Allerta per la piena del Po in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto

A Cremona la piena ha raggiunto i 4 metri e 37 centimetri. Evacuate 218 persone a Brescello, nel Reggiano. Gli aggiornamenti.

Il Po continua a preoccupare. A Cremona martedì 26 novembre il fiume ha raggiunto i 4 metri e 37 centimetri sopra lo zero idrometrico, quota che conferma il livello rosso di allerta. Nella zona di Casalmaggiore è attesa un’onda di piena nella notte. In via cautelativa sono stati allertati gli uomini del decimo reggimento genio gustatori specializzato in movimento terra, così da garantire tempestiva operatività di intervento nel caso si rendesse necessaria un’operazione di contenimento con sacchi di sabbia.

A BRESCELLO EVACUATE 218 PERSONE

Paura anche in Emilia. L’onda ha raggiunto nella notte gli 8,20 metri a Piacenza e una portata di 8.400 metri cubi al secondo. Mercoledì scuole chiuse a Brescello, nel Reggiano, in seguito della piena. Nel comune è in corso l‘evacuazione della frazione di Ghiarole, in cui risiedono 218 persone che saranno ospitate in una struttura di Luzzara. Dopo Casalmaggiore, la piena è attesa a Boretto (Reggio Emilia) nella tarda mattinata di mercoledì e giovedì a Pontelagoscuro (Ferrara), con valori superiori alla soglia 3, di criticità elevata. In tutto sono impegnati 469 volontari, soprattutto nel monitoraggio agli argini: la maggioranza è all’opera tra Piacenza, Parma e Reggio Emilia.

IN VENETO ALLERTA ROSSA FINO AL 30 NOVEMBRE

La Protezione civile del Veneto ha dichiarato l’allerta rossa per il passaggio dell’onda di piena fino alle ore 14.00 del 30 novembre prossimo. Viene raccomandato di interdire l’accesso nelle golene aperte, compreso l’utilizzo delle piste ciclabili, e di mantenere la massima attenzione lungo il corso d’acqua. Per motivi di sicurezza è vietata la navigazione da diporto fino al rientro sotto le soglie di criticità. La Protezione civile raccomanda ai Comuni interessati e agli enti gestori di provvedere al divieto al transito di mezzi e persone attraverso i ponti in barche presenti sui rami di Po, e di aprirli per il libero deflusso della piena e del materiale trasportato. Fino alle ore 14.00 di mercoledì è inoltre dichiarato lo stato di attenzione (allerta gialla) sui bacini Alto Brenta-Bacchiglione-Alpone; Po, Fissero-Tartaro-Canalbianco- Basso Adige; Basso Brenta-Bacchiglione

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Al processo d’appello sconto di pena di un anno ad Antonio Casamonica

Il rampollo del clan romano condannato a sei anni per il raid al Roxy Bar della Romanina.

Un anno di riduzione di pena ad Antonio Casamonica, il rampollo del clan attivo nella zona della Romanina, nella periferia della Capitale, accusato per la vicenda del raid punitivo in bar il primo aprile 2018.

RESTA L’AGGRAVANTE DEL METODO MAFIOSO

Con lo sconto, la Prima corte di appello lo ha condannato a sei anni di reclusione per concorso in lesioni, violenza privata e minacce aggravate dal metodo mafioso. In primo grado Casamonica era stato condannato a 7 anni di reclusione. Adesso i giudici dell’Appello hanno parzialmente riformato la sentenza. L‘aggressione ai danni dei titolari del Roxy bar della Romanina, secondo l’ipotesi accusatoria, era stata fatta come ritorsione per il fatto di non essere stati serviti subito. Il gruppo nel quale era presente Antonio Casamonica prima offese i gestori e poi passò alle vie di fatto, arrivando a prendere a cinghiate una cliente disabile che era intervenuta invitando gli aggressori ad allontanarsi.

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La polemica su Corbyn e l’antisemitismo nel Labour

Il rivale di Boris Johnson accusato dal rabbino capo del Regno Unito di aver consentito «al veleno» di «mettere radici» nel suo partito. La smentita non ferma la bufera a due settimane dal voto.

Un’altra tegola cade sulle speranze del Labour britannico di rovesciare le previsioni negative dei sondaggi in vista delle elezioni del 12 dicembre e della sfida con i favoritissimi conservatori del premier Boris Johnson. A simboleggiarla è l’ennesima accusa sul dossier antisemitismo, questa volta scagliata dalle colonne ostili del Times di Rupert Murdoch niente meno che dal rabbino capo ortodosso del Regno Unito, Ephraim Mirvis, guida della maggiore comunità di ebrei osservanti del Regno, tornato a imputare a Jeremy Corbyn – a meno di 20 giorni dal voto – d’aver consentito «al veleno» antisemita di «mettere radici» nel partito del quale è leader.

RISCHIO DI BOICOTTAGGIO PER LA SINISTRA

Le parole di Mirvis, respinte dal vertice laburista, vanno molto vicino ad un invito senza precedenti al boicottaggio di uno dei grandi partiti d’oltremanica. Per di più approdo storico di una larga fetta di mondo ebraico politicamente impegnato. E innescano reazioni a valanga, fra cui spiccano quelle incrociate d’alcune delle principali istituzioni religiose e confessionali – cristiane o islamiche – del Paese. «Non spetta a me dire per chi votare», mette le mani avanti Mirvis, non senza tuttavia far riecheggiare un’adesione di fatto all’appello già lanciato da voci significative del mainstream ebraico nazionale – oltre che da intellettuali e figure d’establishment avverse in generale alla svolta a sinistra di Corbyn e al suo passato di sostenitore militante della causa palestinese o terzomondista – a punire il Labour alle urne. Corredato dall’appello esplicito agli elettori a scegliere «secondo coscienza».

«INCOMPATIBILE CON I VALORI BRITANNICI»

Il rabbino descrive in sostanza Corbyn come inadeguato al ruolo di primo ministro e bolla come «incompatibile con i valori britannici di cui andiamo tanto fieri il modo con cui la leadership laburista» attuale «ha affrontato il razzismo antiebraico». Un verdetto senz’appello, nella giornata della chiusura dei termini per l’iscrizione nelle liste elettorali del Paese e della presentazione di un manifesto ad hoc laburista sulla difesa della libertà di fede e la lotta al razzismo durante la quale Corbyn evita qualunque polemica diretta limitandosi a definire l’antisemitismo un fenomeno «vile che non può avere spazio» all’interno del suo movimento. Rassicurazioni «mendaci» per Mirvis, al quale un portavoce del Labour replica rivendicando «l’impegno anti razzista» di una vita del compagno Jeremy e ribadendo la volontà di estirpare dal partito e dal Regno ogni traccia antisemita. Mentre rigetta come inaccurate le cifre su 130 presunti episodi gravi impuniti.

I PARTITI RIVALI CAVALCANO LA POLEMICA

I partiti rivali, dai Tory di Boris Johnson ai LibDem di Jo Swinson, cavalcano viceversa l’anatema del gran rabbino. Mentre l’influente arcivescovo anglicano di Canterbury, Justin Welby, aggiunge il carico da 90: riconoscendo a Mirvis – dopo aver fatto mea culpa anche per le macchie storiche della sua Chiesa – d’aver espresso «il profondo senso d’insicurezza e paura avvertito oggi da molti ebrei britannici». Comprensione per l’allarme del rabbino arriva pure dal Muslim Council of Britain, che però allarga il discorso. E nota come ad esempio la minaccia rampante parallela «dell’islamofobia» provenga «in modo acuto soprattutto dal Partito conservatore», non certo dal Labour.

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«Ai viadotti chiusi della A26 mancava il cemento»

Il paragone da brividi del procuratore capo di Genova: «Sono come dei balconi con la soletta sgretolata».

“I nostri consulenti hanno rilevato ieri un grave stato di degrado che consisteva in una mancanza di cemento che imponeva un controllo sicurezza immediato per pericolo di rovina”. Lo ha detto il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi a proposito della chiusura della A26 in prossimità dei ponti Fado e Pecetti. “Per fare un esempio – ha continuato Cozzi – era come se in un balcone la soletta sottostante fosse completamente sgretolata e la parte sana solo quella piastrellata”

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Terremoto in Albania, le reazioni discordanti della Lega

Il vicepresidente della commissione Esteri Paolo Grimoldi invita Conte a occuparsi prima degli italiani colpiti dal maltempo. Ma il governatore lombardo Fontana invia aiuti.

Mentre l’Italia si mobilita per aiutare la popolazione albanese colpita dal sisma, dai banchi della Lega Paolo Grimoldi, vicepresidente della commissione Esteri della Camera invita a pensare prima agli italiani, in ginocchio dopo l’ondata del maltempo. «Il premier Conte annuncia l’immediato invio di squadre di soccorritori e tecnici in Albania per prestare aiuti dopo il sisma? Nobile gesto», fa notare il leghista, «giusto aiutare chi ha bisogno, ma in questo momento l’Italia è in ginocchio per il maltempo, abbiamo centinaia di sfollati in diverse Regioni, come Liguria, Lombardia e Piemonte, abbiamo strade franate, comuni isolati, danni enormi in diverse località. Giusto aiutare l’Albania, ci mancherebbe, ma prima pensiamo a casa nostra e ai nostri cittadini e lasciamo ad altri Stati Ue i soccorsi all’Albania. E già che ci siamo, perché Conte non ci ripensa sul no alla richiesta di stato di emergenza presentata dalla Lombardia?».

LA LOMBARDIA PRONTA A DARE SUPPORTO

Fa pensare però che sempre in casa Lega proprio il governatore della Lombardia Attilio Fontana non solo esprima «vicinanza e solidarietà al popolo albanese» ma si impegni anche a «sostenere, per quanto di nostra competenza, ogni azione mirata a garantire un supporto concreto» al Paese. Il ministero dell’Interno, continuano in una nota Fontana e l’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera, «ha attivato l’intervento immediato della squadra Usar (Urban-Search And Rescue) specializzata nell’individuazione e nel disseppellimento delle persone travolte da macerie e altri materiali». La Regione Lombardia, «attraverso l’Areu partecipa a questa particolare spedizione attraverso personale sanitario specializzato composto, per ora, da un medico e un infermiere e da una squadra formata da 4 specialisti con un elicottero attrezzato con visori e dispositivi per la guida e le ricerche notturne».

LA SOLIDARIETÀ E GLI AIUTI DEL VENETO DI LUCA ZAIA

Lo stesso vale per la Regione Veneto guidata dal leghista Luca Zaia, partito per l’Albania , che ha dato la disponibilità per la partenza della Colonna mobile della protezione civile regionale verso l’Albania.

«Il Veneto conferma anche in questa occasione di sempre in prima linea nel portare aiuto nelle emergenze», ha detto Zaia.

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Perché durante il Black Friday scioperano i lavoratori delle consegne Amazon

I dipendenti delle aziende che si occupano della distribuzione degli ordini si fermano a Brandizzo (Torino) e Marene (Cuneo). Denunciano i carichi di lavoro estenuanti e chiedono più sicurezza, aumento del personale, stipendi migliori e riduzione della precarietà. Previsti disagi e disservizi nei giorni degli sconti.

Nei giorni delle grandi offerte e dei maxi sconti i lavoratori delle aziende che si occupano della consegna degli ordini di Amazon hanno detto basta: sciopero. Col Black Friday (venerdì 29 novembre) alle porte, i dipendenti delle sedi di Brandizzo (Torino) e Marene (Cuneo) addetti alla distribuzione merci si sono fermati.

PROTESTA DELLA UIL TRASPORTI SETTORE LOGISTICA

Il motivo? La protesta è stata indetta dalla Uil trasporti del settore logistica per denunciare «i carichi di lavoro estenuanti» e chiedere più sicurezza. Il pacchetto è di 16 ore di sciopero, da mercoledì 27 novembre, senza preavviso.

PRESIDIO DALLE 8 DI MERCOLEDÌ A BRANDIZZO

A Brandizzo proprio il 27 è previsto un presidio a partire dalle 8, al quale sono pronti a confluire anche i dipendenti di Marene. In tutto i lavoratori sono 300 a Brandizzo e 100 a Marene, numeri che raddoppiano nei periodi di maggiore lavoro.

CHIESTO UN ORARIO DI LAVORO «CHIARO E CONCORDATO»

Gerardo Migliaccio, della segreteria Uil trasporti Piemonte, ha spiegato: «Qualcosa partirà anche durante lo sciopero perché Amazon ha tantissimi lavoratori in somministrazione, ma ci saranno disservizi e disagi». E ha aggiunto: «Chiediamo un intervento deciso a garanzia della sicurezza dei lavoratori, il ridimensionamento dei carichi di lavoro con l’aumento del personale, un orario di lavoro chiaro e concordato, e un accordo quadro di stabilimento, che preveda un graduale miglioramento delle condizioni salariali uguali per tutti, regole chiare sui danni e la riduzione della precarietà dei lavoratori attualmente con il contratto in apprendistato».

AMAZON PRECISA: «NON È PERSONALE DELLA SOCIETÀ»

In una nota Amazon ha precisato che non si tratta di personale della società: «Per le consegne ai clienti Amazon si avvale di piccole e medie imprese specializzate. Amazon richiede che tutti i fornitori di servizi di consegna rispettino il Codice di condotta dei fornitori Amazon, e garantiscano che gli autisti ricevano compensi adeguati, siano trattati con rispetto, si attengano a tutte le normative vigenti e al codice della strada e guidino in modo sicuro».

Amazon assegna le rotte ai fornitori di servizi di consegna che poi le assegnano ai loro autisti sulla base della loro disponibilità


La nota della società

Amazon ha poi assicurato di effettuare «verifiche su qualsiasi segnalazione di non conformità. Il numero di pacchi da consegnare è assegnato ai fornitori di servizi di consegna in maniera appropriata e si basa sulla densità dell’area in cui devono essere effettuate le consegne, sulle ore di lavoro, sulla distanza che devono percorrere. Amazon assegna le rotte ai fornitori di servizi di consegna che poi le assegnano ai loro autisti sulla base della loro disponibilità».

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In Siria prende piede il turismo dell’orrore

In Rete sono sempre più comuni offerte di viaggio dedicate a occidentali per «attraversare villaggi in macerie», o per «visitare siti archeologici sull'orlo della distruzione». Tra le mete anche Aleppo.

La Siria sta per entrare nel suo nono anno di guerra, ma il relativo controllo del regime di Bashar al Assad sul suo territorio sta permettendo la nascita di un nuovo fenomeno: il turismo dell’orrore. Secondo quanto riporta il Guardian, su Internet si trovano sempre più agenzie di nicchia che offrono pacchetti di viaggi dedicati a occidentali per «socializzare con i locali mentre si attraversano villaggi in macerie», o per «visitare siti archeologici sull’orlo della distruzione». Attrae anche l’ipotesi di provare «la famosa e cosmopolita vita notturna del centro di Damasco».

LA BASE A DAMASCO

Viaggiare in Siria è sconsigliato da quasi tutti i governi del mondo, ma la capitale è ormai relativamente sicura e sta diventando un punto di partenza per tutti quei viaggiatori che vengono attratti dal fatto che il Paese è stato inaccessibile per tutti questi anni.

ANCHE ALEPPO TRA LE METE

La maggior parte dei tour offerti dalle compagnie offrono visite nella città vecchia di Damasco, al castello di Krak dei Cavalieri vicino a Homs e al sito archeologico di Palmira. L’agenzia cinese Young Pioneer Tours ha in catalogo persino la città di Aleppo, teatro della battaglia più feroce della guerra siriana dal 2012 al 2016 e tutt’ora in rovina.

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Il ministero dell’economia contro le fake news di Salvini sui conti correnti italiani

Il leader leghista: «Con l'accordo sul Mes risparmi a rischio». Ma Via XX settembre replica: «Ricostruzione priva di ogni logica, una notizia totalmente infondata».

Matteo Salvini ospite della puntata del Maurizio Costanzo Show destinata ad andare in onda mercoledì 27 novembre in seconda serata fa già discutere. Durante le registrazioni della trasmissione infatti il leader della Lega ha dichiarato: «Non sto qua a parlare del Mes ma se Conte firma quest’accordo sono a rischio i conti correnti italiani, che sono sacri». E ha aggiunto, ironizzando sul nome del premier: «Faccio le barricate contro il signor Conti».

PER IL GOVERNO «RICOSTRUZIONE PRIVA DI OGNI LOGICA»

Al segretario leghista hanno subito replicato fonti del ministero dell’Economia e delle finanze che di fatto accusano il leader leghista di diffondere fake news: «Sostenere, come fa l’articolo a cui fa riferimento il leader della Lega Matteo Salvini, che l’unica via per avere condizioni economiche e finanziarie forti e un debito pubblico sostenibile ‘è la sua preventiva ristrutturazione o la confisca nottetempo dei conti correnti italiani’ è una ricostruzione totalmente priva di logica». «La riforma del Mes non introduce in alcun modo la ristrutturazione preventiva del debito pubblico e tanto meno prevede la confisca dei conti correnti italiani», aggiungono le fonti.

MILANO FINANZA: «SI ANNIENTA IL 20 30% DEL RISPARMIO PRIVATO»

Quindi – proseguono le fonti del Mef – «è una notizia totalmente infondata e priva di ogni possibile riscontro, che continua a inquinare il dibattito con tesi fuorvianti e ingannevoli». L’articolo a cui fa riferimento Salvini nel video pubblicato sui social è di Milano Finanza ed è del 23 novembre: «a Bruxelles – dice il leader della Lega – quando ti devono fottere non lo mettono nel titolo ma nell’annesso tre: l’unica via è la ristrutturazione del debito‘, questo significa annientare il 20 o il 30% del risparmio privato. Cioè se avete Bot o Btp che valgono 10 vi tagliano il 20-30%. L’altra condizione è ‘la confisca notte-tempo dei conti correnti bancari italiani per un ammontare equivalente al contributo. «È questa la taciuta ignominiosa verità», dice Mf.

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Negli Usa aumentano le voci su una candidatura di Michelle Obama

Stavolta è stato Tucker Carlson, uno dei più noti opinionisti politici di Fox News, a rilanciare la suggestione. «Barack non ha ancora dato il suo sostegno a Biden perché questa possibilità è concreta».

Il sogno di vedere Michelle Obama alla Casa Bianca viene rilanciato su Fox News, dove l’anchorman Tucker Carlson, uno dei più noti opinionisti politici, ha detto che Barack Obama non ha ancora ufficialmente dato il suo sostegno a Joe Biden perché c’è la possibilità che l’ex first lady scenda in campo.

«IL DISINTERESSA PER LA CANDIDATURA POTREBBE NON ESSERE REALE»

«Non scommettete contro Michelle Obama», ha detto Carlson. «La scorsa settimana ha rilasciato l’ennesima dichiarazione in cui dice di non essere interessata a diventare presidente. Questo è ciò che sostiene, ma ci sono segnali evidenti che può non trattarsi della verità».

UN INDIZIO DALLA PROMOZIONE DEL NUOVO LIBRO?

Per il giornalista poi probabilmente non è un caso che il nuovo libro di Michelle Obama sia uscito proprio ora e vedrà l’ex first lady impegnata in un lungo tour per promuoverlo. Così come potrebbero non essere un caso i recenti attacchi contro Biden di colui che è stato uno dei più stretti consiglieri di Barack Obama, David Axelrod.

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Il governo ammette che per Alitalia non ci sono soluzioni mercato

Il premier Conte parla di generiche «alternative». Più netto il vice ministro allo Sviluppo economico Buffagni: «La compagnia non può continuare a essere un buco nero nei conti pubblici».

Per Alitalia non ci sono soluzioni di mercato. Tradotto: nessun privato è disposto a investire capitali per rilevare l’ex compagnia di bandiera, come era chiaramente emerso il 21 novembre, all’ennesima scadenza dei termini per la presentazione delle offerte vincolanti prorogata sette volte.

LEGGI ANCHE: Alitalia, dallo Stato 9 miliardi in 40 anni

Il premier Giuseppe Conte è stato chiaro: «Resta la disponibilità di Ferrovie e di Delta (quest’ultima solo per il 10% del capitale, ndr), vediamo se si confermerà l’interesse di Lufthansa (disponibile a entrare in partita solo dopo un’eventuale ristrutturazione, ndr). Ma è chiaro che in questo momento non abbiamo una soluzione di mercato a portata di mano».

Che fare quindi? «In queste ore stiamo valutando delle alternative», si è limitato ad aggiungere Conte. Qualche indizio in più è arrivato dal vice ministro dello Sviluppo economico, Stefano Buffagni: «Alitalia è stata messa sul mercato con una gara. Le aziende che hanno partecipato non sono riuscite a fare un’offerta sostenibile. Siamo di fronte a un bivio, è arrivato il momento di prendere decisioni difficili».

Per Buffagni occorre «garantire il servizio, i posti di lavoro, gli asset, ma non possiamo continuare a permettere che Alitalia sia un buco nero nelle casse dello Stato. Non si deve fare carne da macello, ma non si può neanche continuare a perpetrare questa situazione».

E Atlantia che fine ha fatto? La società della famiglia Benetton, accusata dal leader del M5s Luigi Di Maio di aver tenuto un «comportamento poco serio» e di voler «barattare» la conferma delle concessioni autostradali con l’ingresso in Alitalia, aveva mostrato perplessità sull’indisponibilità di Delta a superare il 10%. Poi, quando Lufthansa si è riaffacciata alla finestra, anche la sua attenzione sembrava essersi ridestata. Adesso toccherà al ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, dopo aver analizzato la relazione dei commissari straordinari sullo stato della compagnia, prendere in mano la situiazione.

La prima possibilità è affidare ai commissari stessi il compito di ristrutturare Alitalia in tempi brevi, dividendola in due: da una parte le attività di volo, dall’altra gli asset di terra e l’handling. In questa seconda newco si concentrerebbero le migliaia di esuberi posti da Lufthansa come condizione per investire nella prima. Il governo, in ogni caso, dovrebbe mettere mano a robusti ammortizzatori sociali: cassa integrazione, prepensionamenti e contratti di solidarietà, i cui costi sono da calcolare.

La seconda possibilità è l’istituzione di un nuovo super commissario, chiamato a gestire un’ulteriore iniezione di denaro pubblico. Oggi Alitalia sopravvive grazie a due prestiti-ponte concessi dal governo: uno da 900 milioni di euro datato 2017, e uno da 400 milioni che risale a poche settimane fa. Ma la domanda è: prestiti-ponte verso cosa, se nessun privato è disposto a mettere un’offerta sul piatto, alle attuali condizioni?



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