La faida tra primedonne nel mondo Maga

Mentre negli Stati Uniti continuano le proteste contro l’Ice, nel variegato mondo MAGA si sta consumando una faida tra primedonne, fiere portabandiera della womanosphere. Da una parte c’è l’influencer Candace Owens, famosa in Europa per avere diffuso la teoria secondo cui la première dame Brigitte Macron sarebbe un uomo. Bufala che le è costata una causa di diffamazione da parte del presidente francese e signora. Dall’altra invece c’è la vedova più famosa d’America: Erika Kirk.

La faida tra primedonne nel mondo Maga
Donald Trump e Erika Kirk (Ansa).

L’attacco di Candace Owens a Erika Kirk

In una puntata del suo podcast su YouTube, Owens ha diffuso un audio in cui Kirk si beava dell’impennata delle vendite del merchandising di Turning Point Usa, l’organizzazione fondata dal marito Charlie. Non ci sarebbe nulla di strano, si dirà. Ma ad avvelenare l’influencer è stata la tempistica. L’audio sarebbe infatti stato registrato meno di due settimane dopo l’uccisione dell’attivista di estrema destra alla Utah Valley University, nel settembre 2025.

«Il fatto che siamo riusciti a realizzare un evento che rimarrà nella storia di questo secolo è semplicemente pazzesco», commenta Mrs. Kirk riferendosi al funerale del marito a cui hanno partecipato, tra gli altri, Donald Trump, Elon Musk e J.D. Vance. «Abbiamo avuto oltre 275 mila spettatori e lo stadio era stracolmo», aggiunge ringraziando tutte le persone che hanno contribuito a organizzare e promuovere la cerimonia. Funzione-evento che avrebbe dato una spinta notevole alle vendite di cappellini, t-shirt, shopper, felpe, sticker col logo di Turning Point Usa: «Abbiamo superato le 200 mila unità», sottolinea la vedova soddisfatta. Un tono che Owens definisce «sgradevole». Fuori luogo sarebbe, in particolare, una risata che si sente nella clip di due minuti: «Non sono passate nemmeno due settimane dall’assassinio di suo marito e stiamo già parlando di numeri e obiettivi commerciali oltre le aspettative», sottolinea. Per poi aggiungere: «Sappiamo che ognuno affronta il lutto in modo diverso, ma mi aspettavo di sentirla più turbata».

La faida tra primedonne nel mondo Maga
Candace Owens (Ansa).

La vedova Kirk nel mirino degli haters

Owens non è comunque la prima a dubitare del dolore della vedova. Basta cercare Erika Kirk su X, Instagram e TikTok per essere sommersi dai meme. Molti si concentrano sul suo arrivo ad AmericaFest, la convention annuale di Turning Point Usa, a dicembre. «Manco fosse Katy Perry», scrivono i più gentili commentando la passerella della donna fasciata in un abito scintillante tra i fuochi d’artificio. Tra i tanti, si segnala la parodia della drag queen Erika Qwerk, con dollari in mano, che ha fatto imbestialire il popolo MAGA.

Candace Owens non ha comunque intenzione di mollare il colpo. Qualche ora dopo l’uscita del podcast su YouTube, ha pubblicato su TikTok una videocall di Erika Kirk con i dipendenti di TPUsa. Sono passati cinque giorni dalla morte del marito e la donna, in lacrime, promette che nessuno rischia il licenziamento: «Siamo una famiglia, sono molto legata a voi», assicura. Clip seguita a ruota dalla storia di una dipendente fatta fuori senza alcuna spiegazione dall’organizzazione.

Il complottismo sull’assassinio di Charlie Kirk

Che i rapporti tra Owens e la vedova Kirk non siano dei migliori non è certo un segreto. L’influencer non è stata invitata ad AmericaFest, nonostante sia tanto apprezzata da Donald Trump. Nonostante l’assenza, è stata comunque attaccata da alcuni ospiti. D’altronde la podcaster non ha mai sposato la versione ufficiale sull’assassinio di Charlie Kirk: ipotizza, infatti, che potrebbero essere coinvolti Francia, Israele ed Egitto e che l’attivista conservatore sia stato vittima di un complotto e “tradito” da persone di Turning Point Usa a lui vicine. Una verità scomoda che le forze dell’ordine starebbero insabbiando. Voci, insinuazioni e teorie assurde che hanno infiammato i MAGA tanto da da ‘costringere’ le due donne a un lungo faccia a faccia. Che però non pare essere stato risolutivo. Se Erika Kirk ha definito l’incontro «molto costruttivo», Owens non ha cambiato idea: per lei il 22enne Tyler Robinson non sarebbe l’unico responsabile dell’omicidio.

La nuova onda dem Usa: da Mamdani a Schlossberg

Il 5 novembre Zohran Mamdani è entrato nella storia diventando il primo sindaco musulmano di New York City. Sette giorni dopo il collega democratico Jack Schlossberg è sceso in campo in vista delle elezioni di metà mandato in programma nel 2026. Sono loro due dei volti nuovi su cui i democratici Usa puntano per scardinare il trumpismo.

Il peso dell’eredità politica

La candidatura di quest’ultimo ha fatto rumore anche oltre i confini degli States e per più di un motivo. John Bouvier Kennedy Schlossberg porta infatti con sé un’eredità politica pesante: è l’unico nipote di JFK e Jackie Kennedy. Non solo. Se coi suoi 34 anni, Mamdani sarà il primo cittadino più giovane della Grande Mela dal 1892, Schlossberg, che di anni ne ha 32, si candida per sostituire il democratico Jerry Nadler che, ormai 78enne, si ritira dopo aver occupato per oltre tre decenni il seggio del 12esimo distretto dello Stato di New York. «Qui sono nato e cresciuto. Ho preso ogni giorno l’autobus per andare a scuola. Questa è la parte migliore della più grande città del mondo», ha detto il rampollo di casa Kennedy in una clip pubblicata sui social riferendosi all’area che comprende il cuore di Manhattan, parti del Central Park, il Greenwich Village e il sud di Harlem.

Dalle imitazioni sarcastiche ai toni più istituzionali

Come Mamdani, Schlossberg è estremamente popolare sul web. Ha un aspetto fresco, un approccio ottimista e pragmatico. Ed entrambi sognano di rendere se non il mondo, almeno New York, un posto migliore. Su Instagram sono quasi 800 mila le persone che seguono il figlio di Caroline Kennedy. Fino all’annuncio della sua candidatura, jackuno, questo il suo nickname social, postava contenuti da influencer, attaccando in primis Donald e Melania Trump. Viralissimo (e contestatissimo dai MAGA) il video in cui, con una parrucca in testa, prendeva in giro la first lady per la lettera inviata a Vladimir Putin. Nella lista rientra anche Robert Kennedy Jr., cugino della madre e discusso segretario alla Salute, di cui Jack imita perfettamente la parlata. Non è immune dai suoi sfottò, ovviamente, nemmeno il vicepresidente JD Vance, sbeffeggiato anche con battute sulla second lady Usha. Se l’approccio informale, la schiettezza e il sense of humor lo hanno reso popolare sui social, possono però rappresentare secondo gli analisti anche un’arma a doppio taglio. Sarà forse per questo che dall’annuncio della sua candidatura Schlossberg ha postato solo contenuti istituzionali in linea con il sito web dedicato alla campagna elettorale. I cui contenuti rimandano, inevitabilmente, a Mamdani. «Vuole sradicare la corruzione, difendere i diritti civili e le libertà personali, rendere gli alloggi accessibili, proteggere la salute pubblica e ricostruire la fiducia nel governo», si legge. E ancora: «Jack vuole portare la sua battaglia al Congresso per assicurarsi che i newyorkesi abbiano una voce che rappresenti i loro valori e amplifichi la loro lotta».

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La nuova onda dem Usa: da Mamdani a Schlossberg
Jack Schlossberg (Ansa).

La nuova onda blu che sfida Trump

Come il neosindaco di New York, anche Schlossberg viene criticato per la mancanza di esperienza. Sebbene in qualità di Kennedy abbia rivestito ruoli di rappresentanza e sia intervenuto alla Convention democratica del 2024, questa è la sua prima candidatura ufficiale. Mamdani almeno poteva vantare l’elezione all’Assemblea dello Stato di New York. I due rappresentano però il volto nuovo dei democratici progressisti affamati di cambiamento. Che attaccano l’agenda Trump ma anche l’immobilismo dell’establishment dem. Oltre a Mamdani e Schlossberg, di questa onda blu fanno parte anche Robert Peters (40 anni), candidato per il Congresso nel secondo distretto dell’Illinois e la rappresentante dell’Arizona Adelita Grijalva (55 anni). E alla prossima tornata sono pronti a scendere in campo tra i socialisti Usa, la cui stella è Alexandria Ocasio-Cortez, Abdul El-Sayed (41 anni) in Michigan, Zach Wahls (34 anni) in Iowa, Graham Platner (41 anni) nel Maine, Karishma Manzur nel New Hampshire, Peggy Flanagan (46 anni) e Omar Fateh (35 anni) in Minnesota.

La nuova onda dem Usa: da Mamdani a Schlossberg
La deputata dem Alexandria Ocasio-Cortez (Getty).

C’è chi sogna un allineamento tra socialisti e centristi alla Newsom

 Intanto, nella West Coast continua a brillare l’altra stella dem, quella del governatore della California Gavin Newsom che molti danno già come front-runner dell’Asinello alle Presidenziali del 2028. «Lui e il sindaco di New York rappresentano i poli di un partito ideologicamente diviso e senza un chiaro leader nazionale», ha commentato Politico, sottolineando le differenze tra i due. «Newsom ha sempre avuto l’appoggio dell’establishment centrista e, a volte, ha fatto infuriare l’ala sinistra del suo partito su questioni come la regolamentazione della tecnologia e i diritti transgender. Mamdani è un socialista democratico, non solo è estraneo alle gerarchie, ma ha sbalordito i kingmaker di New York cavalcando una piattaforma sull’accessibilità economica fino alla vittoria». Nonostante la distanza siderale tra i due, dopo le vittorie del 4 novembre, «alcuni democratici fantasticano sull’idea di ricostruire un’ampia coalizione» che coniughi “la via Mamdani”, sbilanciata nettamente a sinistra, e “la via Newsom”, più strategica e vicina all’establishment. I due incarnano il cambiamento nella politica democratica con aggressività, astuzia, modernità. Proprio quello che serve ai sonnacchiosi e divisi dem per tornare alla Casa Bianca.

La nuova onda dem Usa: da Mamdani a Schlossberg
Il governatore della California, Gavin Newsom (Ansa).

Il libro dei sogni di Mamdani? In giro per il mondo è già realtà

Zohran Mamdani vende illusioni? È quello che sostengono critici e oppositori del nuovo sindaco di New York. Puntano il dito contro iniziative come autobus gratis, assistenza all’infanzia senza spese per le famiglie e congelamento degli affitti, bollando i progetti del neosocialista come irrealizzabili, irrealistici e troppo costosi. «Ha promesso cose che altrove vengono date per scontate, mentre agli americani viene detto che sono impossibili», ha scritto nella sua newsletter Alexander Verbeek, ambientalista ed ex consigliere del governo olandese. È davvero così?

In Estonia è migliorata la mobilità dei residenti a basso reddito

Prendiamo, per esempio, il trasporto pubblico gratuito. Da più di 10 anni è una solida realtà a Tallinn, la capitale dell’Estonia. Finanziato dalla tassa di soggiorno cittadina, il progetto ha incontrato una forte opposizione prima di essere approvato. Per molti si trattava solo di propaganda che la città non poteva permettersi. I dati, però, hanno dimostrato altro: un anno dopo l’uso dei mezzi cittadini era aumentato del 14 per cento, con un netto miglioramento della mobilità dei residenti a basso reddito. Iniziativa vincente, replicata a Montpellier e Dunkirk, in Francia, e in Paesi come Lussemburgo e Malta.

Le carte fedeltà per i supermercati comunali in Turchia

Per trovare esempi di supermercati di proprietà comunale simili a quelli che Mamdani vorrebbe aprire in ognuno dei cinque distretti della Grande Mela bisogna spostarsi in Turchia, come ha raccontato a Politico la ricercatrice Asli Aydintasbas: «Scaffali stracolmi di prodotti, dal pane alle lenticchie, fino agli elettrodomestici di base, molti dei quali forniti da piccoli produttori poco conosciuti. L’accesso a questi negozi è limitato alle famiglie a basso reddito, che ricevono una carta fedeltà caricata mensilmente».

Il libro dei sogni di Mamdani? In giro per il mondo è già realtà
Supermercati a Istanbul (foto Ansa).

Il successo del progetto pilota a Istanbul è stato poi replicato in altre città. Certo, per trovare realtà simili i newyorkesi non hanno bisogno di guardare oltreoceano: supermercati gestiti da enti locali esistono già ad Atlanta e St. Paul (Kansas), mentre Chicago valuta l’idea di aprirne.

I casi di assistenza gratuita all’infanzia

Pochi giorni prima dell’elezione di Mamdani, il New Mexico è diventato il primo Stato Usa a offrire assistenza gratuita all’infanzia a tutti i suoi residenti, con l’obiettivo di rilanciare l’economia e aumentare i livelli di istruzione e benessere dei più piccoli. Ma il progetto della campagna del sindaco progressista di New York è in fase di evoluzione anche in Portogallo, già dal 2022. Per ora copre solo i bimbi di età pari o inferiore a un anno, con la promessa di estendere gradualmente la fascia fino ai tre anni. Posti limitati, lunghe liste d’attesa, priorità alle famiglie monogenitoriali e a basso reddito. Un esempio migliorabile, ma comunque esistente. Va un po’ meglio a Berlino, dove dal 2018 l’assistenza all’infanzia è gratuita per i bambini fino all’inizio della scuola, sebbene gli asili nido possano applicare costi aggiuntivi per servizi come il pranzo e le attività extracurriculari.

Il libro dei sogni di Mamdani? In giro per il mondo è già realtà
Il sindaco di New York Zohran Mamdani (foto Ansa).

In campagna elettorale Mamdani ha parlato anche di un cesto con prodotti per neonati (pannolini, salviette umidificate, coppette assorbilatte, fasce e libri) da consegnare ai neogenitori. Un’idea che si ispira a quella baby box che in Finlandia è realtà già dal 1949 e che è stata imitata in oltre 50 Paesi.

Affitti, occhio ai rischi di incostituzionalità

Anche il punto più criticato del programma di Mamdani, il congelamento degli affitti per quasi un milione di inquilini, è stato già testato. Nel 2020 Berlino ha approvato una legge che stabiliva il blocco quinquennale dei canoni a livelli di giugno 2019 per il 90 per cento degli appartamenti della città. Un anno dopo, però, la Corte suprema tedesca ha dichiarato la norma incostituzionale, schierandosi dalla parte dei proprietari e degli investitori immobiliari, che consideravano inappropriato e illegale che lo Stato interferisse con il mercato privato.

Il libro dei sogni di Mamdani? In giro per il mondo è già realtà
Grattacieli a New York (foto Ansa).

Sorprende, però, come il tema del rent freeze, come lo chiamano gli americani, sia sembrato fantascienza durante la campagna elettorale newyorkese, visto che nella stessa metropoli iniziative in questo senso sono già state adottate nel 2015, 2016, 2019 e 2020, quattro volte negli ultimi 10 anni.

“La festa è finita”: chi è Alvise Pérez, il nuovo populista spagnolo di ultradestra

Il suo partito si chiama Se Acabó La Fiesta (Salf), in italiano «la festa è finita», ma per Alvise Pérez la festa sembra appena cominciata. L’eurodeputato spagnolo ha infatti annunciato che la sua formazione populista di ultradestra, per qualcuno ancora più estremista di Vox, scenderà in campo alle prossime elezioni nazionali previste nel 2027. Nonostante il misero 1,3 per cento che gli accreditano i sondaggi di ottobre, l’annuncio della candidatura meritava un evento, organizzato addirittura in un’arena che un tempo era teatro di corrida. Alla folla che urlava slogan come il classico «Viva España» e un sobrio «Pedro Sánchez hijo de puta», il 35enne originario di Siviglia ha presentato un programma basato su tre pilastri: «Il più grande piano di deportazione di massa di immigrati clandestini», l’eliminazione delle tasse e un referendum che permetta agli spagnoli di «decidere se vogliono restare nell’Unione europea».

“La festa è finita”: chi è Alvise Pérez, il nuovo populista spagnolo di ultradestra
Alvise Pérez al parlamento europeo (foto Ansa).

A Strasburgo, grazie a 800 mila voti, per ottenere l’immunità

Perché chi vota in terra iberica lo sa: Luis Pérez Fernández, per gli elettori Alvise, è sì un eurodeputato, ma fortemente critico nei confronti dell’Ue. Atteggiamento che condivide con alcuni colleghi di poltrona, anche italiani. Partito con un curriculum vivacizzato da cause civili e penali e alla guida di una formazione politica nata per l’occasione, nel 2024 ha iniziato il suo cammino verso Strasburgo mirando, dichiaratamente e sfacciatamente, all’immunità. Poco più di 800 mila voti gli sono valsi un 4,58 per cento e tre seggi, con relativo coccolone dell’establishment.

Un successo costruito su fake news, volantini e 2 milioni di follower

Aggressivo, irriverente, violento, è riuscito a portare alle urne gli scontenti con una campagna senza pubblicità né congressi strabilianti. Gli sono bastati gli oltre 2 milioni di follower sui social, un megafono dal quale ha urlato la sua lotta «contro la censura dei giornalisti e la partitocrazia criminale» in un tour di 7 mila chilometri che ha toccato 15 città. Località che ha inondato con 2 milioni e mezzo di volantini. Ribattezzato Batman dai suoi sostenitori, Pérez portava un programma che per alcuni media non era un programma. Si trattava principalmente di un’accattivante lista di denunce di inciuci e di corruzione, molte delle quali poi si sono rivelate false. Non che ci si potesse aspettare qualcosa di diverso da uno che proprio alle fake news deve il suo successo su Telegram e X (dove è stato bannato e poi graziato dall’arrivo di Elon Musk).

“La festa è finita”: chi è Alvise Pérez, il nuovo populista spagnolo di ultradestra
Alvise Pérez (foto Ansa).

Erano i tempi della pandemia. Una battuta no vax qui, una fantasiosa accusa alla politica tradizionale là, qualche foto privata e la propaganda era servita. Principalmente tra i giovani uomini, che poi sono quelli che l’hanno votato alle Europee 2024: il 77 per cento dei suoi elettori è infatti di sesso maschile, ha meno di 44 anni e vive nelle zone urbane più ricche del Sud del Paese.

Si ispira a Trump, ma anche al presidente di El Salvador

Un anno e qualche mese dopo, Alvise, proclamato presidente di Salf con quasi il 99 per cento dei voti, è pronto a ripartire. Dal palco di Madrid ha scaldato la folla parlando della «mancanza di sicurezza» nelle strade spagnole. Colpa degli «alti tassi di criminalità tra gli stranieri». La soluzione? La stessa che propone Roberto Vannacci: remigrazione. In parallelo il sivigliano propone di smettere di sovvenzionare quei Paesi, come il Marocco, che «ci invadono». Prende ispirazione da Donald Trump, ma anche dal presidente di El Salvador Nayib Bukele. A lui Pérez si ispira dichiaratamente quando parla della costruzione di una prigione per recidivi e grandi criminali: «Niente palestra e piscina. Solo disciplina sullo stile di quelle salvadoregne. E chi vuole ridurre la pena che lavori come fate voi», ha detto.

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Il presidente di El Salvador Nayib Bukele (Getty Images).

Promessa una riforma del Codice penale con stretta sulla corruzione

Quando è arrivato il momento di parlare di corruzione è scattata la gag: sul palco si è presentato un imitatore dell’ex ministro Luis Ábalos, accusato di aver intascato centinaia di migliaia di euro di tangenti in cambio di favori ad amici imprenditori. Alvise ha lasciato sfogare il suo pubblico che urlava: «Restituisci le chistorras (salsicce tipiche spagnole, ndr)». Poi ha promesso una riforma del Codice penale che abolisca il terzo grado di giudizio per chi, coinvolto in casi di corruzione, non restituisce il denaro. E pure pene detentive per familiari, amici e amanti che hanno beneficiato di quelle entrate.

La ricetta economica arriva dall’Argentina di Milei

Sul piano economico, invece, la ricetta arriva dall’Argentina di Javier Milei. Stop al finanziamento di partiti, sindacati e media coi soldi pubblici: «Che se lo paghino di tasca loro, come facciamo noi», è il leitmotiv. Semaforo verde a una «rivoluzione fiscale» che restituisca la ricchezza «alle tasche degli spagnoli»: zero per cento di Irpef per chi guadagna meno di 35 mila euro all’anno e, per quelli che dovranno pagarla, cinque punti scontati ogni figlio messo al mondo. D’altronde: «Il futuro del Paese è fare bambini. Non portare cinque milioni di immigrati». E poi ancora tabula rasa degli ostacoli nell’edilizia e riforma del sistema pensionistico.

“La festa è finita”: chi è Alvise Pérez, il nuovo populista spagnolo di ultradestra
Javier Milei con la motosega (Getty).

Deve vedersela con la Corte suprema spagnola

Ma c’è tempo. Intanto Pérez deve vedersela con la Corte suprema spagnola che il 14 ottobre ha chiesto al parlamento europeo di revocargli la tanto sudata immunità per consentire un’indagine su presunti reati elettorali e finanziamenti illegali legati al suo partito. L’inchiesta ruota attorno a un pagamento in contanti, sempre presunto, di 100 mila euro che il leader di Se Acabó La Fiesta avrebbe ricevuto da un imprenditore del settore delle criptovalute in vista delle Europee del 2024.

“La festa è finita”: chi è Alvise Pérez, il nuovo populista spagnolo di ultradestra
L’europarlamentare spagnolo Alvise Pérez (foto Ansa).

È solo una delle grane legali in cui l’eroe del populismo spagnolo è coinvolto: su di lui pendono indagini anche per diffamazione, falsificazione di documenti e molestie nei confronti degli altri due eurodeputati del suo partito. Come successo per Ilaria Salis, ora la palla passa alla commissione Affari giuridici dell’Ue prima di un eventuale voto in plenaria.

Perché la Gen Z dice basta agli appuntamenti romantici

La Generazione Z rottama le cene a lume di candela e il galateo. Non è questione di parità, ma di austerità. Quella che è calata sul mondo del dating. Perlomeno per i nati tra la metà degli Anni 90 e il 2012, che considerano l’amore un campo minato e, soprattutto, un lusso che in pochi possono permettersi. Un quadro dipinto da un recente sondaggio di Bank of America. Condotta su oltre 900 giovani statunitensi tra i 18 e i 28 anni, la ricerca parla chiaro: oltre il 50 per cento degli intervistati ha dichiarato di non spendere nemmeno un centesimo al mese per appuntamenti romantici. Chi non rinuncia alla galanteria, poi, non è disposto a svenarsi: il 25 per cento degli uomini e il 30 per cento delle donne investe meno di 100 dollari al mese negli incontri. Budget che, con l’inflazione galloppante, non permette certo chissà quali cene eleganti.

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foto di Vitaly Gariev via Unsplash.

L’appuntamento è un investimento ad alto rischio

«La Gen Z ha scoperto che diventare adulti ha un prezzo. Hanno iniziato a sentire il peso del costo della vita in generale così mangiano meno fuori casa, frequentano i supermercati più economici, ottimizzano il budget», commenta Bank of America. Più della metà degli intervistati ammette di non guadagnare abbastanza per condurre la vita che desidera, mentre il 55 per cento dichiara di non avere risparmi di emergenza sufficienti a coprire tre mesi di spese. Così l’appuntamento è diventato un investimento ad alto rischio e a basso rendimento. E se amore deve essere, il partner deve dimostrarsi economicamente responsabile. Il taglio alle spese frivole è però il segno di una consapevolezza finanziaria che non ci si aspetterebbe dai più giovani. Che mirano a essere indipendenti prima che innamorati. Il sondaggio registra infatti una riduzione di coloro che ricevono aiuto dalla famiglia: nel 2024 erano il 46 per cento. Dodici mesi dopo il 39. In contemporanea sono diminuite anche le somme che i ragazzi chiedono ai genitori: se un anno fa quelli che incassavano almeno 1.000 dollari erano il 32 per cento, oggi sono il 22 per cento.

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foto di Marc-André Paradis via Unsplash.

I single hanno smesso di cercare l’anima gemella

A remare contro l’impegno sentimentale, però, non è solo il carrello della spesa. E non solo per chi è Zoomer in senso stretto. Lo spiega una ricerca svolta da Rasmussen Reports su oltre 1.200 adulti americani. La metà dei single coinvolti ammette di non essere affatto alla ricerca di un partner. Il 37 per cento degli under 30 non è interessato a investire tempo negli appuntamenti. Alla base di questa carestia sentimentale ci sarebbero tanta disillusione e una profonda insicurezza emotiva. Esasperati dal ghosting, dai segnali confusi e dalle infinite situationship (quelle relazioni romantiche o sessuali che vivono nel limbo tra l’amicizia e una relazione di coppia seria), non cercano più il finale da favola, anche perché principi azzurri e principesse non rispondono mai ai messaggi. «Siamo single perché cerchiamo un amore Anni 90 in un’epoca diversa. Vogliamo musica lenta, biglietti scritti a mano e chiamate sul numero fisso. Non messaggi del tipo ‘cosa fai’ seguiti da otto ore di silenzio», spiega in un video virale su TikTok un content creator. Anche le app di dating hanno perso l’appeal che avevano all’inizio. Solo il 33 per cento degli intervistati dichiara di averne provata almeno una. Un terzo di chi lo ha fatto ha deciso di uscirne definitivamente. «Non si sentono a loro agio a parlare con persone che non abbiano già conosciuto nel mondo reale. Le applicazioni sono percepite come alienanti e fonte di troppe delusioni», ha spiegato al New York Post  la professoressa di linguistica Deborah Tannen.

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foto di Shutter Speed via Unsplash.

Andiamo verso un’epidemia di solitudine?

Il rischio è che si piombi in un’epidemia di solitudine. I dati di uno studio pubblicato nel 2024 da GlobalWebIndex parlano chiaro: l’80 per cento degli intervistati della Generazione Z ha infatti confessato di essersi sentito solo. Una percentuale disarmante se confrontata con le altre fasce di età prese in esame. Basti pensare che tra i Baby Boomer (i nati tra il 1946 e il 1964) solo il 45 per cento ha ammesso di aver provato la stessa sensazione. La psicologa Jean Twenge, autrice del libro Generations, ha spiegato al New York Post che i più giovani tendono a «percepire gli appuntamenti come un rischio». Questo ha portato a un declino graduale ma continuo: «Nel 2000, l’80 per cento degli studenti delle scuole superiori Usa aveva avuto almeno un appuntamento nell’anno precedente. Nel 2023 la percentuale è crollata fino al 45 per cento». Che si tratti di una mossa strategica per risparmiare o di uno scudo emotivo dalle delusioni, la Gen Z sembra aver alzato bandiera bianca. L’amore ai tempi dell’inflazione e del ghosting ha un prezzo troppo alto. Meglio spegnere il telefono e fare cassa.