Bonaccini apre la campagna elettorale per le Regionali in Emilia-Romagna

Il candidato di centrosinistra alle Regionali 2020 apre la campagna elettorale a Bologna. Tra i presenti anche Romano Prodi.

Dopo le Sardine, in Piazza Maggiore a Bologna arriva il centrosinistra. Sabato si è infatti aperta ufficialmente la campagna elettorale di Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna sfidato dalla leghista Lucia Borgonzoni alle Regionali del 2020. Almeno 10 mila le persone presenti. «È una piazza bellissima», ha detto Bonaccini salendo sul palco: «Mi hanno detto che è venuto anche Romano Prodi, gli mando un grande abbraccio».

I SINDACI CON IL PRESIDENTE DI REGIONE

In piazza, coperta dalle bandiere del Pd, anche il sindaco Virginio Merola, quello di Modena Gian Carlo Muzzarelli e il primo cittadino di Parma Federico Pizzarotti, presidente di Italia in Comune. «Ora a Bologna, gli emiliano-romagnoli si sono ripresi la piazza», ha scritto su Facebook Pizzarotti. «Non contro qualcuno ma per l’Emilia Romagna. Per la nostra terra, con entusiasmo come non avveniva da anni. Sto con Stefano Bonaccini, sto con l’Emilia Romagna libera e forte, con questa piazza incredibile. Sto con chi parla di coraggio e non di paura».

Ora a #Bologna, gli emiliano-romagnoli si sono ripresi la piazza. Non contro qualcuno ma per l'Emilia Romagna. Per la…

Posted by Federico Pizzarotti on Saturday, December 7, 2019

IL SOSTEGNO DI ITALIA VIVA

Al fianco di Bonaccini anche Italia viva. «Non abbiamo mai avuto un solo dubbio sul fatto che Stefano fosse il migliore candidato possibile per questa regione», ha detto il deputato renziano Marco Di Maio. «Bonaccini ha dimostrato in questi cinque anni di essere all’altezza del compito di guidare l’Emilia-Romagna, una delle più avanzate d’Europa e del mondo, capace di migliorare in questi anni tutti gli indicatori economici». «Non solo condividiamo il programma e le azioni svolte da Bonaccini in questi anni», ha aggiunto, «ma ci legano a lui anche battaglie comuni che in questi giorni stiamo conducendo come quella per la cancellazione della plastic-tax, tema particolarmente avvertito in Emilia-Romagna dove vi è la più alta concentrazione di imprese legate a questo comparto».

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Fabrizio Corona è stato di nuovo scarcerato

L'ex paparazzo è affetto da un disturbo psichiatrico borderline con tendenze narcisistiche ed episodi depressivi. Deve essere curato in una clinica.

Di nuovo fuori dal carcere, per la terza volta nel giro di pochi anni. Fabrizio Corona è nuovamente libero perché i fatti per cui è stato condannato, compresi i tentativi d’estorsione in cambio di foto scandalose, «non destano un allarme sociale» particolarmente significativo e non c’è una «pericolosità» da parte sua tale da richiedere che stia comunque dentro. Corona, inoltre, soffre di una «patologia psichiatrica» che va curata e che si è aggravata dietro le sbarre e per questi motivi dalla sera del 6 dicembre l’ex ‘re dei paparazzi’ è passato da San Vittore a un istituto di cura vicino a Monza.

PENA DIFFERITA

Lo ha deciso il giudice della Sorveglianza di Milano Simone Luerti che ha concesso, infatti, all’ex agente fotografico, anche sulla base di una sentenza della Corte Costituzionale di aprile, il «differimento pena» nella cosiddetta «forma umanitaria» e così la sconterà, per ora (il fine pena è previsto nel marzo 2024), in detenzione domiciliare nel luogo di cura, da dove non potrà uscire. Le relazioni psichiatriche dell’equipe di San Vittore hanno segnalato, infatti, un patologico progredire di disturbi di una personalità borderline, associati a tendenze narcisistiche e a episodi depressivi (che si sono manifestati anche in passato e di cui si era parlato), con l’indicazione che Corona non reggerebbe più il carcere e inizierebbe già a essere resistente alle terapie farmacologiche.

NON PUÒ ESSERE CURATO IN CARCERE

Per il magistrato, in sostanza, come si legge nel provvedimento, ci sono tutte le «condizioni soggettive e oggettive» per consentire all’ex ‘fotografo dei vip’ di curarsi fuori dal carcere e ai domiciliari in un istituto, anche perché la patologia di cui soffre «non può essere curata adeguatamente» in una casa di reclusione. Il differimento pena con detenzione domiciliare è stato concesso, comunque, al momento «in via provvisoria» e poi spetterà a un collegio di magistrati ed esperti della sorveglianza confermare o meno la decisione. Nell’udienza ancora da fissare, la procura generale milanese, che più volte ha ottenuto la revoca dell’affidamento terapeutico per ripetute violazioni (tra cui apparizioni in tivù) che era stato concesso all’ex agente fotografico per tossicodipendenza, potrebbe opporsi alla prosecuzione dei domiciliari, applicati sulla base della sentenza della Consulta che permette il differimento pena anche per malattie mentali e non solo fisiche.

UN PROGRAMMA DI CURE IMPORTANTE E SERIO

D’ora in poi, come è stato spiegato dall’avvocato Ivano Chiesa che assiste l’ex ‘fotografo dei vip’ assieme al legale Antonella Calcaterra, Corona dovrà sottoporsi «a un programma di cure importante e serio». Chiesa, infine, ha voluto aggiungere: «Ringraziamo il magistrato di Sorveglianza per la sensibilità dimostrata, sono contento per Fabrizio, è la terza volta che esce dal carcere e mi auguro sia quella definitiva perché non è il posto per lui, malgrado tutti gli errori che ha commesso non è un criminale e ora deve curarsi».

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Fabrizio Corona è stato di nuovo scarcerato

L'ex paparazzo è affetto da un disturbo psichiatrico borderline con tendenze narcisistiche ed episodi depressivi. Deve essere curato in una clinica.

Di nuovo fuori dal carcere, per la terza volta nel giro di pochi anni. Fabrizio Corona è nuovamente libero perché i fatti per cui è stato condannato, compresi i tentativi d’estorsione in cambio di foto scandalose, «non destano un allarme sociale» particolarmente significativo e non c’è una «pericolosità» da parte sua tale da richiedere che stia comunque dentro. Corona, inoltre, soffre di una «patologia psichiatrica» che va curata e che si è aggravata dietro le sbarre e per questi motivi dalla sera del 6 dicembre l’ex ‘re dei paparazzi’ è passato da San Vittore a un istituto di cura vicino a Monza.

PENA DIFFERITA

Lo ha deciso il giudice della Sorveglianza di Milano Simone Luerti che ha concesso, infatti, all’ex agente fotografico, anche sulla base di una sentenza della Corte Costituzionale di aprile, il «differimento pena» nella cosiddetta «forma umanitaria» e così la sconterà, per ora (il fine pena è previsto nel marzo 2024), in detenzione domiciliare nel luogo di cura, da dove non potrà uscire. Le relazioni psichiatriche dell’equipe di San Vittore hanno segnalato, infatti, un patologico progredire di disturbi di una personalità borderline, associati a tendenze narcisistiche e a episodi depressivi (che si sono manifestati anche in passato e di cui si era parlato), con l’indicazione che Corona non reggerebbe più il carcere e inizierebbe già a essere resistente alle terapie farmacologiche.

NON PUÒ ESSERE CURATO IN CARCERE

Per il magistrato, in sostanza, come si legge nel provvedimento, ci sono tutte le «condizioni soggettive e oggettive» per consentire all’ex ‘fotografo dei vip’ di curarsi fuori dal carcere e ai domiciliari in un istituto, anche perché la patologia di cui soffre «non può essere curata adeguatamente» in una casa di reclusione. Il differimento pena con detenzione domiciliare è stato concesso, comunque, al momento «in via provvisoria» e poi spetterà a un collegio di magistrati ed esperti della sorveglianza confermare o meno la decisione. Nell’udienza ancora da fissare, la procura generale milanese, che più volte ha ottenuto la revoca dell’affidamento terapeutico per ripetute violazioni (tra cui apparizioni in tivù) che era stato concesso all’ex agente fotografico per tossicodipendenza, potrebbe opporsi alla prosecuzione dei domiciliari, applicati sulla base della sentenza della Consulta che permette il differimento pena anche per malattie mentali e non solo fisiche.

UN PROGRAMMA DI CURE IMPORTANTE E SERIO

D’ora in poi, come è stato spiegato dall’avvocato Ivano Chiesa che assiste l’ex ‘fotografo dei vip’ assieme al legale Antonella Calcaterra, Corona dovrà sottoporsi «a un programma di cure importante e serio». Chiesa, infine, ha voluto aggiungere: «Ringraziamo il magistrato di Sorveglianza per la sensibilità dimostrata, sono contento per Fabrizio, è la terza volta che esce dal carcere e mi auguro sia quella definitiva perché non è il posto per lui, malgrado tutti gli errori che ha commesso non è un criminale e ora deve curarsi».

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M5s, Lombardi: «Da Di Maio vorrei meno tweet e più mediazione»

La capogruppo pentastellata alla Regione Lazio a SkyTg24 critica l'atteggiamento del capo politico troppo «muscolare».

Luigi Di Maio, sempre più isolato all’interno del M5s, lo ha negato con insistenza: l’idea che il M5s voglia fare cadere il governo «è una sciocchezza», ha ribadito il 6 dicembre a Radio Capital. «Lo abbiamo fatto nascere noi, altrimenti non lo facevamo partire». Eppure le acque pentastellate restano increspate.

LOMBARDI DIFENDE IL GOVERNO CON IL PD

Sabato a lanciare la frecciata quotidiana all’indirizzo del ministro degli Esteri e capo politico del M5s è stata Roberta Lombardi. «Io so che Di Maio sta cercando di porre all’attenzione del governo dei punti di vista tipici del M5s ma preferirei ci fosse molto meno la ricerca del tweet e molto più la voglia di conciliare punti di vista diversi che però hanno pari dignità e devono trovare una forma di mediazione», ha detto la capogruppo pentastellata alla Regione Lazio ospite de L’intervista di Maria Latella su Skytg24. Insomma l’atteggiamento di Di Maio «è quello del capo politico di una forza che sta cercando di mantenere la propria identità all’interno del governo ma», ha messo in chiaro, «lo fa in una modalità molto muscolare che non condivido, preferirei che fosse più mediata».

LOMBARDI: «DIAMO UN’OPPORTUNITÀ A QUESTO PAESE»

Alla domanda su cosa pensi Di Maio di questo governo, Lombardi ha risposto in pieno stile pentastellato delle origini. «Io vengo da una scuola del M5s dove quello che interessa non è l’opinione del singolo. Sono stata uno degli sponsor di questo governo perché ho detto che c’è la possibilità di fare delle cose bene insieme. Diamo un’opportunità a questo Paese, adesso questo governo deve continuare a essere utile». Del resto, ha ricordato la capogruppo 5 stelle alla Pisana, anche il garante Beppe Grillo ha sempre detto che «ci sono dei temi» su cui Pd e M5s possono trovare un punto di accordo. Come M5s, ha aggiunto, «abbiamo fatto un investimento su questo governo perché volevamo fare delle cose utili per il Paese. Quindi sicuramente questo modo continuo di porre dei distinguo, anche semplificando il messaggio politico alla ricerca sempre del titolo o dell’agenzia che ti ponga più in evidenza, è stancante», ha messo in chiaro Lombardi.

«NESSUNA DEROGA SUL SECONDO MANDATO»

Sulla regola del secondo mandato la «rompiscatole» (come lei stessa si definisce) Lombardi ha puntato i piedi. Anche se si tratta di Virginia Raggi. «Nessuna deroga per nessuno. Si può fare politica anche fuori dalle istituzioni, anzi un ricambio generazionale è sano e salutare», ha detto l’ex parlamentare M5s.

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M5s, Lombardi: «Da Di Maio vorrei meno tweet e più mediazione»

La capogruppo pentastellata alla Regione Lazio a SkyTg24 critica l'atteggiamento del capo politico troppo «muscolare».

Luigi Di Maio, sempre più isolato all’interno del M5s, lo ha negato con insistenza: l’idea che il M5s voglia fare cadere il governo «è una sciocchezza», ha ribadito il 6 dicembre a Radio Capital. «Lo abbiamo fatto nascere noi, altrimenti non lo facevamo partire». Eppure le acque pentastellate restano increspate.

LOMBARDI DIFENDE IL GOVERNO CON IL PD

Sabato a lanciare la frecciata quotidiana all’indirizzo del ministro degli Esteri e capo politico del M5s è stata Roberta Lombardi. «Io so che Di Maio sta cercando di porre all’attenzione del governo dei punti di vista tipici del M5s ma preferirei ci fosse molto meno la ricerca del tweet e molto più la voglia di conciliare punti di vista diversi che però hanno pari dignità e devono trovare una forma di mediazione», ha detto la capogruppo pentastellata alla Regione Lazio ospite de L’intervista di Maria Latella su Skytg24. Insomma l’atteggiamento di Di Maio «è quello del capo politico di una forza che sta cercando di mantenere la propria identità all’interno del governo ma», ha messo in chiaro, «lo fa in una modalità molto muscolare che non condivido, preferirei che fosse più mediata».

LOMBARDI: «DIAMO UN’OPPORTUNITÀ A QUESTO PAESE»

Alla domanda su cosa pensi Di Maio di questo governo, Lombardi ha risposto in pieno stile pentastellato delle origini. «Io vengo da una scuola del M5s dove quello che interessa non è l’opinione del singolo. Sono stata uno degli sponsor di questo governo perché ho detto che c’è la possibilità di fare delle cose bene insieme. Diamo un’opportunità a questo Paese, adesso questo governo deve continuare a essere utile». Del resto, ha ricordato la capogruppo 5 stelle alla Pisana, anche il garante Beppe Grillo ha sempre detto che «ci sono dei temi» su cui Pd e M5s possono trovare un punto di accordo. Come M5s, ha aggiunto, «abbiamo fatto un investimento su questo governo perché volevamo fare delle cose utili per il Paese. Quindi sicuramente questo modo continuo di porre dei distinguo, anche semplificando il messaggio politico alla ricerca sempre del titolo o dell’agenzia che ti ponga più in evidenza, è stancante», ha messo in chiaro Lombardi.

«NESSUNA DEROGA SUL SECONDO MANDATO»

Sulla regola del secondo mandato la «rompiscatole» (come lei stessa si definisce) Lombardi ha puntato i piedi. Anche se si tratta di Virginia Raggi. «Nessuna deroga per nessuno. Si può fare politica anche fuori dalle istituzioni, anzi un ricambio generazionale è sano e salutare», ha detto l’ex parlamentare M5s.

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Viaggio nel surreale corso da match analyst di Mario Savo

Costi alti, premesse non mantenute e uno stage controverso nel mondo del calcio. Anche se sul web compaiono solo giudizi entusiasti. Recensione di una (dis)avventura.

“La tua carriera nel calcio inizia con noi”. È lo slogan che campeggia sul sito della Élite football center di Mario Savo, una «Scuola di alta formazione» per i «professionisti» del pallone «di domani». Seducente claim, come dicono quelli bravi del marketing, materia – non a caso – in cui si è specializzato Savo, laureato in Economia e Management, responsabile dei corsi e nome noto nel mondo della Match analysis in Italia, cioè lo studio minuzioso e oggettivo di tutto ciò che accade in campo durante una partita, tra numeri, schemi, software e chi più ne ha – di statistiche – più ne metta. Eppure dietro a quella patina di professionalità c’è qualcosa che non torna.

IL NOME DI GUARDIOLA CHE SPICCA NEL CURRICULUM

Lo si scopre per esempio partecipando al corso per diventare match analyst. Come ho fatto io a maggio 2019, sborsando 1.000 euro. Per una settimana di lezioni a Milano, otto ore al giorno, da lunedì a venerdì, più il maxi-esame finale il sabato. Con certificazione ufficiale conseguita in caso di promozione (che ho ottenuto). Nel curriculum di Mario Savo, tra qualche esperienza in Serie B e nel calcio a 5, spicca un nome: Pep Guardiola. Il giovane di Latina nel 2016 ha infatti partecipato in Inghilterra, arrivando fino in fondo, al consorso per “nerd” dei big data voluto dal tecnico catalano del Manchester City, che cercava nuovi modelli statistici-matematici di analisi della performance della sua squadra.

CHE NUMERI: «OTTO EX STUDENTI SU 10 LAVORANO NEL CALCIO»

Insomma, elementi di competenza e serietà, sulla carta. E in più la scuola si vanta di avere numeri da garanzia, o quasi, di successo: la segreteria didattica ricorda che «8 ex studenti su 10 oggi lavorano nel mondo del calcio come analisti all’interno di staff tecnici e reparti scouting, esperti tattici e opinionisti per magazine, giornali e riviste di settore, analisti per famose aziende di Match analysis».

NUMERO CHIUSO DI 30 PARTECIPANTI: E INVECE SONO 50

Ma già il primo giorno della (dis)avventura è arrivata una sorpresa: invece dei 30 partecipanti annunciati eravamo una cinquantina. Stipati dentro una sala piccola e affollata. Il sito però parlava chiaro: numero chiuso fissato a 30, «così da garantire la massima qualità didattica del percorso». Alla fine le persone ammesse erano dunque quasi raddoppiate: e con loro di conseguenza anche l’incasso per la scuola.

«MASSIMO 30 POSTI!». Ma in aula eravamo in 50.

COMPUTER E CHIAVETTA USB SI PORTANO DA CASA

Il materiale fornito? Un plico di fogli a quadretti e una penna. Il resto si portava da casa: computer e chiavetta Usb. Il corso ti garantiva giusto la possibilità di scaricare la versione demo (gratuita per 30 giorni) del software “LongoMatch” utilizzabile per passare al setaccio le partite. Ma nessun supporto, come specificato via mail: «Ti preghiamo, per qualsiasi problematica dovessi incontrare» nella procedura di registrazione, «di non contattare la scuola, in quanto la nostra segreteria didattica non avrebbe i mezzi tecnici né le competenze per aiutarti».

LIVELLO 1: 250 EURO PER ASCOLTARE QUATTRO ORE DI PRESENTAZIONI

La scoperta di essere in 50 non sarà stata digerita soprattutto dall’unico partecipante che aveva deciso di iscriversi solo al Livello 1 del corso, quello “Beginner”, della durata di un giorno (il lunedì) e costato 250 euro (più trasporto andata e ritorno dalla Toscana, visto che la persona in questione non era di Milano): oltre metà del tempo è stata dedicata alla presentazione dei candidati, a quella del corso e alla “mission” di Savo che da anni lotta per far riconoscenere professionalmente la figura del match analyst anche per chi non possiede un patentino di allenatore conseguito a Coverciano.

I LABORATORI PRATICI, FINALMENTE

Una volta esaurite nei primi giorni l’introduzione e le lezioni frontali d’aula su come si è evoluto nella storia il pensiero tattico calcistico (nessuna possibilità di avere le slide proiettate, solo grandi paginate di appunti in stile universitario), finalmente la parte pratica più interessante per prendere dimestichezza con la materia: i laboratori sull’utilizzo del software LongoMatch.

MA COL SOFTWARE SI FA DA AUTODIDATTI

Qui la seconda sorpresa: dopo le delucidazioni tecniche e informatiche su come registrarsi al sito, caricare una partita e utilizzare i comandi base, nessuna spiegazione o suggerimento sulla metodologia per compilare un report. Cosa guardare? Su quali aspetti è meglio concentrarsi? Come allenare l’occhio? Sono mancati i consigli e gli esempi (Savo non ci ha mostrato nessuna sua analisi personale, nonostante le richieste dell’aula) al di là dell’insegnamento teorico degli strumenti. Col risultato che i partecipanti hanno dovuto cavarsela da autodidatti il giorno prima dell’esame, sperimentando, confrontandosi e chiedendo a chi già aveva esperienze pregresse.

La classe del corso.

E IN CATTEDRA SALE ANCHE L’ESPERTO DI SCOMMESSE

Invece che dedicarsi alla materia specifica, durante una giornata a un certo punto il docente ha lasciato spazio e cattedra a uno studente appassionato di scommesse sportive, invitato a illustrare il suo presunto metodo infallibile per riuscire a guadagnare puntando soldi sulle partite. Solo le proteste dell’aula hanno riportato la lezione sui binari della match analysis. Ma la digressione non è stata casuale: Mario Savo ha infatti poi ingaggiato il ragazzo per un altro corso della scuola, quello in “Football sport betting” sulle «metodologie professionali e gli algoritmi per le scommesse sportive e il Betting exchange». Insomma stava sfruttando il momento in prospettiva di crescita del business della scuola. E quindi anche del suo.

DAL CAMPO ALL’IMPRENDITORIA: “L’IMPERO” DI SAVO

Sì perché c’è un punto chiave in tutta la storia. Savo infatti oltre a essere docente è anche titolare dell’intera scuola di formazione, che organizza diversi corsi e non solo quello di match analysis: giornalismo sportivo, psicologia e mental coaching, riabilitazione degli atleti infortunati, radiocronaca e telecronaca, performance & data analysis e appunto scommesse. In alcuni di questi, in cui comunque si avvale sempre della collaborazione di professionisti del settore, è anche insegnante. Quindi, in sostanza, riveste il ruolo di controllore e controllato. Di fatto, come lui stesso ha spiegato a lezione, ha smesso di essere operativo “sul campo” per dedicarsi interamente a questa redditizia attività imprenditoriale. La sede legale della scuola è a Latina, città d’origine di Savo, e il conto corrente dove versare le quote d’iscrizione ai corsi rimanda a una banca di Latina. Non ci sono altre persone della direzione con cui potersi confrontare sull’operato del docente Savo o su eventuali problemi emersi durante le lezioni, né un front office a livello di linee telefoniche.

TEST DI VALUTAZIONE: E L’ANONIMATO DOV’È?

Un metodo per manifestare il proprio parere in realtà ci sarebbe anche stato fornito: quello dei test di valutazione del corso. Peccato che i questionari ci siano stati consegnati chiedendo di identificarli con nome e cognome il giorno prima dell’esame. È evidente che la mancanza di anonimato potrebbe dunque aver compromesso l’attendibilità dei dati raccolti e la sincerità delle risposte. Savo ha assicurato che non li avrebbe letti lui personalmente, lasciando l’incombenza al responsabile dell’ufficio marketing/comunicazione. Ruolo ricoperto dalla sua fidanzata, conosciuta proprio sui banchi di uno dei corsi che ha tenuto in passato.

SUL SITO SOLAMENTE RECENSIONI A CINQUE STELLE

I voti dati alle lezioni e agli insegnanti sarebbero dovuti comparire sul sito della Élite football center. Ma, a distanza di mesi e dopo aver sollecitato a Savo la loro pubblicazione, ancora non ce n’è traccia. Sulla pagina compaiono solo 58 recensioni, tutte da cinque stelle: «Un corso serio e affascinante allo stesso tempo», «Beh!!! Che dire!!! L’essenza del calcio!!!», «Lo rifarei milioni di volte», «Oltre ogni mia aspettativa», sono solo alcuni esempi di commenti. Non esistono in Rete altri riscontri e Google rimanda solo agli articoli pubblicitari scritti su Calciomercato.com, che è partner commerciale della scuola.

recensioni corso match analyst mario savo
Tutti entusiasti: 58 ottime valutazioni su 58.

L’80% CE LA FA: MA SU COSA SI BASA LA STATISTICA?

Inoltre quel dato sciorinato sull’80% di candidati che lavorano nel mondo del calcio non sembra avere alcuna chiara valenza statistica. Come è stato ottenuto, visto che per esempio nessuno ha chiesto ai 50 del mio corso, dopo sei mesi, se qualcuno avesse trovato un’opportunità lavorativa? A quando è aggiornato? E soprattutto si riferisce agli studenti che hanno ottenuto un impiego nel mondo del calcio esclusivamente grazie al corso o comprende quelli che già erano inseriti nell’ambiente, comprese le categorie dilettanti e giovanili dove raramente si è pagati?

QUEI COMPLIMENTI (POI CANCELLATI) PER L’INCARICO AL MONZA

Un esempio in questo senso è emblematico. Passati tre mesi dalla fine delle lezioni, ad agosto, il profilo Facebook della Élite football center ha pubblicato la foto di un partecipante del nostro corso, complimentandosi per l’incarico ottenuto al Monza calcio grazie (anche) alla formazione fatta a Milano e risultata dunque decisiva per fare “carriera”. Problema: il ragazzo in questione collaborava già con il Monza prima di iniziare il corso, come raccontato davanti a tutti nelle già citate presentazioni-fiume. E quando la cosa è stata fatta notare con un commento ironico via social («Hai gravi problemi di memoria, era già al Monza, non ci è andato grazie a te»), prima il gestore della pagina si è affrettato a cancellare il commento, poi è sparito proprio l’intero post “celebrativo”.

RIPETIZIONE DELL’ESAME: GRATIS, ANZI A PAGAMENTO

Anche le modalità in cui si è svolto l’esame finale – a cui Savo non ha partecipato per impegni personali – hanno fatto registrare un giallo. Quello della ripetizione in caso di bocciatura. Uno studente, cercando informazioni, si è sentito rispondere dalla segreteria via mail: «Qualora volessi ripetere le prove devi pagare 250 euro venendo in aula solamente il giorno della prova». Ma il regolamento al momento dell’iscrizione diceva altro. E cioè che era possibile rifare l’esame «gratuitamente durante le edizioni successive del corso» per un totale di «massimo due tentativi ulteriori».

La sezione del regolamento sulla ripetizione dell’esame.

Una volta chiesto un chiarimento, la scuola ha risposto che si trattava di un «refuso» perché «purtroppo il sito è in ristrutturazione da qualche mese» ed era una «dicitura delle prime edizioni del corso quando le condizioni contrattuali e il numero di iscritti erano tali da permetterci di far ripetere l’esame gratuitamente». Poi cos’è cambiato? «Sono aumentate le spese in capo all’azienda data l’elevata domanda che registra il corso in oggetto e la necessità logistica di attrezzare aule più grandi, in posizioni cittadine meglio raggiungibili, docenti sempre più preparati e standard qualitativi superiori». Dopo l’eventualità di adire le vie legali “minacciata” dallo studente, la versione di Savo è cambiata ancora: nuovo esame gratis, ma solo entro il 2019.

GLI STAGE: LA GUIDA TELEMATICA DI UN TUTOR CHE NON C’È

Infine, l’ultimo aspetto controverso: gli stage facoltativi a fine corso, definiti «efficaci» e «volti al job placement dei profili». Si tratta(va) di report da stilare entro dicembre 2019 su squadre di calcio a scelta e pubblicati poi sul sito della “Associazione italiana analisti di performance calcio”, di cui Mario Savo è presidente. Un modo per farsi conoscere e guadagnarci in visibilità. Le analisi avrebbero dovuto prevedere «la guida telematica di un tutor». Ma, anche qui, ha funzionato tutto da autodidatti.

LE CORREZIONI: SOLO ORTOGRAFICHE

Niente consigli, feedback, correzioni. Solo risposte stringate e generiche via mail come «Ok!» oppure «Ottima analisi! Ricevuta». E quando gli è stato domandato il perché di questa mancanza, Savo ha risposto di essere «stufo di mettere apostrofi» e che «se devo dire “correggete l’italiano” mi sembra di trattarvi come bambini!». Ma i corsisti volevano una revisione dei contenuti, non ortografica. Savo a fine novembre si è anche lamentato del fatto che lo stage (facoltativo) fosse stato eseguito solo da quattro-cinque persone: «Siete stati poco corretti». Il 9 ottobre ci aveva suggerito nella chat di gruppo di non analizzare squadre straniere, ma di partire da quelle di Serie A in modo da farsi leggere da più persone e addetti ai lavori possibile. Per esempio lavorando sul Milan di Marco Giampaolo. Ma l’allenatore rossonero era stato esonerato giusto il giorno prima.

EPPURE PRIMA «NON SI È MAI LAMENTATO NESSUNO»

La maggior parte delle criticità e delle incongruenze elencate qui sono state sollevate di fronte a Savo, di persona durante le lezioni oppure via messaggio nelle settimane seguenti. La risposta più ricorrente è stata: «Quelli prima di voi non si sono mai lamentati».

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Una valanga ha colpito le Alpi Orobiche

La slavina si è staccata dal monte Valletto, nei pressi del passo Salmurano, tra le province di Sondrio e Bergamo. Ricerche in corso.

Ancora una valanga sulle Alpi dopo quella del 30 novembre sul Monte Bianco. Tre sci alpinisti sono stati coinvolti da una slavina precipitata nei pressi del passo Salmurano il 7 dicembre, al confine tra la province di Sondrio e Bergamo. La valanga ha un fronte di circa 100 metri e si è staccata dal monte Valletto. Ne dà notizia il 118. Sono in corso le ricerche.

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Una valanga ha colpito le Alpi Orobiche

La slavina si è staccata dal monte Valletto, nei pressi del passo Salmurano, tra le province di Sondrio e Bergamo. Ricerche in corso.

Ancora una valanga sulle Alpi dopo quella del 30 novembre sul Monte Bianco. Tre sci alpinisti sono stati coinvolti da una slavina precipitata nei pressi del passo Salmurano il 7 dicembre, al confine tra la province di Sondrio e Bergamo. La valanga ha un fronte di circa 100 metri e si è staccata dal monte Valletto. Ne dà notizia il 118. Sono in corso le ricerche.

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Francesca Pascale sorride alle Sardine

In una intervista all'Huffington Post la fidanzata di Berlusconi dice di simpatizzare per il movimento di piazza. L'unico rischio? «Finire come il M5s».

Mentre Silvio Berlusconi con gli alleati di centrodestra Matteo Salvini e Giorgia Meloni cerca la quadra sui candidati alle prossime Regionali in Emilia-Romagna e Calabria, Francesca Pascale guarda da tutt’altra parte. E sorride alle Sardine. Perché, ha detto la fidanzata del Cav in una intervista all’Huffington Post, nel movimento ritrova «quella libertà» che fu propria «della rivoluzione liberale» di Berlusconi. Per questo motivo non ha escluso di partecipare alla manifestazione ittica del 14 dicembre a Roma.

«LE SARDINE PESCANO ANCHE TRA CHI NON HA MAI VOTATO A SINISTRA»

Le Sardine, continua Pascale, sono un «fenomeno spontaneo, dilagante, animato da giovani, quindi va guardato con rispetto, interesse e soprattutto non va sottovalutato. Un errore che a suo tempo è stato commesso con i 5 stelle ed il risultato è quello che è oggi sotto gli occhi di tutti». La loro rivolta pacifica contro un «linguaggio pericoloso» e «in grado di innescare odio» fa sì, spiega la first lady di Arcore, che le Sardine «peschino anche tra coloro che non hanno mai votato e che mai voteranno a sinistra, incarnano l’esigenza di un cambiamento».

LEGGI ANCHE: Il debutto a Napoli delle Sardine nere

Il rischio è che questo movimento di piazza e spontaneo subisca la stessa metamorfosi toccata al Movimento 5 stelle, «prima anti-sistema, oggi in giacca e cravatta attaccati alla poltrona». Il consiglio? «Restate indipendenti, restate liberi, siate l’anima rivoluzionaria che alberga in tutti i partiti e che pertanto non ha bisogno di etichette».

SANTORI: «DIAMO IL BENVENUTO A CHIUNQUE SI DISCOSTI DAL SOVRANISMO»

E la risposta delle Sardine non si è fatta attendere. «La Pascale tra noi?», ha detto all’Adnkronos uno dei leader del movimento Mattia Santori. «Diamo il benvenuto a chiunque si discosti dal sovranismo. Non abbiamo bandiere proprio perché accettiamo chiunque voglia prendere posizione contro la retorica sovranista divisiva professata da una parte della destra». Poi ha sottolineato: «Rimane il fatto che in Emilia-Romagna e non solo Forza Italia è alleata proprio con i principali artefici di questa retorica. Ma se viene con una sardina bella colorata, chiuderemo un occhio».

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Il debutto in corteo a Napoli delle Sardine nere

Circa 200 membri del Movimento migranti e rifugiati di Napoli scendono in piazza per chiedere il riconoscimento del permesso di soggiorno.

Hanno deciso di farsi chiamare ‘sardine nere’ gli oltre 200 membri del Movimento migranti e rifugiati di Napoli che hanno fatto il loro esordio sabato 7 dicembre manifestando in corteo per chiedere l’accelerazione dei tempi della procedura per il riconoscimento della protezione internazionale, il rapido rilascio dei permessi di soggiorno. Il corteo si è diretto verso piazza Municipio ed è stato raggiunto dal Senatore Gregorio De Falco.

ABBIAMO OTTENUTO UNA PRIMA VITTORIA! Aggiornamenti del Movimento Migranti e Rifugiati Napoli dall'incontro con la questura!Il corteo si è diretto a piazza Municipio e ci ha raggiunto il Senatore De Falco!

Posted by Ex OPG Occupato – Je so' pazzo on Saturday, December 7, 2019

CONTRO SALVINI E LAMORGESE

Mostrando manifesti contro l’ex ministro Salvini e contro l’attuale titolare del Viminale, Lamorgese, i migranti sono partiti in corteo da Piazza Garibaldi diretti verso la Questura. All’altezza di Via Mezzocannone c’è stata una deviazione verso la zona turistica dei Decumani. «Cambiano i governi e ministri dell’Interno, ma non cambiano le politiche contro i migranti, i rifugiati e le fasce più deboli della popolazione», hanno affermato il Movimento Migranti e Rifugiati Napoli e l’Ex-Opg Je so’ Pazzo. «Le nostre vite non possono più aspettare, scendiamo in piazza per richiedere l’immediata abrogazione dei decreti sicurezza e contro le procedure dell’Ufficio immigrazione della questura di Napoli, che attraverso la macchina della burocrazia continua a tenere in un limbo giuridico la vita di centinaia di persone e non garantisce ai richiedenti protezione internazionale di accedere all’istituto della protezione internazionale come sancito dalla Costituzione e dalle leggi attualmente in vigore».

L’IMPORTANZA DEL PERMESSO DI SOGGIORNO

Avere il permesso di soggiorno, hanno affermato gli organizzatori, «significa poter accedere al sistema sanitario, all’istruzione, al riconoscimento dei figli; avere il permesso di soggiorno significa poter contrattare un giusto salario sul posto di lavoro e una possibilità in più per ribellarsi allo sfruttamento, significa potersi spostare liberamente sul territorio, significa avere l’opportunità di condurre una vita dignitosa e non essere condannati a vivere come fantasmi nei ghetti delle nostre città». Nel lanciare l’iniziativa su Facebook, l’Ex Opg di Napoli ha spiegato: «Chi sono le Sardine nere? Sono tutte quelle sardine che non sono potute scendere nelle piazze italiane di queste ultime settimane, perché considerate diverse dalle altre Sardine».

🐟LE SARDINE NERE ARRIVANO A NAPOLI!✊🏽Sabato 7 Dicembre dalle ore 10:00 da Piazza Garibaldi partirà il corteo delle…

Posted by Ex OPG Occupato – Je so' pazzo on Friday, December 6, 2019

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