Chi è Sebastiano Esposito, il 2002 da record in gol nell’Inter

Titolare più giovane in nerazzurro nel XXI secolo (superato Balotelli), rete più "verde" a San Siro (meglio di Bergomi). Storia dell'attaccante che ha segnato su rigore contro il Genoa e a fine partita è andato in lacrime dalla mamma.

E voi, a 17 anni, cosa facevate? Il liceo svogliatamente? La raccolta delle figurine Panini? Sebastiano Esposito, nato il 2 luglio 2002, su quelle figurine dei calciatori è già finito da inizio stagione e ora, a 17 anni, ha segnato il suo primo gol in Serie A in InterGenoa 4-0 del 21 dicembre.

SECONDO 2002 A SEGNO IN A DOPO TRAORÉ

L’allenatore Antonio Conte lo ha preferito a Matteo Politano – che proprio non rientra nei piani del tecnico – per sostituire lo squalificato Lautaro Martinez. Ed Esposito lo ha ripagato segnando (il secondo classe 2002 a farlo nel campionato italiano dopo Amad Diallo Traoré dell’Atalanta contro l’Udinese) su rigore gentilmente concesso dal compagno d’attacco Romelu Lukaku, tra il boato del pubblico nerazzurro di San Siro: grande freddezza e palla nell’angolino basso.

IN LACRIME DALLA MAMMA A FINE PARTITA

A fine partita il ragazzone (1,87) di Castellamare di Stabia è andato in lacrime dalla mamma e poi ha ringraziato proprio Lukaku: «È una persona fantastica oltre a essere un giocatore straordinario. Mi ha detto “vai convinto sulla palla e fai gol”». Così è stato. «Ho appena visto mia mamma, il gol è per lei. Non nego che stanotte non ho dormito, ho pensato a questa serata e non potevo sognarla nel modo migliore».

BATTUTI I RECORD DI BALOTELLI E BERGOMI

Esposito è diventato il più giovane giocatore dell’Inter a segnare in casa. Battendo Beppe Bergomi che fece gol in un derby Inter-Milan 2-2 del 6 settembre 1981 a 17 anni, 9 mesi e 15 giorni. Una carriera di record abbattuti: è il più giovane ad aver giocato titolare in Serie A con l’Inter nel XXI secolo, scavalcando Mario Balotelli.

CONTE: «È SVEGLIO, AVRÀ FUTURO»

Il presidente Steven Zhang gli ha dedicato una storia su Instagram: «Con il duro lavoro e con il coraggio, le belle storie possono nascere in giovane età». E gli applausi sono arrivati anche da Conte: «L’ho visto crescere, l’ho trovato in ritiro che anche nel volto era un ragazzino… È un ragazzo sveglio, avrà futuro».

Sto raccogliendo i frutti del mio lavoro, di quei panini mangiati prima degli allenamenti


Sebastiano Esposito

Il baby centravanti ha commentato così la sua serata d’oro: «Sto raccogliendo i frutti del mio lavoro, di quei panini mangiati prima degli allenamenti. Nella vita non bisogna mai mollare. Ma c’è ancora tanto da lavorare». I sacrifici di una famiglia trapiantata dalla Campania per seguire le ambizioni calcistiche dei figli. Sebastiano svettava tra i compagni nelle giovanili dell’Inter, poi la chiamata in prima squadra, la rinuncia al Mondiale Under 17, il debutto in Champions, la partita da titolare contro il Genoa.

sebastiano esposito romelu lukaku
Il passaggio di consegne tra Lukaku ed Esposito prima del rigore. (Ansa)

E L’INTER È IN TESTA ALLA CLASSIFICA CON LA JUVE

Il padre aveva detto di lui: «Deve restare con i piedi per terra». E lo farà seguendo insegnamenti e movimenti dei compagni più grandi e di giocatori del calibro di Lukaku, oggi un po’ maestro un po’ fratello maggiore. Dopo che l’arbitro ha concesso il rigore, ha preso palla, l’ha messa sul dischetto, poi si è avvicinato ad Esposito e, abbracciandolo, gli ha dato la carica per scrivere un pezzo di storia nerazzurra. Intanto l’Inter, tra parentesi ma non troppo, è tornata in testa alla classifica a quota 42 punti assieme alla Juventus. Una poltrona per due.

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Lo strano caso della Marcia di Radetzky de-nazificata in ritardo

Rivisto l'arrangiamento del brano suonato al concerto di Capodanno a Vienna: più morbido e meno marziale. E allora i legami con l'impero asburgico anti-libertario? Quella musica si è già auto riscattata: lasciateci solo il piacere di ascoltarla.

Leopold Weninger era un oscuro musicista di nessun interesse della prima metà del Novecento. I più dettagliati repertori musicali non gli dedicano una riga e solo se conoscete il tedesco riuscirete a trovare qualche sua notizia in Rete. Eppure godrà di una notorietà mai raggiunta durante la sua vita, conclusasi nel 1940 all’età di 60 anni.

WENINGER ISCRITTO AL PARTITO NAZISTA

Intorno al suo nome, infatti, si sta sviluppando la clamorosa novità del prossimo Concerto di Capodanno a Vienna: come ha annunciato Avvenire.it, la popolarissima Marcia di Radetzky, il brano che per immutabile tradizione costituisce l’ultimo bis del programma, verrà eseguita in forma “de-nazificata. È per questo che le luci si accendono su Weninger: oscuro, sì, ma anche nazista, iscritto al partito fin da prima della salita al potere di Adolf Hitler, attivo nell’ufficio culturale del partito per la zona di Lipsia. Autore, soprattutto, dell’arrangiamento della Marcia – scritta nel 1848 da Johann Strauss padre – che per tradizione praticamente ottantennale viene eseguito nella sala del Musikverein. E che è quello oggi universalmente conosciuto.

L’ACCUSA: VERSIONE TROPPO MILITARISTA E PROPAGANDISTICA

Weninger vi pose mano a metà degli Anni 30; qualche anno dopo il pezzo in questa versione – già inserito nel repertorio dei corpi musicali delle Ss – diventava un caposaldo del programma viennese, culmine di un concerto che iniziò in pieno nazismo, nel 1939, si tenne per tutti gli anni del conflitto ed è proseguito senza soluzione di continuità a guerra conclusa. Ora accusano la sua versione di eccesso di militarismo e di evidenti intenzioni propagandistiche.

NEL 2020 ARRANGIAMENTO PIÙ MORBIDO E “VIENNESE”

Avessero detto che fu imposta per ragioni politiche, avrebbero avuto probabilmente anche ragione, ma si parla proprio di fatti squisitamente musicali. Orchestrazione, accentuazione del ritmo e così via. A quanto pare il nuovo arrangiamento curato “in casa” dai Wiener, che il direttore Andris Nelsons eseguirà verso le 13.30 alla testa dei Wiener Philharmoniker la mattina del primo gennaio 2020, risponde molto di più all’originale: meno scandita, più morbida e “viennese”. Non marziale.

VIETATO ANCHE BATTERE LE MANI A TEMPO?

Nel mirino anche l’abitudine di battere a tempo le mani accompagnando l’orchestra: consuetudine nazista. Insomma, il pubblico internazionale che da sempre affolla quella che è forse la più popolare manifestazione musicale non pop-rock dei nostri tempi soggiace ignaro da più di settant’anni alla propaganda hitleriana. Fosse vero che da qualche parte in Sudamerica il dittatore è sopravvissuto a lungo all’incenerimento del suo Reich millenario, avrebbe avuto di che compiacersene.

DUNQUE SI SONO ACCORTI CON 73 ANNI DI RITARDO

Eppure, una domanda sorge spontanea – come suole dirsi. Ammesso e non concesso che sia davvero così, che l’arrangiamento di Weninger è un’esaltazione in musica del nazismo, com’è possibile che a Vienna ci abbiano messo 73 anni a liberarsene? Pare che qualche direttore, nei decenni scorsi, avesse avuto qualche perplessità, ma che non sia mai riuscito a far prevalere l’idea di cambiare. È un fatto che se cercate la Marcia su Google, la prima occorrenza che trovate è un video di YouTube, il cui titolo affianca la venerata memoria di Claudio Abbado, sicuro democratico, con il nome dell’oscuro nazi-arrangiatore…

MA GLI AFFARI, SI SA, SONO AFFARI

Risposta intuitiva: gli affari sono affari. La Marcia di Radetzky è un “greatest hit” e ha un ruolo centrale nell’assicurare la montagna di denaro generata dal Concerto di Capodanno: vendita di dischi, di video e Dvd, dei diritti televisivi in 70 o più Paesi del mondo. Non è mai troppo tardi per correggersi e cambiare, ma non è certo una bella figura, quello che fanno i sommi Wiener Philharmoniker. Come minimo sono stati molto distratti per molto tempo…

STRAUSS PERÒ SOSTENEVA L’IMPERO ASBURGICO…

Comunque, dal 2020 si rimedia: la Marcia di Radetzky sarà de-nazificata, si riparte dalla versione originale, l’urtext come dicono i tedeschi. Alles in ordnung, caso chiuso? Mica tanto. A questo punto non si può fingere di ignorare che Johann Strauss senior era un riprovevole ammiratore e sostenitore dell’impero asburgico oppressore dei popoli in rivolta per la libertà, nel fulgido 1848. Il nuovo arrangiamento della Marcia sarà anche libero da “ombre brune”, ma l’originale a cui fa riferimento è un inno reazionario e anti-libertario, motivato dall’entusiasmo (e dal sollievo: anche Vienna era stata attraversata dalla rivolta) per la vittoria di Custoza, con cui alla fine di luglio di quell’anno Radetzky aveva stroncato le speranze dei patrioti italiani.

Una pubblicazione sulla Marcia di Radetzky.

UNA FESTA CHE ESALTAVA L’OPPRESSIONE DEI POPOLI

Quella musica, come si legge nel frontespizio di una pubblicazione d’epoca, fu scritta «in onore del grande generale» e fu anche «dedicata all’Imperial-Regio esercito». Militarismo al quadrato, culto di una personalità al servizio della reazione sul filo delle baionette. Un pezzo scritto per festeggiare l’oppressione dei popoli, quello italiano della Lombardia e del Veneto, prima di tutto, ma con esso tutti i popoli delle nazionalità conculcate dagli Asburgo a metà dell’Ottocento.

LA VERITÀ: NON È PIÙ SIMBOLO DI NIENTE TRANNE CHE DI SE STESSA

Da qualsiasi parte la si giri, questa Marcia è una grana. Solo apparentemente unisce nel gradimento i pubblici di tutto il mondo, in realtà è profondamente divisiva. Forse la soluzione finale è una sola: non eseguirla proprio più. Fuori di provocazione: anche se arrangiata dal propagandista nazista Leopold Weninger, dopo 70 anni di fasti esecutivi viennesi per Capodanno la Marcia di Radetzky è mondata da ogni ombra, novecentesca o risorgimentale. Si è auto riscattata, per così dire. Il suo presunto bieco militarismo è stato sublimato. Oggi non è più un simbolo di niente tranne che di se stessa e soprattutto del piacere di ascoltarla. Sarebbe molto più semplice lasciare tutto come sta, ma è inutile illudersi. Forse è proprio quel piacere che ci vogliono togliere.

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Lo strano caso della Marcia di Radetzky de-nazificata in ritardo

Rivisto l'arrangiamento del brano suonato al concerto di Capodanno a Vienna: più morbido e meno marziale. E allora i legami con l'impero asburgico anti-libertario? Quella musica si è già auto riscattata: lasciateci solo il piacere di ascoltarla.

Leopold Weninger era un oscuro musicista di nessun interesse della prima metà del Novecento. I più dettagliati repertori musicali non gli dedicano una riga e solo se conoscete il tedesco riuscirete a trovare qualche sua notizia in Rete. Eppure godrà di una notorietà mai raggiunta durante la sua vita, conclusasi nel 1940 all’età di 60 anni.

WENINGER ISCRITTO AL PARTITO NAZISTA

Intorno al suo nome, infatti, si sta sviluppando la clamorosa novità del prossimo Concerto di Capodanno a Vienna: come ha annunciato Avvenire.it, la popolarissima Marcia di Radetzky, il brano che per immutabile tradizione costituisce l’ultimo bis del programma, verrà eseguita in forma “de-nazificata. È per questo che le luci si accendono su Weninger: oscuro, sì, ma anche nazista, iscritto al partito fin da prima della salita al potere di Adolf Hitler, attivo nell’ufficio culturale del partito per la zona di Lipsia. Autore, soprattutto, dell’arrangiamento della Marcia – scritta nel 1848 da Johann Strauss padre – che per tradizione praticamente ottantennale viene eseguito nella sala del Musikverein. E che è quello oggi universalmente conosciuto.

L’ACCUSA: VERSIONE TROPPO MILITARISTA E PROPAGANDISTICA

Weninger vi pose mano a metà degli Anni 30; qualche anno dopo il pezzo in questa versione – già inserito nel repertorio dei corpi musicali delle Ss – diventava un caposaldo del programma viennese, culmine di un concerto che iniziò in pieno nazismo, nel 1939, si tenne per tutti gli anni del conflitto ed è proseguito senza soluzione di continuità a guerra conclusa. Ora accusano la sua versione di eccesso di militarismo e di evidenti intenzioni propagandistiche.

NEL 2020 ARRANGIAMENTO PIÙ MORBIDO E “VIENNESE”

Avessero detto che fu imposta per ragioni politiche, avrebbero avuto probabilmente anche ragione, ma si parla proprio di fatti squisitamente musicali. Orchestrazione, accentuazione del ritmo e così via. A quanto pare il nuovo arrangiamento curato “in casa” dai Wiener, che il direttore Andris Nelsons eseguirà verso le 13.30 alla testa dei Wiener Philharmoniker la mattina del primo gennaio 2020, risponde molto di più all’originale: meno scandita, più morbida e “viennese”. Non marziale.

VIETATO ANCHE BATTERE LE MANI A TEMPO?

Nel mirino anche l’abitudine di battere a tempo le mani accompagnando l’orchestra: consuetudine nazista. Insomma, il pubblico internazionale che da sempre affolla quella che è forse la più popolare manifestazione musicale non pop-rock dei nostri tempi soggiace ignaro da più di settant’anni alla propaganda hitleriana. Fosse vero che da qualche parte in Sudamerica il dittatore è sopravvissuto a lungo all’incenerimento del suo Reich millenario, avrebbe avuto di che compiacersene.

DUNQUE SI SONO ACCORTI CON 73 ANNI DI RITARDO

Eppure, una domanda sorge spontanea – come suole dirsi. Ammesso e non concesso che sia davvero così, che l’arrangiamento di Weninger è un’esaltazione in musica del nazismo, com’è possibile che a Vienna ci abbiano messo 73 anni a liberarsene? Pare che qualche direttore, nei decenni scorsi, avesse avuto qualche perplessità, ma che non sia mai riuscito a far prevalere l’idea di cambiare. È un fatto che se cercate la Marcia su Google, la prima occorrenza che trovate è un video di YouTube, il cui titolo affianca la venerata memoria di Claudio Abbado, sicuro democratico, con il nome dell’oscuro nazi-arrangiatore…

MA GLI AFFARI, SI SA, SONO AFFARI

Risposta intuitiva: gli affari sono affari. La Marcia di Radetzky è un “greatest hit” e ha un ruolo centrale nell’assicurare la montagna di denaro generata dal Concerto di Capodanno: vendita di dischi, di video e Dvd, dei diritti televisivi in 70 o più Paesi del mondo. Non è mai troppo tardi per correggersi e cambiare, ma non è certo una bella figura, quello che fanno i sommi Wiener Philharmoniker. Come minimo sono stati molto distratti per molto tempo…

STRAUSS PERÒ SOSTENEVA L’IMPERO ASBURGICO…

Comunque, dal 2020 si rimedia: la Marcia di Radetzky sarà de-nazificata, si riparte dalla versione originale, l’urtext come dicono i tedeschi. Alles in ordnung, caso chiuso? Mica tanto. A questo punto non si può fingere di ignorare che Johann Strauss senior era un riprovevole ammiratore e sostenitore dell’impero asburgico oppressore dei popoli in rivolta per la libertà, nel fulgido 1848. Il nuovo arrangiamento della Marcia sarà anche libero da “ombre brune”, ma l’originale a cui fa riferimento è un inno reazionario e anti-libertario, motivato dall’entusiasmo (e dal sollievo: anche Vienna era stata attraversata dalla rivolta) per la vittoria di Custoza, con cui alla fine di luglio di quell’anno Radetzky aveva stroncato le speranze dei patrioti italiani.

Una pubblicazione sulla Marcia di Radetzky.

UNA FESTA CHE ESALTAVA L’OPPRESSIONE DEI POPOLI

Quella musica, come si legge nel frontespizio di una pubblicazione d’epoca, fu scritta «in onore del grande generale» e fu anche «dedicata all’Imperial-Regio esercito». Militarismo al quadrato, culto di una personalità al servizio della reazione sul filo delle baionette. Un pezzo scritto per festeggiare l’oppressione dei popoli, quello italiano della Lombardia e del Veneto, prima di tutto, ma con esso tutti i popoli delle nazionalità conculcate dagli Asburgo a metà dell’Ottocento.

LA VERITÀ: NON È PIÙ SIMBOLO DI NIENTE TRANNE CHE DI SE STESSA

Da qualsiasi parte la si giri, questa Marcia è una grana. Solo apparentemente unisce nel gradimento i pubblici di tutto il mondo, in realtà è profondamente divisiva. Forse la soluzione finale è una sola: non eseguirla proprio più. Fuori di provocazione: anche se arrangiata dal propagandista nazista Leopold Weninger, dopo 70 anni di fasti esecutivi viennesi per Capodanno la Marcia di Radetzky è mondata da ogni ombra, novecentesca o risorgimentale. Si è auto riscattata, per così dire. Il suo presunto bieco militarismo è stato sublimato. Oggi non è più un simbolo di niente tranne che di se stessa e soprattutto del piacere di ascoltarla. Sarebbe molto più semplice lasciare tutto come sta, ma è inutile illudersi. Forse è proprio quel piacere che ci vogliono togliere.

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Via libera al Milleproroghe con una mina per i concessionari autostradali

In caso di revoca subentra Anas. Un modo del governo per nazionalizzare? Benetton, Gavio e gli altri sul piede di guerra. Nel decreto, licenziato dal Cdm "salvo intese", salta la norma sui vertici di Anac.

Aria di nazionalizzazione? I concessionari autostradali sono in fermento per una norma infilata nella bozza del Milleproroghe che ha ottenuto il via libera del Consiglio dei ministri.

GESTIONE AFFIDATA IN ATTESA DI NUOVA GARA

L’articolo 33 prevede infatti che in caso di revoca, decadenza o risoluzione di concessioni di strade o autostrade, in attesa di individuare un nuovo concessionario, la gestione può passare all’Anas, l’ente nazionale per le strade.

AD ANAS ANCHE LE ATTIVITÀ DI MANUTENZIONE

Al concessionario è dovuto il valore delle opere realizzate, le penali e gli altri costi da sostenere in conseguenza dell’estinzione del rapporto, a meno che lo stop alla concessione sia per suo inadempimento. Anas potrà inoltre svolgere le attività di manutenzione ordinaria e straordinaria e quelle di investimento finalizzate alla loro riqualificazione o adeguamento. Una mina vagante per i concessionari, che dai Benetton al gruppo Gavio sono tutti in agitazione.

testo decreto milleproroghe articolo 33

L’AISCAT: «UNA GRAVISSIMA LESIONE»

Sul tema Italia viva ha votato contro in Cdm, spiegando di aver messo a verbale il dissenso. Ovviamente anche l’associazione dei concessionari autostradali Aiscat non l’ha presa bene. E ha espresso «sconcerto e incredulità» per quell’articolo 33 che «sembra inficiato da forti dubbi di incostituzionalità», e «genera una gravissima lesione dello Stato di diritto, in quanto modifica per legge e in modo unilaterale i contratti in essere tra lo Stato e i concessionari autostradali». Insomma il provvedimento «rischia di provocare conseguenze estremamente gravi nei confronti di diverse società concessionarie, in particolare di quelle quotate in Borsa».

TESTO LICENZIATO SALVO INTESE: SALTA LA QUESTIONE ANAC

Il decreto è stato licenziato con la formula “salvo intese“: nel testo è saltata la norma «per assicurare la continuità» delle funzioni dell’Autorità nazionale anticorruzione. Un passaggio attribuiva al componente del consiglio con maggiore anzianità l’esercizio delle funzioni di presidente, ruolo ricoperto da Raffaele Cantone fino al 23 ottobre 2019. Il tema era affrontato anche in un emendamento alla manovra poi non ammesso.

SPORT E SALUTE, NIENTE MODIFICA ALLA GOVERNANCE

Altra questione saltata è quella della modifica alla governance di Sport e Salute Spa, la società che ha sostituito Coni Servizi. La nuova bozza del Milleproroghe infatti non contiene l’articolo che introduceva nuove “distribuzioni” delle funzioni, cambiamenti nella composizione del consiglio di amministrazione e nelle modalità di nomina.


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Via libera al Milleproroghe con una mina per i concessionari autostradali

In caso di revoca subentra Anas. Un modo del governo per nazionalizzare? Benetton, Gavio e gli altri sul piede di guerra. Nel decreto, licenziato dal Cdm "salvo intese", salta la norma sui vertici di Anac.

Aria di nazionalizzazione? I concessionari autostradali sono in fermento per una norma infilata nella bozza del Milleproroghe che ha ottenuto il via libera del Consiglio dei ministri.

GESTIONE AFFIDATA IN ATTESA DI NUOVA GARA

L’articolo 33 prevede infatti che in caso di revoca, decadenza o risoluzione di concessioni di strade o autostrade, in attesa di individuare un nuovo concessionario, la gestione può passare all’Anas, l’ente nazionale per le strade.

AD ANAS ANCHE LE ATTIVITÀ DI MANUTENZIONE

Al concessionario è dovuto il valore delle opere realizzate, le penali e gli altri costi da sostenere in conseguenza dell’estinzione del rapporto, a meno che lo stop alla concessione sia per suo inadempimento. Anas potrà inoltre svolgere le attività di manutenzione ordinaria e straordinaria e quelle di investimento finalizzate alla loro riqualificazione o adeguamento. Una mina vagante per i concessionari, che dai Benetton al gruppo Gavio sono tutti in agitazione.

testo decreto milleproroghe articolo 33

L’AISCAT: «UNA GRAVISSIMA LESIONE»

Sul tema Italia viva ha votato contro in Cdm, spiegando di aver messo a verbale il dissenso. Ovviamente anche l’associazione dei concessionari autostradali Aiscat non l’ha presa bene. E ha espresso «sconcerto e incredulità» per quell’articolo 33 che «sembra inficiato da forti dubbi di incostituzionalità», e «genera una gravissima lesione dello Stato di diritto, in quanto modifica per legge e in modo unilaterale i contratti in essere tra lo Stato e i concessionari autostradali». Insomma il provvedimento «rischia di provocare conseguenze estremamente gravi nei confronti di diverse società concessionarie, in particolare di quelle quotate in Borsa».

TESTO LICENZIATO SALVO INTESE: SALTA LA QUESTIONE ANAC

Il decreto è stato licenziato con la formula “salvo intese“: nel testo è saltata la norma «per assicurare la continuità» delle funzioni dell’Autorità nazionale anticorruzione. Un passaggio attribuiva al componente del consiglio con maggiore anzianità l’esercizio delle funzioni di presidente, ruolo ricoperto da Raffaele Cantone fino al 23 ottobre 2019. Il tema era affrontato anche in un emendamento alla manovra poi non ammesso.

SPORT E SALUTE, NIENTE MODIFICA ALLA GOVERNANCE

Altra questione saltata è quella della modifica alla governance di Sport e Salute Spa, la società che ha sostituito Coni Servizi. La nuova bozza del Milleproroghe infatti non contiene l’articolo che introduceva nuove “distribuzioni” delle funzioni, cambiamenti nella composizione del consiglio di amministrazione e nelle modalità di nomina.


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Torino scelta per ospitare il mega raduno dei Fridays for Future

Gli attivisti ambientalisti l'hanno preferita alla tedesca Dresda. Il ritrovo internazionale organizzato ad agosto durerà cinque giorni.

Forse non sarà per lo scambio di gentilezze avuto con le ferrovie tedesche, sta di fatto che ad agosto ad ospitare il più grande raduno dei Fridays for Future, le manifestazioni dei giovani ambientalisti contro il cambiamento climatico sarà Torino, città che è stata preferita dal movimento ecologista alla tedesca Dresda. Il capoluogo piemontese è stato visitato di recente da Greta Thunberg ed è stato scelto come luogo del ritrovo internazionale dalla maggioranza degli attivisti. Il raduno di quest’estate durerà cinque giorni.

APPENDINO: «FAREMO DA MEGAFONO AL MONDO»

La scelta di Torino come sede del prossimo raduno internazionale dei Fridays For Future è «un segnale importante che ancora una volta mette al centro la priorità dell’emergenza climatica», rendendo il capoluogo piemontese «megafono per tutto il mondo», ha commentato la sindaca Chiara Appendino. «Un risultato che si deve al grande lavoro del gruppo Fridays For Future Torino e in cui la Città ha creduto sin dall’inizio», aggiunge la prima cittadina, ricordando che nel ballottaggio con Dresda la prima capitale d’Italia è stata preferita dal «75% degli attivisti». «Grazie a chi lo ha reso possibile», conclude Appendino

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Torino scelta per ospitare il mega raduno dei Fridays for Future

Gli attivisti ambientalisti l'hanno preferita alla tedesca Dresda. Il ritrovo internazionale organizzato ad agosto durerà cinque giorni.

Forse non sarà per lo scambio di gentilezze avuto con le ferrovie tedesche, sta di fatto che ad agosto ad ospitare il più grande raduno dei Fridays for Future, le manifestazioni dei giovani ambientalisti contro il cambiamento climatico sarà Torino, città che è stata preferita dal movimento ecologista alla tedesca Dresda. Il capoluogo piemontese è stato visitato di recente da Greta Thunberg ed è stato scelto come luogo del ritrovo internazionale dalla maggioranza degli attivisti. Il raduno di quest’estate durerà cinque giorni.

APPENDINO: «FAREMO DA MEGAFONO AL MONDO»

La scelta di Torino come sede del prossimo raduno internazionale dei Fridays For Future è «un segnale importante che ancora una volta mette al centro la priorità dell’emergenza climatica», rendendo il capoluogo piemontese «megafono per tutto il mondo», ha commentato la sindaca Chiara Appendino. «Un risultato che si deve al grande lavoro del gruppo Fridays For Future Torino e in cui la Città ha creduto sin dall’inizio», aggiunge la prima cittadina, ricordando che nel ballottaggio con Dresda la prima capitale d’Italia è stata preferita dal «75% degli attivisti». «Grazie a chi lo ha reso possibile», conclude Appendino

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La caccia ai frutti proibiti (o quasi) del mare

Dall'abusivismo nella pesca di ricci al contrabbando dei datteri: viaggio tra divieti e consumi che mettono a rischio l'ecosistema.

Ormai più moda che tradizione: quel sapore di mare in pieno inverno scuote desideri di palato, coscienze ambientaliste ed economie nascoste – di contrabbando. La caccia ai frutti proibiti (o quasi) da Nord a Sud è infatti anche affare di soldi e conoscenze giuste. E talvolta di petizioni contro una pesca legale ma che mette a rischio il futuro dell’ecosistema. Spuma di mare, ricci, datteri: un viaggio tra divieti, consumi legali ma al limite e tam tam social.

RICCI DI MARE: LA PESCA È LEGALE, MA GLI ABUSIVI…

Nessuno stop imposto a ristoratori e pescatori professionisti, ma in Sardegna da Alghero a Cagliari – ben prima dei preparativi natalizi – è polemica. Attorno alla pesca e al consumo dei ricci di mare si sono scatenate fazioni contrapposte. La Regione, da prassi – tramite l’assessorato all’Agricoltura – ha autorizzato i circa 200 pescatori professionisti: 2 mila ricci al giorno da novembre fino al 15 aprile. Secondo una ricostruzione degli ambientalisti il prelievo potrebbe arrivare a 50 milioni di esemplari nell’intera stagione. In più, ci sono gli abusivi camuffati da hobbisti che si immergono per un bottino da rivendere ad amici e amiche, a bordo strada in città: ricci confezionati nei vasetti proibitissimi anche per il rispetto inesistente delle norme sulla conservazione. Sequestri e sanzioni amministrative delle forze dell’ordine non bloccano il giro: si tratta di un’entrata certa, una specie di ammortizzatore sociale in tempi di lavori precari o inesistenti.

L’unico ostacolo agli spaghetti ai ricci arriva dal boicottaggio personale o di chi li cucina

Al chilo la quotazione può superare i 200 euro. Eppure, come sottolineano gli ambientalisti del Gruppo d’intervento giuridico, alla Regione è noto lo stato dei mari e della specie: ricci sempre più piccoli, o con gusci vuoti, pescati anche sotto quota, piccolissimi. Così è partita di nuovo la campagna Nessun riccio nel mio piatto. Se vuoi mangiarne anche nel futuro (ideata dall’associazione Qui Etica) a cui hanno aderito alcuni ristoratori, con un tam tam sui social network e una petizione da 7 mila firme su charge.org. Grig e altri chiedono uno stop di tre anni, monitoraggi marini e aiuti per i pescatori ufficiali che non possono lavorare. Una presa di posizione condivisa anche da alcune amministrazioni del Sud-Ovest: Portoscuso, Calasetta, Sant’Antioco. Ma, nulla da fare: l’unico ostacolo agli spaghetti ai ricci arriva dal boicottaggio personale o di chi li cucina.

DATTERI MARE, DATTERI DI CONTRABBANDO

È il frutto proibito per eccellenza, non solo al Sud. Prelevarli è illegale in Italia dal 1988, dal 2006 in tutta Europa. I datteri di mare sono al centro di una recente inchiesta di Report che ha dimostrato come si continui di notte, nonostante il divieto ormai trentennale, a spaccare le rocce in cui i molluschi – di forma allungata come quelli vegetali – si insediano in lunghi buchi cilindrici. Chi si immerge usa con forza martello e scalpello, ma anche esplosivi. Si stima che per averne un chilo si debba sacrificare un metro quadro di scogliera. Una distruzione irreversibile che si consuma nelle coste campane e lazionali – come dimostrano le immagini – ma non solo.

UNO SFIZIO SALATO ANCORA IN VOGA

Gustare datteri, quindi, non è mai passato di moda ed esiste una rete di contrabbando che paga bene e li fa arrivare nei vassoi dei ristoranti di lusso in tutta Italia. I costi per il consumatore finale – sempre consapevole – possono superare i 200 euro al chilo sotto le feste, un piatto di spaghetti con i datteri si può pagare fino a 70 euro. Il giro, con il supporto e il benestare dii nomi importanti della ristorazione, è ben avviato. Le squadre dei sub professionisti a caccia del ‘profumo di mare’ hanno un’organizzazione stabile e mezzi: barche, pali, vedette e personale per la consegna. Niente li ferma, se non i blitz della Finanza. Non il timore delle sanzioni: arresto da due mesi fino a due anni, confisca del pescato e dell’attrezzatura. E una multa da 200 fino a 2 mila euro.

LO STOP DELL’UE PER I MICRO-PESCI

Lì dove il buon senso non arriva, alla fine è intervenuta l’Unione europea con uno stop alla pesca per il novellame o bianchetto. È successo con un apposito regolamento nel 2006 per motivi di sostenibilità ambientale, prima di allora in Italia alcuni decreti ministeriali ne regolavano tempi parziali di pesca. Si tratta della schiuma di mare, ovvero neonata in Sicilia o gianchetti in Liguria: insomma la taglia micro di sardine e acciughe. Regione che vai, nome e ricetta che trovi. Ma la pesca blocca la crescita e lo sviluppo della specie: provoca un impoverimento per l’intero ecosistema che – se praticato con l’insistenza dei ritmi dei ristoratori – potrebbe portare alla scomparsa. Ragioni che non intaccano ancora convinzioni, abitudini e desiderio di guadagno dei bracconieri di mare. A monte il cliente paga, la domanda regge.

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La caccia ai frutti proibiti (o quasi) del mare

Dall'abusivismo nella pesca di ricci al contrabbando dei datteri: viaggio tra divieti e consumi che mettono a rischio l'ecosistema.

Ormai più moda che tradizione: quel sapore di mare in pieno inverno scuote desideri di palato, coscienze ambientaliste ed economie nascoste – di contrabbando. La caccia ai frutti proibiti (o quasi) da Nord a Sud è infatti anche affare di soldi e conoscenze giuste. E talvolta di petizioni contro una pesca legale ma che mette a rischio il futuro dell’ecosistema. Spuma di mare, ricci, datteri: un viaggio tra divieti, consumi legali ma al limite e tam tam social.

RICCI DI MARE: LA PESCA È LEGALE, MA GLI ABUSIVI…

Nessuno stop imposto a ristoratori e pescatori professionisti, ma in Sardegna da Alghero a Cagliari – ben prima dei preparativi natalizi – è polemica. Attorno alla pesca e al consumo dei ricci di mare si sono scatenate fazioni contrapposte. La Regione, da prassi – tramite l’assessorato all’Agricoltura – ha autorizzato i circa 200 pescatori professionisti: 2 mila ricci al giorno da novembre fino al 15 aprile. Secondo una ricostruzione degli ambientalisti il prelievo potrebbe arrivare a 50 milioni di esemplari nell’intera stagione. In più, ci sono gli abusivi camuffati da hobbisti che si immergono per un bottino da rivendere ad amici e amiche, a bordo strada in città: ricci confezionati nei vasetti proibitissimi anche per il rispetto inesistente delle norme sulla conservazione. Sequestri e sanzioni amministrative delle forze dell’ordine non bloccano il giro: si tratta di un’entrata certa, una specie di ammortizzatore sociale in tempi di lavori precari o inesistenti.

L’unico ostacolo agli spaghetti ai ricci arriva dal boicottaggio personale o di chi li cucina

Al chilo la quotazione può superare i 200 euro. Eppure, come sottolineano gli ambientalisti del Gruppo d’intervento giuridico, alla Regione è noto lo stato dei mari e della specie: ricci sempre più piccoli, o con gusci vuoti, pescati anche sotto quota, piccolissimi. Così è partita di nuovo la campagna Nessun riccio nel mio piatto. Se vuoi mangiarne anche nel futuro (ideata dall’associazione Qui Etica) a cui hanno aderito alcuni ristoratori, con un tam tam sui social network e una petizione da 7 mila firme su charge.org. Grig e altri chiedono uno stop di tre anni, monitoraggi marini e aiuti per i pescatori ufficiali che non possono lavorare. Una presa di posizione condivisa anche da alcune amministrazioni del Sud-Ovest: Portoscuso, Calasetta, Sant’Antioco. Ma, nulla da fare: l’unico ostacolo agli spaghetti ai ricci arriva dal boicottaggio personale o di chi li cucina.

DATTERI MARE, DATTERI DI CONTRABBANDO

È il frutto proibito per eccellenza, non solo al Sud. Prelevarli è illegale in Italia dal 1988, dal 2006 in tutta Europa. I datteri di mare sono al centro di una recente inchiesta di Report che ha dimostrato come si continui di notte, nonostante il divieto ormai trentennale, a spaccare le rocce in cui i molluschi – di forma allungata come quelli vegetali – si insediano in lunghi buchi cilindrici. Chi si immerge usa con forza martello e scalpello, ma anche esplosivi. Si stima che per averne un chilo si debba sacrificare un metro quadro di scogliera. Una distruzione irreversibile che si consuma nelle coste campane e lazionali – come dimostrano le immagini – ma non solo.

UNO SFIZIO SALATO ANCORA IN VOGA

Gustare datteri, quindi, non è mai passato di moda ed esiste una rete di contrabbando che paga bene e li fa arrivare nei vassoi dei ristoranti di lusso in tutta Italia. I costi per il consumatore finale – sempre consapevole – possono superare i 200 euro al chilo sotto le feste, un piatto di spaghetti con i datteri si può pagare fino a 70 euro. Il giro, con il supporto e il benestare dii nomi importanti della ristorazione, è ben avviato. Le squadre dei sub professionisti a caccia del ‘profumo di mare’ hanno un’organizzazione stabile e mezzi: barche, pali, vedette e personale per la consegna. Niente li ferma, se non i blitz della Finanza. Non il timore delle sanzioni: arresto da due mesi fino a due anni, confisca del pescato e dell’attrezzatura. E una multa da 200 fino a 2 mila euro.

LO STOP DELL’UE PER I MICRO-PESCI

Lì dove il buon senso non arriva, alla fine è intervenuta l’Unione europea con uno stop alla pesca per il novellame o bianchetto. È successo con un apposito regolamento nel 2006 per motivi di sostenibilità ambientale, prima di allora in Italia alcuni decreti ministeriali ne regolavano tempi parziali di pesca. Si tratta della schiuma di mare, ovvero neonata in Sicilia o gianchetti in Liguria: insomma la taglia micro di sardine e acciughe. Regione che vai, nome e ricetta che trovi. Ma la pesca blocca la crescita e lo sviluppo della specie: provoca un impoverimento per l’intero ecosistema che – se praticato con l’insistenza dei ritmi dei ristoratori – potrebbe portare alla scomparsa. Ragioni che non intaccano ancora convinzioni, abitudini e desiderio di guadagno dei bracconieri di mare. A monte il cliente paga, la domanda regge.

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Gli Stati Uniti di Trump hanno le forze spaziali

Inaugurato dal presidente e dalla first lady il nuovo corpo militare dedicato alla guerra nello spazio.

L’esercito degli Stati Uniti guarda allo spazio ed è pronto alla sua conquista, letteralmente. Il presidente Donald Trump ha ufficialmente inaugurato la sera del 20 dicembre la Us Space Force cioè le nuove forze spaziali americane, un nuovo corpo militare – si tratta del primo in più di settant’anni dedicato alla conquista e alla difesa spaziale.

«LA SUPERIORITÀ NELLO SPAZIO È VITALE»

«Lo spazio è il nuovo dominio mondiale di combattimento in guerra e tra le gravi minacce alla nostra sicurezza nazionale la superiorità americana nello spazio è assolutamente vitale», ha sottolineato il presidente Usa, in visita al nuovo corpo militare assieme alla first lady Melania Trump.

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