Il suo partito si chiama Se Acabó La Fiesta (Salf), in italiano «la festa è finita», ma per Alvise Pérez la festa sembra appena cominciata. L’eurodeputato spagnolo ha infatti annunciato che la sua formazione populista di ultradestra, per qualcuno ancora più estremista di Vox, scenderà in campo alle prossime elezioni nazionali previste nel 2027. Nonostante il misero 1,3 per cento che gli accreditano i sondaggi di ottobre, l’annuncio della candidatura meritava un evento, organizzato addirittura in un’arena che un tempo era teatro di corrida. Alla folla che urlava slogan come il classico «Viva España» e un sobrio «Pedro Sánchez hijo de puta», il 35enne originario di Siviglia ha presentato un programma basato su tre pilastri: «Il più grande piano di deportazione di massa di immigrati clandestini», l’eliminazione delle tasse e un referendum che permetta agli spagnoli di «decidere se vogliono restare nell’Unione europea».

A Strasburgo, grazie a 800 mila voti, per ottenere l’immunità
Perché chi vota in terra iberica lo sa: Luis Pérez Fernández, per gli elettori Alvise, è sì un eurodeputato, ma fortemente critico nei confronti dell’Ue. Atteggiamento che condivide con alcuni colleghi di poltrona, anche italiani. Partito con un curriculum vivacizzato da cause civili e penali e alla guida di una formazione politica nata per l’occasione, nel 2024 ha iniziato il suo cammino verso Strasburgo mirando, dichiaratamente e sfacciatamente, all’immunità. Poco più di 800 mila voti gli sono valsi un 4,58 per cento e tre seggi, con relativo coccolone dell’establishment.
Un successo costruito su fake news, volantini e 2 milioni di follower
Aggressivo, irriverente, violento, è riuscito a portare alle urne gli scontenti con una campagna senza pubblicità né congressi strabilianti. Gli sono bastati gli oltre 2 milioni di follower sui social, un megafono dal quale ha urlato la sua lotta «contro la censura dei giornalisti e la partitocrazia criminale» in un tour di 7 mila chilometri che ha toccato 15 città. Località che ha inondato con 2 milioni e mezzo di volantini. Ribattezzato Batman dai suoi sostenitori, Pérez portava un programma che per alcuni media non era un programma. Si trattava principalmente di un’accattivante lista di denunce di inciuci e di corruzione, molte delle quali poi si sono rivelate false. Non che ci si potesse aspettare qualcosa di diverso da uno che proprio alle fake news deve il suo successo su Telegram e X (dove è stato bannato e poi graziato dall’arrivo di Elon Musk).

Erano i tempi della pandemia. Una battuta no vax qui, una fantasiosa accusa alla politica tradizionale là, qualche foto privata e la propaganda era servita. Principalmente tra i giovani uomini, che poi sono quelli che l’hanno votato alle Europee 2024: il 77 per cento dei suoi elettori è infatti di sesso maschile, ha meno di 44 anni e vive nelle zone urbane più ricche del Sud del Paese.
Si ispira a Trump, ma anche al presidente di El Salvador
Un anno e qualche mese dopo, Alvise, proclamato presidente di Salf con quasi il 99 per cento dei voti, è pronto a ripartire. Dal palco di Madrid ha scaldato la folla parlando della «mancanza di sicurezza» nelle strade spagnole. Colpa degli «alti tassi di criminalità tra gli stranieri». La soluzione? La stessa che propone Roberto Vannacci: remigrazione. In parallelo il sivigliano propone di smettere di sovvenzionare quei Paesi, come il Marocco, che «ci invadono». Prende ispirazione da Donald Trump, ma anche dal presidente di El Salvador Nayib Bukele. A lui Pérez si ispira dichiaratamente quando parla della costruzione di una prigione per recidivi e grandi criminali: «Niente palestra e piscina. Solo disciplina sullo stile di quelle salvadoregne. E chi vuole ridurre la pena che lavori come fate voi», ha detto.

Promessa una riforma del Codice penale con stretta sulla corruzione
Quando è arrivato il momento di parlare di corruzione è scattata la gag: sul palco si è presentato un imitatore dell’ex ministro Luis Ábalos, accusato di aver intascato centinaia di migliaia di euro di tangenti in cambio di favori ad amici imprenditori. Alvise ha lasciato sfogare il suo pubblico che urlava: «Restituisci le chistorras (salsicce tipiche spagnole, ndr)». Poi ha promesso una riforma del Codice penale che abolisca il terzo grado di giudizio per chi, coinvolto in casi di corruzione, non restituisce il denaro. E pure pene detentive per familiari, amici e amanti che hanno beneficiato di quelle entrate.
La ricetta economica arriva dall’Argentina di Milei
Sul piano economico, invece, la ricetta arriva dall’Argentina di Javier Milei. Stop al finanziamento di partiti, sindacati e media coi soldi pubblici: «Che se lo paghino di tasca loro, come facciamo noi», è il leitmotiv. Semaforo verde a una «rivoluzione fiscale» che restituisca la ricchezza «alle tasche degli spagnoli»: zero per cento di Irpef per chi guadagna meno di 35 mila euro all’anno e, per quelli che dovranno pagarla, cinque punti scontati ogni figlio messo al mondo. D’altronde: «Il futuro del Paese è fare bambini. Non portare cinque milioni di immigrati». E poi ancora tabula rasa degli ostacoli nell’edilizia e riforma del sistema pensionistico.

Deve vedersela con la Corte suprema spagnola
Ma c’è tempo. Intanto Pérez deve vedersela con la Corte suprema spagnola che il 14 ottobre ha chiesto al parlamento europeo di revocargli la tanto sudata immunità per consentire un’indagine su presunti reati elettorali e finanziamenti illegali legati al suo partito. L’inchiesta ruota attorno a un pagamento in contanti, sempre presunto, di 100 mila euro che il leader di Se Acabó La Fiesta avrebbe ricevuto da un imprenditore del settore delle criptovalute in vista delle Europee del 2024.

È solo una delle grane legali in cui l’eroe del populismo spagnolo è coinvolto: su di lui pendono indagini anche per diffamazione, falsificazione di documenti e molestie nei confronti degli altri due eurodeputati del suo partito. Come successo per Ilaria Salis, ora la palla passa alla commissione Affari giuridici dell’Ue prima di un eventuale voto in plenaria.
