove aliquote in vigore per le spese sostenute nel 2026 e 2027 sarebbero, rispettivamente, del 36 e del 30 per cento. Il bonus ristrutturazione e l’ecobonus hanno già, in buona parte, sostituito la maggior parte degli interventi di altre agevolazioni fiscali. Per esempio, i lavori di rifacimento del bagno o del cambio degli infissi sono tutti richiesti nell’ambito della ristrutturazione o dell’efficientamento energetico del 50 o del 36 per cento, vista l’impossibilità di utilizzare – per questi interventi – il bonus anti barriere. 

Quadro aggiornato delle percentuali di sconto del 2026 sui bonus edilizi

In linea generale, la mappa dei lavori che si potranno effettuare nel 2026 con i bonus edilizi vede il seguente quadro: 

  • il cambio di infissi al 50 per cento (36 per cento per le seconde case); 
  • le tende da sole al 50 e al 36 per cento; 
  • i condizionatori dotati di pompa di calore al 50 e 36 per cento; 
  • gli apparecchi ibridi, formati da pompe di calore e caldaie, al 50 e 36 per cento; 
  • i cappotti termici, al 50 e 36 per cento; 
  • gli impianti elettrici, al 50 e 36 per cento; 
  • gli impianti idraulici, al 50 e 36 per cento; 
  • i lavori sulle pareti interne, al 50 e 36 per cento. 

Arriva la conferma per il 2026 del bonus mobili ed elettrodomestici

Si ricorda, inoltre, che nella legge di Bilancio 2026 dovrebbe arrivare anche la proroga di un anno del bonus mobili. Il cambio degli arredi e dei grandi elettrodomestici, per esempio per la cucina, si potrà continuare ad agevolare del 50 per cento di detrazione fiscale Irpef entro un tetto di spesa di 5 mila euro. La condizione è che l’immobile sia stato già oggetto di lavori di ristrutturazione agevolati dal bonus ristrutturazione con inizio degli interventi non prima del 1° gennaio 2025.

Quali lavori non si potranno effettuare più con gli incentivi edilizi?

In base alle voci di questo quadro dei bonus edilizi, si ricorda che alcune agevolazioni stanno per scadere o sono scadute già dalla fine dello scorso anno. In particolare: 

  • le caldaie a condensazione non sono più agevolabili, come avviene già dal 1° gennaio 2025. Lo stesso si può dire per la sistemazione del verde (giardini);
  • per i lavori riguardanti gli ascensori e gli altri manufatti che consentono di agevolare il movimento di persone a bassa mobilità non si potrà più utilizzare l’incentivo sull’abbattimento delle barriere architettoniche del 75 per cento, ma si dovrà ricorrere al bonus ristrutturazione del 50 per cento. 

Superbonus e barriere architettoniche, lavori fino al 31 dicembre 2025

Bonus casa, infissi, caldaie, tende, impianti e cucina: tutte le percentuali di sconto del 2026 
Ascensore (Freepik).

Per la prima volta, da parecchi anni a questa parte, non ci sarà una percentuale di agevolazione fiscale superiore a quella del 50 per cento. Infatti, il bonus per l’abbattimento delle barriere architettoniche che consente di agevolare con il 75 per cento di sconto fiscale ii lavori su ascensori, montascale, piattaforme elevatrici, rampe e scale, scadrà il 31 dicembre prossimo e, probabilmente, non sarà più riproposto nel prossimo anno. Lo stesso succederà al superbonus, in scadenza al 31 dicembre 2025 con il 65 per cento di sconto d’imposta. L’elaborazione del distacco dall’ex bonus 110 per cento ha avuto tempi maggiori, considerando che già dal 2025 non si accettano lavori per i quali i committenti non abbiano presentato la Cila e la delibera condominiale entro il 15 ottobre 2024. 

Pensioni, stop agli aumenti di età: tutte le novità nella Manovra 2026

Sarà un aumento selettivo dei requisiti delle pensioni quello che uscirà dallo schema finale della legge di Bilancio 2026. Gli incrementi dei requisiti anagrafici e, per certi canali di pensione, anche contributivi riguardano il biennio 2027-2028, anni non più coperti dalla salvaguardia di leggi e decreti che hanno allontanato l’aumento di tre mesi. Senza l’intervento del governo, l’età della pensione di vecchiaia si schioderà dai 67 anni degli ultimi otto anni per richiedere tre mesi in più. I contributi della pensione anticipata, invece, abbatteranno il muro dei 43 anni. In tutti e due i casi, il governo sta valutando se e come intervenire per modulare gli aumenti dell’età e dei contributi richiesti. Ma non saranno misure valide per tutti: l’ipotesi più accreditata è quella di uno stop agli aumenti solo per chi ha già compiuto l’età di 64 anni. 

Pensioni aumenti età, quali sono i requisiti per uscire dal lavoro?

Pensioni, stop agli aumenti di età: tutte le novità nella Manovra 2026
Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Sterilizzazione degli aumenti dell’età e dei contributi dal 2027, ma non per tutti. È questa la previsione più accreditata circa il capitolo delle pensioni della legge di Bilancio 2026 in vista della fine del blocco dell’età di pensionamento a 67 anni, fissata al 31 dicembre 2026. Ma la salvaguardia escluderà alcune categorie di contribuenti. In primis perché i ragionamenti sul rinvio degli aumenti dei requisiti che stanno facendo i tecnici del governo coinvolgono solo chi ha compiuto 64 anni. Chiarito il primo scoglio, si passa al secondo: la platea degli under 64 prossimi alla pensione avrà aumenti «per gradini» e in misura non uniforme. 

A chi non si alzerebbe l’età della pensione?

Infatti, il congelamento dei tre mesi per gli anni 2027 e 2028 escluderebbe chi ha fino a 63 anni, la cui pensione di vecchiaia maturerebbe all’età di 67 anni e tre mesi e la pensione anticipata con 43 anni e un mese di contributi (un anno in meno per le donne). Dalle stime del governo si calcola che 170 mila lavoratori prossimi alla pensione sarebbero esclusi dalla salvaguardia perché, al momento dell’uscita, non ancora 64enni. 

Due ipotesi di aumenti dell’età delle pensioni

L’altra soluzione è meno dispendiosa per lo Stato perché prevede la gradualità nel procedere con gli incrementi dei requisiti. In questo caso, tuttavia, la salvaguardia per i 64enni e oltre, non sarebbe piena, ma consentirebbe un aumento dell’età e dei contributi di un mese nel 2027 e di due mesi nel 2028. L’alternativa numero uno è quella di uno scalino di un mese per il 2027 e di un altro mese nel 2028, ma solo a specifiche categorie di lavoratori, come i precoci e gli occupati in mansioni usuranti.

Pensione anticipata con le finestre mobili: come funziona

Pensioni, stop agli aumenti di età: tutte le novità nella Manovra 2026
Anziani in pensione (Imagoeconomica).

Infine, l’alternativa numero due è quella di agire sulle finestre mobili, ovvero sui mesi che intercorrono tra la maturazione dei requisiti e la ricezione del primo assegno di pensione. Si ipotizza un mese nel 2027 e due mesi nel 2028. Il sistema delle finestre mobili vige già da alcuni anni per la pensione anticipata: prima di ricevere il primo trattamento di pensione devono passare tre mesi. Se passasse questa ipotesi, occorrerebbe attendere quattro mesi se si esce nel 2027 e sei mesi nel 2028. 

Colloqui per rinnovo Assegno inclusione 2025: nuove indicazioni Inps

Nelle ultime ore, l’Inps ha pubblicato un nuovo messaggio indirizzato alle famiglie che, in questi mesi, stanno presentando la domanda di rinnovo dell’Assegno di inclusione (Adi) 2025, con particolare riferimento al percorso e ai colloqui da tenere con i servizi sociali e i Centri per l’impiego (Cpi). I chiarimenti si sono resi necessari per le difficoltà sperimentate dalle famiglie nell’orientarsi tra i vari adempimenti burocratici, ma anche per dare attuazione alle misure di semplificazione intervenute nel frattempo. Interessati ai percorsi sono le famiglie che hanno percepito, nel 2025, la diciottesima mensilità dell’Assegno di inclusione e che, pertanto, devono presentare la domanda di rinnovo della misura per ulteriori 12 mesi, previa sospensione di un mese. Ecco, quindi, cosa bisogna sapere circa i percorsi relativi agli uffici e alle sottoscrizioni sui portali online. 

Colloqui rinnovo Assegno inclusione 2025: quali sono i percorsi da affrontare? 

Colloqui per rinnovo Assegno inclusione 2025: nuove indicazioni Inps
La sede Inps in piazza della Vittoria, Genova (Ansafoto).

Con il messaggio numero 3048 del 14 ottobre 2025, l’Inps fornisce indicazioni circa la presentazione della domanda di rinnovo dell’Assegno di inclusione e le norme di semplificazione introdotte di recente. Infatti, le famiglie che non hanno subito variazioni della propria composizione beneficiano di percorsi ridotti nella richiesta dei 12 mesi aggiuntivi dell’Adi. L’Inps conferma che i nuclei familiari, entro la scadenza di 120 giorni dalla data di sottoscrizione del Patto di attivazione digitale (Pad) debbano presentarsi ai servizi sociali. Nella comunicazione, l’istituto di previdenza chiarisce che questo termine inizia a decorrere dalla data di presentazione dell’istanza di rinnovo.  

Quando si viene convocati per i colloqui rinnovo Assegno inclusione 2025

Inoltre, le famiglie possono verificare la propria situazione, ovvero il proprio percorso, accedendo al portale Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa (Siisl) dopo aver presentato la domanda di rinnovo dell’Assegno di inclusione e questa sia stata accolta. La fase, quindi, si supera a conclusione dell’analisi multidimensionale dei servizi sociali. Ovvero, entro i 120 giorni, periodo nel quale si può essere convocati per il colloquio dai servizi sociali a seguito della domanda di rinnovo dell’Assegno di inclusione, gli operatori accertano: 

  • i percorsi di inclusione sociale e lavorativa già individuati nei precedenti periodi, prima che scadesse l’Adi. In tal caso, gli operatori convalidano o modificano i contenuti dell’analisi multidimensionale eseguita in precedenza;  
  • la coerenza del percorso individuato in precedenza con i bisogni del nucleo familiare; 
  • il completamento dell’analisi multidimensionale con gli eventuali aggiornamenti. 

L’ultimo punto è propedeutico all’azzeramento dei contatori del pagamento dell’Assegno di inclusione e fissare la nuova scadenza delle 12 mensilità. 

Quando sottoscrivere i patti Pad e il Psp?

Colloqui per rinnovo Assegno inclusione 2025: nuove indicazioni Inps
Colloquio con un operatore del Centro per l’impiego (Ansafoto).

La fase che consente di adottare i percorsi con i servizi sociali al fine di confermare il pagamento dell’Adi nei successivi 12 mesi, potrebbe includere anche incontri successivi per terminare la pratica. In tal caso, un nuovo appuntamento può essere fissato nel termine di 90 giorni, periodo nel quale i servizi sociali possono convocare la famiglia oppure quest’ultima può presentarsi spontaneamente. Una volta accertato il percorso sociale e lavorativo della famiglia, l’aspetto più importante riguarda i componenti che siano nelle condizioni di lavorare e, pertanto, inseriti nel percorso di attivazione lavorativa presso il Centro per l’impiego. Ai soggetti «occupabili» compete, pertanto, la sottoscrizione del Patto di attivazione digitale individuale (Padi) nel termine di 60 giorni se non già firmato in precedenza. Il secondo adempimento che compete a chi sia nell’età per lavorare riguarda la sottoscrizione del Patto di servizio personalizzato (Psp). 

Educatori, approvato Ddl professioni: cosa cambia per albo, Cfu, tirocinio e tre anni di servizio

Il Consiglio dei ministri ha approvato, nella giornata dell’8 ottobre 2025, il disegno di legge recante modifiche sulle professioni degli educatori e dei pedagogisti in merito all’accesso all’albo, ai crediti formativi universitari, al periodo di tirocinio e a cosa cambia per chi abbia già tre anni di servizio. Il Ddl va a modificare quanto prevede la legge numero 55 del 15 aprile 2024 in materia di disciplina delle professioni educative e pedagogiche. In effetti, il testo del disegno di legge interviene sulla norma che ha istituito l’ordinamento delle professioni per consentire la piena operatività dell’albo. Ecco, pertanto, quali sono le novità alle quali prestare attenzione nell’esercizio delle due professioni. 

Educatori e pedagogisti, nuovo Ddl professioni: cosa cambia per entrare nell’albo? 

Educatori, approvato Ddl professioni: cosa cambia per albo, Cfu, tirocinio e tre anni di servizio
Ministro Anna Maria Bernini (Imagoeconomica).

Il Consiglio dei ministri ha dato l’ok alla norma che tutela gli educatori e i pedagogisti impiegati nei servizi educativi per l’infanzia, in particolare per la fascia di età da zero a tre anni. Il disegno di legge, approvato in sede di esame preliminare dal Cdm dell’8 ottobre 2025 su proposta del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e del ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, inserisce specifiche disposizioni che garantiscono la continuità e la professionalità degli educatori e dei pedagogisti interessati, in particolare per coloro che risultino già qualificati.

Quale laurea serve per fare l’educatore?

Infatti, la norma salvaguardia chi, in possesso della laurea di tre anni in Scienze dell’educazione e della formazione (L 19), pur senza l’indirizzo specifico abilitate, abbia maturato esperienza nella professione grazie al servizio prestato per almeno tre anni nelle strutture educative per l’infanzia. Il periodo di tre anni, si legge ancora nel disegno di legge, può essere stato effettuato anche in modalità non continuativa. 

Quanti crediti formativi universitari (Cfu) servono per diventare educatore? 

Chi rientri nei titoli e nell’esperienza sopra descritta, potrà avvantaggiarsi di uno specifico percorso universitario integrativo, di nuova istituzione, che consentirà di semplificare l’iter per ottenere l’iscrizione all’albo degli educatori. Sarà un nuovo provvedimento attuativo del ministero guidato da Anna Maria Bernini a stabilire: 

  • il numero ridotto dei crediti formativi universitari necessari per l’iscrizione all’albo rispetto ai 55 Cfu occorrenti a oggi in base a quanto prevede il decreto ministeriale numero 378 del 2018; 
  • l’opzione di sostituire il tirocinio con il servizio professionale già maturato, a riconoscimento pertanto del valore formativo. 

Con questo provvedimento, il governo e il ministero dell’Università e della Ricerca intendono dare un segnale alla valorizzazione delle professioni degli educatori e dei pedagogisti, nonché fornire una risposta alle famiglie, interessate a ricevere un servizio competente e di qualità dalle strutture educative. 

Pensioni, stop aumento di tre mesi dal 2027 solo per alcuni: ecco per chi

In vista dell’approvazione della legge di Bilancio del prossimo anno, i tecnici del governo sono al lavoro sul capitolo delle pensioni e, in particolare, sul vincolo della riforma Fornero che concerne l’aumento di tre mesi dei requisiti anagrafici e contributivi della vecchiaia di 67 anni e dell’anticipata di soli contributi. Il blocco agli incrementi, attualmente fissato fino al 31 dicembre 2026 dal decreto 4 del 2019 e dai provvedimenti più recenti, non avrà effetto dal 2027, anno a partire dal quale la pensione di vecchiaia si conseguirà a 67 anni e tre mesi. Per la pensione anticipata serviranno, invece, 43 anni e un mese di contributi. Nelle ultime ore si sta facendo strada l’ipotesi di uno stop agli incrementi trimestrali, ma solo per una parte dei lavoratori prossimi alla pensione. Ecco, quindi, come  funzionerebbe il nuovo blocco all’aumento dei requisiti pensionistici per il biennio 2027-2028. 

Pensioni stop aumenti 2027: ecco per chi

Pensioni, stop aumento di tre mesi dal 2027 solo per alcuni: ecco per chi
Ressa nei pressi di una sede dell’Inps di Napoli (Ansafoto).

Proprio in queste ultime ore si è fatta strada una nuova ipotesi sul blocco dei requisiti di uscita delle pensioni anticipate e di vecchiaia per il 2027-2028, biennio nel quale si prevedono tre mesi in più rispettivamente di contributi e di età per uscire dal lavoro. L’ipotesi è quella di lasciare inalterato il requisito anagrafico di 67 anni per tutti per andare in pensione di vecchiaia mentre, per le pensioni anticipate, aggiungere uno scalino che consentirebbe di bloccare i requisiti contributivi ai soli lavoratori che abbiano già compiuto l’età di 64 anni. Pertanto, in base a questa opzione: 

  • la pensione di vecchiaia continuerebbe a maturare all’età di 67 anni anche dopo il 31 dicembre 2026 e fino al 31 dicembre 2028; 
  • la pensione anticipata continuerebbe a maturare con 42 anni e dieci mesi di contributi (42 anni e un mese per le donne) solo per chi, al momento del pensionamento, abbia compiuto l’età di 64 anni. Altrimenti, dal 1° gennaio 2027, occorrerebbero tre mesi in più di contributi per uscire prima dal lavoro. 

Quanto costa lo stop agli aumenti delle pensioni dal 2027

Scalini, nuovi paletti e vincoli servono al governo per fare in modo di far rientrare solo una parte della platea ai nuovi sgravi previdenziali che, altrimenti, se applicati a tutti, costerebbero troppo allo Stato. Fin dal momento in cui si è posta la questione del ritorno alla crescita dei requisiti anagrafici e contributivi – come previsto dalla legge 201 del 2011 (riforma Fornero) – le stime per rimandare di un biennio i tre mesi richiesti dal 1° gennaio 2027 fissano in tre miliardi di euro la spesa per uno stop tout court, senza differenziazioni. Con lo scalino dei 64 anni di età, invece, si ipotizza un costo di due miliardi di euro e una platea che beneficerebbe del mancato aumento di tre mesi di 170 mila lavoratori prossimi alla pensione. 

Ipotesi di aumento della finestra mobile di pensione

Pensioni, stop aumento di tre mesi dal 2027 solo per alcuni: ecco per chi
Pensionati (Imagoeconomica).

C’è, infine, un’altra ipotesi di incremento graduale dei requisiti del biennio 2027-2028 e consisterebbe nell’aggiungere due finestre mobili in due anni. Ovvero, la pensione di vecchiaia (così come quella anticipata) necessiterebbe, per essere pagata, di un mese in più nel 2027 e di due mesi nel 2028. Ad aumentare sarebbe dunque la finestra mobile, ovvero il lasso di tempo tra il mese di maturazione dei requisiti e il mese in cui l’Inps paga effettivamente il trattamento di pensione, ma non il requisito anagrafico che rimarrebbe a 67 anni. Se per la pensione di vecchiaia una finestra di questo tipo non esiste ancora, per quella anticipata è stata già introdotta negli ultimi anni ed ha una durata di tre mesi. Pertanto, seguendo questa impostazione, chi esce con la pensione anticipata nel 2027 subirebbe quattro mesi di finestra mobile, che diventerebbero sei dal 2028. 

Concorsi pubblici, a Torino bandi per 45 posti: domanda entro il 17 ottobre 2025

Numerosi i posti messi a disposizione dalla Città Metropolitana di Torino per varie figure professionali in sei concorsi pubblici. Ma occorre fare presto perché i sei bandi hanno tutti scadenza a breve, fissata al 17 ottobre 2025. Nel dettaglio, 35 assunzioni dovranno essere disposte per il profilo di cantoniere specializzato; sei posti, invece, riguardano il profilo di ingegnere con differenti professionalità; un posto ciascuno è riservato da altrettanti bandi di concorso ai profili di istruttore direttivo di vigilanza, funzionario e istruttore direttivo elaborazione dati e, infine, istruttore tecnico informatico. Gli avvisi si possono reperire sul sito istituzionale dell’ente o sul Portale di reclutamento della Pubblica amministrazione (InPa), all’interno del quale è possibile seguire la procedura per inviare la domanda di candidatura. Ecco, quindi, quali sono le informazioni più importanti per prendere parte alle selezioni pubbliche.

Concorsi pubblici Torino, quali sono i profili professionali ricercati? 

Concorsi pubblici, a Torino bandi per 45 posti: domanda entro il 17 ottobre 2025
Concorso Rai per giornalisti (Imagoeconomica).

Nella giornata del 7 ottobre 2025, la Città Metropolitana di Torino ha pubblicato sei diversi bandi di concorso per un totale di 45 posti tra cantonieri, ingegneri, funzionari e istruttori. I concorsi prevedono tutti assunzioni con rapporto di lavoro a tempo indeterminato e a orario pieno. Nello specifico, i bandi riguardano il seguente numero di posti e di profili professionali: 

  • 35 posti riguardano il profilo di cantoniere specializzato nell’area degli operatori esperti. All’interno del bando è presente la suddivisione dei posti per le varie città del Piemonte. Si tratta dell’unico concorso per titoli ed esami, dal momento che gli altri bandi sono tutti per soli esami; 
  • sei posti riguardano il profilo professionale di ingegnere (uno impiantistico, quattro civile e uno della sicurezza negli ambienti di lavoro e nei cantieri); 
  • un posto riguarda il profilo di istruttore direttivo di vigilanza nell’area dei Funzionari e delle elevate qualificazioni; 
  • un bando di concorso prevede l’assunzione di una unità nel profilo di istruttore direttivo elaborazione dati (area dei funzionari e delle elevate qualificazioni) e un secondo bando prevede l’assunzione di una unità di istruttore elaborazione dati nell’area degli istruttori; 
  • infine, un bando riguarda il profilo professionale tecnico informatico dell’area degli istruttori. 

Come inviare la domanda per partecipare al concorso di interesse?

Concorsi pubblici, a Torino bandi per 45 posti: domanda entro il 17 ottobre 2025
Svolgimento delle prove di un concorso pubblico (Ansafoto).

Chi ha intenzione di candidarsi a uno dei sei concorsi pubblici della Città Metropolitana di Torino deve fare la ricerca del profilo di interesse all’interno del Portale di reclutamento della Pubblica amministrazione (InPa) e cliccare in basso sul tasto «Invia la tua candidatura». La schermata successiva richiede al candidato di effettuare l’accesso con Spid, Carta di identità elettronica (Cie) o Carta nazionale dei servizi (Cns). Di seguito, occorre compilare il form con le proprie informazioni anagrafiche, di studio e di esperienze professionali. La domanda, per tutti i concorsi, deve essere inoltrata entro la scadenza delle ore 15.00 del 17 ottobre 2025

Contributi Inps per master e corsi universitari 2025: bando online, domanda entro il 22 ottobre

È stato pubblicato dall’Inps il bando per la richiesta di contributi per la frequenza di master e corsi universitari per l’anno accademico 2025-2026. L’avviso mette a disposizione 800 incentivi economici per pagare le tasse e le spese per la frequenza delle lezioni. Tuttavia, per la presentazione della domanda delle borse di studio c’è poco tempo. Infatti, la richiesta deve essere inoltrata, nelle modalità riportate nel bando, entro le ore 12.00 del 22 ottobre 2025. Ecco, quindi, chi può fare la richiesta e per quali contributi. 

Contributi Inps master universitari 2025: a chi spettano? 

Contributi Inps per master e corsi universitari 2025: bando online, domanda entro il 22 ottobre
Sede delll’Inps (Ansafoto).

Gli interessati ai contributi dell’Inps per master e corsi universitari 2025-2026 hanno poco più di due settimane di tempo a disposizione per farne richiesta. Infatti, l’istituto di previdenza ha pubblicato il «Bando di concorso Master universitari di I e II livello e corsi universitari di perfezionamento in Italia 2025/2026». Gli aiuti sono messi a disposizione dei figli e degli orfani ed equiparati: 

  • dei dipendenti e pensionati delle amministrazioni pubbliche, iscritti alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali; 
  • degli iscritti alla Gestione magistrale. 

Per reperire il bando e tenersi informati su tutte i dettagli ufficiali e le comunicazioni inerenti l’avviso di concorso, è necessario collegarsi sul portale dell’Inps, seguendo il percorso Home > Avvisi, bandi e fatturazione > Welfare, Assistenza e Mutualità > Bandi > Bandi nuovi.

Quali requisiti servono per i contributi Inps per master e corsi universitari 2025?

Oltre a essere figli, orfani ed equiparati delle categorie indicate, per la presentazione della domanda dei contributi Inps per frequentare master e corsi universitari per l’a.a. 2025-2026 è necessario che i soggetti beneficiari, ovvero gli studenti maggiorenni, siano: 

  • in possesso di un diploma di laurea di tre anni per i master di primo livello o di un diploma di laurea magistrale per i master di secondo livello, nonché di un diploma di laurea triennale o magistrale per i Centri unici di progetto (Cup); 
  • essere inoccupati o disoccupati al giorno di presentazione della richiesta; 
  • essere a carico fiscalmente, ovvero non avere redditi superiori a 2.840,51 euro, compresi gli oneri deducibili. Per chi ha fino a 23 anni compiuti la soglia si eleva a 4 mila euro; 
  • non aver compiuto l’età di 29 anni alla data della richiesta; 
  • non aver già fruito di aiuti di questo tipo a partire dall’anno accademico 2020-2021. 

Importi e richiesta dell’Isee

L’importo del contributo (fino a 10 mila euro per i master in presenza e fino a 5 mila euro per quelli telematici) dipende dal valore dell’Isee, motivo per il quale, all’atto della domanda, gli interessati devono aver già proceduto con la richiesta della Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) sul portale dell’istituto previdenziale, utile al calcolo dell’indicatore della situazione economica della famiglia richiedente. L’Inps riconosce:  

  • il 95 per cento dei due importi dei contributi per Isee fino a 16 mila euro;
  •  il 90% per Isee da 16.0001 a 32 mila euro; 
  • l’85 per cento per Isee da 32.001 a 48 mila euro; 
  • l’80 per cento da 48.001 a 64 mila euro; 
  • il 75 per cento per Isee superiori a 64 mila euro. 

Come inviare la domanda sul portale Inps

Contributi Inps per master e corsi universitari 2025: bando online, domanda entro il 22 ottobre
Presentazione domande di contributi sul sito dell’Inps (Ansafoto).

L’Inps ammette la presentazione della domanda dei contributi per la frequenza di master e corsi universitari dal proprio portale. Ciascun interessato può digitare, sulla funzione di ricerca del sito, le parole «Portale prestazione welfare», poi su «Approfondisci» e, infine, su «Accedi all’area tematica». Di seguito è necessario seguire il percorso Vai a gestione domanda > Presentazione domanda > Utilizza il servizio > Master universitari e corsi di perfezionamento. L’Inps, infine, richiede l’autenticazione con Spid, Carta di identità elettronica (Cie) o Carta nazionale dei servizi (Cns). 

Pensioni docenti dal 1° settembre 2026, circolare ministero Istruzione: con quali regole si esce? 

Non si è fatta attendere la circolare del ministero dell’Istruzione e del Merito per le pensioni dei docenti e del personale della scuola a decorrere dal 1° settembre 2026. La comunicazione riguarda il pensionamento anche dei dipendenti amministrativi, tecnici e ausiliari (Ata) e dei presidi con l’indicazione che i requisiti di pensionamento – da maturare entro la data del 31 dicembre 2025 – fanno riferimento alle vecchie regole previdenziali, ovvero a quelle relative alle pensioni di vecchiaia e anticipata, più le deroghe temporanee di uscita in vigore fino a tutto quest’anno. In attesa di ulteriori novità che potrebbero arrivare dalla Manovra 2026, motivo per il quale le regole potrebbero essere integrate in corsa, a domanda presentata e nelle modalità che saranno descritte, l’attenzione della circolare si focalizza su alcuni canali di uscita anticipata come l’Ape sociale, i lavoratori precoci e l’opzione donna. 

Pensioni docenti settembre 2026, ecco la circolare: come uscire in anticipo? 

Pensioni docenti dal 1° settembre 2026, circolare ministero Istruzione: con quali regole si esce? 
Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del Merito (Imagoeconomica).

Docenti e personale della scuola andranno in pensione, per il momento, con le vecchie regole. È questa, in estrema sintesi, l’indicazione che se ne ricava dalla circolare del ministero dell’Istruzione e del Merito di Giuseppe Valditara in rapporto ai pensionamenti decorrenti al termine dell’anno scolastico 2025-2026, ovvero dal 1° settembre prossimo. Le regole da seguire sono quelle dettate dalla legge di Bilancio 2025 che, tra le novità, ha previsto l’allungamento di un anno per Ape sociale, opzione donna e precoci. Anche se la domanda ha scadenza il 21 ottobre 2025 per docenti e Ata, mentre per i presidi il termine è a fine febbraio del prossimo anno, occorre verificare che i requisiti di uscita del canale di pensionamento desiderato maturino entro la fine del 2025. Pertanto, particolare attenzione è rivolta all’Ape sociale la cui età minima, di 63 anni e cinque mesi, deve essere maturata entro il prossimo 31 dicembre.

Ape sociale, precoci e opzione donna tra le pensioni dei docenti settembre 2026 

Accedono alla pensione dell’Ape sociale i dipendenti della scuola che rientrino nelle categorie cosiddette «gravose» comprendenti, nell’ambito della scuola, «i professori di scuola primaria, pre-primaria e professioni assimilate». Restano salve le altre condizioni, di carattere sociale ed economico, collegate all’anticipo pensionistico sociale. Tutti i requisiti dell’Ape sociale sono richiesti anche per il pensionamento dei precoci (comprese le categorie «gravose») purché il richiedente abbia almeno 41 anni di contributi versati e un anno di contribuzione entro il compimento dei 19 anni di età. L’opzione donna ha ereditato i requisiti dell’Ape sociale, oltre all’età di 61 anni e ai 35 anni di contributi. In tutti i casi, la domanda deve essere corredata dalla richiesta, da presentare all’Inps, di riconoscimento dei requisiti utili per questi canali di pensionamento anticipato, soprattutto per quanto riguarda i contributi, le condizioni sociali e le eventuali mansioni gravose. 

Pensione, come passare da opzione donna ad Ape sociale per uscire prima

Una volta ottenuto il riconoscimento da parte dell’Inps, il personale della scuola interessato all’Ape sociale o alla misura dei precoci può inoltrare, anche telematicamente, la domanda di cessazione dal servizio entro il 31 agosto 2026. Le lavoratrici che abbiano presentato sul portale Polis la domanda per l’opzione donna ricevendo l’esito positivo, possono optare per l’Ape sociale ma, in questo caso, serve la domanda all’Inps di rinuncia all’opzione donna entro fine marzo 2026. 

Domanda di pensionamento nella scuola, come inviarla e scadenza

Pensioni docenti dal 1° settembre 2026, circolare ministero Istruzione: con quali regole si esce? 
Sede dell’Inps (Imagoeconomica).

La domanda di pensionamento del personale della scuola deve essere presentata sul portale Polis entro il 21 ottobre 2025. Entrando nel sistema, è necessario prestare attenzione a compilare il giusto modulo tra quelli disponibili. Infatti, accedono a questa sezione anche gli interessati a presentare la richiesta di: 

  • cessazione per dimissioni volontarie; 
  • revoca di domande presentate in precedenza; 
  • trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a part time per chi abbia i requisiti della pensione anticipata di soli contributi (42 anni e 10 mesi gli uomini; 41 anni e 10 mesi le donne) ed età inferiore ai 67 anni, prevista per la pensione di vecchiaia; 
  • domanda di permanenza in servizio per chi non ha raggiunto i requisiti minimi contributivi; 
  • domanda di permanenza per chi deve portare a termine progetti didattici internazionali.